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The Chant
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Recensione - The ChantXbox Series X | S Xbox OneGame

A cinque anni dalla nascita dello studio nel 2017, i canadesi Brass Token arrivano sul mercato con la loro prima opera originale, The Chant. Un titolo horror destinato agli hardware di nuova generazione, che si propone come una via di mezzo tra le più recenti produzioni di Supermassive Games e i tradizionali survival in terza persona, il tutto condito con quel pizzico di H.P. Lovecraft che non guasta mai. Eccovi la nostra recensione.
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Il Gioco

The Chant è un’avventura in terza persona a tinte horror che mette il giocatore nei panni di Jess Briars, una giovane donna che, nel disperato tentativo di lasciarsi alle spalle un trauma passato, decide di allontanarsi per un breve periodo dalla vita di tutti i giorni e di raggiungere la sua amica Kim nella remota isola di Glory Island. Kim vive qui già da qualche anno insieme a una manciata di altre persone, accomunate da un passato turbolento e dalla volontà di chiudere definitivamente i conti con gli aspetti più negativi delle proprie esistenze. Per raggiungere questo obiettivo, tutti i residenti dell’isola hanno abbracciato un nuovo stile di vita attraverso il quale, almeno a sentire i diretti interessati, è possibile fare pace con il proprio io e risolvere positivamente eventuali conflitti interiori grazie alla cosiddetta “Scienza Prismatica”. Il primo passo di questo percorso di rinascita prevede però di prendere parte a un rituale nel quale Tyler, leader e guida spirituale del gruppo, intona un canto insieme a tutti gli altri abitanti dell’isola.

MX Video - The Chant

Una pratica tanto bizzarra quanto innocua, almeno apparentemente. Ma si sa, in questi casi non bisogna mai fidarsi delle apparenze. Un evento imprevisto interrompe infatti il rituale, liberando alcune forze demoniache sull’isola. Forze che, in perfetto stile lovecraftiano, iniziano a minare non solo la salute dei presenti, ma anche la loro sanità mentale, rivelando nel frattempo la vera natura del “culto” guidato dal guru Tyler. La protagonista inizia così un viaggio suddiviso in sei capitoli che, nelle sei/otto ore necessarie per raggiungere l’epilogo, la vede esplorare le varie zone di Glory Island nel disperato tentativo di portare a compimento il rituale rimasto in sospeso. Nel farlo, Jess sarà suo malgrado costretta a fare i conti con gli oscuri segreti alla base della Scienza Prismatica e ad affrontare avversari, umani e soprannaturali, che cercheranno in tutti i modi di impedirle di completare la sua missione.

Inizia così The Chant, il primo gioco pubblicato da Brass Token e pubblicato sotto l’etichetta Prime Matter. Il titolo è a tutti gli effetti un’avventura narrativa in terza persona, nella quale trovano però spazio anche elementi derivati da altri generi come i survival horror o i titoli d’azione. Alla base di tutto troviamo la componente esplorativa, con il giocatore chiamato ad attraversare i vari ambienti per completare gli obiettivi che, di volta in volta, vengono posti di fronte a lui dalla sceneggiatura, il tutto sbloccando progressivamente nuovi percorsi e completando dei semplici enigmi, generalmente basati sull’utilizzo combinato di più oggetti o sul capire come sfruttare ciò di cui si è in possesso. In alcune occasioni è necessario interagire con gli altri abitanti dell’isola attraverso dei dialoghi, con la possibilità di selezionare le risposte attraverso un sistema di risposte multiple che influiscono sullo sviluppo della vicenda e sul finale sbloccato, seppur in modo estremamente meno ramificato rispetto ai titoli di Supermassive Games. Durante l’esplorazione, il giocatore può inoltre raccogliere delle pellicole, che possono essere riprodotte usando i vari proiettori presenti sull’isola per scoprire importanti dettagli sulla vicenda, e una serie di risorse naturali, fondamentali per sopravvivere alle innumerevoli minacce che infestano Glory Island.

