Recensione - Code Vein II
di
Mirko Rossi / Thor
P

Il Gioco
Code Vein II è un action RPG ambientato in un futuro alternativo nel quale umani e Redivivi, persone tornate in vita grazie a potenti abilità vampiriche, lottano insieme per la loro sopravvivenza. Se nel primo capitolo abbiamo approfondito la natura dei Redivivi e vissuto in prima persona la loro battaglia contro il “Miasma”, il nuovo episodio si concentra su un altro luogo e un altro periodo storico nel medesimo universo narrativo. Moltissimi anni prima degli eventi narrati nel gioco, il mondo fu sconvolto da una disastrosa catastrofe conosciuta con il nome di “Rinascita”, la cui corruzione trasformò la maggior parte degli esseri umani ancora in vita in mostri privi di coscienza, chiamati Orrori. Per arginare questo fenomeno, i Redivivi si riunirono sotto la guida del venerato Idris e grazie al suo impegno trovarono un modo per sigillare la Rinascita.
MX Video - Code Vein II
Con il tempo il sigillo iniziò a perdere di efficacia e i Redivivi furono nuovamente chiamati a lottare con tutte le loro energie per ripristinarne la forza, finendo però per sacrificare alcuni dei propri Eroi più valorosi al fine di fornire un costante afflusso di linfa vitale a un nuovo sigillo, conosciuto come Luna Rapacis. Il nuovo sigillo, la cui esistenza è possibile solo finché non verrà prosciugata l’essenza degli Eroi, ha inoltre un effetto devastante su coloro che lo hanno creato e la somma di queste due situazioni sta inevitabilmente portando il mondo al declino. È qui che entriamo in gioco noi, nel ruolo di cacciatori di Redivivi. Dopo essere stati risvegliati grazie al prezioso sacrificio della misteriosa Lou, una Rediviva in grado di manipolare il flusso del tempo, scopriamo infatti di essere stati scelti per una pericolosa missione, ovvero tornare nel passato, entrare in contatto con gli Eroi, scoprire le loro storie e modificare il corso degli eventi per salvare umani e Redivivi dall’estinzione.
Per il nostro alter-ego, che è possibile creare e personalizzare in modo estremamente approfondito attraverso un potente editor, inizia così un lungo e pericoloso viaggio attraverso due (o forse sarebbe meglio dire tre) linee temporali diverse in grado di tenere impegnato il giocatore per più di 40/50 ore, variabili come sempre in base alle abilità personali e/o alla propensione a esplorare a fondo ogni zona o a completare tutte le quest secondarie presenti nel gioco. Code Vein II, proprio come il suo predecessore, propone infatti una storia principale, che si rivela progressivamente al giocatore conducendolo a uno dei finali disponibili e che di fatto guida il giocatore nella vasta mappa aperta messa a disposizione dagli sviluppatori, abbinata però a una lunga serie di incarichi secondari opzionali, utili per ottenere oggetti preziosi, migliorare i rapporti con i vari NPC e, ovviamente, accumulare Foschia, la valuta universale da utilizzare sia per salire di livello sia per migliorare il proprio equipaggiamento o fare acquisti. Una volta raggiunti i titoli di coda si sblocca poi la modalità NG+, che consente di giocare nuovamente l’avventura portando con sé una parte dei progressi ottenuti nel corso della run precedente incrementando contestualmente il livello di sfida.

