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img Sekiro: Shadows die Twice
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Recensione - Sekiro: Shadows die Twice

A circa tre anni dall’uscita del capitolo conclusivo della trilogia di Dark Souls, From Software torna a mettere alla prova le capacità dei giocatori con Sekiro: Shadows die Twice, una nuova saga più votata all’azione e ambientata nel Giappone feudale. Sarà riuscita questa nuova avventura, sviluppata in partnership con Activision, a soddisfare le aspettative del pubblico e a bissare il clamoroso successo ottenuto dai precedenti giochi della software house nipponica? Scopritelo nella nostra recensione!

Il Gioco

Togliamo subito l’elefante dalla stanza. Sekiro: Shadows die Twice, la nuova IP sviluppata da From Software e pubblicata da Activision, non è un vero e proprio “Souls”. Ne condivide la filosofia, il livello di difficoltà estremamente elevato e tanti elementi di gameplay, ma niente di più. Si tratta di una precisazione importante e che mi sento di fare subito, così da sottolineare le piccole e grandi differenze che separano questa dalle precedenti produzioni dello studio giapponese. La prima, quella che salta più facilmente all’occhio, riguarda la trama e la narrazione, che nel nuovo titolo risultano fin dal principio meno criptiche e più semplici da comprendere. Siamo nel periodo Sengoku, un’epoca di crisi e continui conflitti interni che caratterizzarono il Giappone tra la metà del XV secolo e l’inizio del XVII secolo. In Sekiro: Shadows die Twice il giocatore impersona il Lupo, uno shinobi dotato di straordinarie capacità al quale è stato affidato l’onere, e l’onore, di proteggere l’Erede Divino, un giovane dal retaggio nobile nel cui sangue scorre un potere immenso capace, almeno così si dice, di sconfiggere addirittura la morte. Quando i comandanti del clan Ashina, una delle famiglie più influenti del periodo, iniziano a intravedere la possibilità che il loro dominio, ottenuto pochi anni prima attraverso un sanguinoso conflitto, venga messo in discussione dall’autorità del governo centrale, decidono di rapire l’Erede Divino per tentare di sfruttare il suo potere a loro vantaggio. Il protagonista, nel prologo-tutorial del gioco, tenta invano di salvarlo, finendo per perdere il proprio braccio sinistro. In suo soccorso arriva però un misterioso scultore, il quale non solo gli salva la vita, ma installa una protesi meccanica al posto dell’arto mozzato consentendo al Lupo, anche conosciuto come Sekiro, di tornare a combattere e di rimettersi sulle tracce del suo giovane Signore.

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Queste sono le basi da cui prende il via la trama del nuovo titolo di From Software, che si snoda agile come un ninja per tutta la durata dell’avventura tra dialoghi, scene di intermezzo e, ovviamente, tanti combattimenti. Sekiro: Shadows die Twice infatti è un titolo action in terza persona, e come tale lascia dietro di sé praticamente tutta la componente ruolistica che caratterizzava i precedenti titoli della casa di sviluppo, prima su tutte quella riguardante la creazione e lo sviluppo del personaggio tramite numerose caratteristiche. In Sekiro: Shadows die Twice il giocatore controlla un protagonista ben definito, dotato di una propria personalità e di due sole caratteristiche base, ovvero Vitalità e Forza d’Attacco. Dalla prima dipendono la salute del protagonista e la postura, ovvero la capacità di mantenere l’equilibrio nonostante i colpi avversari, mentre la seconda ha, come facilmente intuibile, un impatto sulla quantità di danni inferta dal protagonista con la sua katana, unica arma principale presente nel gioco. A questa si affiancano poi gli “Strumenti Prostetici”, degli speciali gadget che possono essere installati dallo scultore nel braccio meccanico del protagonista dopo essere stati raccolti nel mondo gioco, e che gli conferiscono la capacità di usare un rampino, di lanciare shuriken, di colpire i nemici con una potente ascia a molla, di sfruttare una lancia per trafiggere i nemici o per eliminare le armature più rudimentali, di lanciare getti infuocati e molto altro ancora. In totale nel gioco sono presenti 10 strumenti prostetici differenti, alternabili liberamente e che possono essere potenziati consumando risorse e Sen, la valuta presente nel gioco.

