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Far Cry 6
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Recensione - Far Cry 6Xbox Series X | S Xbox OneGame

Con il nuovo Far Cry 6 Ubisoft ci porta in vacanza nel piccolo stato caraibico di Yara, guidato dallo spietato regime del Presidente Anton Castillo. Sta ovviamente a noi portare la libertà al popolo di isola tropicale: scopriamo come nella nostra recensione!
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Il Gioco

Gli antichi romani sostenevano che, per tenere il potere, il popolo doveva essere distratto e sazio. “Panem et Circenses”, questo era il sunto del ragionamento. Un popolo senza pensieri e senza problemi è un popolo che obbedisce e non si ribella. Molti regimi autoritari hanno sfruttato tale semplice frasetta interpretandola nei modi più disparati e cambiandone gli ingredienti. C’è chi ha sostituito il pane con la guerra, o un nemico esterno ai giochi nell’arena. Chi ha fatto della superiorità della sua gente un motivo per ritenere non ci fosse nulla di sbagliato in quello che facevano, e così via. Anche Anton Castillo, presidente dello stato di Yara, tiene a bada il popolo con due semplici ingredienti: orgoglio e soldi. Questo non significa che gli yariani (o, come dice la propaganda, i “Veri Yariani”) siano ricchi, ma che il potere ha abbastanza fondi da poter arginare qualsiasi problema con corruzione, campagne mistificatorie o, semplicemente, con la forza. Un regime che non ha i soldi per i fucili è un regime che non dura. E da dove arrivano i soldi de El Presidente? Dal resto del mondo. Da tutte quelle nazioni che, pur di poter acquistare il miracoloso Viviro, chiudono entrambi gli occhi su quello che succede realmente nell’isola.

MX Video - Far Cry 6

Già, perché il Viviro non è un prodotto qualunque, come un sigaro particolarmente gustoso o una macchina notoriamente affidabile. Viviro è la risposta ad uno dei problemi più annosi della ricerca scientifica: è una cura contro il cancro. Ora, visti i tempi in cui viviamo, non serve sforzarsi troppo per immaginare la mole di capitali che si muoverebbero se qualcuno annunciasse di aver trovato una cura universale ed efficace contro uno dei flagelli dell’era contemporanea. Per questo motivo, a guardia del prezioso tabacco da cui viene estratto il principio chimico del farmaco, c’è un auto-proclamato leone. Anton Castillo si fa chiamare il Leone di Yara, perché sono i leoni a comandare sulle pecore, e i suoi artigli sono ben piantati nel suolo.

Per certi versi la storia di Far Cry 6 ricorda quella di Far Cry 4 dove la nazione di Kyrat, alle pendici dell’Himalaya, era sotto il giogo di Pagan Min e il giocatore era chiamato a combattere una rivoluzione per defenestrarlo. Però, rispetto a quel capitolo della serie, in Far Cry 6 le conseguenze che ci troviamo a vivere hanno cause più aggrovigliate e moralmente nebulose; un elemento che aggiunge un certo spessore al copione. Il presidente Castillo è figlio di un altro dittatore, deposto e ucciso nel 1967 in una precedente rivoluzione e i cui combattenti, noti come le Leggende del ’67, vivono nascosti e disillusi nella giungla. Le fazioni in guerra per la libertà, fra cui quella a cui si unisce il (o la, a seconda del sesso che sceglieremo) protagonista Dani Rojas, Libertad, devono scendere a compromessi con una realtà di corruzione, fatalismo e crimine che cresce come muffa sulle rovine dell’isola. Il mondo esterno sembra cieco di fronte a quanto sta succedendo, e il regime stesso spende molte risorse per promuovere l’idea di una Yara forte, libera e giusta. Insomma, in Far Cry 6 non basta prendere un fucile e scendere in strada per riportare diritti e democrazia. Ma è comunque un buon punto di partenza.

