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img A Plague Tale: Innocence
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Recensione - A Plague Tale: Innocence

La casa di sviluppo francese Asobo Studio, dopo aver raggiunto la notorietà con la realizzazione di alcuni titoli su licenza e aver contribuito alla creazione di giochi come The Crew e ReCore, ha finalmente pubblicato A Plague Tale: Innocence, nuova avventura ambientata proprio in Francia tra il 1348 e il 1349, quando la peste e l’Inquisizione stavano letteralmente decimando la popolazione. Analizziamolo insieme.

Il Gioco

A Plague Tale: Innocence è un’avventura che mette i giocatori nei panni di Alicia de Rune e del suo fratellino Hugo. I due, nonostante i legami di parentela e le nobili origini, non si sono praticamente mai frequentati a causa di una misteriosa malattia che costringe il piccolo Hugo a restare perennemente rinchiuso nella sua stanza per ricevere le cure che la madre Beatrice, esperta alchimista, prepara giornalmente. Le cose però sono destinate a cambiare rapidamente quando la Peste Nera, trasmessa da orde inarrestabili di roditori, l’Inquisizione, capitanata dal malvagio Lord Nicholas, e le ombre della Guerra dei Cent’Anni si abbattono senza pietà sulla regione della Francia dove risiede la famiglia de Rune. Alicia, dopo aver appreso in prima persona di cosa sono capaci i ratti infetti e aver salvato il fratellino dal massacro della propria famiglia da parte delle truppe di Lord Nicholas, si vede infatti costretta a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio proprio in compagnia del giovane Hugo. Un viaggio che, nelle circa 10/12 ore necessarie per completare i 17 capitoli che compongono il titolo, permetterà ai due protagonisti non solo di conoscersi meglio, ma anche di fare luce sul passato della famiglia de Rune, sulle origini della malattia di Hugo e su come tutti questi elementi siano collegati all’epidemia di peste e alle azioni degli Inquisitori.

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Queste sono, al netto di possibili spoiler, le premesse narrative dalle quali prende il via A Plague Tale: Innocence, titolo stealth in terza persona sviluppato dal talentuoso team di Asobo Studio nel quale i giocatori controllano, salvo rare occasioni, proprio la giovane Alicia. La primogenita dei de Rune, grazie alle sue capacità con la fionda, alla sua intelligenza e alle basilari tecniche di elusione insegnatele dai genitori prima dell’arrivo degli Inquisitori, è infatti l’unica dei due sopravvissuti in grado di affrontare le continue difficoltà che il destino e gli sviluppatori, senza troppi complimenti, pongono sul loro cammino, in un susseguirsi di campagne abbandonate presidiate da efferati soldati, villaggi invasi da orde sempre più numerose di ratti, enigmi ambientali da risolvere e fortezze apparentemente impenetrabili. Ma andiamo con ordine. Alicia e il suo fratellino, come prevedibile, non sono dei combattenti e non possono in alcun mondo sperare di affrontare a viso aperto i soldati che gli stanno alle calcagna. La cattura, salvo rarissimi casi, non è infatti un’opzione contemplata ed essere scoperti, nella maggior parte dei casi, significherà dover assistere alla morte di uno dei due protagonisti. Non stupisce quindi che uno degli scopi principali di A Plague Tale: Innocence sia quello di riuscire a superare le aree di gioco senza farsi notare.

MX Video - A Plague Tale: Innocence

Da questo punto di vista il titolo di Asobo Studio ricalca fedelmente gli standard del genere stealth, con un level design ricco di coperture e di elementi da sfruttare per celare la propria presenza alla vista degli avversari, che come da tradizione seguono pattern di movimento più o meno regolari, reagendo in modo via via sempre più nervoso in caso di avvistamento dei protagonisti. Si perché Alicia e Hugo, quando sono insieme, si muovono quasi sempre in coppia. Alicia, da buona sorella maggiore, deve infatti aiutare continuamente il fratellino, sollevandolo quando necessario, aprendo le porte per verificare l’assenza di pericoli o movimentando gli oggetti più pesanti . Le uniche occasioni nelle quali i due fratelli si separano coincidono con le sequenze in cui Alicia suggerisce a Hugo di attenderla al sicuro mentre lei agisce, quando i due vengono divisi per esigenze narrative e quando Alicia chiede al fratellino di intrufolarsi in passaggi stretti o di interagire con alcuni oggetti, cosa che tra l’altro potrà essere effettuata anche dando indicazioni agli altri NPC che si avvicenderanno al nostro fianco per tutto il corso dell’avventura. In tutti questi casi il giocatore deve però sempre tenere presente che Hugo non ha mezzi per potersi difendere e che, data la sua giovanissima età, potrebbe andare facilmente nel panico nel caso rimanesse solo troppo a lungo, attirando su di sé l’attenzione delle guardie.