MX Video - Sekiro: Shadows die Twice

Proseguendo nell’avventura il giocatore ha inoltre la possibilità di utilizzare svariate abilità, utili sia in fase difensiva che in fase offensiva, il cui sviluppo e utilizzo è in questo caso leggermente più articolato. Nel gioco esistono diversi tipi di arti di combattimento, di arti marziali shinobi, di abilità latenti e di tecniche Ninjustu, che si differenziano tra loro per modalità di utilizzo e metodo di apprendimento. In generale tutte le capacità possono essere sbloccate in due modi: o superando punti specifici della trama (generalmente legati a una boss fight) o consumando i punti abilità accumulati raccogliendo esperienza fino a quel momento, a patto di aver già raccolto il tomo relativo alla quella specifica tipologia di arte (ne esistono 3). Le abilità latenti e le arti marziali shinobi, una volta apprese, entrano subito a far parte del ventaglio di capacità in possesso del Lupo, offrendogli rispettivamente dei vantaggi passivi o la possibilità di eseguire mosse in specifiche situazioni. Le arti di combattimento e le tecniche Ninjutsu, che permettono al giocatore di eseguire attacchi speciali o di perfezionare le sue doti stealth, invece devono essere inserite nello slot dedicato presente nel menù ed è possibile tenerne attiva solo una per volta.

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Tutti questi strumenti e tutte queste abilità rivestono un ruolo fondamentale all’interno di quelli che sono, di fatto, i veri tratti distintivi di Sekiro: Shadows die Twice, ovvero il sistema di movimento e il combat system. Il protagonista infatti è dotato di capacità atletiche che gli permettono di saltare, di scivolare, di appendersi alle sporgenze e di raggiungere punti apparentemente fuori dalla sua portata sfruttando il fido rampino. Lupo però è soprattutto uno shinobi e come tale ha la capacità di celare la sua presenza agli avversari muovendosi in posizione accucciata, usando ripari o scomparendo nell’erba alta. Sfruttando tutte queste tecniche il protagonista può facilmente evitare gli scontri, ridurre le distanze che lo separano dai suoi obiettivi o coglierli di sorpresa con un colpo mortale. Non pensate però di poter superare l’intera avventura senza mai incrociare le spade. In Sekiro: Shadows die Twice si combatte tanto, sia contro nemici semplici, se così vogliamo definirli, sia contro nemici speciali e boss. A differenziare le varie tipologie di avversari, oltre al livello di difficoltà degli scontri, è la gestione delle caratteristiche principali degli stessi, che ricalcano quelle del protagonista. Ogni personaggio è infatti dotato di una certa quantità di salute e di postura. La prima può essere danneggiata portando a segno i colpi mentre la seconda diminuisce ogni volta che il personaggio para, vede un suo attacco che viene deviato o subisce una contromossa. Quando la postura, la cui velocità di recupero dipende anche dalla salute e dalla capacità del giocatore di rimanere in guardia, arriva a zero, il personaggio può essere sbilanciato, esponendosi ad un colpo mortale capace di causare la morte istantanea dello stesso, almeno quando si tratta di nemici base. Generali, boss intermedi e boss principali invece dispongono di più “vite”, il che richiede al giocatore di mettere al tappeto più volte questi specifici avversari, i quali però spesso lo ricompensano con oggetti fondamentali per proseguire, come nuove tecniche o con “Grani di Rosario” e “Ricordi”, indispensabili per poter incrementare rispettivamente la vitalità e la forza di attacco del Lupo.