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Chi ha giocato i precedenti episodi della serie Ubisoft scoprirà di essere praticamente tornato a casa. Certo, l’ambientazione è tutta nuova, ma le attività presenti ricalcano da vicino la ricetta dei precedenti capitoli della serie, concentrando magari l’attenzione su alcuni aspetti ma senza mai uscire davvero dal solco che ormai caratterizza il brand. Per combattere il regime bisogna indebolirlo alla base, erodere metro dopo metro la terra sotto i suoi piedi, e per farlo si possono seguire le Operazioni, che sono le missioni vere e proprie che portano avanti la trama, o assaltare i posti di blocco, gli obiettivi strategici e gli insediamenti. A differenza di Far Cry 5, dove la conquista delle posizioni occupate dal nemico indeboliva direttamente i luogotenenti di Joseph Seed, queste attività non impattano in modo visibile sulla forza del regime di Castillo, anzi lo pungolano e lo spingono ad aumentare la sua presenza. Rimane però un ottimo modo per ottenere dei punti di viaggio rapido e per raccogliere risorse da utilizzare nei campi base della guerriglia. Il tutto nell’ottica di ottenere la lealtà delle tre fazioni che controllano le zone in cui è divisa l’isola e che si oppongono ai pezzi grossi del regime.

Abbiamo così, a ovest, la famiglia Montero, in lotta contro il nipote di Castillo che gestisce le coltivazioni di tabacco modificato. Al centro dell’isola Maxima Matanza, gruppo a metà strada fra movimento culturale e guerriglia attiva che rappresenta la voce della resistenza e del dissenso opposta a quella del Ministero della Cultura. A est, infine, nella folta vegetazione della sierra, si nascondono le Leggende del ’67, simbolo di resistenza del passato ora chiamate a colpire l’apparato militare ed economico di Castillo. Nel corso del gioco possiamo decidere di portare avanti in parallelo le Operazioni di tutte tre le fazioni, oppure di dedicarci dall’inizio alla fine ad una sola fazione prima di passare alle altre. L’unica cosa a cui dobbiamo prestare attenzione sono i gradi delle diverse aree: maggiore è la differenza fra il grado dell’area e il nostro livello, più sarà difficile uscire vivi dai faccia a faccia con i soldati di Castillo. In tal senso, la gestione del protagonista è quella che più si discosta dal passato della serie: non ci sono più punti talento con cui sbloccare nuove abilità e salire di livello serve semplicemente a sbloccare nuove armi e armature dai mercanti clandestini. Tutto il focus della crescita del personaggio è stato spostato sulla gestione delle armi e del vestiario, con particolare enfasi sul sistema di armi fai da te e sul "Supremo".

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Oltre alle armi più convenzionali, infatti, il giocatore può ottenere dei particolari ed eccentrici strumenti di morte assemblati da Juan, braccio destro della leader di Libertad Clara Garcia. Si va alla sparachiodi, ottima per le azioni furtive, al cannone EMP che spegne mezzi e velivoli, dal fucile di precisione caricato a razzi ad una balestra che spara vinili come fossero lame. Su tutto, però, spicca il Supremo, uno zaino che oltre a poter essere potenziato con modifiche recanti svariati bonus differenti, costituisce la scorta degli oggetti da lancio (molotov, granate, palle da baseball, coltelli da lancio, bombole di gas…) e la mossa speciale da sfruttare nelle situazioni più concitate. Di Supremo ce ne sono diversi ed ognuno offre una mossa differente. Il primo di cui veniamo in possesso, per esempio, lancia nel cielo una selva di razzi a mo’ di Katiuscia che ricadono al suolo contro i nemici, o abbattono i mezzi aerei nelle vicinanze. Un altro Supremo genera un anello di fuoco che incenerisce tutto nel raggio di diversi metri, un terzo emana un’onda elettromagnetica utile contro sistemi di sicurezza e corazzati. Ce ne sono diversi, da scegliere secondo lo stile di gioco e la situazione del momento.

