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img Yakuza: Like a Dragon
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Recensione - Yakuza: Like a DragonXbox Series X | S Xbox OneGame

Con Yakuza 6: The Song of Life si è conclusa l’epopea di Kazuma Kiryu, ma l’universo creato da Ryu Ga Gotoku Studio ha ancora tanto da offrire. Yakuza: Like a Dragon si carica sulle spalle il difficile compito di essere un nuovo inizio per la serie, con la chance di attirare un nuovo pubblico ma anche il dovere di accontentare anche i fan storici. Sarà riuscito in questa impresa? Scopriamolo insieme.
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Il Gioco

La mia prima reazione all’annuncio di Yakuza: Like a Dragon è stata “Oh no, ma perché?”... o meglio, questa è la parafrasi perché l’originale non posso riscriverlo essendo ricco di imprecazioni. Nonostante abbia scoperto la serie di Yakuza solo con i Kiwami, è diventata in breve tempo una delle mie saghe preferite in assoluto, spingendomi a recuperare tutti i capitoli e spin-off come Judgment. Kazuma Kiryu è uno dei personaggi più iconici e “cool” mai visti, che senso aveva quindi fare un nuovo Yakuza senza di lui? Anche perché dai primi trailer il nuovo protagonista, Ichiban Kasuga, non mi ha ispirato molta fiducia, anzi al contrario ho provato una vera e propria antipatia a pelle. Il colpo di grazia è arrivato con l’annuncio che il gioco non sarebbe stato più un action game, ma una sorta di JRPG a turni; "che cooosa?". Yakuza si è basato sempre sulle scazzottate e l’azione adrenalinica, il combattimento a turni è letteralmente l’opposto di tutto quello che è stata la serie fin dall’origine. Ero comunque curioso di vedere quale scempio potesse essere uscito fuori, così ho avviato il gioco sulla mia nuova e fiammante Xbox Series X, quasi dispiaciuto di inaugurare finalmente la next-gen con un titolo per cui avevo bassissime aspettative. Non mi sono mai sbagliato così tanto. Certo, Yakuza: Like a Dragon non è un gioco perfetto, ma è riuscito a conquistarmi in un modo che non credevo fosse possibile; vediamo perché.

La storia è ambientata nel 2019 e narra la storia di Ichiban Kasuga, un pesce piccolo del clan Arakawa, una delle tante famiglie del ben noto clan Tojo. In maniera simile a quanto successo a Kiryu. anche Ichiban ha passato un lungo periodo in prigione per un crimine che non ha mai commesso, passando ben 18 anni dietro le sbarre dopo essersi preso la colpa per un omicidio solo per salvare l’onore della famiglia. Ichiban infatti ha un profondo senso di lealtà e ammirazione per il patriarca Arakawa, l’unico ad averlo preso sotto la sua ala protettiva dopo un’infanzia passata tra le strade senza genitori. Quando Arakawa gli chiede di sacrificarsi andando in prigione, Ichiban accetta immediatamente, felice di poter ripagare il suo debito e sognando il giorno in cui finalmente sarebbe potuto tornare dal suo patriarca e mentore.

MX Video - Yakuza: Like a Dragon

Una volta scontata la pena, tuttavia, Ichiban trova una situazione profondamente cambiata: il clan Tojo non esiste più e, cosa ancor peggiore, il motivo sembra essere il tradimento di Arakawa che ora fa parte dell’Alleanza Omi, storica rivale dei Tojo. Quella che doveva essere una festa si trasforma in tragedia, e dopo il prologo ambientato nella familiare Kamurocho l’azione si sposta nel distretto a luci rosse Isezaki Ijincho di Yokohama. Qui un Ichiban solo, abbandonato e ferito viene salvato da Nanba, un senzatetto ed ex infermiere. Inizia così una lunga e tortuosa avventura per scoprire che cosa è successo davvero in quei 18 anni e il motivo del tradimento di Arakawa, e ad accompagnarlo in questo percorso, oltre al già citato Nanba, si uniscono l’ex poliziotto Adachi e la barista Saeko. Ognuno ha le sue motivazioni personali per seguire Ichiban, e ognuno ha uno stile di combattimento unico.

Già nei precedenti Yakuza Kiryu non era l’unico personaggio giocabile, tuttavia si utilizzavano i vari protagonisti sempre in sezioni separate e mai insieme, mentre in Yakuza: Like a Dragon il quartetto esplora e combatte sempre unito come un vero party. Come già detto, infatti, il gioco non è più un action game ma un JRPG con combattimenti a turni, anche se qualche traccia d'azione è comunque rimasta. Una volta entrati in combattimento i personaggi si muovono autonomamente mentre noi scegliamo i comandi da immettere, e il loro posizionamento può cambiare le sorti di una battaglia: alcuni attacchi infatti possono colpire ad area più nemici se questi si trovano vicini, oppure se siamo nei pressi di un oggetto come una bicicletta o un cono stradale questo viene raccolto e usato durante un attacco normale, e addirittura il traffico può essere sfruttato a proprio vantaggio facendo investire i nemici spingendoli per strada… ma attenzione a non essere travolti anche voi!