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Ma come gestisce i combattimenti il protagonista? Il sistema di controllo base prevede l’utilizzo del dorsale destro per sferrare gli attacchi, la pressione di quello sinistro per parare o deflettere con il giusto tempismo i fendenti dei nemici e l’utilizzo simultaneo dei due tasti per attivare l’arte di combattimento equipaggiata. A questo si sommano poi la possibilità di effettuare schivate e saltare sfruttando in tasti frontali, due mosse indispensabili per evitare le 3 tipologie di colpi speciali in possesso dei nemici che vengono preannunciate a schermo dalla comparsa di specifici kanji, la capacità di utilizzare gli strumenti prostetici equipaggiati o il rampino, delegati ai due grilletti posteriori, e la possibilità di combinare insieme tutti questi effetti. L’utilizzo di questi strumenti, rampino a parte, non è però illimitato e prevede il consumo di “Emblemi Spiritici”, che possono essere raccolti esplorando o uccidendo nemici. Sekiro: Shadows die Twice, come da tradizione dei titoli di From Software, permette inoltre al giocatore di utilizzare una lunga gamma di oggetti, equipaggiabili in uno specifico menù rapido che può essere passato in rassegna in qualunque momento tramite la croce direzionale. Tra questi, oltre ai classici consumabili curativi o che incrementano specifiche caratteristiche, troviamo una borraccia, che nel titolo prende il posto della leggendaria fiaschetta Estus consentendo al giocatore di recuperare un po’ di salute. Una volta terminati gli usi, il giocatore non può fare altro che recarsi presso uno degli idoli dello scultore, la versione “Sengoku” dei falò, e ricaricarne il potere, consentendo però ai nemici presenti nelle varie zone di tornare in vita, proprio come accadeva nei precedenti titoli di From Software. Gli idoli dello scultore rappresentano inoltre i punti di rotta per il viaggio rapido, nonché i checkpoint dai quali il protagonista riparte in caso di morte, un evento con il quale chiunque abbia mai giocato ad un souls-like ha sicuramente imparato a familiarizzare, ma che in questo caso viene gestito in modo diverso rispetto al passato.

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In Sekiro: Shadows die Twice infatti non esiste la possibilità di tornare a raccogliere i propri resti in caso di sconfitta. Quando muore, il giocatore perde irrimediabilmente metà dei punti esperienza accumulati fino a quel momento, che però si azzerano ogni volta che si sblocca un punto abilità, e metà dei Sen raccolti. Una punizione severa, ma che si accompagna ad una caratteristica inedita. Come conseguenza dei suoi servigi all’Erede Divino, Lupo ha ottenuto la capacità di risorgere dalla morte, il che significa che non sempre cadere in battaglia equivale al dover ripartire dall’ultimo checkpoint visitato. Sekiro ha infatti la possibilità di sfruttare il potere del Drago che risiede nel suo sangue per rinascere e continuare a combattere, seppur con delle precise limitazioni. Innanzitutto non può risorgere a suo piacimento, ma solo una volta (almeno nelle fasi iniziali). Dopo aver esaurito questo “bonus” la morte è definitiva e si riparte dall’ultimo checkpoint, con tutto ciò che ne consegue. Per ripristinare il potere dopo l’utilizzo è ovviamente sufficiente riposare presso uno degli idoli, ma questa non è l’unica via. Abbattendo nemici e mandando a segno colpi mortali, Lupo può infatti ripristinare il potere del suo sangue senza dover riposare. Il “rovescio della medaglia” è però rappresentato dal Mal del Drago, un morbo che si diffonde nel mondo di gioco quando il sangue del protagonista entra in “stagnazione” in seguito alle troppe morti consecutive ed egli inizia ad attingere a quello dei vari personaggi o vendor per tornare in vita. Un evento fortunatamente reversibile, ma che ha effetti tangibili sullo sviluppo del gioco, primo su tutti la possibilità di ottenere il cosiddetto “Aiuto Divino”. Il protagonista in caso di morte può infatti ricevere una sorta di “grazia”, che gli consente di rinascere senza alcuna penalità . La possibilità di ottenere questo favore parte da un limite massimo del 30% e diminuisce gradualmente al diffondersi del Mal del Drago, esponendo il giocatore a conseguenze più durature per ogni sconfitta subita.

