Recensione - Final Fantasy VII Remake Intergrade
Il Gioco
Articolo a cura di Andrea Giuliani e Valerio Tosetti.Parlare di Final Fantasy VII Remake Intergrade non è affatto facile, soprattutto considerato il suo valore storico e culturale. Di motivi per cui Final Fantasy VII è stato importante per l’intera industria videoludica ce ne sono a bizzeffe, non solo per la qualità enorme del gioco in sé, quanto anche proprio a livello “tecnico”: è stato infatti il primo Final Fantasy con modelli poligonali tridimensionali e con cutscene dal taglio cinematografico impressionanti per l’epoca, ed è stato anche il motivo per cui l’allora SquareSoft ha “abbandonato” Nintendo per buttarsi sulla neonata PlayStation, console che poteva garantire l’hardware necessario per far girare cotanta bellezza ma che ha richiesto comunque ben 3 dischi. Final Fantasy VII è stato uno dei titoli simbolo dell’era PlayStation, e i suoi personaggi hanno continuato a vivere in tutti questi anni anche in altri videogiochi e media rimanendo sempre ben saldi nella memoria dei giocatori. Penso che anche chi non abbia mai giocato all’originale sappia riconoscere benissimo il biondo Cloud Strife o Sephiroth con la sua lunghissima katana. Questo Final Fantasy VII Remake Intergrade non è però una riedizione del gioco completo, ma solo una “Parte 1” che copre unicamente l’inizio del titolo originale.
MX Video - Final Fantasy VII Remake Intergrade
Parlare di spoiler per un gioco uscito originalmente decenni fa, e su altre piattaforme in questa forma rinnovata sei anni fa, non ha molto senso, ma nell’eventualità che non sappiate davvero nulla state tranquilli, non entrerò nei dettagli della trama, ma per avere un metro di paragone la fine di questo remake coincide più o meno con un punto in cui nel gioco originale ci si arrivava in appena 6/7 ore. Eppure, per arrivare ai titoli di coda, se ne impiegano più di 40; com'è possibile? Square Enix è stata chiara fin dall’inizio: la parola “Remake” nel titolo non serve solo a distinguerlo dal Final Fantasy VII originale, ma indica anche come questo gioco si sarebbe basato sì sulla trama che conoscevamo ma ne avrebbe anche espanso notevolmente l’universo narrativo. Questo non significa tuttavia che la trama sia stata “allungata” con centinaia di missioni secondarie o simili, ma semplicemente Square Enix ne ha approfittato per approfondire diversi retroscena e soprattutto dare molto più spazio e spessore anche a personaggi secondari. Ad esempio, Wedge, Jesse e Biggs nel gioco originale erano a malapena delle comparse a cui difficilmente ci si poteva affezionare, mentre in Final Fantasy VII Remake Intergrade ottengono un ruolo molto più importante e ben caratterizzato che li fanno vedere sotto una luce completamente diversa.
Certo, Square si è anche presa qualche libertà forse di troppo introducendo addirittura personaggi completamente nuovi e che risultano quasi “fuori contesto”, così come non tutte le missioni secondarie brillano per originalità, ma in linea generale ogni elemento extra si amalgama alla perfezione nella storia che conoscevamo e la arricchisce di dettagli e anche punti di vista alternativi. Non c’è inoltre spazio per i tempi morti, e anzi il ritmo è abbastanza serrato come se in realtà le 40 ore di gioco fossero addirittura poche per raccontare tutti gli eventi, tanto che più di una volta mi sono ritrovato la testa piena di informazioni come se avessi giocato per una giornata intera quando in realtà erano passate appena un paio d’ore. Il ritmo serrato è dovuto anche alla struttura “lineare” del gioco: Square sembra aver preso spunto dagli action adventure degli ultimi impostando una narrativa estremamente cinematografica che non lascia quasi per nulla libertà di azione ma guida costantemente il giocatore esattamente dove vogliono gli sviluppatori. Le sezioni “libere” sono abbastanza rare e praticamente solo alla fine, prima dei capitoli finali, si ha la possibilità di tornare sui propri passi e completare le ultime missioni secondarie e segreti, ma per il resto Final Fantasy VII Remake Intergrade è un treno in corsa che ci trascina da un evento all’altro senza un attimo di respiro.