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Certo, il fatto che non si possa controllare il movimento rende questi eventi da una parte casuali, dall’altra “costringe” ad una certa dose di riflessi per sfruttare al meglio il momento opportuno per eseguire alcune azioni. Il ritmo è tenuto alto anche da alcuni piccoli quick-time event che, se eseguiti con il giusto tempismo, possono causare danni extra alle mosse, inoltre si possono limitare i danni subiti premendo il tasto della difesa poco prima di essere colpiti. Si tratta quindi di un particolare ibrido che mescola combattimento a turni con una piccola componente action, un sistema che richiede alcune ore per essere assimilato ma che può dare parecchie soddisfazioni.

Oltre agli attacchi normali Ichiban e compagni possono contare su un vasto assortimento di tecniche speciali che richiedono specifici punti azione per essere effettuati, e possono variare da combo per fare danno a buff e debuff, fino ad attacchi combinati con gli altri membri. Alcune tecniche tuttavia possono essere imparate ed eseguite in base al lavoro del personaggio: Yakuza: Like a Dragon prende in maniera letterale il “job system” visto nei vecchi Final Fantasy, e recandosi presso un centro per l’impiego si può cambiare il lavoro di Ichiban e soci, ognuno con caratteristiche uniche. Adachi ad esempio può lavorare come agente antisommossa e accedere ad armi come manganello e scudo per fare il tank, Saeko può diventare una idol con canzoni utili per supportare e potenziare gli altri, mentre Ichiban lavorando come guardia del corpo può utilizzare tecniche legate alla katana. Ogni lavoro ha un proprio livello, e guadagnano esperienza si sbloccano talenti e abilità passive che a volte possono essere mantenute anche cambiando lavoro, incoraggiando quindi a sperimentare più mestieri.

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Da buon JRPG, infine, Yakuza: Like a Dragon richiede una certa attenzione agli oggetti, armi ed equipaggiamento da utilizzare. Anche nei precedenti capitoli erano tutte cose presenti ma in maniera molto marginale, mentre qui diventano una delle parti centrali del gameplay. È presente anche una componente di crafting con cui creare o potenziare armi e armature, oltre naturalmente ad una miriade di attività secondarie con cui ottenere anche equipaggiamento unico.

Dal punto di vista tecnico Yakuza: Like a Dragon si difende molto bene su Xbox One Series X con personaggi che sfoggiano animazioni facciali e dettagli di prim'ordine, anche se va sempre tenuto conto del fatto che il gioco in realtà è nato per la precedente generazione ed è uscito ad inizio anno in Giappone; si notano quindi alcuni retaggi del passato come muri invisibili, ambienti poco interattivi o alcune sbavature grafiche per i personaggi secondari o comparse. I quindici capitoli che compongono la storia principale vi terranno occupati per oltre 40 ore, ma tra attività secondarie, minigiochi e collezionismo si possono tranquillamente triplicare.

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Amore

Storia e personaggi coinvolgenti

- Ryu Ga Gotoku Studio ha sempre dimostrato di sapere come creare storie appassionanti nei precedenti capitoli, ma mi sento di dire quasi che con Yakuza: Like a Dragon si siano superati creando uno degli intrecci narrativi migliori. Il gioco inoltre riesce ad alternare momenti leggeri e spensierati (specialmente nelle missioni secondarie) a temi invece ben più seri specialmente in Giappone, come la vita dura dei senzatetto, le difficoltà nel trovare un lavoro quando si è in età avanzata o la prostituzione. La trama mi ha tenuto incollato allo schermo con continui colpi di scena, e la caratterizzazione dei personaggi ha fatto il resto. Per quanto Kiryu rimanga un personaggio iconico, Ichiban è riuscito ad entrarmi nel cuore con il suo stile e personalità. Ho apprezzato soprattutto che gli sviluppatori non siano caduti nella trappola del voler creare un “clone” di Kiryu: per quanto ci siano delle somiglianze, Ichiban è anzi il quasi l'opposto di Kiryu ed esterna le proprie emozioni in maniera molto aperta e diretta ed è più facile entrare in empatia con lui. Anche il Nanba, Adachi e Saeko hanno delle storie interessanti, e alcuni dei miei momenti preferiti sono stati quando il quartetto si ritrovava nel bar a parlare del più e del meno davanti ad una bottiglia di sakè, o quando ordinando particolari combinazioni di cibo nei ristoranti si attivavano dialoghi opzionali. Ascoltare i compagni inoltre ha effetti anche sul gameplay, sbloccando ad esempio attacchi speciali e missioni secondarie dedicate.

