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Journey to the Savage Planet
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Recensione - Journey to the Savage Planet

A poco più di un anno dall’annuncio ufficiale il primo titolo dei canadesi di Typhoon Studios, Journey to the Savage Planet, è finalmente approdato sulle nostre console per reclutare nuovi aspiranti esploratori da spedire verso i più remoti angoli dell’Universo. Scopriamo insieme le caratteristiche di questo interessante titolo!

Il Gioco

Journey to the Savage Planet è un gioco d’avventura in prima persona, affrontabile in singolo o in modalità cooperativa online, che mette il giocatore nei panni di un inesperto esploratore spaziale inviato in una regione sconosciuta del cosmo dalla Kindred Aerospace, una pittoresca compagnia specializzata proprio in questo tipo di missioni. L’obiettivo del “generico” protagonista è semplice: scoprire nuove risorse da sfruttare e nuovi pianeti sui quali trasferire il genere umano nell’eventualità, non così remota, di una catastrofe irreversibile. Dico generico sia perché la recluta non ha un’identità ben definita, sia perché il nostro alter-ego non è l’unico esploratore lanciato nello spazio da Martin Tweed, il bizzarro CEO della compagnia aerospaziale. Tanti altri astronauti sono infatti stati inviati un po’ ovunque nella galassia con lo stesso incarico principale e il medesimo l’equipaggiamento. Ogni missione prevede due sole attività, ovvero l’esplorazione e la catalogazione di quanto presente sul pianeta assegnato, siano esse risorse o forme di vita aliene, e per portarle a termine, anche in un’ottica di “ottimizzazione dei costi e dei pesi”, la Kindred Aerospace mette a disposizione dei propri dipendenti solo una tuta spaziale dotata di scanner e una potente stampante 3D, invitando di fatto gli esploratori a recuperare sul pianeta e/o creare da zero il resto sfruttando le risorse raccolte in loco, incluso il carburante necessario per poter tornare a casa dopo aver completato quelle che, almeno sulla carta, dovrebbero essere missioni di routine su pianeti privi di pericoli.

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Dovrebbero, appunto. AR-Y 26, il pianeta che ci è stato assegnato, non è come tutti gli altri. Oltre alla fauna e alla flora locale, che oserei definire “caratteristiche”, sul piccolo corpo celeste sono infatti presenti segni evidenti del passaggio di altre forme di vita intelligenti. Su tutti, una gigantesca torre che svetta a poca distanza dal punto di atterraggio della nostra nave spaziale. Ecco quindi che le cose si complicano e gli obiettivi aumentano: oltre a catalogare quanto più possibile e trovare il modo di tornare a casa, il protagonista deve anche investigare sulle origini della misteriosa struttura e fare rapporto ai proprio superiori. O, forse, sarebbe meglio usare il condizionale anche in questo caso. Journey to the Savage Planet infatti non obbliga il giocatore a completare nessuno degli incarichi sopracitati, lasciandolo libero di gestire come preferisce il proprio destino. Ci si può dedicare anima e corpo agli aspetti più scientifici, studiando quante più creature e risorse possibili con il proprio scanner e portando a termine i bizzarri esperimenti che ci vengono progressivamente inviati dalla base, decidere di mettere completamente da parte questo aspetto per scoprire quali misteri cela la torre o, perché no, scegliere di non complicarsi troppo la vita e concentrarsi solo sulla ricerca del carburante necessario per rientrare sulla Terra senza preoccuparsi di portare a termine il proprio lavoro. La scelta è nelle mani del giocatore e, comprensibilmente, porterà ad epiloghi differenti raccontati, così come tutti gli altri svincoli della trama, attraverso i video messaggi inviati al protagonista da Martin Tweed.

MX Video - Journey to the Savage Planet

Questo vuol dire che ci troviamo di fronte a un titolo free-roaming ambientato in un paradisiaco angolo dell’Universo? Ovviamente no. Dopo aver “stampato” un’arma di fortuna ed essere sceso dalla propria astronave, il giocatore scopre infatti che il lussureggiante pianeta sul quale si trova in realtà è un luogo molto pericoloso, sia per via dei numerosi predatori presenti sia a causa di una conformazione ricca di ostacoli da superare, anche risolvendo semplici enigmi, e zone pericolose nelle quali è facile perdere la vita. Per sopravvivere, almeno nelle fasi iniziali, il giocatore non può fare altro che affidarsi alla propria pistola e alle abilità base del personaggio mentre cerca di sfruttare al meglio quanto in suo possesso, come la disgustosa sbobba sintetizzata che la Kindred Aerospace fornisce come cibo ai propri dipendenti e che sembra avere un effetto quasi assuefacente su alcune delle prime forme di vita nelle quali ci si imbatte, che possono di fatto essere usate a proprio vantaggio in vari modi differenti, non tutti propriamente etici.