Infine, ultime ma non ultime, anche le armi più convenzionali possono essere modificate in molti modi. Il giocatore, che durante l’azione può cambiare al volo fra tre armi principali e una secondaria, ha la possibilità di dotare ogni bocca di fuoco di diversi tipi di mirino, silenziatori, modifiche con bonus e, soprattutto proiettili speciali. Questi ultimi sono il cuore pulsante del sistema di combattimento di Far Cry 6, in quanto i nemici si dividono non solo secondo le armi che usano ma anche secondo le protezioni di cui sono dotati. Un cecchino, per dire, sarà vulnerabile ai proiettili antiuomo, mentre un artigliere dotato di elmetto è meglio affrontarlo con i proiettili perforanti. I lanciafiamme sono vulnerabili ai proiettili velenosi, mentre particolari nemici che spruzzano il concime alla base del Viviro (estremamente tossico se inalato) cadono urlando tra le fiamme. Ora, sia chiaro, tutti i nemici abbandonano questa valle di lacrime con il giusto quantitativo di piombo in corpo, ma utilizzare i proiettili giusti contro ogni nemico abbassa di molto il numero del “giusto quantitativo”.

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E se sono i nemici a sparare con diversi tipi di proiettili? Nessun problema: nell’inventario di Dani Rojas si possono trovare (dopo averli raccolti o comprati) pantaloni, guanti, elmetti e giubbe di ogni foggia e funzione, da quella che offre protezione contro i danni da fuoco a quella che permette una maggior scorta di munizioni. Dalle scarpe che attutiscono il rumore, a quelle che permettono di ricaricare l’arma più velocemente dopo una scivolata. Anche in questo caso, non è essenziale muoversi sempre con l’outfit calibrato a puntino, ma è comunque un bonus extra. A completare il nostro patrimonio bellico ci sono i veicoli – dotabili di torrette, speroni, corazza, clacson divertenti e Arbre Magique – e gli amigos, compagni per lo più a quattro zampe gestiti dalla CPU ai quali è possibile dare semplici ordini di movimento o ingaggio. Ogni amigo ha caratteristiche uniche e abilità che lo rendono più utile in determinate situazioni. Tutto questo, dalle armi alle armature, dai mezzi agli amigos, può essere potenziato e migliorato presso i Campi Base di Libertad, cedendo in cambio risorse e materiali unici. Il più comune, per esempio, è la polvere da sparo, necessaria per creare le modifiche delle armi e del Supremo. Ma ci sono anche vetro, ferro, medicine e plastica, che non impattano direttamente sulla dotazione del giocatore ma che possono essere spese per costruire e migliorare delle strutture da creare nei campi base. Sono in tutto sei diversi capanni. Ogni capanno offre bonus specifici, che impattano sulle attività di caccia, pesca, sulle armi a disposizione, sulle dotazioni dei guerriglieri in giro per Yara e, infine, sulle operazioni dei Bandidos. Queste ultime, altra novità di Far Cry 6, possono essere viste come un piccolo, semplice e limitatissimo, esempio di gameplay gestionale all’interno del gioco. Di fatto funzionano come un libro game (per chi ha presente il genere) e possono essere gestite dai tabelloni presenti negli accampamenti. Ogni giorno al giocatore vengono proposte delle operazioni a cui assegnare dei Capi. Una volta assegnato un capo – da arruolare con missioni dedicate e da scegliere secondo le abilità necessarie per quella specifica operazione – ci si trova di fronte ad una serie di scelte. Ognuna descrive una possibile strategia adottata dal contingente in missione, ed ognuna legata ad una specifica ricompensa e ad una percentuale di successo. Superare tutte e tre le fasi di un’operazione ne decreta il successo e l’ottenimento della ricompensa finale. Attenzione però: a seconda delle scelte fatte si investono risorse o uomini e il fallimento ne comporta la perdita.

Come se non bastasse, Far Cry 6, ci offre molte altre attività. Alcune più improntate al semplice divertimento, che portano a ricompense per lo più estetiche, altre utili ad accumulare risorse e, appunto, uomini da spedire in missione con i Bandidos. Oltre alle prevedibili corse in auto, ci sono le attività di caccia, pesca (con alcune prede speciali), le partite a domino e i combattimenti fra galli. Quest’ultima, particolarmente sfiziosa, risulta essere un vero e proprio picchiaduro in miniatura, dove si prende il controllo del gallo scelto per lo scontro e tramite tre diversi attacchi e una mossa speciale si deve sconfiggere il pennuto avversario. Un passatempo sfizioso e ridicolmente divertente. Per chi non ritenesse abbastanza varia l’offerta di Yara, c’è anche la possibilità di lanciarsi in operazioni speciali, in singolo o in cooperativa, che costituiscono dei veri e propri scenari a parte e che offrono crediti da spendere al mercato nero. Sono missioni della durata di poco meno di venti minuti, che trasportano il giocatore in una mappa creata ad hoc e pongono come obiettivo quello di trovare e rubare un’arma sperimentale dalle mani dell’esercito yariano. Durante la fuga, bisogna però stare attenti ad evitare fonti di calore e la luce diretta del sole, perché l’arma è instabile e, se surriscaldata oltre il limite, trasforma Yara in Hiroshima.

