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Recensione - Resident Evil 2

Lo abbiamo sognato per anni. Lo abbiamo desiderato quando era solo un rumor. Lo abbiamo acclamato quando è stato annunciato e, infine, lo abbiamo atteso con proverbiale pazienza. Ora, dopo quasi due decenni, ci siamo. Resident Evil 2, il remake di uno dei titoli che hanno segnato indelebilmente il mondo dei videogiochi, è finalmente pronto per sbarcare sulle nostre console. Siete pronti per affrontare nuovamente gli orrori generati dal virus G nei panni di Leon e Claire? Noi lo abbiamo fatto, e queste sono le nostre impressioni!

Il Gioco

Autunno 1998. In un luogo non precisato del nord Italia, un gruppo di adolescenti si ritrova a dover scegliere un nuovo videogioco al quale dedicarsi tra un partita a FIFA e una gara a Gran Turismo. Fra i tanti titoli disponibili nello scaffale del mercatino dell’usato di quartiere trovano Resident Evil 2, un gioco a loro completamente sconosciuto ma che li cattura sin da subito grazie ad una copertina di grande impatto, sul retro della quale campeggia la scritta “puoi sopravvivere all’orrore?”, seguita da alcune frasi che ne sconsigliavano l’utilizzo alle persone facilmente impressionabili. Basta questo a convincere la comitiva, che in men che non si dica si ritrova coinvolta in una delle avventure più terrificanti ed emozionanti mai vissute fino a quel momento. Un’esperienza che segnerà per sempre la loro carriera di videogiocatori e che, con tutta probabilità, rappresenta anche uno dei motivi alla base della passione che da anni spinge chi vi sta scrivendo. Una passione che, tra alti e bassi, non mi ha mai abbandonato e che è tornata prepotentemente a farsi viva quando ho visto per la prima volta Resident Evil 2, l’attesissimo remake del secondo capitolo della saga creata alla fine degli anni 90 da Capcom ed annunciato nell’ormai lontano 2015. La casa di sviluppo nipponica si è infatti presa tutto il tempo necessario per adattare al meglio il suo “gioiello” agli standard attuali, sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda il gameplay e la trama.

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Se non avete vissuto in un eremo negli ultimi 20 anni, sicuramente conoscerete la trama alla base della saga di Resident Evil. In seguito ad alcuni pericolosi esperimenti biologici portati avanti dalla Umbrella Corporation, la città di Raccoon City si ritrova invasa da orde di non morti e abomini di varia natura, che non esitano a dare la caccia e ad uccidere ogni forma di vita rimasta nella zona. Dopo aver portato i giocatori in “gita” nella lussuosa villa Spencer, teatro del primo capitolo, Capcom sposta l’attenzione su quello che sta accadendo nelle strade della città mettendo il giocatore nei panni di due personaggi distinti: Leon Kennedy, un agente al suo primo giorno di servizio nel corpo di polizia locale, e la giovane Claire Redfield, giunta in città per rintracciare il fratello poliziotto Chris. Proprio come nel titolo originale i due, mentre varcano i confini della cittadina, non hanno la minima idea dell’incubo che li attende e degli eventi nei quali si ritroveranno coinvolti dopo aver raggiunto separatamente la stazione di polizia di Raccoon City. Una volta lì, i due protagonisti iniziano infatti a fare luce sugli eventi che hanno scatenato l’epidemia e a lottare senza sosta per sopravvivere agli orrori generati dal virus G (e non solo) seguendo due percorsi distinti, che li costringono ad affrontare situazioni e pericoli differenti sia all’interno che all’esterno della centrale. Tutti i volti noti del capitolo originale, come Ada Wong, i coniugi Birkin e la loro figlia Shelly, e le aree più significative come la centrale di polizia e le fogne, fanno ritorno in questa nuova edizione che ripropone, con una veste più attuale e cinematografica, la stessa struttura narrativa del 1998, ulteriormente impreziosita da una completa localizzazione in lingua italiana.