Il gioco include inoltre il DLC interMISSION, che racconta le avventure di Yuffie e la sua ricerca della Ultimate Materia. Il contenuto aggiuntivo non è che un riempitivo, che può tranquillamente essere evitato da chi è interessato solo alla storia principale, dura circa 5 ore e non aggiunge praticamente niente alla trama. E’ ambientato principalmente nel settore 7, di cui utilizza gli asset. Nel DLC fanno la loro apparizione i due villain principali di Dirge of Cerberus: Nero e Weiss, anche se quest’ultimo non nella sua versione “reale”. Non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa a chi volesse giocarlo.
Spettacolarità è la parola chiave non solo della regia, ma anche del gameplay. Il Final Fantasy VII originale aveva “rivoluzionato” il combattimento a turni tipico dei JRPG introducendo la barra ATB (Active Time Battle), ovvero una barra che si riempiva con il tempo e solo una volta completa permetteva di eseguire le varie azioni. La velocità di riempimento era regolata sia dalle statistiche dei personaggi sia da altri fattori come magie e oggetti, e questo sistema è stato rivisitato e visto in salse diverse anche nei successivi capitoli della saga, e Final Fantasy VII Remake Intergrade non fa eccezione, anche se con alcune doverose modifiche. Di base, infatti, il sistema di combattimento mescola azione in tempo reale e combattimento a turni con una meccanica tanto semplice quanto efficace. L’azione si svolge sempre in tempo reale con i nemici visibili a schermo e senza nessuna schermata di transizione tra esplorazione e combattimento, e può avviare una combo di base semplicemente premendo ripetutamente il tasto di attacco (o tenendo premuto per effetti secondari), e così facendo si velocizza il riempimento della barra ATB. Una volta riempito uno o più segmenti premendo un altro tasto il tempo rallenta fino a fermarsi e si può selezionare un’azione da compiere, come ad esempio l’utilizzo di una mossa speciale, una magia o un oggetto. Si può inoltre scegliere anche un ordine da impartire ad un altro membro del gruppo o prenderne direttamente il controllo con una semplice pressione della croce direzionale, e il risultato sono combattimenti frenetici ma al tempo stesso strategici e riflessivi.

Volendo si possono impostare delle “scorciatoie” per utilizzare immediatamente alcune mosse o azioni senza dover fermare il tempo e rendendo quindi il gioco totalmente action, ma si tratta di un’opzione valida solo nelle battaglie contro nemici semplici. La vera profondità del sistema di combattimento di può apprezzare infatti negli scontri coi boss, e in quel caso saremo costretti a sfruttare ogni sfumatura e tattica per colpire i punti deboli o mutilare un arto, e per riuscirci dovremo spesso cambiare personaggio e selezionare manualmente ogni singola azione per riuscirci. I protagonisti giocabili sono Cloud, Barret, Tifa e Aerith (Red XIII è presente ma non controllabile), e ognuno ha uno stile di combattimento utile in diverse situazioni. Cloud è più bilanciato e può usare uno stile di attacco veloce o pesante, Tifa invece è una scheggia agilissima ma in grado di colpire duro, Aerith è esperta con la magia e infine Barrett grazie al suo braccio/mitragliatore può occuparsi dei nemici volanti o distanti non raggiungibili dagli altri. Grazie al sistema di progressione delle armi e delle materie, tuttavia, non saremo “vincolati” alle caratteristiche di base dei personaggi, e nulla ci vieta di far diventare Barret un utilizzatore di magia e Aerith una picchiatrice selvaggia con il suo bastone.
Il gioco inoltre incentiva molto il cambio delle armi e degli stili; infatti, ogni arma permette di utilizzare una mossa speciale, ma utilizzandola spesso e raggiungendo il livello di maestra massimo si potrà utilizzare la mossa speciale anche impugnano un’arma diversa. Diventa quindi naturale trovare un’arma, utilizzarla al massimo e appena possibile cambiarla per poter apprendere una nuova mossa, anche se spesso le armi hanno statistiche talmente diverse che cambia anche lo stile di gioco del personaggio.

Chiude il cerchio un ottimo comparto tecnico, nonostante il gioco fosse nato su PS4. Sembra quasi di giocare ad una versione videoludica e perfino migliore di Final Fantasy VII: Advent Children (il film in computer grafica), con cui condivide anche molte scelte di design e perfino qualche citazione. Non mancano texture piatte e in bassa risoluzione specialmente negli scenari, ma in generale il colpo d’occhio è ottimo, così come la magistrale colonna sonora che riarrangia brani classici e inediti rendendo ancora più esaltanti i combattimenti.
E su Xbox Series S? Bene, il gioco gira molto bene anche sulla piccola di casa Xbox, con due modalità come sulla sua sorella maggiore: Grafica a 30 FPS e Performance a 60. Ovviamente non possiamo aspettarci una qualità e pulizia degna della sorellona Series X, ma si difende benissimo. Incredibile cosa riesca ancor oggi a fare una così piccola-grande macchina.



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