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Tutto questo, dalle missioni principali a quelle secondarie, dalle attività più marginali agli eventi speciali o randomici in giro per il mondo di gioco, lavorano in sinergia per arricchire e rafforzare la guerriglia, una cosa che nei precedenti Far Cry era meno marcata. Per esempio: liberare i prigionieri che vengono deportati nei campi di tabacco fa aumentare il numero di soldati a disposizione per le operazioni dei Bandidos. Uccidere gli animali leggendari offre pezzi unici per il Supremo. Risolvere le missioni chiamate Storie Yariane arruola i capi dei Bandidos, e così via. Nonostante Yara sia nominalmente divisa in tre aree, ognuna dotata di una morfologia particolare, il gameplay è più trasversale e non è raro trovarsi di nuovo nelle aree già liberate per portare avanti obiettivi e attività.

Amore

La fluidità di un mondo aperto

- Far Cry 6 non rivoluziona la formula dei giochi precedenti, ma la fluidifica. Yara è un’isola grande e fitta di cose da fare e tutte possono essere affrontate come si preferisce. Certo, bisogna stare attenti ai gradi di difficoltà delle diverse regioni, ma a parte quello (e relativi difetti, che vedremo più in basso), non c’è un vero e proprio filo conduttore che costringe il giocatore a seguire un certo copione. Durante la prova del gioco ho avuto sessioni in cui mi buttavo a testa bassa nelle operazioni della storia e altre in cui semplicemente vagavo per l’isola, affrontano quello che il mondo mi offriva. I due stili di gioco alla fine sono complementari perché è difficile vincere una rivoluzione senza prima conquistare posti di blocco e insediamenti, così come è difficile vincerla facendo solo casino in qualche campo di tabacco senza un obiettivo particolare.

Un grande cast

- Certo, in Far Cry 6 c’è Giancarlo Esposito, ma diciamoci la verità: è dai tempi di Far Cry 3 che Ubisoft ci ha abituato a grandi personaggi e grandi cattivi. Da Vaas a Pagan Min, dalla famiglia Seed alle gemelle di Far Cry: New Dawn. I diversi cast creati per gli episodi della serie si sono sempre distinti per personaggi memorabili, sopra le righe e ben gestiti. Far Cry 6 in questo non è da meno, aggiungendo però un importante tassello: il protagonista. Il nostro avatar, il guerrigliero/a Dani Rojas, ha un nome, una storia, un volto e, soprattutto, una voce. Per quanto sia bello fingersi gli eroi del momento quando giochiamo, condurre i fili di una marionetta muta e senza spessore non è la cosa più efficace in termini di trama e credibilità. Si pensi al Novellino di Far Cry 5, tanto silenzioso quando sostituibile. Forse, per la prima volta, Far Cry 6 sarà ricordato non solo per il suo cattivo, ma anche per il suo eroe.

Gli ingranaggi che funzionano

- Questo punto potrebbe essere visto come un corollario del primo, ma ho preferito separarlo per approfondirlo. Il gameplay di Far Cry 6, basandosi su quelli del passato con alcune rifiniture, offre ancora una volta la possibilità di affrontare gli scontri nel modo più congeniale. Se c’è una cosa che non mi è mai venuta a noia in alcun capitolo della serie, è la pianificazione degli assalti negli insediamenti e la successiva messa in atto. Appostarsi su un’altura per sfruttare lo smartphone e segnare i nemici, disattivare gli allarmi e far scattare le trappole contro gli stessi soldati dà ancora grandi soddisfazioni. Così come entrare ad armi spianate, sfruttare i diversi tipi di proiettili per pulire l’area, presentarsi con un elicottero, un caccia militare, un mezzo corazzato… un carrarmato. E ciò che in genere viene definito come gunplay, vale a dire il feeling restituito dalle armi quando si mira e si spara, in Far Cry 6 funziona e la resa dei colpi, specie alla testa, è la migliore della serie.

