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Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin
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Recensione - Stranger of Paradise: Final Fantasy OriginXbox Series X | S Xbox OneGame

Annunciato durante l’E3 2021, Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin si è presentato come un progetto estremamente interessante per celebrare i 35 anni della saga. L’idea di unire il mondo di Final Fantasy con il combat system di Nioh sulla carta è vincente, ma qual è il risultato finale? Scopritelo nella nostra recensione.
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Il Gioco

35 anni sono un traguardo importante per una serie videoludica, e meritano di essere celebrati con qualcosa di speciale. Per l’occasione Square Enix ha deciso di intraprendere una strada coraggiosa ma pericolosa: riprendere il Final Fantasy originale e “reinventarlo” stravolgendone sia la storia che il gameplay. Non si tratta quindi di una remastered ma neanche un vero e proprio remake come avvenuto per Final Fantasy VII: Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è un esperimento a sé stante che prende libera ispirazione dalla storia del gioco del 1987, ma che ad eccezione di alcuni rimandi condivide ben poco con l’opera originale, e anzi la ribalta quasi del tutto. Si tratta infatti di una reinterpretazione in chiave “dark”, e le differenze si notano fin da subito. Se nel vecchio Final Fantasy la leggenda narrava di quattro Guerrieri della Luce che avrebbero sconfitto il Caos, in Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin i protagonisti (almeno inizialmente) sono solo tre. Il gioco stesso sottolinea questa differenza, come se ci fosse qualcosa di “sbagliato”, e più volte alcuni dei concetti o capisaldi della serie vengono distrutti o stravolti. Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin dichiara in maniera esplicita il suo distacco dal resto dell’immaginario di Final Fantasy, tanto che lo stesso titolo sta a significare come il gioco sia uno “straniero” che non appartiene al “paradiso” degli altri capitoli. Il filmato di apertura, poi, rende il tutto ancora più chiaro con una violenza esplicita che mai si era vista in un gioco di Final Fantasy, arrivando a livelli di crudezza e gore che lasciano spaesati e confusi, ma anche incuriositi.

MX Video - Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin

Come accennato i protagonisti iniziali del gioco sono tre, ovvero Jack, Ash e Jed, anche se durante il corso dell’avventura si uniranno altri due compagni. Ogni personaggio possiede un Cristallo, ma a differenza del gioco originale si tratta di Cristalli Neri, in totale contrasto con quelli che dovevano essere i Cristalli di Luce. Sia Jack che il resto dei protagonisti si incontrano in maniera apparentemente casuale, ma ognuno è spinto da quello che viene definito un vero e proprio “istinto” e “bisogno”, ovvero uccidere Caos. Per realizzare questo desiderio (e salvare il mondo) il sovrano di Cornelia manda il trio in missione , ma fin da subito appare un dilemma: chi o cosa è davvero Caos? Si tratta veramente di un singolo essere responsabile di tutta l’oscurità e il male del mondo, oppure è solo una “personificazione” che gli umani hanno dato al male per avere qualcuno da incolpare e su cui scaricare le colpe? Questa domanda è un punto focale per gran parte della trama di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin, con continui ribaltamenti di prospettiva che confermano prima una poi l’altra ipotesi, lasciando i protagonisti (e noi giocatori) con un dubbio continuo prima di arrivare all’epilogo. Nonostante la trama sia stata scritta da Kazushige Nojima, il concept originale è pur sempre del ben noto Tetsuya Nomura, un nome ben noto essendo dietro anche a Kingdom Hearts e al recente Final Fantasy VII Remake, e il suo zampino si nota abbastanza.

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Il gameplay di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin invece è stato affidato ad un altro team ben noto, ovvero Team Ninja, autori di Nioh e del sequel Nioh 2. Proprio a questi titoli si ispira il gameplay di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin, ma se pensate che si tratti di un “banale” souls-like con le skin di Final Fantasy sappiate che non è esattamente così, anche se le influenze sono piuttosto esplicite. Tanto per cominciare è possibile selezionare il livello di difficoltà, per cui i meno avvezzi al genere (o i meno pazienti) potranno godersi la trama selezionando la difficoltà “Narrativa” che semplifica di molto i combattimenti rendendo la vera sfida riuscire a morire, ma anche al livello standard Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è molto più permissivo rispetto alla media. Altra sostanziale differenza rispetto ai souls-like è l’assenza della barra del vigore. In realtà questa viene “sostituita” dai PM, la cui gestione è il vero ago della bilancia nei combattimenti. Oltre agli attacchi semplici tramite il dorsale destro (che possono essere eseguiti a ripetizione senza limiti) il grilletto invece è adibito agli attacchi speciali, che variano in base a quante volte si è premuto prima l’attacco normale. Eseguire un attacco normale e subito dopo uno speciale avrà un effetto, due attacchi normali e poi lo speciale un altro e così via. Ogni mossa speciale ha un suo costo in termini di PM, tuttavia questi non si rigenerano automaticamente come il vigore, ma solo continuando ad attaccare o effettuando un “parry” con lo scudo di energia. In questo modo oltre ad avere la possibilità di contrattaccare e ricaricare gli MP potremo “rubare” alcune mosse dei nemici e aggiungerle all’arsenale, inoltre invece di consumare MP avranno un numero limitato di utilizzi, ampliando così il nostro arsenale offensivo in base ai nemici che ci troviamo contro.