Il cuore del nuovo capitolo, proprio come nel 2019, risiede nel sistema di combattimento e nelle meccaniche di crescita del nostro Redivivo. Non è quindi un caso che il team di sviluppo si sia concentrato molto su questi due elementi, che risultano allo stesso tempo familiari per chi ha giocato il capitolo originale ma anche profondamente diversi. Tutto parte dalle particolari abilità del protagonista, che può di fatto “equipaggiare” i codici sanguigni di altri Redivivi, così da acquisirne le 6 caratteristiche fondamentali ed eventuali abilità speciali. Inizialmente ne avremo a disposizione solo uno di livello base, ma progredendo nell’avventura è possibile raccoglierne altri o migliorare quelli in nostro possesso con l’utilizzo, così da incrementare la nostra competenza e ottenere l’accesso a una versione migliore del codice sanguigno in questione. Il secondo elemento cardine dell’esperienza di gioco riguarda ovviamente l’equipaggiamento. Code Vein II abbandona le meccaniche legate a vestiario e simili per concentrarsi unicamente su armi, scudi e potenziamenti vari. Nel nuovo capitolo sono presenti tantissime armi principali diverse, suddivise in 7 categorie adatte al combattimento ravvicinato, a quello a medio raggio e alla distanza. Ogni arma dispone di un certo numero di slot, generalmente quattro, nei quali è possibile inserire i cosiddetti simulacri, così da sbloccare speciali abilità utilizzabili consumando Icore, ovvero l’energia magica presente nell’universo di Code Vein.
Alle armi principali si affiancano poi gli strumenti di supporto, tra cui troviamo archi e asce, l’equipaggiamento difensivo, come scudi e altri oggetti che consentono di parare o schivare gli attacchi in arrivo, e le cosiddette Gabbie, ovvero armi speciali utilizzabili solo dai Redivivi in grado di incrementare una o più caratteristiche base e che permettono di dissanguare i nemici per ripristinare le proprie scorte di Icore. In aggiunta a tutte queste parti di equipaggiamento, il nostro alter-ego può contare su 4 slot potenziamento, nei quali è possibile inserire altrettanti oggetti speciali, e sulla presenza costante di un compagno in grado non solo di fornire supporto in autonomia durante la battaglia se “evocato” ma anche di garantire un boost notevole qualora si decidesse di combattere da soli “assimilandone” temporaneamente il potere.
Il rapporto tra il protagonista e i vari compagni che è possibile incontrare durante l’avventura però non si limita solo a questo. La barra dei Punti Vita del nostro Redivivo è infatti divisa in due parti, una relativa ai punti ferita del personaggio e una relativa ai punti connessione (detti PC), che rappresentano l’immortalità fornita dall’alleato. In base al livello di affinità tra noi e i vari NPC, incrementabile completando specifiche quest e consegnando ai compagni i giusti regali raccolti durante l’esplorazione, si ottiene un quantitativo extra di PC, che a conti fatti rappresentano la prima barriera contro i danni ricevuti dai nemici. Ogni compagno fornisce inoltre dei benefici speciali, la qui efficacia diminuisce in modo proporzionale alla quantità di PC persi in battaglia.

Per recuperare Punti Vita e Punti Connessione è necessario ricorrere alle fiale di rigenerazione il cui numero di utilizzi totale, in perfetto stile souls-like, è limitato. Per ripristinare la quantità di cure è fondamentale interagire con i Vischi disseminati per le varie ambientazioni. Una volta sbloccati, i Vischi rappresentano non solo il punto dove riposare per recuperare le energie, mettendo però in conto che questa azione farà spawnare nuovamente la maggior parte dei nemici, ma anche i luoghi dove salire di livello consumando Foschia, nonché i nodi del sistema di viaggio rapido presente nel gioco. Presso i Vischi è possibile personalizzare i simulacri delle armi, duplicandoli se necessario, migliorare la quantità di usi e l’efficacia delle cure consumando specifiche risorse, modificare il compagno attivo, accedere al deposito o dialogare con Lou.
In Code Vein II il potenziamento non riguarda però solo il nostro alter-ego. Armi, Gabbie e strumenti di supporto possono infatti essere migliorati spendendo Foschia e utilizzando specifiche risorse presso alcuni NPC che è possibile incontrare nel gioco, mentre i potenziatori non possono essere migliorati ma è necessario crearne di nuovi attraverso un sistema di crafting accessibile sempre interagendo con i venditori. Parallelamente al sistema di creazione di nuovi potenziamenti, in questo nuovo capitolo è presente anche una meccanica di sintesi di oggetti che consente di creare in qualunque momento nuovi consumabili miscelando le risorse naturali raccolte durante l’esplorazione. Il potenziamento dei compagni avviene invece in modo automatico a ogni incremento di livello del protagonista.
Per quanto riguarda il combattimento vero e proprio, Code Vein II ripropone sostanzialmente la stessa struttura da action RPG con elementi souls-like vista nel primo capitolo. Gli scontri alternano combattimenti con nemici standard, generalmente abbastanza accessibili, alternati a incontri con varianti speciali, mini-boss e boss unici. Un elemento distintivo da questo punto di vista è rappresentato dalla lunga lista di alterazioni di stato, 16 in totale, che possono essere causate dagli attacchi nemici e che devono essere necessariamente tenute in considerazione quando si affrontano i nemici, soprattutto quelli più pericolosi. Un altro elemento peculiare riguarda i materiali lasciati in quale caso sul terreno dai nemici sconfitti, che se raccolti nelle giuste quantità e miscelati permettono di ottenere nuovi potenziatori.