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I soldati dell’Inquisizione, come già detto in apertura, non rappresentano però l’unica minaccia per i giovani de Rune. La Francia sta infatti affrontando un’epidemia di peste e la contemporanea invasione da parte di orde di ratti inferociti, che non esitano ad attaccare e a “spolpare” tutto quello che gli capita a tiro. Per fortuna i roditori sembrano non apprezzare particolarmente la luce, il che permette ai due protagonisti di sfruttare le numerose fonti, fisse e mobili, presenti nelle ambientazioni per proseguire o per indirizzare i topi verso una specifica direzione, così da circoscrivere l’invasione o sfruttarla a proprio vantaggio eliminando qualche soldato. Le capacità di Alicia chiaramente non si esauriscono qui. La giovane può infatti lanciare sassi e vasi per attirare l’attenzione delle guardie, così da far allontanare i nemici più vicini, ma non solo. Grazie alle sue abilità con la fionda, Alicia può creare diversivi colpendo bersagli distanti e mettere fuori combattimento le guardie. La giovane, che a quanto pare ha ereditato la predisposizione della madre per le arti alchemiche, può inoltre preparare numerosi composti utili, per esempio, per accendere o spegnere bracieri e torce, per attirare i roditori verso una specifica direzione o per costringere gli avversari più corazzati a togliersi l’elmo offrendo alla giovane l’opportunità di assestare un colpo mortale. Per preparare i vari composti Alicia, deve ovviamente consumare risorse, che possono essere raccolte durante l’esplorazione insieme ad altri materiali, utili per potenziare, inizialmente solo utilizzando speciali banchi da lavoro, la fionda, l’equipaggiamento della protagonista e le caratteristiche di alcuni dei composti alchemici.

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A sorreggere tecnicamente l’intera avventura ci pensa il motore grafico proprietario sviluppato da Asobo Studio, che sulla piattaforma utilizzata per la mia prova, Xbox One X, raggiunge senza particolari difficoltà i 4K (upscalati) a 30fps, mentre su Xbox One e One S la risoluzione massima è fissata a 1080p, sempre a 30fps. L’ultima fatica di Asobo Studio supporta inoltre la tecnologia HDR dove disponibile, e può fregiarsi di una colonna sonora originale composta da Olivier Deriviere, già noto per aver contribuito negli ultimi anni alla realizzazione delle OST di titoli come Remember Me e Vampyr. A Plague Tale: Innocence beneficia inoltre del doppiaggio in 3 differenti lingue (francese, inglese e tedesco) a cui si sommano i sottotitoli e la completa localizzazione delle parti scritte in lingua italiana.

Amore

Sceneggiatura emozionante

- La storia di Alicia e Hugo, per quanto lineare, è sicuramente uno dei punti di forza dell’intera produzione grazie alla presenza di una trama ben scritta che riesce nel difficile compito di coinvolgere rapidamente il giocatore e di creare un legame profondo tra chi impugna il pad e i protagonisti, anche quelli secondari. A Plague Tale: Innocence non ha un’introduzione lunga, ma nonostante ciò riesce a gettare basi solide, dalle quali si dirama poi un’avventura intensa che, tra colpi di scena, cambi di ambientazione e momenti drammatici, lascia in più di un’occasione il giocatore con il fiato sospeso. A dare maturità e carattere a tutti questi elementi ci pensano il rapporto tra Alicia e Hugo, così genuino da rompere in più di un’occasione la quarta parete, un tris di “cattivi” molto ben caratterizzati e una schiera di NPC perfettamente inseriti nel contesto narrativo. Elementi semplici, ma che spesso non vengono curati a dovere e che, invece, permettono a A Plague Tale: Innocence di ritagliarsi il giusto spazio non solo nel settore, ma soprattutto nella memoria dei giocatori.