MX Video - Resident Evil 2

Il giocatore, proprio come nel titolo originale, ha infatti la possibilità di selezionare con quale dei due personaggi affrontare la storia principale, il che si riflette sull’equipaggiamento disponibile inizialmente e su alcune delle vicende narrate. Una volta conclusa la storia con uno dei due personaggi si ottiene poi la possibilità di giocare nei panni dell’altro e vivere così la vicenda “parallela”, che si discosta profondamente da quella principale portando il giocatore ad esplorare nuovi percorsi, ad incontrare personaggi differenti e ad affrontare sfide molto diverse. Se avete giocato l’originale tutto questo probabilmente vi suonerà familiare, ma non fatevi ingannare: Capcom ha infatti modificato in più punti la trama e l’intreccio narrativo, il che si traduce in una narrazione sostanzialmente inedita, capace di accontentare sia i fan di vecchia data sia i giocatori che si avvicinano per la prima volta al titolo. Per venire incontro alle richieste di tutti Resident Evil 2 permette inoltre ai giocatori di selezionare sin da subito la difficoltà tra tre livelli differenti, che si differenziano per la quantità di aiuti attivi, per la pericolosità degli avversari e per la modalità di salvataggio, legata alla necessità di trovare una macchina da scrivere per poter salvare ma che, a livello Facile e Normale, non richiede più al giocatore di consumare i leggendari nastri, presenti solo se si decide di affrontare l’avventura al livello di sfida più alto. Il titolo include inoltre un sistema di salvataggio automatico, ovviamente non attivo quando si gioca a difficoltà Estrema, e tutta una serie di opzioni e aiuti da attivare/disattivare a piacimento per personalizzare l’esperienza di gioco.

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Decisamente più marcato il trattamento di restyling riservato al gameplay, che modernizza per quanto possibile il titolo senza stravolgerne le fondamenta. Alla base di Resident Evil 2 troviamo infatti lo stesso mix di azione, esplorazione ed enigmi da risolvere che ha reso celebre la saga di Shinji Mikami, con il giocatore costretto a cercare costantemente oggetti, siano essi chiavi o altro, che gli consentano di sbloccare nuove sezioni e proseguire. La sola ricerca però non è sufficiente. La stazione di polizia di Raccoon City, così come tutte le ambientazioni presenti nel titolo, nasconde numerosi rompicapo quali meccanismi da sbloccare, serrature da aprire, pannelli elettrici da attivare e molto altro ancora. Ogni oggetto ottenuto, ogni accessorio recuperato e ogni porta aperta consente al giocatore di fare un passo in avanti verso la salvezza, a patto di non essere sopraffatti dagli abomini che infestano costantemente le aree di gioco.

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Oltre ai non morti, antagonisti principali della saga, in Resident Evil 2 fanno inoltre il loro ritorno alcuni degli avversari più iconici della saga come i cani zombie, i Licker, pericolosi esseri a 4 zampe che hanno perso la pelle in seguito alla mutazione causata dal Virus G, e i Tyrant, creature gigantesche assetate di sangue che metteranno più volte alla prova le capacità del giocatore – e il suo sangue freddo – nel corso dell’avventura. A questi si affiancano poi alcune creature completamente inedite che, ne sono sicuro, troveranno il giusto spazio negli incubi dei giocatori di tutto il mondo. Come da tradizione, Leon e Claire non devo infatti affrontare gli avversari a mani nude ma possono contare su un arsenale di tutto rispetto, che include pistole, revolver, fucili, armi automatiche, lanciafiamme, esplosivi e via dicendo, molte delle quali possono essere migliorate nel corso dell’avventura raccogliendo i componenti necessari. Resident Evil 2 ripropone al giocatore anche il sistema di crafting presente nel titolo originale, attraverso il quale è possibile creare munizioni e prodotti curativi combinando, rispettivamente, diversi tipi di polvere da sparo o differenti tipi di erbe curative. La gestione dello spazio disponibile nell’inventario ricalca quella originale, con la consueta suddivisione in quadrati e la possibilità di sfruttare i contenitori presenti per depositare ciò che non ci serve e recuperarlo quando necessario.