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Come detto, The Chant non è infatti una semplice avventura narrativa. A differenza di altre produzioni, la prima opera di Brass Token punta molto anche sulla componente più action e sugli scontri corpo a corpo tra Jess e le tante creature demoniache presenti nel titolo. Nel corso dell’avventura, la giovane protagonista incontra infatti una vasta schiera di avversari differenti, che possono essere sia evitati sia affrontati frontalmente utilizzando alcune armi rudimentali, che è possibile raccogliere durante l’esplorazione o creare unendo alcuni dei materiali disponibili sull’isola. Non aspettatevi però nulla di particolarmente elaborato. L’arsenale a disposizione include infatti dei bastoncini di salvia, dei rami infuocati e le cosiddette “Bacchette della Strega”. Ognuno di questi strumenti ha una durata limitata e delle caratteristiche che lo rendono più o meno adatto contro le varie categorie di nemici presenti, che spaziano da fiori giganti a creature abominevoli, passando per demoni antropomorfi di forme e dimensioni differenti.

Oltre alle già citate armi, Jess può inoltre usare alcune sostanze particolari, come sale e olio, per danneggiare i nemici, per rallentarne l’avanzata o, gettando la sostanza sul terreno, per creare delle rudimentali trappole. La protagonista può inoltre sfruttare l’energia prismatica presente su Glory Island per accedere ad alcuni poteri speciali, che consentono a Jess di rallentare i nemici per un breve periodo di tempo, di respingerli, di evocare degli spuntoni dal terreno e così via. In totale nel gioco sono presenti sei poteri diversi, che corrispondono ad altrettanti prismi diversi che la protagonista ottiene progressivamente durante l’avventura. Ogni prisma ha un colore specifico e questa suddivisione riveste un ruolo importante anche durante l’esplorazione. Procedendo nell’avventura, Jess deve infatti attraversare alcune aree “intrise” di uno specifico potere oscuro che infligge danni consistenti alla protagonista. Per ridurre al minimo l’effetto di questo potere, la giovane donna deve equipaggiare il prisma del colore corrispondente, che assorbe la maggior parte degli effetti negativi consentendo a Jess di proseguire.

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La componente soprannaturale di The Chant riveste inoltre un ruolo fondamentale anche per quanto riguarda la salute della protagonista, rappresentata nel gioco da tre indicatori diversi che riepilogano non solo le sue condizioni fisiche, ma anche la sua sanità mentale e quella spirituale. La prima viene danneggiata dagli attacchi diretti e si traduce in game over quando l’indicatore raggiunge lo zero, mentre la salute mentale si riduce se ci si ritrova per troppo tempo al buio, se si resta per troppo tempo vicino a una creatura demoniaca o se si subiscono attacchi speciali da parte di alcuni nemici particolari, con la comparsa di allucinazioni audio-visive e difficoltà ad eseguire alcune azioni quando il relativo indicatore si esaurisce. Lo spirito invece non può essere danneggiato, ma riveste un ruolo fondamentale nell’utilizzo delle varie abilità, ognuna delle quali richiede un certo quantitativo di energia spirituale per essere attivata. L’energia spirituale può inoltre essere convertita in salute mentale attraverso la meditazione, ma solo se quest’ultima non è già arrivata a zero e se Jess non è impegnata in un combattimento, ed è l’unica a non avere conseguenze quando l’indicatore raggiunge lo zero.

