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Daymare: 1998

Recensione - Daymare: 1998Xbox One DigitalGame

Al termine di un lungo percorso iniziato nell’ormai lontano 2016, il tanto atteso Daymare: 1998 sviluppato dagli italiani di Invader Studios approda finalmente anche su console portando con sé tutto il fascino vintage dei primi Resident Evil, un’ambientazione che strizza l’occhio alla cultura degli anni ’90 e alcune interessanti meccaniche inedite. Scopriamo insieme come si mescolano i vari elementi nel nuovo titolo!

Il Gioco

Daymare: 1998 è un survival horror in terza persona che mette il giocatore nei panni di tre diversi protagonisti coinvolti, loro malgrado, nelle oscure vicende che ruotano attorno alla Hexacore Genetics e alla cittadina statunitense di Keen Sight. Siamo, come facilmente intuibile dal titolo, nel 1998 e il gioco si apre con le squadre speciali H.A.D.E.S. in volo verso il centro di ricerca AEGIS per conto di un ramo clandestino del governo americano. Il loro obiettivo è quello di investigare sul perché dell’improvvisa interruzione delle comunicazioni con il centro e mettere al sicuro i materiali sensibili custoditi nella struttura, nel caso quest’ultima fosse compromessa. La situazione all’interno però è molto più che “compromessa”. Tutti gli addetti in servizio sono morti o, peggio, vagano per l’edificio come zombie assetati di sangue insieme ad altre spaventose creature. Vi ricorda qualcosa? Ovviamente si, ma non fatevi trarre in inganno così facilmente. Le origini dell’incidente, il modo in cui la piaga si diffonderà per le strade della città e l’epilogo non sono infatti scontati, così come non lo sono le differenti motivazioni che spingono i tre protagonisti, ovvero due operativi H.A.D.E.S. e il ranger Samuel Walker, ad attraversare la città e le aree limitrofe, tutte chiaramente infestate dalle spaventose creature, per raggiungere i propri scopi alternandosi più volte sullo schermo nei cinque capitoli che separano il giocatore dai titoli di coda.

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Queste sono le premesse narrative sulle quali si sviluppa Daymare: 1998, che fonde le meccaniche classiche del genere a cui appartiene ad alcuni elementi inediti. Oltre alla trama a base di zombie, caratterizzata da un intreccio non lineare impreziosito da numerosi colpi di scena, e alle classiche meccaniche da survival horror, fatte di scontri a fuoco con poche risorse e enigmi da risolvere, la prima opera della software house italiana propone infatti alcune interessanti novità legate alla gestione dell’inventario, alle meccaniche di base e alla narrazione. Le prime ruotano attorno al palmare posizionato sull’avambraccio dei soldati H.A.D.E.S e che, per ragioni che ovviamente non svelerò, potrà essere utilizzato anche da Sam. Il D.I.D. , questo il nome tecnico del palmare, fornisce dettagli sui documenti raccolti, una mappa della zona nella quale ci troviamo, una panoramica sulla salute di chi lo indossa e, soprattutto, riepiloga gli oggetti in nostro possesso, tra cui trovano spazio varie armi da fuoco con le relative. Per alcune tipologie, come pistole e fucili automatici, è però necessario utilizzare dei caricatori, che vanno riempiti con le munizioni raccolte e che possono essere sostituiti durante gli scontri in modo rapido, ovvero lasciando cadere a terra il caricatore in uso e inserendone uno nuovo, o in modo più lento, riponendo il caricatore usato nell’inventario.

MX Video - Daymare: 1998

Anche la gestione dei consumabili, che includono varie tipologie di sostanze mescolabili tra loro per creare varie combinazioni e utilizzabili con un sistema rapido a due slot, presenta qualche novità rispetto agli standard del genere. Molti dei composti sono a tutti gli effetti delle droghe e, come tali, vanno a influire negativamente sulla salute di chi le utilizza. Se si esagera, iniettandosi per esempio più composti in rapida successione, si rischia quindi di andare in overdose, con conseguenze evidenti sulle capacità psichiche. Queste però non sono le uniche funzionalità del D.I.D., che consente ai protagonisti di “hackerare” alcune porte elettroniche attraverso un particolare minigioco nel quale bisogna fermare degli indicatori in movimento in posizione corretta utilizzato in tasti dorsali del pad. Nelle fasi più avanzate, il palmare permette inoltre al giocatore di individuare alcune porte segrete, dietro cui si celano stanze utilizzate dalla Hexacore per spiare gli abitanti della cittadina di Keen Sight nelle quali sono posizionati speciali terminali dove è possibile salvare la partita senza attendere un checkpoint, depositare gli oggetti in eccesso o, addirittura, effettuare dei veri e propri scambi rinunciando al alcuni consumabili per riceverne altri.

