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Initial II: New Stage

Recensione - Initial II: New Stage

Quello dei character action game è un genere che non è mai tramontato, anche se non può contare su moltissimi esponenti (tra i quali il recente DMC 5); a rimpolpare le fila del genere ci prova ora lo studio cinese Restory Studio, che porta sulle nostre console il suo Initial II: New Stage dal sapore nippofilo. Scopriamo di cosa si tratta.

Il Gioco

Il titolo di questo Initial II: New Stage può sicuramente confondere: non c'entra nulla con il famoso manga/anime Initial D, le cui stagioni si chiamano "Second Stage", "Third Stage" e così via. Il "II" nel titolo ci fa però capire che questo è il secondo capitolo di una saga: come mai non abbiamo mai sentito parlare del primo episodio? La risposta è semplice: il primo capitolo fu un gioco decisamente modesto come budget e successo, ben poco conosciuto dalle nostre parti e uscito solo su PC e Mac. Initial II: New Stage non ne è peraltro un seguito diretto, tant'è che gli eventi accaduti nel primo gioco sono qui praticamente ignorati. E' più giusto quindi vederlo come un'evoluzione del primo gioco, una versione più ambiziosa e ampliata del concetto visto in The Initial, anche se il team rimane comunque di stampo indie e formato da 9 persone.

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Complice una traduzione dal cinese piuttosto approssimativa (e solo in inglese, niente italiano qui), la storia non è troppo chiara, ma vede tre giovani combattenti di un'università di magia di Philosophia scontrarsi con gli antichi nemici dell'impero di Scientia. Questa guerra magica è però solo il pretesto per mettere i giocatori nei panni di una giovane ragazza vestita con abiti piuttosto corti, dotata però di grosse spade, mosse eccezionali e magie potenti, impegnata a battersi contro nemici armati o dotati di poteri magici, il tutto con un game design di chiara ispirazione giapponese. Chi ha già giocato a qualche character action game (o stylish action game) come DMC o Bayonetta, sa già più o meno cosa aspettarsi: uno stile di combattimento molto acrobatico con salti enormi, lunghe combo fatte di colpi leggeri e potenti con 4 tipi di lama, ma anche magie e poteri speciali attivabili di tanto in tanto che per breve tempo rendono il nostro personaggio ancor più pericoloso.

MX Video - Initial II: New Stage

Questa parte del titolo risulta piuttosto appassionante. Si salta da un nemico all'altro con naturalezza, con un sistema di puntamento automatico che rende facile indirizzare i colpi e con movimenti veloci e reattivi che ci permettono di evitare al meglio gli attacchi o cambiare tattica offensiva al volo. Si può sicuramente affrontare il gioco come un "button masher" e superare i combattimenti usando le stesse 2-3 mosse alle difficoltà più basse, ma passando a quelle più alte diventa imperativo saper evitare gli attacchi nemici e destreggiarsi al meglio tra loro, rompendo le loro difese e colpendo quando fa più male.

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In fin dei conti è questa l'essenza del gioco, perché i ragazzi del team cinese Restory non hanno arricchito il titolo con molti elementi di contorno. Troviamo delle cut-scene che portano avanti la trama ed anche un hub esplorabile a Philosophia, ma il cuore del gioco sono i combattimenti e questo si vede anche nel level design di quasi ogni area, con percorsi lineari e praticamente nessuna deviazione, Anche dove sembrerebbe esserci la possibilità di prendere un percorso alternativo quasi sempre si viene bloccati da muri invisibili di dubbio posizionamento. Esplorando bene è possibile trovare un paio di piccoli segreti, ma il gameplay consiste comunque praticamente nell'andare avanti area per area, affrontando di volta in volta i nemici che si teletrasportano sul posto ed arrivando poi al boss di ciascuna sezione. Come spesso accade in questo tipo di giochi, durante i combattimenti c'è anche una barriera che delimita l'area dello scontro; questa sparisce solo alla caduta dell'ultimo nemico.

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La nostra avventura scorre nel corso di 10 capitoli durante i quali sblocchiamo costantemente nuovi poteri e vengono introdotti nuovi nemici; la trama non decolla mai, ma poco importa. Il tutto per circa una dozzina d'ore di gioco, senza molti spunti di rigiocabilità tranne che per i diversi livelli di difficoltà.

Amore

Combattimenti divertenti

- Non avrà la precisione millimetrica di Metal Gear Rising: Revengeance o la follia pura di Bayonetta 2, ma Initial II: New Stage risulta sorprendentemente divertente anche dopo le prime ore di gioco. La varietà dei combattimenti non è alta, eppure si lasciano giocare con piacere perché il sistema di combattimento è veloce, spettacolare e piuttosto fluido, permettendoci di concatenare piccoli voli, spadate micidiali, attacchi speciali e combo devastanti con una semplicità notevole. Con diversi alleati al nostro fianco, i combattimenti diventano ancora più caotici e spettacolari, molto più di quanto ci si possa aspettare in genere da produzioni di questa portata.