Per recuperare ognuna di queste tre caratteristiche, Jess può consumare altrettante tipologie di erbe che crescono sull’isola e che possono essere recuperate, così come tutti gli altri elementi, durante l’esplorazione.The Chant include inoltre un sistema di crescita, che consente a Jess di accumulare punti Fisici, Mentali e Spirituali sulla base delle azioni compiute, che possono poi essere consumati insieme a una specifica risorsa per potenziare le abilità, incrementare i valori massimi di salute della protagonista o sbloccare nuovi slot per le risorse destinate al crafting o alle cure. A completare l’offerta del primo titolo sviluppato da Brass Token ci pensano un classico codex, nel quale vengono archiviati tutti i documenti raccolti e tutti i suggerimenti ottenuti, e quattro livelli di difficoltà differente, che si differenziano l’uno dall’altro per la pericolosità degli avversari e la quantità di risorse presenti in ogni ambientazione.

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Per dare vita all’isola di Glory Island e agli orrori che strisciano nei suoi sentieri, il team di sviluppo ha deciso di affidarsi alla quarta edizione del motore grafico Unreal di Epic e di concentrare gli sforzi solo sulle piattaforme di ultima generazione, oltre che ovviamente ai PC. Allo stato attuale, The Chant propone un'unica modalità grafica che punta alla massima risoluzione possibile e ai 60fps su ogni piattaforma con pieno supporto alla tecnologia HDR. Il comparto audio può invece contare su una colonna sonora originale e sul doppiaggio in lingua italiana di tutti i dialoghi, ai quali si affianca la completa localizzazione di tutti i testi e di tutti i documenti presenti nel gioco.

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Amore

Survival sì, ma anche molto action

- Una delle caratteristiche più apprezzabili di The Chant è la sua natura ibrida, che mescola gli elementi cardine del genere horror, come la scarsità di risorse e la conseguente necessità di dover scegliere attentamente come affrontare ogni situazione, con alcuni elementi presi in prestito dalle produzioni più action, come gli oggetti da lancio e l’uso di poteri speciali. Dall’incontro tra queste due filosofie nasce un titolo con una propria identità e un ritmo di gioco capace di soddisfare sia chi cerca un’esperienza ansiogena vecchio stile sia chi non disdegna di poter affrontare faccia a faccia le creature che gli stanno dando la caccia tra i sentieri di Glory Island.

Combat System

- Parlando della componente più dinamica di The Chant è poi impossibile non sottolineare l’importanza del sistema di combattimento all’interno del gioco. Pur senza allontanarsi troppo dai canoni del genere, la prima opera di Brass Token si propone come un’interessate variazione sul genere, nella quale gli scontri ravvicinati tra la protagonista e le creature soprannaturali che infestano l’isola si alternano senza soluzione di continuità a fasi più tattiche, dove chi impugna il controller deve valutare razionalmente come sfruttare al meglio le poche risorse a disposizione per sopravvivere. A rendere tutto ancora più interessante ci pensano i poteri speciali, che possono cambiare radicalmente le sorti di ogni scontro, e la schivata, che mette nelle mani del giocatore una meccanica in grado di dare grandi soddisfazioni, se debitamente utilizzata.

Atmosfere interessanti

- Al netto di una realizzazione tecnica non proprio entusiasmante, sulla quale torneremo meglio nella sezione ODIO, The Chant colpisce per la sua capacità di coinvolgere il giocatore nella vicenda, sia per quanto riguarda le tematiche affascinanti sia per quanto concerne il design generale delle ambientazioni. Glory Island, con la sua “aura” a metà tra il campeggio estivo e il villaggio infestato, è la cornice ideale nel quale ambientare un’avventura di questo tipo e lo è ancora di più grazie alla presenza di tanti piccoli elementi, visivi e uditivi, capaci di tenere sempre in tensione il giocatore. La stessa sceneggiatura, che miscela elementi tipici delle opere di H.P. Lovecraft con elementi della cultura new age, non solo si inserisce alla perfezione in questo contesto ma ne sfrutta tutto il potenziale per trasmettere al giocatore la sensazione di essere costantemente braccato da un potere invisibile.