Anche in questo caso, chi ha avuto la fortuna di giocare alla versione originale non potrà quindi non notare le numerose somiglianze presenti in questo remake che però, proprio in virtù di un’opera di ammodernamento rispettosa del passato, risulta allo stesso tempo simile e differente. E non solo perché il titolo include nuove tipologie di nemici o piccole modifiche alla giocabilità, legate per esempio alla presenza di una mappa più dettagliata sulla quale vengono appuntati tutti i punti di interesse e gli oggetti da raccogliere, o alla possibilità di rispondere ad un attacco ravvicinato usando un'arma secondaria come un coltello o una granata. Resident Evil 2, proprio come l’originale, è un classico survival horror in terza persona, ma si discosta profondamente dal capitolo pubblicato nel 1998 per l’abbandono delle inquadrature fisse, sostituite da una moderna visuale libera posizionata dietro le spalle. Un cambiamento inevitabile al giorno d’oggi e che influisce radicalmente sull’intera esperienza di gioco, rendendola più veloce ma non per questo meno ansiogena.

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L’abbandono delle visuali fisse ha infatti costretto gli sviluppatori a ripensare completamente il sistema di movimento per avvicinarlo agli standard attuali del genere action, ad aggiornare il sistema di controllo includendo un menu di scelta rapida per le armi gestibile con la croce direzionale, ed un paio di piccoli aggiustamenti alla gestione dello spazio limitato a disposizione nell’inventario; questo ha portato però anche ad una modifica nelle capacità degli avversari, ora decisamente più rapidi e reattivi rispetto al passato. Ma non è tutto qui. Quasi tutte le tipologie di nemici presenti in Resident Evil 2 hanno beneficiato di un lavoro di ammodernamento, che si traduce in una maggiore imprevedibilità dei movimenti, nella capacità di inseguire il giocatore con maggiore costanza, aprendo porte e superando dislivelli se necessario, o, nel caso del Tyrant, in una I.A. da “segugio” sensibilmente più aggressiva rispetto al passato.

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Altro elemento fondamentale nel bilanciamento del gameplay di Resident Evil 2 è poi il comparto tecnico, basato su una versione aggiornata del “RE ENGINE”. Il motore grafico di Capcom, oltre a raggiungere i 4K (upscalati) a 60fps su Xbox One X e i 1080p (upscalati) su One e One S) con frame-rate variabile, rappresenta infatti uno degli strumenti scelti dalla software house nipponica per sopperire alla scomparsa delle inquadrature fisse, utilizzate sin dal primo capitolo della saga per celare alla vista del giocatore eventuali pericoli e incutere un senso di angoscia costante. Nella nuova versione del gioco questo compito è affidato, oltre che ad un level design fortemente ispirato alle planimetrie originali, al motore grafico sviluppato da Capcom. La bontà del sistema di illuminazione, abbinata ad un sapiente uso degli effetti particellari come la nebbia, il fumo e la pioggia, ha infatti dato vita ad ambientazioni decisamente più scure di quelle originali, tanto da indurre gli sviluppatori a dotare i due protagonisti di pratiche torce manuali, che vengono impugnate automaticamente dai personaggi in caso di bisogno e che, proprio grazie alle capacità del sistema di illuminazione, contribuiscono ad enfatizzare il distacco tra le zone visibili e quelle più buie. Ad amalgamare tutti questi elementi ci pensa infine il comparto audio, che alterna musiche di ottima qualità ad una vasta gamma di effetti sonori, perfettamente contestualizzati e realizzati con l’ausilio della tecnologia binaurale.

Amore

Tradizione e innovazione

- Tra versioni rimasterizzate, edizioni complete e reboot, in questi anni abbiamo assistito a tante operazioni di restyling videoludico. Sfortunatamente i risultati non sono sempre stati quelli sperati, specie quando si trattava di titoli con qualche anno di troppo sulle spalle. Resident Evil 2, come probabilmente avrete già intuito, non rientra in questa casistica ma, anzi, rappresenta il miglior esempio di “lifting videoludico” attualmente disponibile sul mercato. Il titolo di Capcom riesce infatti nel difficile intento di coniugare l’essenza del gameplay originale e le atmosfere tipiche della saga con gli standard più recenti e le tecnologie di ultima generazione, il tutto senza risultare né troppo simile né troppo diverso. In questa nuova edizione sono infatti presenti tutti i personaggi storici, tutte le ambientazioni, anche quelle apparentemente meno importanti (qualcuno ha detto campo da basket?), e tutte le situazioni che hanno contribuito al successo della versione originale. Nell’ultima fatica della casa giapponese non manca quasi nulla ma, allo stesso tempo, nulla è davvero uguale. Ogni elemento è stato infatti rivisto, perfezionato, rifinito e riposizionato per adattarsi al meglio alla nuova struttura di gioco, e sono state apportate tutte le modifiche necessarie per rendere il titolo più attuale. Ecco dunque che il gameplay appare subito po’ più agile, che gli enigmi risultano forse meno complessi di un tempo, che la narrazione ricopre un ruolo ancora più importante, che i nemici offrono un nuovo livello di sfida e così via. Dalla miscela di questi ingredienti nasce un gioco con una propria identità ma che, nel profondo, resta comunque fedele alla filosofia dei suoi creatori. E fidatevi: non potevamo chiedere niente di meglio.