Ambientazione

- Se avete dato uno sguardo a qualche trailer o a qualche video di gameplay sicuramente siete consapevoli del fatto che A Plague Tale: Innocence non vuole settare nuovi standard dal punto di vista visivo. Questo però non vuol dire che il titolo di Asobo Studio sfiguri se confrontato con produzioni più grandi, anzi. Grazie a un’ambientazione originale, a una direzione artistica molto ispirata e ad un sapiente uso di colori e illuminazione, la nuova avventura del team francese riesce facilmente a mettere in secondo piano il limiti del proprio engine, consegnando nelle mani dei giocatori una piccola perla, capace di stupire sia per la bellezza di alcuni panorami e per la cura riposta nella realizzazione dei modelli poligonali (impreziositi dall’utilizzo di texture in HD) sia per la teatralità ansiogena di alcune ambientazioni, rese ancora più claustrofobiche dalla presenza di migliaia di roditori animati in modo estremamente credibile dal motore di gioco. Ma non è tutto qui. Violenza, degrado, crudeltà. Il titolo di Asobo studio non risparmia nulla al giocatore dal punto di vista visivo e, cosa ancora più importante, lo fa senza mai sembrare eccessivo o fuori luogo. Ogni elemento, anche quello apparentemente più angosciante come le enormi pile di cadaveri che Alicia e Hugo si vedranno costretti a superare in alcune situazioni, trova il giusto spazio nel gameplay e nello sviluppo della trama, contribuendo di fatto ad incrementare il fascino dell’intera produzione.

Gameplay semplice ma efficace

- A Plague Tale: Innocence è un titolo stealth basato su un classico sistema di coperture, al quale si affiancano l’utilizzo della fionda e una serie di enigmi ambientali più o meno complessi. Padroneggiare le meccaniche di gioco e il sistema di controllo non richiede particolari capacità e il sistema di mira assistita compensa egregiamente le sporadiche defaillance del combat-system. Nonostante ciò, l’avventura della casa di sviluppo francese riesce a catturare l’attenzione dall’inizio alla fine, a trasmettere un costante senso di sfida e a garantire il giusto equilibrio tra la componente narrativa e quella ludica. Il merito di questo strabiliante risultato è ovviamente da attribuire agli sviluppatori che, oltre ad aver inserito nel gioco un elemento imprevedibile come i ratti (che in alcuni frangenti ricordano i temibili kryll di Gears of War), hanno pensato bene di introdurre con continuità nuove meccaniche nel titolo , dando al giocatore la possibilità di ampliare le proprie possibilità di capitolo in capitolo e di affinare al meglio ogni singolo aspetto prima di metterlo di fronte a rompicapo più intricati o sezioni nelle quali è necessario combinare le varie abilità dei protagonisti per sopravvivere. A rendere tutto ancora più interessante ci pensano la componente alchemica, che amplia notevolmente il ventaglio degli approcci a disposizione, e la presenza di vere e proprie boss-fight, perfettamente integrate nel contesto narrativo, proprio come ogni altro elemento di gameplay.

Crafting

- Nonostante lo abbia già nominato più volte, il sistema di creazione presente in A Plague Tale: Innocence merita uno spazio tutto suo. Anche in questo caso Asobo Studio non si è allontanata più di tanto dagli standard del genere confezionando un sistema basato su un buon numero diverso di risorse, che possono essere impiegate sia per produrre nuovi “proiettili” per la fionda sia per potenziare il proprio equipaggiamento, così da risultare più silenziosi o letali. A rendere questo elemento del gameplay particolarmente riuscito sono due fattori: la necessità di dover sempre scegliere dove investire le risorse, se in un miglioramento o in un composto capace di salvarci da morte certa, e la possibilità di poter variare, seppur non in modo radicale, il proprio stile di gioco, puntando rispettivamente ad un approccio più silenzioso o uno più sprezzante. Caratteristiche all’apparenza scontate, ma che hanno un grande importanza nel garantire al titolo la giusta dose di varietà, specie nelle fasi finali dell’avventura quando si ha finalmente accesso all’intero potenziale dei due protagonisti.