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Per dare vita al mondo di Sekiro: Shadows die Twice From Software si è affidata all’ultima versione del suo engine grafico, capace in questa situazione di raggiungere una risoluzione 4K upscalata con frame-rate sbloccato su Xbox One X e un una risoluzione di 900p a 30 fps su One e One S con pieno supporto alla tecnologia HDR dove disponibile. Vi farà infine piacere sapere che il titolo è completamente localizzato in italiano, dialoghi compresi, e che è sempre possibile attivare nel titolo il doppiaggio originale in lingua giapponese.

Amore

Combat-system viscerale

- Non ho trovato un termine migliore per descrivere la complessità e la profondità del sistema di combattimento presente in Sekiro: Shadows die Twice. La volontà degli sviluppatori di porre l’accento sulle fasi offensive eliminando la stamina e inserendo la possibilità di fiaccare la postura degli avversari per ucciderli senza dover necessariamente azzerare la vita, unita alla necessità di studiare con precisione i movimenti degli avversari per sfruttare a proprio vantaggio schivate, parate e contromosse, si traduce in scontri ad alto tasso tecnico dove il tempismo, i riflessi, il coraggio e le capacità del giocatore rivestono un ruolo fondamentale. Le tecniche aiutano, gli strumenti prostetici spesso possono fare la differenza e le arti consentono di avere un minimo vantaggio, ma niente di più. Alla fine saranno sempre le abilità del giocatore a decretare il suo successo, e il gioco riesce nel difficile compito di trasmettere fisicamente questa sensazione a chi impugna il pad. Può sembrare banale, ma pochi titoli ci riescono e Sekiro: Shadows die Twice è uno di questi. Uno di quelli che riesce a farti esultare per una vittoria, a tenerti costantemente sotto pressione al punto da far sudare le tue mani e a trascendere i “limiti” del controller per farti sentire tutta l’intensità del combattimento che stai affrontando spingendoti sempre a dare il massimo, anche dopo l’ennesima sconfitta.

Trama chiara, ma non banale

- Per la prima volta dopo tanti anni, From Software propone ai giocatori una trama più comprensibile, sia per quanto riguarda il contesto, da subito messo in chiaro al giocatore, sia per quanto riguarda lo sviluppo della sceneggiatura, affidato a cut-scene e dialoghi che permettono di capire le motivazioni che spingono i vari personaggi, i loro stati d’animo e il loro carattere. Questo però non vuol dire che Sekiro: Shadows die Twice sia un titolo semplice o superficiale. La “lore”, quella che da sempre fa impazzire i fan e che ha permesso al genere di lasciare un segno indelebile nella storia dei videogiochi, è ancora presente e serve per tratteggiare un mondo antico nel quale i poteri terreni e quelli soprannaturali si intrecciano costantemente. Un mondo ricco di sfaccettature, di leggende, di misteri e di personaggi memorabili nel quale è ancora possibile perdersi e che, come da tradizione dei titoli della casa di sviluppo nipponica, offre molto più di quello che sembra. Un risultato unico, che sono sicuro riuscirà a mettere d’accordo sia coloro che cercano un sceneggiatura immediata sia coloro che amano passare ore e ore a fantasticare sul significato di un particolare oggetto o di una specifica situazione.

Brutalità

- Sekiro: Shadows die Twice ricompensa il giocatore per ogni uccisione con esperienza, oggetti e monete preziose, ma anche con una lunga serie di animazioni più o meno efferate. Lame che trafiggono il petto dei nemici o che li sgozzano senza pietà, decapitazioni sanguinolente, uccisioni in salto, cadute nel vuoto e molto altro ancora. Si tratta di un elemento ricorrente in titoli simili, ma che in questa occasione non ha il solo scopo di rendere più macabro o violento il gioco, anzi. Le esecuzioni, specie quando si affronta un boss, sono un momento di liberazione, una valvola di scarico per la tensione accumulata e il giusto premio “visivo” per l’impresa appena compiuta. Non è infatti un caso che il protagonista indugi per un istante prima di infliggere al nemico il colpo finale, così da dare al giocatore il tempo di tornare a respirare e di allentare la presa sul pad per godersi fino all’ultimo istante la piacevole sensazione che solo pochissimi giochi sanno regalare.