Grafica mozzafiato

- Capcom aveva già dato dimostrazione delle capacità del RE Engine nel settimo capitolo della saga, e Resident Evil 2 non è assolutamente da meno. L’impatto visivo della nuova edizione, tra ambientazioni estremamente particolareggiate, modelli ricchi di dettagli, texture in alta definizione, splendide animazioni (sulle quali torneremo tra poco), giochi di luce ed effetti particellari, è semplicemente strabiliante. Il design unico della produzione originale si “somma” alle capacità degli hardware odierni per dare vita ad un titolo che omaggia nel migliore dei modi la saga alla quale appartiene andando a rivaleggiare, senza particolari difficoltà, con i titoli più recenti. La casa nipponica però non si è accontentata solo di rendere Resident Evil 2 bello da vedere: gli sviluppatori hanno infatti sfruttato tutte le novità e i miglioramenti introdotti per far fare un salto in avanti di circa 20 anni al gameplay sostituendo le inquadrature fisse con una direzione artistica di alta qualità capace di spremere fino al midollo le console attuali per trasmettere, a distanza di anni, le stesse scariche di adrenalina. Un risultato decisamente impressionante, che già dopo pochi istanti di gioco ripaga i giocatori per la lunga attesa.

Animazioni

- Tra i molti punti di forza del comparto grafico di Resident Evil 2 è impossibile non menzionare in modo più specifico le splendide animazioni. Il lavoro svolto dagli sviluppatori sotto questo punto di vista è davvero incredibile, non solo per l’attenzione riposta nel rifinire ed armonizzare ogni singolo movimento ma soprattutto perché tutti i modelli presenti, da quelli dei protagonisti a quelli dei nemici più comuni, ovvero gli zombie, sembrano aver beneficiato dello stesso, meticoloso, trattamento. In più di un’occasione, nel corse della mia prova, sono rimasto immobile ad osservare il dondolio stanco dei non morti e la “naturale” innaturalezza dei loro movimenti in ogni situazione, come quando decidono di inseguire il nostro alter-ego per le scale o quando vengono fatti letteralmente a pezzi dai proiettili esplosi dalle sue pistole. Menzione d’onore per le animazioni dedicate ai mostri più grandi e ai boss, che contribuiscono a rendere ancora più tangibile la loro forza sovrumana e la loro istintiva brutalità.

Che suono ha la paura?

- Uno degli elementi più convincenti di Resident Evil 2 è sicuramente il comparto audio. Badate bene, non parlo della colonna sonora, che come detto si attesta su ottimi livelli. Parlo della capacità del gioco di riprodurre in modo magistrale una vasta gamma di suoni e di miscelarli al meglio per instillare costantemente nel giocatore la sensazione di essere braccato. Rumori di passi, porte che si aprono (o si chiudono?), sospiri, urla, gemiti, ruggiti. In questa nuova versione non manca proprio nulla e, complice anche una realizzazione tecnica di altissima qualità e la possibilità di godere dell’audio binaurale, spesso è proprio il comparto sonoro a rivestire il ruolo di fattore ansiogeno principale. Un esempio su tutti? Le indimenticabili sequenze di fuga dal Tyrant, rese ancora più claustrofobiche dall'incessante rumore di passi che accompagna gli spostamenti della gigantesca creatura da un’ala all’altra della stazione di polizia. Fatevi un favore e godetevelo con un buon paio di cuffie o un ottimo impianto home theater!

