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img Halo: The Master Chief Collection
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Halo: una storia di tutti

L'11 novembre Halo 2 festeggerà il suo decimo anniversario e, per onorare tale evento, Microsoft ce lo riproporrà su Xbox One all’interno di Halo: The Master Chief Collection. Per i fan si tratta di un’occasione per ripercorrere le gesta dello Spartan nel modo più completo mai pensato fino ad oggi, mentre per i nuovi arrivati sarà il momento giusto per scoprire uno dei nomi che hanno forgiato non solo la console Microsoft ma un po’ tutto il mondo dei videogiochi degli ultimi 15 anni. In attesa della nostra recensione della collection, Il nostro Davide Ambrosiani prova a riportare alla mente non la storia della serie creata da Bungie, che tutti ormai conosciamo bene, ma le sensazioni che un giovane appassionato di videogiochi visse 10 anni fa e oltre, cercando di far capire ai nuovi arrivati perché la nuova collection sia considerata così importante per molti fan. E' un articolo diverso dal solito, quasi intimista, che speriamo possa far riemergere bei ricordi in quelli di voi che hanno vissuto in prima persona l'epoca d'oro di Halo. Buona lettura!
In diversi campi del sapere è noto che il modo migliore per spiegare eventi di dimensioni considerevoli è quello di farlo partendo dalle componenti minori: un approccio down-top permette di dare un’idea dell’insieme dando particolare vigore ai dettagli. Forte di questa convinzione (capace di togliermi diverse castagne dal fuoco) ho pensato che per far capire, per far ricordare, cos’è stato Halo sia utile descrivere un dettaglio, una storia, per dare l’idea del tutto.

Finite le lezioni mi sradico dal banco per piantarmi alla fermata dell’autobus: il cielo non ha colore, mentirei se scrivessi di una giornata fredda che non ricordo o di un sole tiepido che ho rimosso. Il sibilo dei freni, quello delle porte che si aprono, la regolare cadenza con cui questi suoni si ripetono fino al capolinea sono una cosa che rimane impressa nella mente di ogni studente, ed è proprio quello che sono in questo momento della storia. Arrivato a casa pranzo insieme ai Simpson. Quando la gialla famiglia lascia il posto alle note di Elfman per i titoli di coda, un cocainomane prende possesso della trasmissione urlando “Italia Unoooo!” con una disperazione lancinante; per lui o per la sua famiglia sembra non esserci un domani. Per me è giunto il momento di decidere cosa fare del pomeriggio, i compiti per casa sono una lontana minaccia, una linea nera di temporale al limitare di quella splendida radura verdeggiante che è il pomeriggio. Prendo in mano il telefono e sento se qualche amico ha il mio stesso senso di vertigine di fronte a cotanta libertà e vuole condividerne il peso. Dopo pochi minuti sto pedalando verso casa di uno di loro, deve mostrarmi una cosa ha detto. Suono: un crepitio, un “sali” appena comprensibile e con la ruota davanti della bici spingo il cancello. L’eco delle scale. Il mio amico mi aspetta alla porta, mi guida verso il salotto e senza tanti preamboli mi passa un oggetto non ben identificabile. La massa è quella usata nella pesistica da palestra, è dotato di tasti colorati e di un’enorme squarcio verde al centro. Quando gli chiedo da quale U-Boat ha strappato quella stazione di comando, mi indica una cosa vicino al televisore. Dalle dimensioni e dal colore arrivo a dedurre che si tratti della scatola nera del suddetto U-Boat. Inizio a preoccuparmi, che sia finito in un qualche disegno criminale? Ho l’impulso di tornare a casa e nascondermi dietro un’ equazione di secondo grado, ma il fuggiasco accende il televisore. Non ci sono pazzi che urlano, famiglie con l’epatite, gente seduta su insulsi troni di vanagloria… no, c’è un anello. La promessa di un’unione che in quel momento ignoro, ma che oggi posso vedere chiaramente. Pochi secondi dopo il destino mi parla e ha il suono di un canto gregoriano. Premo Start e… ciao…

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Ancora oggi, se mi chiedessero perché Halo è bello, non saprei cosa dire. Perché è Halo, perché mi ha fornito una dimensione nella quale evadere quando la realtà perde sapore. Quel pomeriggio ho accettato un anello di diecimila chilometri di diametro in dono, e negli anni a venire ho rinnovato la promessa più e più volte, arrivando oggi a poter guardare il passato con il giusto pizzico di malinconia per le storie vissute attraverso il visore dorato di un’armatura indistruttibile.

Chi ha amato Halo, chi ancora oggi ama Halo, ha inevitabilmente saltato il confine fra la passione per un gioco e la passione per un mondo. Con Halo: Combat Evolved ha preso vita una galassia che non può essere descritta semplicemente con la minuziosa analisi dell’opera attraverso la quale i giocatori hanno veicolato una passione, un milione di storie, un’infinità di idee. Premendo il tasto Start ho indossato la mia personale MJOLNIR e penso di non averla riposta per quasi dieci anni; forse devo ancora togliermela tutta, ma in fondo non mi pesa. Dopo quel pomeriggio sono passati i mesi e un’altra storia ha preso forma.

