MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



The Lord of the Rings: Gollum
copertina

Recensione - The Lord of the Rings: GollumXbox Series X | S Xbox OneGame

Annunciato nel 2019 e inizialmente previsto per il 2021, The Lord of the Rings: Gollum è finalmente riuscito ad arrivare sulle nostre console dopo diversi rinvii. Abbiamo quindi avuto modo di seguire una delle figure più tragiche dell’universo di Tolkien in quello che probabilmente è uno dei giochi più… tragici degli ultimi tempi. Di certo non il tratto in comune che ci si aspettava, vediamo quindi di capire cosa non ha funzionato nel titolo di Daedalic Entertainment.
img

Il Gioco

Perché? Questa è la domanda che mi sono ripetuto più volte durante la mia esperienza con The Lord of the Rings: Gollum. Perché, di tanti personaggi ed eventi del mondo di Tolkien, Daedalic ha deciso di concentrarsi su uno di cui sappiamo già tutto ed è già stato approfondito in diversi media? Perché prendere come modello delle meccaniche platform di una se non due decadi fa, e renderle il perno centrale dell’intero gioco? Perché, nonostante i numerosi rinvii, il gioco è uscito con un comparto tecnico indecente e una serie di bug così gravi da rendere letteralmente impossibile finire il gioco? Sì, avete letto bene, ma di questo parleremo nel dettaglio a breve. Come si suol dire, procediamo con ordine.

MX Video - The Lord of the Rings: Gollum

Le premesse del gioco non sono in realtà malvagie: per quanto, come detto, Gollum sia un personaggio ampiamente esplorato da Tolkien nei suoi libri, l’idea di un gioco che lo ha per protagonista poteva comunque essere intrigante, e sicuramente inaspettata. L’annuncio del 2019 ci ha infatti lasciati abbastanza spiazzati, ma la curiosità c’era, così come un discreto hype. Dopotutto stiamo pur sempre parlando di un nuovo gioco ambientato nel mondo del Signore degli Anelli, una delle IP più importanti di sempre, e i recenti successi di titoli come La Terra di Mezzo: l’Ombra di Mordor e L’Ombra della Guerra hanno dimostrato che il mondo di Tolkien ha ancora tanto da offrire al medium videoludico. Anche la scelta temporale dell’ambientazione è interessante, riprendendo uno dei momenti solo accennati sia nei libri che nei film.

Il gioco infatti inizia con Gollum prigioniero nel Bosco Atro dopo essere stato catturato da Aragorn, dove viene interrogato da Gandalf su come sia riuscito a fuggire da Mordor e su dove sia il suo “tesoro”. Attraverso dei flashback abbiamo quindi modo di rivivere l’atroce periodo di schiavitù di Gollum e di come sia riuscito a sopravvivere e fuggire facendo ciò che gli riesce meglio, ovvero sfruttare la sua agilità, furtività e la capacità di manipolare con le menzogne le persone attorno a lui. Nel corso delle oltre quindici ore necessarie a completare il gioco, tuttavia, non visitiamo solo i campi di prigionia di Mordor, ma la storia prosegue anche dopo l’interrogatorio di Gandalf mostrandoci una parte totalmente inedita come l’alleanza con l’elfa ribelle Mell per scappare da Bosco Atro. Daedalic ha quindi sfruttato un collegamento con l’opera originale per narrarci uno sguardo più dettagliato ad una storia che già conoscevamo e per raccontare una trama totalmente nuova. Apprezzabile tuttavia come questa parte si riesca comunque ad incastrare bene senza stravolgere il “canone” del Signore degli Anelli, e gli sviluppatori si sono anche affidati alle associazioni degli studi tolkieniani proprio per essere sicuri di non andare a contraddire nessun punto dell’opera originale.

img
La caratteristica principale del protagonista, come ben sappiamo, è la sua doppia personalità, e anche nel gioco possiamo compiere delle scelte e decidere se assecondare la parte più malvagia di Gollum o quella più innocente di Sméagol. A volte si tratta di semplici dialoghi dove di base cambia solo se la risposta sia sgarbata o meno, a volte invece ci sono dei veri e propri bivi che possono modificare gli eventi, con tanto di dialogo interiore in cui dobbiamo convincere la personalità opposta che la scelta presa è la migliore. Un sistema interessante sulla carta, ma che all’atto pratico non va ad influenzare davvero gli eventi, cambiando al massimo qualche dettaglio minore ma riportando sempre la trama sui binari decisi dagli sviluppatori.