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Su AR-Y 26 sono però presenti diverse tipologie di risorse naturali, che possono essere raccolte o recuperate, sempre con metodi più o meno discutibili, dalle rocce e dalle forme di vita indigene e che si rivelano fin da subito fondamentali per incrementare le proprie statistiche base o per stampare nuovi oggetti e modifiche attraverso la preziosa stampante installata a bordo dell’astronave. Questa operazione consente al giocatore di potenziare le caratteristiche base del proprio equipaggiamento o di sbloccarne di nuove, così da poter sfruttare nuove abilità o nuovi gadget, come rampini o propulsori, che gli consentano di proseguire nella propria missione. L’insieme di tutti questi elementi rappresenta l’ossatura base attorno alla quale si sviluppa praticamente tutti il gameplay del titolo, che nelle fasi esplorative abbraccia elementi tipici dei platform, dei metroidvania e dei puzzle game e che, nelle fasi più action, si concede anche una deriva verso il genere FPS, il tutto però condito dalla necessità costante di sfruttare a proprio vantaggio l’ambiente e le risorse per proseguire e per avere la meglio sui numerosi predatori presenti sul pianeta. La peculiare conformazione del pianeta AR-Y 26, ricca di crepacci, di pareti da scalare e di aree nascoste, prevede infatti che il giocatore sfrutti a proprio vantaggio molti elementi naturali, come le melme elastiche o gli appigli naturali, e che li combini con le abilità del personaggio in situazioni via via sempre più articolate.

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Anche gli scontri, inclusi quelli a suon di schiaffoni, seguono questa particolare filosofia. Tutti i nemici, inclusi i boss unici, hanno infatti dei punti deboli che possono essere rivelati attraverso lo scanner, molti dei quali prevedono l’utilizzo di secrezioni acide, di misteriose sostanze appiccicose o di pericolosi frutti elettrici. In aggiunta a questi “prodotti locali”, il protagonista può poi sempre contare sulla fidata pistola, che offre al giocatore due modalità di fuoco differenti e che può essere potenziata nel corso dell’avventura utilizzando la fida stampante 3D. Nonostante questa “imponente” capacità offensiva è comunque possibile che il protagonista finisca per andare incontro a una morte prematura, causata magari dall’attacco congiunto di un fastidioso Uccello Palla Infetto e di una pericolosa Caniena. La Kindred Aerospace ha però pensato a tutto, installando a bordo della nostra astronave un dispositivo capace di “bio-replicare” in tempo reale il nostro alter-ego in caso di improvvisa dipartita e di trasferire nel nuovo personaggio l’intero bagaglio di conoscenze senza controindicazioni, se si esclude la remota possibilità di malformazioni permanenti. Il processo di duplicazione non può però fare nulla per le risorse raccolte fino a quel momento, che rimarranno sulla superficie del pianeta in attesa di essere recuperate di fianco al nostro cadavere (mi raccomando, prendetevi sempre qualche secondo per dargli la giusta sepoltura!).

Amore

Humour irresistibile

- Il principale punto di forza di Journey to the Savage Planet è sicuramente la dissacrante ironia che permea praticamente qualunque aspetto del titolo, dal design delle ambientazioni e delle bizzarre creature presenti su AR-Y 26 ai surreali video motivazionali di Martin Tweed, passando per grotteschi spot pubblicitari, strani messaggi di servizio e improbabili questionari incentrati sui nostri progressi. Il gioco non perde mai, e sottolineo mai, l’occasione di mettere il giocatore di fronte a situazioni al limite dell’incredibile capaci di strappare più di una risata, il tutto senza mai risultare fuori luogo.

Il piacere di esplorare

- Nonostante la mappa di gioco non possa in alcun modo rivaleggiare con quella di una produzione AAA, Journey to the Savage Planet riesce nel difficile compito di proporre un level design armonioso, ma allo stesso tempo capace di stimolare l’interesse del giocatore spingendolo a esplorare per il solo gusto di farlo. Nel gioco sono ovviamente presenti dei collezionabili e per raccoglierli tutti è necessario esplorare da cima a fondo ogni area, ma spesso mi è capitato di allontanarmi dal percorso principale e perdere di vista l’indicatore di obiettivo presente nelle bussola per il semplice gusto di mettere alla prova un nuovo gadget, per scoprire cosa si celava in cima a un'altura apparentemente insuperabile o per vedere fin dove potevo arrivare combinando le mie doti atletiche, l’elasticità di una melma verdastra locale e la spinta dei propulsori della mia tuta (spoiler alert: la distanza massima è sempre meno di quello che vi sembra).