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Tutte queste novità vanno ovviamente a impattare sul sistema di gioco rendendo fondamentale la gestione dell’inventario, specie nelle situazioni più concitate. La rapidità dei nemici infatti ricorda più da vicino quella degli ultimi Remake di Capcom che non i classici survival horror old-school, mentre la loro letalità sembra essere rimasta quella di un tempo. Per finire al tappeto bastano infatti pochi colpi ben assestati, soprattutto durante gli scontri con i boss più pericolosi. Anche da questo punto di vista Daymare: 1998 mischia tradizione e novità, proponendo sia situazioni canoniche dove è sufficiente riversare sul nemico quante più munizioni possibili, sia scontri diversi nei quali è necessario sfruttare l’ambiente circostante a proprio vantaggio per sopravvivere. Le novità, come anticipato, non riguardano però solo la gestione dell’inventario e il gameplay, ma anche lo sviluppo della sceneggiatura, che se da una parte appare abbastanza canonica sia per quanto riguarda i temi sia per quanto riguarda le ambientazioni da attraversare per sopravvivere all’orrore che si diffonde, dall’altra cerca di spingersi un po’ oltre tratteggiando una trama costellata di intrighi e resa ancora più profonda da una lunga serie di documenti, molti dei quali possono essere recuperati solo inserendo i codici raccolti nel gioco in un sito web esterno creato ad-hoc per supportare la produzione. A completare l’offerta ci pensano poi un discreto numero di enigmi e dei simpatici collezionabili rappresentati da statuine a forma di renna sparse per le ambientazioni che omaggiano film, serie tv e altre produzioni celebri degli anni ’90.

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Per dare vita alla loro prima opera, i ragazzi di Invader Studios hanno deciso di affidarsi alle capacità dell’Unreal Engine, che si dimostra ancora una volta in grado di gestire in modo ottimale sia le ambientazioni al chiuso sia quelle all’aperto, e di concentrarsi molto sulla gestione delle fonti di illuminazione, così da garantire a Daymare: 1998 la giusta atmosfera. Il titolo beneficia inoltre di numerose sequenze di intermezzo create con lo stesso engine, doppiate solo in lingua inglese ma con sottotitoli interamente localizzati, così come tutte le altri parti scritte presenti, in italiano. Più che discreto il comparto audio, che sottolinea con il giusto tempismo i momenti da “jump-scare” e che accompagna in modo più che adeguato il giocatore nel corso dell’avventura anche grazie alla presenza di un paio di brani musicali originali di buona qualità.

Amore

Gameplay in crescendo

- Daymare: 1998 è un titolo che che si rivela al giocatore con la giusta calma. Nella prima parte del gioco l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un survival horror fin troppo simile ai grandi classici del genere al quale si ispira, ma poi per fortuna le cose cambiano. Man mano che si procede nell'avventura le particolari meccaniche introdotte dagli sviluppatori, specie quelle legate alla gestione dell’inventario e delle munizioni, iniziano a rivestire un ruolo sempre più centrale, i nemici aumentano, il backtracking diventa fondamentale e le piccole peculiarità, come i minigiochi di hacking e le sezioni nei panni del ranger Sam Walker, donano via via sempre più personalità al gioco, così da allontanare definitivamente la sensazione di dejà-vu e immergere il giocatore in un survival horror impegnativo proprio come quelli a quali si ispira, ma al contempo mai troppo imitativo.

Trama

- Nonostante la presenza di elementi comuni a molte altre produzioni, Daymare: 1998 riesce a proporre un intreccio originale quasi mai banale o scontato. La cospirazione nella quale si trovano coinvolti i tre protagonisti affonda le proprie radici nel passato, ponendo le basi per una storia intrigante e, soprattutto, godibile dall’inizio alla fine nonostante la durata. Per raggiungere i titoli di coda la prima volta sono infatti necessarie dalle 10 alle 12 ore, variabili in base alle proprie capacità e al livello di difficoltà selezionato tra i tre disponibili, nel corso delle quali il gioco rivela progressivamente maggiori informazioni al giocatore attraverso dialoghi ben recitati, scene di intermezzo dotate di una buona regia e documenti di varia natura che rendono l’intera vicenda molto più stratificata di quanto era lecito attendersi in una produzione di questo tipo. Certo, ogni tanto i protagonisti si prodigano in spiegazioni fin troppo eccessive o in rivelazioni non necessarie, ma nel complesso questo aspetto risulta comunque uno dei più riusciti.