Gameplay vario

- Come ho detto in apertura, Sekiro: Shadows die Twice si differenzia dai vari Dark Souls per numerosi elementi e uno di questi è sicuramente il gameplay. Il nuovo titolo di From Software e Activision, oltre a proporre al giocatore un combat-system completamente rivisto, mette nelle sue mani un ventaglio di opportunità inedite che vanno dalla possibilità di saltare e arrampicarsi alla possibilità di optare per un approccio più stealth, passando per l’uso dei rampino e degli altri strumenti prostetici. L’insieme di tutti questi elementi garantisce una libertà d'azione senza precedenti per i “Souls” e uno sviluppo dell’azione decisamente più vario rispetto al passato. Vi piace sgattaiolare alle spalle dei nemici e farli fuori uno a uno mentre sono girati? Potete farlo. Preferite colpirli saltando da un ramo o da una sporgenza alla quale vi siete preventivamente appesi? Potete fare anche questo. Preferite un approccio più diretto e non vedete l’ora di falcidiare tutto quello che vi si para davanti? Nessun problema. Sekiro: Shadows die Twice raramente propone al giocatore un unico percorso o un unico modo di risolvere le situazioni e anzi, è solo cercando di padroneggiare e alternare al meglio tutte le capacità del protagonista che si può sperare di trionfare. Un risultato notevole che rende il titolo uno dei più vari e meno monotoni tra tutti quelli proposti da Miyazaki e soci negli ultimi anni.

Longevità e rigiocabilità

- Per completare Sekiro: Shadows die Twice la prima volta ci possono volere almeno 30/40 ore, variabili a seconda del livello di abilità e di quanto tempo si decide di investire nell’esplorazione. Un dato di per sé soddisfacente, ma non particolarmente significativo in quanto, una volta familiarizzato con lo scenario e con i pattern dei nemici, si può impiegare molto meno tempo per completare nuovamente il titolo. A rendere l’ultima fatica di From Software più longeva ci pensano innanzitutto i 4 differenti finali presenti, che vengono sbloccati sulla base delle scelte compiute dal giocatore in specifici punti dell’avventura e che hanno conseguenze tangibili sullo sviluppo della stessa. A questo si sommano poi la modalità Nuovo Gioco +, che come da tradizione consente di rigiocare l’intera avventura incrementando il livello di sfida generale ma mantenendo buona parte degli oggetti accumulati nel corso della partita precedente, la possibilità di utilizzare alcuni specifici oggetti per incrementare temporaneamente il livello di difficoltà e le immancabili quest secondarie. L’insieme di tutti questi elementi, unito ad un level design capace di sorprendere con nuovi percorsi e nuove aree anche dopo molte ore di gioco, permette al titolo non solo di risultare interessante dopo la prima run, ma anche di proporre un livello di sfida crescente che possa soddisfare anche i giocatori più esigenti.

Quando lo stile vince sulla tecnica

- Come leggerete a breve, Sekiro: Shadows die Twice non è un titolo capace di dettare nuovi standard grafici. Rispetto al passato, però, i miglioramenti sono notevoli e la qualità dell’immagine nel complesso risulta comunque molto buona, sia nelle aree al chiuso che nelle zone più aperte. Ciò che rende il gioco davvero memorabile sono però il suo stile orientale unico e la verticalità del paesaggio disegnato dagli sviluppatori, due elementi capaci da soli di far passare i secondo piano i limiti tecnici del motore grafico che gestisce il titolo. Il design orientale permea ogni singolo elemento del gioco, dai dettagli visibili sul modello del protagonista a quelli dei boss più ispirati, passando per nemici minori, ambientazioni e panorami. Il colpo d’occhio, anche in assenza di asset di alta qualità, è infatti notevole e viene ulteriormente enfatizzato dallo sviluppo in verticale di uno scenario che, seppur senza raggiungere i picchi di qualità e il senso di angoscia del primo Dark Souls, riesce comunque a risultare molto affascinante.