Dal punto di vista del gameplay The Lord of the Rings: Gollum si presenta come un’avventura che mescola platform e stealth, e le principali ispirazioni sembrano essere Uncharted e Styx. Durante le fasi platform, infatti, i “suggerimenti ambientali” che indicano dove Gollum può appendersi sembrano presi di peso dall’opera di Naughty Dog, mentre nelle fasi furtive ci si può nascondere nell’ombra, strisciare e distrarre i nemici lanciando pietre proprio come il piccolo goblin di Cyanide Studios. Certo, Gollum non può contare sugli stessi poteri come la creazione di cloni d’ombra, tuttavia può usare il “senso di Gollum” per evidenziare nemici, elementi interattivi e percorsi migliori nell’area. Avvicinandosi alle spalle dei nemici senza farsi notare si possono anche eseguire uccisioni furtive, ma sono rari i momenti in cui Gollum può dare sfogo alla sua mania omicida, e per la maggior parte del tempo il puro stealth e l’agilità sono le uniche armi a disposizione. Non ci sono abilità, punti esperienza, livelli o altro: le abilità di Gollum sono le stesse dall’inizio alla fine del gioco, senza nessuna variazione. Unica eccezione a ciò sono i rarissimi momenti in cui dobbiamo guidare un alleato fornendogli indicazioni su dove andare per recuperare degli oggetti o attivare interruttori impossibili da raggiungere, oppure sporadici enigmi ambientali che tentano di spezzare la monotonia costante dell’esperienza.

img
Dal punto di vista tecnico The Lord of the Rings: Gollum sorprende, ma in negativo. Il gioco offre tre opzioni, ovvero Performance, Qualità e Qualità + Ray Tracing. Su Xbox Series X scegliendo il massimo della risoluzione si arriva comunque a 1440p, ma i 60 fps sono talmente instabili che quasi costringono a scegliere la modalità Performance scendendo a 1080p, ma almeno con una frame-rate abbastanza stabile, seppur con cali sporadici. Inoltre le impostazioni grafiche di default dell’HDR sembrano errate su Xbox rispetto ad altre piattaforme, con un costante “effetto filtro rosso” che satura i colori e rende il tutto molto più scuro e meno nitido, costringendoci ad un lavoro di ricalibrazione manuale.

Buono invece il doppiaggio inglese, anche se purtroppo l’attore originale Andy Serkis non ha prestato la sua voce e interpretazione a Gollum, ma il sostituto Wayne Forester è riuscito nella difficile impresa di dare una degna recitazione al personaggio. Per i non anglofoni, il gioco è localizzato in italiano in tutti i testi e sottotitoli.

Amore

Un buon secondo atto...

- La storia di The Lord of the Rings: Gollum non poteva deviare troppo dal materiale ufficiale di Tolkien, e se la prima parte esplora una fase della vita di Gollum che già conoscevamo, con la seconda ambientata a Bosco Atro gli sviluppatori hanno arricchito la lore con una vicenda più interessante e coinvolgente. Certo, non siamo comunque di fronte ad un capolavoro di scrittura, ma se paragonato alla prima parte fin troppo tediosa sia a livello narrativo che di gameplay, la seconda sembra quasi un gioco diverso. È qui infatti che Daedalic ha inserito un minimo di varietà, mappe più ampie e soluzioni diverse per arrivare agli obiettivi, e anche l’elfa ribelle Mell riesce ad essere un personaggio quantomeno decente.

Odio

...ma un primo atto atroce

- Un peccato che per arrivare a quella parte bisogna passare le prime 5 / 6 ore a Mordor, una vera agonia sia per Gollum nella storia che per i giocatori davanti allo schermo. Le prime ore sono lente, noiose e tediose, e tutti i limiti del gioco vengono amplificati al massimo. Considerato che le prime ore sono cruciali per catturare l’attenzione del giocatore, The Lord of the Rings: Gollum fallisce alla grande rendendoci il superare questo scoglio un’impresa non da poco. Buona parte delle missioni si rivelano tra l’altro completamente inutili ai fini della storia, e la sensazione che siano state messe unicamente come riempitivo per aumentare la longevità è sempre presente. Si trattasse poi di missioni interessanti o divertenti da giocare ci si poteva anche passare sopra, invece l’unico nostro pensiero mentre le facciamo è sperare che finiscano al più presto.