Citazioni, citazioni…e ancora citazioni.

- Come ampiamente promesso dagli sviluppatori Daymare: 1998 è letteralmente pieno zeppo di rimandi alla cultura degli anni ’90. Ogni ambientazione propone libri, graffiti, cabinati, inquadrature, locandine, poster e altri elementi presi in prestito da un decennio che, evidentemente, ha lasciato il segno nel cuore degli autori anche al di fuori del mondo dei videogiochi. Nessuna forma di intrattenimento sembra essere rimasta esclusa da questa operazione nostalgia, e la ricerca di tutti questi elementi si traduce in molte occasioni in un “gioco nel gioco” che sprona chi impugna il pad a esplorare a fondo ogni area per trovare quanti più riferimenti possibili.

Tecnicamente solido…

- Molto spesso le produzioni indipendenti non brillano per pulizia del codice o stabilità generale, ma questo non è il caso di Daymare: 1998. Durante la mia prova infatti non sono mai incappato in bug eclatanti, freeze fastidisoi o crash improvvisi del gioco e questo ha sicuramente reso più godibile l’intera avventura. Il lavoro svolto da Invader Studios sotto questo punto di vista è quindi encomiabile e andrebbe preso come esempio da molte altre software house indipendenti.

Odio

…ma decisamente migliorabile

- Per quanto non mi aspettassi risultati particolarmente eclatanti vista la portata della produzione e senza nulla togliere all’ottimo lavoro svolto per quanto riguarda la stabilità generale, ammetto di essere rimasto abbastanza deluso nello scoprire che la versione console non si avvicina minimamente al livello qualitativo raggiunto su PC, sia per quanto riguarda il dettaglio generale sia dal punto di vista del frame-rate, che nemmeno su One X riesce a garantire i 30fps stabili in tutte le situazioni. Nemmeno l’ottima gestione delle fonti di illuminazione riesce purtroppo a risollevare questo aspetto, che influenza in modo sensibile l’esperienza di gioco globale.

Enigmi a volte troppo contorti

- Nel tentativo di non essere un semplice “clone” e di proporre rompicapo mai troppo scontati, Daymare: 1998 ogni tanto esagera. Nella maggior parte delle situazioni, le informazioni necessarie per procedere possono infatti essere reperite esplorando o leggendo in modo accurato i documenti, ma per alcuni enigmi non è sufficiente. Spesso bisogna lavorare di logica, il che non è affatto un male, ma ogni tanto non basta nemmeno questo e si finisce inevitabilmente a procedere per tentativi fino ad inciampare nella soluzione, magari senza neppure aver del tutto chiaro il perché. La sensazione che ne deriva purtroppo non è piacevole e evidenzia purtroppo un po’ di inesperienza del team di sviluppo nel bilanciare in modo corretto la complessità in una delle parti fondamentali del titolo.

Boss Fight

- Un altro punto dolente di Daymare: 1998 riguarda purtroppo i combattimenti contro i nemici unici, se così possiamo definirli. Il design di queste creature infatti risulta fin troppo simile a quello degli avversari comuni e il fatto che alcuni, dopo il primo incontro, diventino dei nemici al pari degli altri non fa che rendere ancora più evidente questo aspetto. E’ inoltre opportuno segnalare come buona parte della difficoltà delle boss-fight derivi dai limiti del sistema di controllo, che risulta spesso inadeguato a gestire scontri nei quali sono necessari grandi quantitativi di proiettili e, quindi, tanti caricatori da riempire mentre si cerca di non essere colpiti a morte.

Tiriamo le somme

Daymare: 1998 è un survival horror ambizioso, caratterizzato da un gameplay costantemente in bilico tra tradizione e innovazione e da una sceneggiatura originale stracolma di citazioni in grado di soddisfare anche gli amanti del genere più esigenti. Le peculiarità del sistema di gestione dell’inventario, il particolare intreccio narrativo e la grande passione degli sviluppatori devono però fare i conti con un realizzazione tecnica non sempre all’altezza, con un gestione degli scontri migliorabile e con alcuni problemi di bilanciamento degli enigmi che sarebbe stato sicuramente meglio evitare. Nel complesso il titolo risulta comunque più che godibile da tutti i fan del genere, a patto di saper accettare i limiti di una produzione che, nonostante i difetti di gioventù, pone ottime basi sulle quali speriamo che Invader Studios decida di investire senza timori nel prossimo futuro.
7.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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