Il fascino dei B-movie

- Un titolo del genere non competerà mai con giochi del calibro di Devil May Cry o Ninja Gaiden per quel che riguarda il livello di rifinitura del gameplay o del design di gioco, ma in fondo va bene così. La produzione a basso budget di Initial II: New Stage gli dona un fascino tutto suo, richiamando giochi orientali meno noti com Bullet Witch o la saga di OneeChanbara. I dialoghi sembrano tratti da un film di The Asylum (quelli di Sharkando, per intenderci), le ambientazioni sono spoglie ma molto più colorate dei giochi tripla-A realistici dei giorni nostri ed infine il design punta tutto sul divertimento dato dal gameplay, senza preoccuparsi di offrire un pacchetto completo a 360 gradi. Non è per tutti, ma ha il suo fascino.

Odio

Tecnicamente scadente

- Si sa, con le produzioni indipendenti non ci si può aspettare la stessa realizzazione tecnita di titoli dal budget molto più alto, ma Initial II: New Stage è ben al di sotto la sufficienza con tanti asset di livello veramente basso, personaggi rigidi e con movimenti innaturali, numerosi bug visivi, il tutto tra l'altro contornato da caricamenti sorprendentemente lunghi e cali di frame-rate abbastanza frequenti anche su Xbox One X.

Design frettoloso

- Anche la cura dei dettagli e il design generale lasciano a desiderare: muri invisibili ovunque che tagliano con una linea retta anche aree che sarebbero potute essere accessibili, tante aree con collisioni errate, cut-scene che partono e finiscono in maniera totalmente improvvisa, presentando peraltro bug visivi che gli sviluppatori non possono non aver notato vista la frequenza, ed infine una telecamera che in diversi punti tende ad incastrarsi rendendo difficile capire dove siano i nostri nemici. Tanti, troppi elementi del gioco mancano di cura e rifinitura.

Cosa devo premere, quindi?

- Anche la localizzazione inglese del gioco (l'italiano non è presente) appare fatta con grande superficialità; non solo dà vita a dialoghi con frasi a malapena sensate o fraintendibili, ma problema ben più fastidioso è rappresentato dalle istruzioni dei tutorial o i comandi che si trovano nei menu che sono semplicemente difettosi, mostrando simboli corrotti invece dei tasti che dovremmo premere. Quando il gioco mostra che dobbiamo premere due, tre, quattro tasti per fare una mossa specifica e nessuno dei tasti è leggibile, si può dire che abbiamo un problema piuttosto grave. Fortunatamente i comandi sono abbastanza intuitivi, ma mi ci sono voluti un po' di minuti di sperimentazione in qualche momento morto per capire come azionare alcune abilità o realizzare combo avanzate. A differenza di quasi tutti gli altri difetti del gioco, questo sembra però risolvibile con una patch.

Ripetitivo e lineare

- Ultimo ma non ultimo, Initial II: New Stage ha un design davvero antiquato, con un design delle aree lineare e prevedibile. Quasi ogni livello prevede aree apparentemente aperte ma in realtà chiuse da muri invisibili; si va avanti di qualche metro, arrivano i nemici da battere con delle barriere che delimitano l'area di combattimento e poi si va avanti. Una filosofia di design comune anche a saghe come Devil May Cry o Bayonetta, ma quei giochi tendono ad offrire più varietà nei combattimenti, level design più creativi e diverse situazioni di gioco mirate a spezzare la monotonia. Tutto ciò non avviene qui, con ogni area virtualmente identica, una ripetizione costante di nemici e pericoli, e praticamente zero motivi per cercare strade alternative o elementi nascosti, essendo questi praticamente inesistenti. Solo le fasi di esplorazione nell'hub e le battaglie boss portano qualche piccola variazione sul tema, ma ciò che vedrete nel primo capitolo del gioco mostrerà quasi totalmente tutto ciò che ancora deve venire in termini di gameplay e varietà.

Tiriamo le somme

Initial II: New Stage prova ad attrarre gli amanti degli action game, ma fin troppi problemi - pessima realizzazione tecnica ed eccessiva ripetitività tra i maggiori - rovinano l'esperienza di gioco. Eppure, in mezzo alle tante problematiche si nasconde un gameplay frenetico, godibile, divertente, una giocabilità che non avrà la profondità di Bayonetta ma che risulta abbastanza appassionante pur nella sua ripetitività. Il team di sviluppo non sembra avere i mezzi per proporre una presentazione all'altezza delle aspettative, ma se riuscite a sorvolare sui numerosi difetti di design potreste stupirvi della bontà del sistema di combattimento. Del resto, l'obiettivo primario di un videogioco è divertire, e nonostante tutto Initial II: New Stage riesce a farlo.
6.5

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L'autore

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Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, il mondo di Halo lo avvicina alle console Microsoft. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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Commenti

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