Colonna sonora

- La colonna sonora firmata da Olivier Deriviere accompagna in modo magistrale i giocatori per l’intera avventura, sottolineando con la giusta dose di delicatezza i momenti più intimi o enfatizzando ulteriormente le sequenze più angoscianti. Ognuna delle oltre 35 tracce che compongono la OST, così come ognuno dei protagonisti, sembra infatti avere qualcosa da raccontare. Qualcosa che non può essere tradotto con “semplici” parole e che trova invece la giusta forma espressiva nelle innumerevoli sfumature delle tracce scritte dal famoso compositore francese. Molto spesso alcune produzioni mettono in secondo piano la componente sonora, ma questo non è il caso di A Plague Tale: Innocence che, anzi, la sfrutta nel migliore dei modi per trasmettere con maggiore intensità il proprio messaggio.

Odio

I.A. avversaria

- Uno dei punti deboli di A Plague Tale: Innocence è sicuramente legato alla gestione dell’intelligenza artificiale degli avversari, fin troppo basilare anche per una produzione di questo calibro. Se è vero che gli avversari non esitano a individuare i protagonisti quando questi ultimi si trovano allo scoperto, è altrettanto vero che basta sgattaiolare dietro un riparo e/o girare dietro un angolo per far perdere le proprie tracce senza che questo abbia conseguenze tangibili. Dopo alcuni secondi i nemici tornano infatti nella loro posizione originale, riprendendo le loro attività come se nulla fosse. Questa scarsa capacità di analizzare le situazioni si accompagna ad una eccessiva ottusità degli avversari, che abbandonano i propri doveri senza farsi troppe domande appena sentono un rumore. Si tratta di un difetto abbastanza importante per un titolo stealth, che nonostante l’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori con le altre componenti lascia innegabilmente un po’ di amaro in bocca.

Elementi poco sfruttati

- Come ho detto nella sezione Amore, A Plague Tale: Innocence introduce con costanza nuovi elementi di gameplay mantenendo sempre alto l’interesse del giocatore. Il rovescio della medaglia è però rappresentato dal fatto che le abilità sbloccate nelle fasi finali, che sono anche le più affascinati, non hanno il giusto spazio all’interno del titolo e che le possibilità di utilizzo, con tutto ciò che ne consegue, si riducono a un paio di capitoli in tutto. Una maggiore attenzione da questo punto di vista avrebbe sicuramente giovato.

Scarsa rigiocabilità

- A Plague Tale: Innocence, come molte altre avventure che non presentano bivi narrativi, non offre particolari stimoli al giocatore una volta completata la storia per la prima volta. Si possono rigiocare i capitoli per raccogliere tutti i collezionabili, per tentare di sbloccare alcuni obiettivi segreti o per sperimentare nuove tattiche, ma si tratta di attività che si esauriscono in un paio d’ore. Concluse queste fasi il gioco rischia di non avere più nulla da dire e l’assenza di livelli di difficoltà multipli, che avrebbero potuto invogliare i giocatori a intraprendere una nuova run, non fa che rendere le cose più complicate da questo punto di vista.

Tiriamo le somme

A Plague Tale: Innocence è un titolo solido, dotato di un gameplay tanto semplice quanto appagante e di una struttura narrativa convincente ed emozionante. Un mix di elementi genuini che cattura il giocatore, rendendolo partecipe di un’avventura bella da affrontare e difficile da dimenticare. Forse si poteva fare qualcosa di più per rendere l’I.A. meno permissiva e per fornire al giocatore qualche stimolo in più dopo aver raggiunto per la prima volta i titoli di coda, ma nonostante queste lacune l’ultima fatica di Asobo Studio rappresenta un gioiello di indubbia bellezza che tutti gli amanti delle avventure e delle belle storie dovrebbero giocare.
8.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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