Odio

Tecnicamente migliorabile

- Sekiro: Shadows die Twice, così come le precedenti produzioni di From Software, non è un titolo all’avanguardia dal punto di vista grafico, specie se si considerano le versioni dedicate alle console più potenti. La qualità delle texture infatti è altalenante, così come il livello di dettaglio e la resa degli effetti particellari. Il gioco presenta inoltre le consuete compenetrazioni poligonali che, seppur in modo meno evidente rispetto al passato, permettono ancora ai nemici di colpire il protagonista quando si trova al riparo. Quello che però lascia davvero l’amaro in bocca è che nonostante tutto il titolo non riesce a mantenere un frame-rate stabile praticamente su nessuna piattaforma, presumibilmente a causa di una scarsa ottimizzazione. Sulle console base, dove il titolo è bloccato a 30fps, si notano spesso delle incertezze mentre sulle versioni più potenti, nelle quali i 60fps non vengono mai raggiunti nonostante l’assenza di un limite, si notano vistose differenze di prestazioni tra una zona del gioco e l’altra. Difetti abbastanza fastidiosi, che incidono negativamente sulla qualità generale della produzione e che speriamo vengano risolti al più presto tramite una patch.

I.A.

- Nonostante un generale miglioramento nella gestione della I.A. dei nemici, Sekiro: Shadows die Twice non mi ha convinto del tutto a causa di alcune lacune che affliggono le fasi stealth. Cogliere di sorpresa i nemici o sfuggire al loro sguardo a volte è davvero troppo facile a causa di tempi di reazione fin troppo permissivi, accompagnati da una incomprensibile predisposizione ad abbandonare le ricerche appena il giocatore riesce ad allontanarsi dal cono visivo dell’avversario. Considerata l’importanza di questa componente nell’economia generale del gioco e la naturale predisposizione del protagonista a saltellare da una parte all’altra dello scenario, mi sarei aspettato una gestione un po’ più approfondita di questo aspetto, così da rendere l’approccio furtivo ancora più coinvolgente.

Telecamera imperfetta

- Sekiro: Shadows die Twice gestisce la telecamera in modo decisamente più efficace di ogni altro titolo From Software, con inquadrature d’effetto e pochissime incertezze. Peccato però che queste ultime si presentino sempre nelle fasi più concitate e che, spesso, vengano accompagnate dalla perdita del target-lock sull’avversario. Difetti generalmente considerati secondari, ma che in un titolo che “pretende” la perfezione diventano una combo potenzialmente letale, capace di vanificare l’impegno del giocatore e di innalzare inutilmente il tasso di difficoltà.

Tiriamo le somme

Non so se Sekiro: Shadows die Twice sia davvero il titolo più difficile sviluppato finora da From Software (ma lo è probabilmente tra quelli pubblicati da Activision, almeno nell'ultimo ventennio). Sicuramente si tratta di un gioco estremamente impegnativo, che mescola sapientemente elementi di gameplay collaudati e novità per dare vita a un action game profondamente tecnico ma, allo stesso tempo, vario e appagante, il tutto all’interno di un'ambientazione orientale vibrante e molto ben caratterizzata. Qualche incertezza c’è, soprattutto dal punto di vista tecnico, e si accompagna alla consueta curva di apprendimento di From Software. Una curva ripida, a tratti quasi implacabile, ma comunque onesta, forse più di quella presente nei precedenti capitoli. Una differenza sottile, ma fondamentale, che probabilmente non basterà per rendere più accessibile la nuova IP, ma che sicuramente permette a Sekiro: Shadows die Twice di diventare un titolo imprescindibile per tutti gli amanti del genere.
9.0

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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