Un nuovo inizio

- Per quanto Yakuza: Like a Dragon sia un effettivo sequel agli eventi passati della serie, è al tempo stesso una sorta di soft reboot e punto ideale per iniziare le serie. La trama ha ovviamente alcuni rimandi al passato e conoscere la storia della rivalità tra il clan Tojo e l’Alleanza OMI aiuta molto, ma il gioco è totalmente accessibile anche ai neofiti. La svolta da JRPG a turni può invece spiazzare i vecchi fan, ma ammetto che si è rivelata una piacevole sorpresa: se nel passato si poteva anche caricare a testa bassa premendo tasti a caso e curarsi all’infinito aprendo il menu di pausa in caso di difficoltà, ciò non è più possibile in Yakuza: Like a Dragon, dove invece è la strategia a farla da padrone. Va anche detto che effettivamente la serie aveva bisogno di una ventata d’aria fresca, e anche se questo è più un tifone che ha quasi spazzato via il passato può essere comunque interessante anche per i vecchi fan. Come detto io per primo ero fin troppo scettico all’idea di questo cambiamento drastico, e invece ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Il Drago parla italiano

- Uno dei principali motivi per cui la serie di Yakuza ha faticato a farsi conoscere nel nostro paese è sempre stata l’assenza di una localizzazione italiana. I giochi avevano una enorme quantità di dialoghi e testi in inglese, e anche chi di solito non ha problemi a volte faticava a stare dietro a tutto. SEGA tuttavia sembra aver capito che negli ultimi anni anche in Italia si è formata una buona fanbase, e già con lo spin-off Judgment aveva finalmente investito nella realizzazione di sottotitoli in italiano. Anche Yakuza: Like a Dragon ci permette di seguire tutte le vicende con un’ottima localizzazione italiana di testi e sottotitoli, mentre il doppiaggio è unicamente in inglese e giapponese; consiglio quest’ultimo per una maggiore immersività.

Odio

Nipponicamente lento

- Più che un difetto vero e proprio questo è un avvertimento per chi ama saltare i dialoghi: Yakuza: Like a Dragon non è un titolo che fa per voi. Non sono rari i momenti in cui si passano decine di minuti a guardare filmati o leggere dialoghi, e la stessa trama ci mette qualche ora prima di iniziare finalmente a carburare. Si tratta di una narrazione prolissa tipica dei titoli giapponesi, per cui se amate questo tipo di giochi potrebbe perfino essere un pregio, ma se siete giocatori impazienti e preferite l’azione alla narrazione pensateci bene. Anche i vecchi Yakuza avevano lunghi filmati e dialoghi, ma almeno venivano bilanciati da un gameplay frenetico e adrenalinico, mentre in Yakuza: Like a Dragon con il nuovo sistema di combattimento a turni il ritmo generale è molto più lento.

Spazio per miglioramento

- Ritengo che l’esperimento di trasformare la serie in JRPG sia stato un successo, ma c’è ancora spazio per diversi miglioramenti, a partire dalla gestione del movimento durante le battaglie. Anche il sistema dei lavori, per quanto interessante, ha bisogno di qualche limatura, anche perché una volta portato a livello alto dover quasi ricominciare da zero quando si cambia lavoro toglie un pò la voglia di sperimentare.

Tiriamo le somme

Un cambio drastico da action a JRPG non è proprio facile da digerire, eppure Ryu Ga Gotoku Studio è riuscita nell’impresa. Yakuza: Like a Dragon è al tempo stesso nuovo ma familiare per i fan di vecchia data, e l’incredibile storia e caratterizzazione dei personaggi fanno entrare Ichiban e compagnia nel cuore dopo solo poche ore. Kazuma Kiryu non poteva lasciare il testimone ad un gruppo migliore, e grazie alla localizzazione in italiano si tratta di un inizio perfetto per appassionarsi alla serie… e chissà, magari fare uno sforzo e recuperare anche i precedenti titoli.
8.8

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L'autore

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I videogame lo intrigano fin da piccolo nonostante il disappunto della nazi-mamma, che alla fine è costretta a cedere e sopporta anche la sua mania per i Comics, i Manga e il collezionismo di Limited Edition. Spera di farsi strada nel mondo del giornalismo videoludico iniziando nel dicembre 2011 a collaborare per MX, inoltre studia psicologia per cercare di capire il comportamento dei fanboy.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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