Progressione

- Il sistema di avanzamento progettato da Typhoon Studios, con abilità da sbloccare progressivamente attraverso 5 differenti skill-tree, non rappresenta di certo una novità assoluta. Ciò che però colpisce è il modo con cui questo aspetto si sposa con tutti gli altri elementi, primo su tutti quello legato all’esplorazione. L’acquisizione di nuovi progetti per la stampante è infatti direttamente collegata alla scoperta di nuove zone, alla raccolta di specifiche sostanze e al completamento di specifici esperimenti. Ma questa è solo la prima parte. Una volta che si entra in possesso del progetto, bisogna poi raccogliere le risorse necessarie per poterlo creare e questa operazione spesso si traduce nella necessità di trovare nuove risorse e nuovi percorsi per raggiungere aree non ancora esplorate. Se a questo aggiungiamo che gli elementi fondamentali per lo sviluppo del personaggio e per la stampa, ovvero le melme arancioni e la lega aliena, sono spesso nascoste al pari degli altri collezionabili, tra cui figura anche il carburante per l’astronave, otteniamo una struttura inaspettatamente profonda che rende ogni minuto di gioco molto gratificante.

Gameplay coinvolgente

- Journey to the Savage Planet non è un gioco innovativo, ma riesce nel difficile compito di “svecchiare” alcune meccaniche classiche e di metterle al servizio di un sistema di gioco ben bilanciato, che fin dalle battute iniziali decide di non accompagnare per mano il giocatore per tutto il percorso ma, anzi, lo sprona a sperimentare costantemente per scoprire nuovi segreti ed elaborare strategie creative. Questa caratteristica, unita alle meccaniche già citate, fa si che il gioco di Typhoon Studios non diventi mai noioso o ripetitivo perché c’è sempre qualcosa di nuovo da fare, qualche area nuova da scoprire combinando le proprie abilità con gli elementi naturali presenti o qualche esperimento strampalato da portare a termine per il bene di tutta l’umanità.

Visivamente molto ispirato

- Per la loro opera di debutto, gli sviluppatori di Typhoon Studios hanno deciso saggiamente di affidarsi all’onnipresente Unreal Engine per dare vita ad una ambientazione che, seppur senza stupire per livello di dettaglio o qualità generale e senza includere miglioramenti dedicati alle console mid-gen, riesce comunque a catturare l’attenzione del giocatore. Buona parte del merito in questo caso è da attribuire all’ottimo lavoro svolto dai grafici del team nel tratteggiare un ecosistema ricco di fascino alieno e nell’incastonarlo in modo magistrale nel level design del titolo regalando sempre un colpo d’occhio più che soddisfacente.

Odio

Fin troppo breve

- Journey to the Savage Planet è tanto bello quanto, ahimè, corto. In poco più di 6 ore si può arrivare ai titoli di coda e ne bastano 10/12 per completare al 100% il gioco raccogliendo tutti i collezionabili e esplorando a fondo ogni area. Una longevità apparentemente accettabile per un titolo di questo tipo, ma che lascia purtroppo l’amaro in bocca proprio in virtù delle ottime qualità messe in mostra dal gioco sia dal punto di vista del gameplay sia per quanto riguarda lo sviluppo delle vicende. Ciò che più infastidisce è che sarebbero bastati un finale meno “frettoloso” e qualche contenuto in più a rendere le cose soddisfacenti anche da questo punto di vista.

Controlli imprecisi

- Journey to the Savage Planet, come ho detto, prende spunto da tanti generi diversi, anche per quanto riguarda il sistema di controllo. Il problema è che in alcune situazioni, specie quelle più caotiche o quando è necessaria una precisione millimetrica, i controlli non sempre rispondono con il giusto tempismo e questo può portare a conseguenze nefaste, come finire inspiegabilmente nel vuoto dopo un salto apparentemente molto semplice o non riuscire a schivare i colpi degli avversari perché non si capisce con esattezza da dove arrivino. Nel complesso di tratta comunque di casi isolati e che, come tali, non vanno a penalizzare in modo sensibile l’esperienza di gioco, ma una maggiore attenzione a questi aspetti non avrebbe sicuramente guastato.

Tiriamo le somme

Journey to the Savage Planet è un’avventura spaziale di ottima qualità, capace di sorprendere il giocatore dalla sequenza iniziale ai titoli di coda, con un gameplay intrigante e con un’atmosfera tanto bizzarra quanto divertente. Qualche piccolo problema c’è e in qualche occasione si notano i limiti di una produzione indubbiamente un po’ acerba, ma si tratta di piccoli inciampi che non penalizzano più di tanto un gioco capace di regalare un discreto numero di ore di svago e spensieratezza non solo agli amanti del genere, ma anche a tutti coloro che non disdegnano l’idea di esplorare in totale libertà un pianeta ricco di misteri e di segreti, da scoprire passo dopo passo.
8.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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