Odio

Gli ingranaggi che non funzionano

- Purtroppo, nel rifarsi a meccaniche ormai solide nella serie, Far Cry 6 soffre di una serie di problemi annosi che sarebbe anche ora di affrontare e debellare. Il fatto che il gioco sia un grosso parco giochi, in cui molti degli eventi avvengono in modo casuale, porta spesso a situazioni completamente fuori di testa e frustranti. Ho capito che è credibile (ehm, circa) che mentre sono appostato nella vegetazione, venga attaccato da un branco di coyote, ma che questi siano scacciati dai miei compagni a colpi di molotov, dando fuoco a tutto, facendo scappare le bestie in fiamme dentro i vicoli del villaggio vicino che a sua volta prende fuoco, allarma i soldati, richiama gli elicotteri, porta altri guerriglieri in battaglia, attira le forze speciali e due coccodrilli, un orangotango, due piccoli serpenti, un’aquila reale… Proprio perché siamo all’interno di un gioco, certe contromisure potrebbero limitare l’insorgere di situazioni da meme, dove le cose precipitano oltre i limiti del logico. Come se non bastasse, a queste debolezze ereditarie, Far Cry 6 ne aggiunge di nuove. In primis le aree controllate dai soldati non possono essere ripulite. Gli insediamenti sì, e i posti di blocco pure, ma tutte le fabbriche, le caserme, le centrali elettriche rimangono presidiate dai soldati di Yara, anche quando l’intera zona è stata conquistata dai rivoluzionari. Mi sono capitate situazioni in cui, di fronte ad un insediamento liberato, a cinque metri di distanza una postazione nemica continuava a far comparire soldati, generando di fatto una lotta eterna fra CPU di Libertad e CPU di Yara. Una cosa che succedeva anche in missione. Per farvi capire: in una missione dovevo uccidere un certo numero di affumicatori (i nemici che spruzzano il concime velenoso già menzionati). In teoria questi erano sparsi su tre coltivazioni diverse, ma mi è bastato uccidere tutti quelli nella prima, salire su una torretta al centro del campo e sparare a quelli che erano ricomparsi dal nulla dove avevo ucciso gli altri: missione completata.

Nessun filo da torcere

- Far Cry 6 è facile. Ma facile, facile, facile. Vi ricordate che ho scritto prima che le diverse zone di Yara sono segnate con un grado che indica la presenza militare in presidio e, quindi, la difficoltà? Potete altamente fregarvene. Far Cry 6 offre due difficoltà: Storia e Normale. Nella prima il gioco tiene il ritmo basso per permettere ai giocatori di godere della trama senza particolari patemi. Nella seconda fa lo stesso, ma con un altro nome. Il discorso dei proiettili speciali dedicati a diversi tipi di nemici è troppo sbilanciato. Cioè, è credibile che un essere umano colpito al cranio da un colpo di fucile salti il successivo giorno di lavoro (e tutti quelli dopo), ma in Far Cry 6 questo significa che non c’è soldato normale o speciale che rimanga in piedi se colpito alla testa dal giusto proiettile – o da un paio al torace. Quando ho capito che aria tirava, per fare una prova e mettere alla corda il gioco, ho preso una macchina e sono andato nella capitale dell’isola, Esperanza, quella che dovrebbe essere l’area più difficile. Arrivato sul luogo ho passato venti minuti a falciare tutti quelli che si presentavano, e anche quando sono arrivate le forze speciali, le ho rispedite al mittente: soldati, elicotteri e carri armati. Alla fine me ne sono andato per noia e non per debolezza. Questo non solo rende Far Cry 6 un gioco poco impegnativo, ma vanifica qualsiasi pretesa di crescita del personaggio. Perché dovrei perdermi a sbloccare le diverse armi, comprese quelle speciali create da Juan, quando mi basta un kalashnikov e un fucile di precisione per arrivare nell’ufficio di Castillo?