Ultimo importante dettaglio riguardo gli MP è la lunghezza della barra: all’inizio avremo sempre solo due segmenti disponibili, tuttavia facendo andare i nemici in stato di crisi svuotando la loro barra di resistenza si potranno uccidere con una finisher piuttosto brutale che permette di allungare la barra, almeno fino alla nostra morte. In caso di sconfitta infatti la barra degli MP tornerà al valore iniziale, ma non ci saranno anime o punti esperienza da recuperare nel punto di morte come nei vari souls-like. Anzi, non ci sono proprio punti esperienza, almeno per quanto riguarda il livello di Jack: questo viene determinato infatti dal livello dell’equipaggiamento, e il drop di oggetti è veramente alto. Senza esagerare si trovano pezzi di equipaggiamento ad ogni passo, ma per fortuna è presente una comoda funzione che seleziona automaticamente i pezzi migliori tra quelli a disposizione, evitando così da dover studiare centinaia di oggetti che comunque quasi sicuramente andranno cambiati dopo pochi minuti.

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A seconda dell’arma utilizzata inoltre si sblocca il relato Job, ovvero il sistema di “classi” tipico di Final Fantasy. Impugnando una spada si sblocca il Job “Spadaccino”, con una lancia il “Lanciare” e così via. In totale sono presenti quasi 30 Jobs, e se Jack non ha un vero e proprio sistema di progressione al contrario ogni Job può essere potenziato fino al livello 30, sbloccando man mano vari potenziamenti sia passivi che attivi come nuovi attacchi speciali o abilità. Alcuni Job inoltre possono essere sbloccati solo dopo aver potenziato al massimo il Job “base”, ad esempio una volta potenziato al massimo il Mago si può accedere ai Job Mago Nero, Mago Bianco e Mago Rosso. Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin incentiva molto lo sperimentare le diverse classi, e Jack può equipaggiare fino a 2 Job passando da uno all’altro in qualsiasi momento tramite la pressione di un tasto, rendendo possibili quindi diverse combinazioni e stili di gioco.

Dal punto di vista tecnico Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin alterna alti e bassi (ma ne parleremo meglio più avanti) e offre due modalità di gioco: Prestazioni permette di giocare a 60 fps ma limitando la risoluzione a 1080p, mentre Risoluzione alza il livello di grafica con un upscale in 4K (non nativo quindi) ma con soli 30 fps. Ottime le musiche e il doppiaggio presente in giapponese e in inglese, anche se va segnalato lo stesso “problema” visto anche in Final Fantasy VII Remake: i sottotitoli in italiano sono stati realizzati partendo dal giapponese, per cui non è raro vedere discrepanze tra quello che si legge e quello che viene detto nel doppiaggio inglese che invece si prende più libertà di adattamento.

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Dedicandosi unicamente alle missioni principali si può arrivare ai titoli di coda di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin in circa 15 ore, ma il tempo può raddoppiare con le varie missioni secondarie e se volete farmare equipaggiamento migliore… oltre naturalmente al numero di tentativi prima di riuscire a buttare giù alcuni boss. In caso di difficoltà è presente una modalità multiplayer co-op che permette di affrontare le missioni in compagnia di altri due giocatori mantenendo anche i progressi nella storia, oltre naturalmente ad alcuni bonus di esperienza e loot.