Il combat-system, come ormai tradizione, prevede l’alternanza tra attacchi leggeri, colpi pesanti, schivate e parate. Queste ultime, se eseguite con il giusto tempismo, permettono di sbilanciare gli avversari e colpirli con potenti contrattacchi utilizzando le Gabbie. Inoltre, in base ai simulacri equipaggiati nelle armi in uso, il nostro Redivivo può avere accesso ad alcune abilità speciali, che vanno da classici potenziamenti temporanei ad attacchi di varia natura. Quando non viene assimilato, il compagno gestito dalla IA contribuisce in autonomia durante gli scontri sacrificandosi temporaneamente in caso di sconfitta del protagonista per permettergli di tornare in vita sul posto. In caso di nuovo k.o. prima del ritorno del compagno o quando questo è stato “assimilato”, il nostro Redivivo lascia sul terreno tutta la Foschia accumulata fino a quel momento, che può essere recuperata tornando sul posto senza morire nuovamente, e si risveglia presso l’ultimo checkpoint con il quale ha interagito.
Anche per quanto riguarda le fasi esplorative Code Vein II rappresenta un’evoluzione della formula vista nel primo capitolo più che una vera e propria rivoluzione. Gli sviluppatori hanno infatti abbandonato la struttura ad aree proposta nel 2019 in favore di un approccio più open world, seppur con qualche limitazione che impedisce di raggiungere ogni area della mappa sin dall’inizio. Inizialmente, la mappa consultabile aprendo il menù di gioco risulta infatti offuscata da una vera e propria nebbia che può essere dissolta solo scovando e distruggendo le fonti di interferenza. In alcuni casi è poi necessario completare azioni o quest specifiche per accedere a una zona o liberare un passaggio che consenta di raggiungerla. Il gioco alterna l’esplorazione della zona principale a una lunga serie di dungeon più o meno complessi, alcuni nettamente separati dal resto nella mappa.
Per rendere gli spostamenti più agevoli, Bandai e Shift hanno inserito nel gioco la possibilità di evocare una motocicletta quando ci si trova all’aperto, perfetta per spostarsi rapidamente nelle zone non ancora esplorate o per raggiungere i vari luoghi senza utilizzare il sistema di viaggio rapido. Nei dungeon è inoltre possibile attivare i “monumenti di resurrezione” e i “monumenti di ritorno” che ricoprono rispettivamente il ruolo di punti di rinascita in caso di morte e teletrasporto rapido verso l’inizio del dungeon. Infine, per fornire ai giocatori un ulteriore strumento utile durante l’esplorazione, gli sviluppatori hanno introdotto la possibilità di visualizzare a schermo il percorso degli ultimi minuti di gioco, con una chiara differenziazione visiva tra quello più recente e quello passato.

A sorreggere tecnicamente Code Vein II ci pensa la quinta versione del motore grafico Unreal Engine sviluppato da Epic, che permette al nuovo capitolo di fare un notevole passo in avanti da questo punto di vista non tanto per quanto riguarda il realismo o il livello di dettaglio generale, ma soprattutto per quanto riguarda gli ambienti aperti, la simulazione fisica di vestiti ed elementi di contorno e la distanza visiva. Anche questo secondo capitolo propone uno stile grafico da anime con personaggi fortemente caratterizzati ed ambientazioni post-apocalittiche che riportano costantemente alla memoria la serie di God Eater. Il titolo è disponibile solo sulle piattaforme di ultima generazione e propone le ormai consuete due modalità di rendering, una che predilige la qualità grafica a 30fps e una pensata per massimizzare il numero di fotogrammi riducendo il numero di pixel renderizzati contemporaneamente a schermo.
Il nuovo capitolo propone nuovamente una colonna sonora orchestrale nella quale trovano spazio una vasta selezione di brani in grado di sottolineare al meglio ogni fase di gioco. Il gioco dispone inoltre del doppiaggio in inglese o giapponese, affiancato alla completa localizzazione in lingua italiana di menù, documenti di gioco e sottotitoli. È infine opportuno segnalare che in questo sequel, a differenza del primo episodio, non è presente nessuna modalità multigiocatore, nemmeno cooperativa.



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