Corollario: nessuna IA da torcere

- Come se non bastasse (e può essere anche vista come una causa dell’eccessiva facilità), l’intelligenza artificiale di Far Cry 6 è la peggiore finora vista nella serie. I tempi di risposta dei soldati nemici – vale a dire quanto ci mettono a rivelare il giocatore e sparargli – sono ridicolmente lunghi e il loro campo visivo e imbarazzante. Durante un attacco ad un insediamento un cecchino nemico mi è arrivato alle spalle sul tetto, si è portato al mio fianco e si è steso, urlando ai compagni che mi stava cercando. Non si è mai accorto che ero accucciato contro la sua spalla. Le forze speciali (banali soldati con i lanciarazzi) quando scendono in campo, passano più tempo a correre in giro nel tentativo di trovare una buona mira, che non a sparare. Un problema che, purtroppo, vale anche per i compagni e gli alleati a quattro zampe. Mere marionette dal minimo impatto nel gioco. C’è poco da girarci intorno: l’intelligenza artificiale di Far Cry 6 è un grosso, grosso problema e di fatto annacqua tutta l’esperienza.

Next-gen, next time

- Far Cry 6 è in sviluppo da molti anni, prima ancora dell'arrivo delle console attuali e questo si vede. Nulla di abominevole, ma comunque deludente. Su Xbox Series X, nonostante il download del pacchetto di textures HD, il risultato finale è di poco superiore a quanto abbiamo visto in Far Cry 5. I dettagli sono moderatamente notevoli sulla breve distanza, e scendono a livello di texture piatte nel raggio di una trentina di metri. Salire su una posizione elevata significa vedere un bel pezzo del panorama in stile 2009, se non peggio. Ci sono momenti visivamente intriganti, soprattutto di notte, e il gioco è sempre fluido durante l’azione, ma la next-gen sarà per la prossima rivoluzione. Senza contare che, l’unico punto in cui non doveva farlo, i filmati, è quando il gioco scattava. Filmati nei quali sono evidenti due cose: le ottime interpretazioni del doppiaggio originale e l’espressività dei volti che lascia assai a desiderare. Sembra di fatto esserci di base una certa pigrizia il cui emblema può essere espresso con una delle scene iniziali quando, dopo un naufragio, quattro dei sei cadaveri presenti sulla spiaggia sono manichini fissi nella stessa posa, differenti solo nei vestiti.

Poliglotta ma non italiano

- Un difetto che può anche essere visto come marginale, ma che comunque va segnalato. Far Cry 6 presenta testi, menu e sottotitoli in italiano ma il parlato è in inglese. Un grosso cambiamento rispetto ai capitoli precedenti, tutti doppiati nella nostra lingua, ed un vero campanello d’allarme per il mercato nostrano. O magari si tratta di una scelta consapevole fatta per non perdere per strada la recitazione dei nomi coinvolti e perché i dialoghi sono un particolare miscuglio di inglese, inglese maccheronico e spagnolo, cosa che in italiano sarebbe stata difficile da rappresentare. Fra i difetti elencati questo lo ritengo il più soggettivo, ma appare senza dubbio come un passo indietro rispetto al passato.

Tiriamo le somme

Far Cry, la serie, è ormai una cosa mastodontica. Ogni episodio è più grosso e più denso del precedente, e solo per questo motivo Far Cry 6 compie un grande lavoro nel tenere insieme tutti i pezzi senza crollare sotto il suo stesso peso. Di contro, però, deviare il corso di un colosso del genere richiede un grande guizzo, un colpo di reni che al momento non sembra essere all’orizzonte. È inevitabile, dunque, che di fronte ad un’opera in cui gran parte degli elementi sono già noti, inizi a farsi strada il desiderio di qualcosa di più, fosse anche solo una maggior rifinitura delle cose in essere. Far Cry 6 non è il capitolo in cui tale desiderio viene esaudito: funziona ma non entusiasma, offre molto, ma la quantità non è di per sé una qualità, e nel farlo, nel rimanere ancorato al passato (al netto di piccole variazioni) crea maggior consapevolezza sui suoi punti deboli. Insomma, Yara sarà anche libera, ma la sua rivoluzione si confonde come una delle tante che ci sono state e che ci saranno.
7.5

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L'autore

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Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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