Oggi come allora

- Non c’è niente da fare. Anche a distanza di 20 anni Resident Evil 2 riesce ad instillare nel giocatore una sana angoscia. Non so se sia merito dell’ambientazione, delle risorse limitate, della costante sensazione di minaccia, del comparto tecnico di prim’ordine o di tutti questi elementi messi insieme, ma è così. Nonostante siano passati più di due decenni, la formula creata da Shinji Mikami e Capcom funziona ancora alla grande e le tante novità introdotte in questa nuova edizione non solo non vanno ad intaccare questo ma , anzi, ne esaltano alcune peculiarità consentendo al titolo di essere estremamente godibile sia da coloro che hanno consumato i pad sulla versione originale, sia da quelli che si avvicinano per la prima volta a questa pietra miliare.

Longevità e rigiocabilità

- Per completare l’intero ciclo narrativo di Resident Evil 2 e vivere la storia da tutti i punti di vista sono necessarie più run, per un totale di circa 20/25 ore di gioco, variabili a seconda del livello di difficoltà selezionato. La presenza di percorsi narrativi separati, di alcune ambientazioni completamente inedite e di una sceneggiatura più attenta rende ogni story-line estremamente godibile anche per coloro che non amano rigiocare più di una volta un titolo. A queste modalità, che potremmo definire come principali, si aggiungono poi quelle sbloccabili, che consentono ai giocatori di affrontare nuovamente le orde di non morti impersonando alcuni personaggi speciali come Hunk e Tofu, ed una vasta gamma di sfide opzionali di difficoltà e natura variabile, che permettono di ottenere nuovi costumi e nuove armi da utilizzare nel gioco o di sbloccare modelli ed artwork visualizzabili nell’apposita sezione dedicata. Una mole di contenuti notevole, che sono sicuro terrà incollati gli appassionanti per tantissime ore e che non ha nulla da invidiare a quella originale, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo.

Odio

Sbavature grafiche

- Nonostante un comparto grafico di prim’ordine Resident Evil 2 non è purtroppo esente da difetti. Alcune texture appaiono poco definite, la telecamera in qualche occasione non funziona come dovrebbe, specie negli spazi stretti, e, nota dolente, gli specchi presenti nelle ambientazioni sembrano proprio non volerne sapere di fare il loro mestiere e riflettere il mondo circostante. Piccole incertezze, alle quali si somma una gestione dei riflessi sulle superfici imperfetta che, in più di un’occasione, genera fastidiosi artefatti. L’insieme di tutti queste imperfezioni per fortuna non intacca in modo tangibile le qualità del motore grafico, ma dati i tempi di sviluppo mi aspettavo una maggiore ottimizzazione anche sotto questo punto di vista.

Qualche mancanza di troppo

- Ci tengo a precisarlo: questo non è un vero e proprio difetto, bensì lo “sfogo” di un fan di vecchia data che sperava di ritrovare in questa nuova edizione tutti, e intendo proprio tutti, gli elementi originali. Non voglio scendere eccessivamente nel dettaglio, anche per non privare nessuno del piacere della scoperta, ma personalmente non ho apprezzato la scelta di Capcom di non includere alcuni nemici e alcuni passaggi chiave in questa nuova edizione. Ovviamente non si tratta di lacune gravi, ma se come il sottoscritto avete passato pomeriggi e nottate ad abbattere zombie ed alte creature nel lontano 1998, potreste rimanere leggermente amareggiati a causa di questa scelta.

Tiriamo le somme

Con Resident Evil 2 Capcom ci regala un nuovo capolavoro horror, un survival di altissima qualità rispettoso delle proprie origini ma dotato di un gameplay, di una narrazione e di un comparto tecnico di prim’ordine che non hanno nulla, ma proprio nulla, da invidiare alle produzioni più recenti. Un titolo che coniuga sapientemente passato e presente per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, che le operazioni di restyling, se fatte come si deve, non solo non danneggiano il mondo dei videogiochi ma, anzi lo aiutano a maturare. Qualche difetto ovviamente c’è, ma viene immediatamente oscurato dai valori di una produzione capace di reggere senza difficoltà il peso del nome che porta sulle spalle. Non importa se lo avete già giocato allo sfinimento, se conoscete a memoria ogni percorso o se non vi siete mai avvicinati alla serie. Se vi piace il genere il consiglio è uno solo: prenotate subito un biglietto per Raccoon City. Non ve ne pentirete.
9.2

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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