Amore

Un gameplay valido

- Team Ninja è uno studio che ha dimostrato più volte il suo valore, e i due Nioh sono considerati gli unici veri souls-like che possono davvero competere con quelli di From Software. Non stupisce quindi che il gameplay di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin sia piuttosto solido, divertente e appagante, al netto comunque di alcune sbavature e “semplificazioni” che faranno storcere il naso ai puristi del genere. Al contrario, se invece non vi siete mai avvicinati ad un souls-like Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin può essere un ottimo punto di ingresso essendo molto più permissivo, ma garantendo comunque un discreto livello di sfida.

Design dei boss

- Se Team Ninja è una garanzia in fatto di gameplay, Square Enix lo è in fatto di design. In particolare i boss di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin brillano per estetica, risultando veramente ispirati e degni di nota. Stranamente non si può dire purtroppo lo stesso dei protagonisti, che risultano fin troppo “anonimi”, almeno per gli standard a cui ci ha abituato la serie di Final Fantasy.

Gran finale

- La trama di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin come vedremo tra poco non è proprio delle migliori, ma il tutto viene “salvato” da un finale che mette tutto sotto una luce diversa. Naturalmente non farò spoiler di nessun tipo, ma non è raro vedere giochi che di solito sul finale si perdono, mentre reputo quello di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin una degna conclusione che potrà sorprendervi.

Odio

Trama claudicante

- Come appena detto il finale di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è meritevole, ma lo stesso non si può dire del viaggio necessario per arrivare a quella parte. La storia infatti è fin troppo confusa e “pigra”, complice anche una caratterizzazione dei personaggi che risultano anonimi e mossi da sentimenti che neanche loro riescono a spiegare. Jack in particolare è talmente fissato con l’uccisione di Caos che letteralmente è l’unica cosa di cui parla, anche quando i compagni provano a tirare fuori argomenti diversi. Il gioco inoltre ha ereditato da Nioh non solo il gameplay, ma anche la struttura narrativa: da una mappa generale si possono selezionare le varie missioni principali e secondarie con un piccolo “briefing” testuale, ognuna circoscritta in una specifica area chiusa. Questo porta ad una continua frammentazione della trama che risulta ancora più difficile da seguire, con sequenze che sembrano slegate tra loro. Se poi aggiungiamo una certa ridondanza di tematiche (Caos esiste / Caos non esiste in loop per buona parte della storia) la trama di Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin fatica a risultare interessante e coinvolgente, salvo per il già citato finale che risolleva in parte la situazione.

Comparto tecnico sottotono

- Il primo impatto visivo con Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è molto positivo. Il filmato introduttivo mostra una grafica non eccellente ma comunque in linea con quello che ci si aspetta da un gioco del 2022, specialmente sulle attuali console (la prova è stata svolta su Xbox Series X). Il problema è quando si passa alla grafica in-game, e tutti i limiti tecnici vengono allo scoperto. Specialmente giocando in modalità Performance si notano modelli poco curati, e soprattutto un fastidiosissimo aliasing ed effetto blur che rende “sfocata” l’immagine, specialmente nei filmati con i personaggi in primo piano abbastanza nitidi e lo sfondo che invece sembra perennemente avvolto da una sorta di nebbia. Molte texture poi si caricano con notevole ritardo, e in generale anche le ambientazioni (che alla fine sono dei corridoi, l’esplorazione è praticamente assente) risultano comunque grezzi e con pochi spunti interessanti, specialmente se paragonati ad altri capitoli di Final Fantasy. La situazione migliora con la modalità Risoluzione, ma considerato il genere un framerate più alto (ma comunque non proprio granitico) è sicuramente la scelta migliore per valorizzare il gameplay, sacrificando un comparto visivo che risulta così piuttosto arretrato e poco convincente.

Tiriamo le somme

Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin è un gioco che aveva un grande potenziale ma non è stato in grado di sfruttarlo al meglio. L’idea di base è intrigante, ma la storia viene rovinata da un susseguirsi di eventi quasi casuali e frettolosi che lasciano il giocatore confuso, mentre i cinque protagonisti risultano delle macchiette fin troppo anonime sia in termine di design che di caratterizzazione. Il finale risolleva la situazione ma non riesce a giustificare il problematico viaggio fatto per arrivarci. Anche il comparto tecnico non rende giustizia all’avventura di Jack e compagni risultando fin troppo datato, specialmente sulle attuali console. Vale comunque la pena giocarlo per il gameplay non proprio originale (buona parte è ripresa da Nioh) ma comunque solido e in grado di dare grandi soddisfazioni, inoltre se non siete avvezzi al genere souls-like può essere un eccellente punto d'ingresso.
6.7

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L'autore

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I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico iniziando nel dicembre 2011 a collaborare per MX, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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