Localizzazione completa

- Non sempre considero la presenza del doppiaggio in lingua italiana come fondamentale e, anzi, in molte occasioni resto convinto del fatto che questa opzione può influire negativamente sulla qualità del prodotto finale, specie quando la localizzazione non è di buona qualità. Nel caso di The Chant però si tratta sicuramente di un elemento a favore, che consente al giocatore di immergersi completamente nelle atmosfere cinematografiche del titolo e di vivere al meglio l’intera esperienza, anche durante le sequenze più concitate, senza doversi per forza affidare ai sottotitoli.

Odio

I.A.

- Se da un lato è vero che The Chant può contare su un sistema di combattimento accattivante, è altrettanto vero che l’intelligenza artificiale alla base delle creature che infestano Glory Island non rappresenta praticamente mai una minaccia per il giocatore, nemmeno durante gli scontri coi boss. A conti fatti, la vera difficoltà del gioco ruota attorno alla gestione delle risorse e alla necessità di tenere sempre d’occhio la salute, fisica e mentale, di Jess. Nessuna delle creature dispone infatti di attacchi particolarmente elaborati o di moveset che necessitino più di qualche tentativo per essere padroneggiati e questo influisce negativamente sul livello di sfida generale, specie nelle fasi più avanzate. Una maggiore varietà e una maggiore attenzione a questi elementi avrebbero sicuramente permesso al gioco di fare un passo in avanti nella giusta direzione.

Tecnicamente non all’altezza

- Su questo punto c’è davvero poco da dire. Il comparto grafico di The Chant è abbastanza lontano dagli standard dei titoli in terza persona attuali, sia per quanto riguarda il colpo d’occhio generale sia per quello che riguarda i modelli poligonali e le animazioni. Nulla che comprometta in modo irrimediabile l’esperienza, sia chiaro, ma è evidente che una maggiore qualità avrebbe sicuramente giovato in una produzione di questo tipo, specie se si considera che il titolo è giocabile solo sulle console di ultima generazione e che questa limitazione non trova mai una motivazione tangibile mente si esplorano le varie zone di Glory Island.

Trama prevedibile

- The Chant parte molto bene, con un incipit al cardiopalma che cattura il giocatore e una sceneggiatura che cerca subito di allontanarsi dai cliché più abusati per esplorare una tipologia di horror più raffinata e, mi permetto di dire, anche più colta rispetto alle classiche apocalissi zombie o simili. Gli approfondimenti sulle creature soprannaturali che infestano l’isola, il l legame con le emozioni degli abitanti e l’importanza della componente più spirituale permettono infatti alle prime 2/3 ore di gioco di risultare estremamente coinvolgenti, anche per chi ha giocato parecchi titoli horror nel corso della sua “carriera”. Peccato però che tutti questi buoni propositi lascino il passo a un intreccio abbastanza prevedibile da metà avventura in avanti, con rivelazioni telefonate e colpi di scena che hanno davvero poco di sorprendente. Questo cambio di rotta influisce in modo negativo sull’esperienza di gioco e, di conseguenza, sul valore generale dell’intera produzione.

Tiriamo le somme

The Chant è un’avventura horror di buona qualità, che sacrifica un po’ di atmosfera e un po’ di tensione in favore di un gameplay più dinamico rispetto ad altre produzioni simili. Il risultato è un gioco divertente e dotato di un proprio carattere, ma che non riesce ad esprimere al cento per cento il suo potenziale a causa di una sceneggiatura incapace di finalizzare al meglio le buone premesse iniziali e di un comparto tecnico afflitto da alcune fastidiose lacune, sia dal punto di vista grafico sia per quanto riguarda l’I.A. degli avversari. Nel complesso ci troviamo comunque di fronte a un titolo d’esordio in grado di soddisfare i giocatori in cerca di un’avventura dal sapore old-school e di regalare qualche emozione agli amanti del genere, con la speranza che gli sviluppatori facciano tesoro dell’esperienza accumulata e la mettano in pratica durante la creazione dei loro prossimi progetti.
7.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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