Se devi copiare, fallo bene

- Ispirarsi a capolavori come Uncharted è più che lecito, ma il titolo di Naughty Dog è famoso principalmente per storia e grafica, non certo per le sezioni platform, che comunque vengono mascherate bene grazie al taglio cinematografico e sono solo una parte dell’intera esperienza. The Lord of the Rings: Gollum invece prova ad emulare forse l’elemento più debole di Uncharted rendendolo il fulcro principale del gioco, e mancando totalmente tutti gli altri elementi che hanno reso il titolo di Naughty Dog immortale. Il platforming è fin troppo guidato e assistito, con animazioni legnose che fanno agganciare Gollum agli appigli come una calamita, e con un margine di errore fin troppo generoso… a volte. Il gioco infatti passa da un estremo all’altro secondo logiche incomprensibili: a volte Gollum quasi si teletrasporta pur di appendersi ad una sporgenza, mentre altre volte se non si centra il pixel preciso precipitiamo nel vuoto. Allo stesso modo a volte il percorso è fin troppo ovvio e segnalato, altre volte invece neanche il senso di Gollum ci suggerisce dove andare, facendoci girare a caso finché non ci imbattiamo nella soluzione.

Intelligenza artificiale non pervenuta

- Se il platforming non è il forte di The Lord of the Rings: Gollum, lo stealth non è da meno, anzi. I nemici, che siano orchi, umani o animali, devono avere seri problemi con gli elmi, perché il loro campo visivo è fin troppo limitato. Non aiuta poi che la loro routine consista letteralmente in due movimenti da ripetere in loop, e basta un’occhiata per capire i loro pattern di movimento e aggirarli senza problemi. Aggiungete a questo che basta un minimo d’ombra per rendere Gollum praticamente invisibile, ed ecco che la sfida è praticamente nulla. Anche le distrazioni con le pietre si rivelano quasi inutili, tanto che le ho utilizzate solo quando il gioco lo suggeriva obbligatoriamente come unico modo per far spostare una guardia che non si muoveva, ma per il resto non se ne sente minimamente il bisogno.

Comparto tecnico della Prima Era

- Che Gollum non fosse un esempio di bellezza lo abbiamo visto nella pellicola cinematografica, ma la sua controparte videoludica è ancora più tremenda. I modelli dei personaggi (ma non solo) sono statici, abbozzati, con texture piatte che si caricano in ritardo e animazioni degne di uno spettacolo di burattini. La direzione artistica prova a salvare quello che la potenza grafica non riesce a ottenere, e giusto qualche scorcio del Bosco Atro riesce a spiccare, ma in generale c’è veramente poco da salvare. Veramente uno dei titoli più brutti degli ultimi tempi.

Una roulette russa

- Se proprio siete così masochisti da voler arrivare ai titoli di coda, armatevi di pazienza e soprattutto fatelo solo se vi sentite baciati dalla fortuna. Allo stato attuale The Lord of the Rings: Gollum rischia di essere letteralmente impossibile da completare, come accaduto per il sottoscritto. Sono infatti stato costretto a vedere l'ultimo capitolo su YouTube, poiché un bug continuava a far freezare e crashare il gioco sempre nello stesso punto. Questo è stato l’ultimo di una lunga serie di problemi tecnici che hanno minato la mia esperienza, ma se fino a quel punto tra riavvii, preghiere e imprecazioni ero riuscito ad andare avanti, ad un certo punto ho dovuto arrendermi. O forse è stata la mia Xbox Series X che si è rifiutata di andare avanti, facendomi capire che era il momento di usare meglio il mio tempo.

Tiriamo le somme

The Lord of the Rings: Gollum è un titolo insufficiente sotto ogni punto di vista. Qualcosa di buono si intravede nel secondo atto, ma si tratta comunque di una goccia in un mare di mediocrità ed insufficienza che non vale il vostro tempo, e soprattutto non vale lo spreco di una licenza importante come quella del Signore degli Anelli. Se proprio siete fan irriducibili e volete dargli un’occasione, fatelo a vostro rischio e pericolo, perché se la fortuna non è dalla vostra potreste ritrovarvi con un costoso fermaporte impossibile da completare per colpa di uno dei tanti bug che affliggono il gioco.
3.0

c Commenti (14)

copertina

L'autore

autore

I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico iniziando nel dicembre 2011 a collaborare per MX, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
x Invio commenti disattivato per gli articoli più vecchi di tre mesi.
caricamento Caricamento commenti...