Sono davanti al monitor di un computer, la mia preziosissima mezz’ora di internet sta volgendo al termine. A casa ho ancora il modem che fa un sacco di suoni strani prima di concedermi il dono della navigazione... in pedalò. Così, quando posso, mi fermo da uno dei miei zii che hanno l’adiesseelle. In un attimo di distrazione mi giro per guardare il passato e il futuro mi colpisce con un frontale: “11 Novembre, la Terra non sarà più la stessa.” Vicino a tale velata minaccia campeggia Master Chief. Imbraccia due mitragliatori, fissa l’orizzonte ed è inginocchiato come se avesse appena piantato i piedi in terra con forza, come se avesse appena mormorato: “Spostami stronzo!”

Se il primo Halo aveva sancito la mia unione al destino di Master Chief, Halo 2 ha recitato la parte del Big Bang nel creare l’universo di contatti, passioni e storie che avrei vissuto negli anni successivi. Ma prima di quello mancava ancora un errore: quello di accettare Halo 2 come regalo di Natale, posticipando la sua venuta dal 11 Novembre al 31 Dicembre. Ebbene sì, lo confesso, nella mia ignoranza da burba accettai tale infida offerta. La possibilità di non dover rompere il proverbiale porcellino di terracotta purché disposto ad aspettare qualche giorno in più (giusto quei 50 giorni extra che, se lo facessi ora con un Day One, mi troverebbero con la bava alla bocca ai piedi del divano). L’attesa si fece tanto spasmodica che decisi di affidarmi alla rete per la prima volta. Mi iscrissi ad un forum dove stavano parlando di Halo 2 per scoprire qualche interessante anticipazione. Se siete svegli, avrete già capito di che forum sto parlando. E mentre tutti festeggiavano l’arrivo del 2005 compensando problemi coniugali con detonazioni sempre più grosse, io accendevo la mia scatola nera dell’U-boat (me ne ero comprata una tutta mia senza insospettire il Cremlino), inserivo il disco, premevo Start e… ciao…

Potremmo dire che Halo 2 ha segnato un’epoca, ma non sarebbe corretto. L'online di Halo 2 ha segnato un’epoca. Fino a quel momento utilizzato in modo sporadico dai primi pionieri, il secondo capitolo della saga Bungie ha sdoganato il multiplayer online su console come mai nessuno prima d’ora, portando a compimento quelle ambizioni che pochi anni prima il Dreamcast aveva tentato con fatica di realizzare. La nascita di clan di cui ricordo ancora il nome, e che non cito perché mi facevano sempre il culo e non se lo meritano, i livelli. Il rispetto che si portava se qualcuno aveva un’eclissi vicino al nome. Ma anche le mappe, i suoni, le sensazioni. Le incazzature iperboliche. Controller uccisi in nome del gioco perso, headset dilaniati al termine di una funesta clan war (che poi un poco se lo meritavano, con quell’archetto progettato per segare l’orecchio una partita alla volta). E le star che ancora oggi vengono citate con aria sognante: Abbbandonoooohhh, Zanzibaaaarrr, Centro della Nave, Torre d’Avorio. Penso di aver imparato una nuova lingua, un misto di inglese, italiano, sanscrito da far invidia all’esperanto: livelli boostati, headshot, stuccato, tibeg (che non è la versione online del bistrattato stato himalayano).

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Temporalmente potremmo collocare esattamente nel tempo intercorso da Halo 2 ad Halo 3 il momento di massima espansione di quello che può essere considerato il fenomeno Halo. Metaforicamente parlando, il silenzio e il risucchio che precede un’esplosione è direttamente proporzionato alla forza dell’esplosione che ne consegue. Se il lancio di Halo 3 è stata l’esplosione, il regno di Halo 2 ha permesso il costante montare della sua fama, tanto che le recensioni del 26 Settembre 2007 parlarono con insistenza del “ritorno del Re”. Un Re evidentemente incoronato già nel triennio 2004-2007. La storia ci ha permesso di scolpire altri nomi: Halo 3, ODST, Halo Wars, Reach e, infine, Halo 4. Ma la storia l’abbiamo creata noi giocando, fantasticando, dando linfa vitale a quattro lettere in grado di spostare le date d’uscita dei titoli rivali per non dover incappare nella stessa strada.

Fra qualche giorno, quando prenderete in mano la rivisitazione della plancia di comando U-Boat (adesso pure senza fili), quando inserirete il disco della Master Chief Collection in quella che, a tutti gli effetti, è rimasta ancorata all’estetica sovietica delle scatole nere sottomarine (si fa per dire, quelle degli U-Boat in realtà sono più compatte), quando il coro di voci accelererà i vostri battiti al tempo di un canto gregoriano accendendo infiniti ricordi, ricordatevi che sotto il nuovo vestito batte lo stesso cuore del 2004, che attraverso il nuovo controller combatterete con la stessa forza di dieci anni fa, che nel cavo di rete passeranno gli stessi momenti di gloria e sconforto, lungo le braccia correranno gli stessi scatti per saltare, sparare, esultare. Però, nel medesimo istante, capirete che Halo 2 aveva ragione, che la sua minaccia era una promessa, che la Terra non è più stata la stessa.

E voi? Quali sono i vostri ricordi più belli legati ai primi episodi di Halo? Raccontatecelo nei commenti!

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L'autore

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Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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