MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



MIO: Memories in Orbit

Recensione - MIO: Memories in OrbitXbox Series X | S DigitalGame

Un piccolo robot, una nave morente e un viaggio fatto di bellezza, frustrazione e conquiste sudate. MIO: Memories in Orbit è un metroidvania che affascina e respinge allo stesso tempo, capace di alternare momenti di pura meraviglia a ostacoli che mettono a dura prova la nostra pazienza. Ne vale la pena? Lo abbiamo esplorato per scoprirlo.
img

Il Gioco

Annunciato ormai quasi due anni fa e sviluppato dal piccolo studio parigino Douze Dixièmes, MIO: Memories in Orbit è un metroidvania che punta con decisione su atmosfera, identità visiva e senso di scoperta. Fin dalle prime ore è chiaro come il progetto voglia distinguersi non tanto reinventando la struttura del genere, quanto lavorando con grande cura sul modo in cui mondo, narrazione e meccaniche si intrecciano.

Negli ultimi anni la scena indipendente francese sta vivendo una fase di rinnovata vitalità creativa, con studi sempre più interessati a rimettere mano a generi storici senza limitarsi a replicarne i canoni. Dopo Shady Part of Me, Douze Dixièmes torna con un progetto molto più ambizioso, frutto di circa quattro anni di sviluppo e costruito su un motore grafico proprietario. Se il titolo precedente puntava su enigmi e suggestioni simboliche, MIO: Memories in Orbit abbraccia in modo diretto il genere metroidvania, mantenendo però una forte impronta autoriale, soprattutto sul piano estetico.

MX Video - MIO: Memories in Orbit

Qui il giocatore controlla MIO, un piccolo robot creato per una missione sconosciuta, che si risveglia all’interno della Vessel, una gigantesca nave orbitante ormai quasi del tutto priva di vita. Un blackout improvviso ha messo fuori uso gli antichi custodi del sistema, trasformando quella che un tempo era una struttura funzionante e viva, in un relitto silenzioso che vaga nello spazio profondo. MIO non sa chi sia, né quale fosse il suo scopo: l’unica certezza è che qualcosa è andato storto.

La Vessel non è solo lo scenario dell’avventura, ma una vera e propria entità narrativa. Un corpo meccanico segnato dal tempo, colmo di memorie frammentate e segreti sepolti, in cui i sistemi sono corrotti, le intelligenze artificiali risultano incomplete o impazzite e ciò che resta dell’equipaggio è svanito. Le memorie — dati, coscienze digitali, tracce emotive — sono disperse nei suoi settori, pronte a essere ricomposte per dare un senso al passato.

L’inizio dell’avventura è volutamente minimale e quasi astratto. MIO si manifesta inizialmente come un semplice punto luminoso, immerso in uno spazio fatto di linee e geometrie essenziali, evocando una sensazione di sospensione e smarrimento. Espediente narrativo che viene poi utilizzato lungo tutto il resto del gioco, ogni qualvolta MIO si evolve ed apprende una nuova abilità. Solo in un secondo momento l’anima del protagonista trova nuovamente il proprio corpo, risvegliandosi su un oscuro tavolo operatorio. Da qui prende forma l’esplorazione della nave, che si presenta inizialmente come un ambiente freddo, grigio e apparentemente privo di vita, ma che rivela gradualmente una sorprendente ricchezza di dettagli e stratificazioni. La mappa è molto vasta, e occorre molto molto tempo per esplorarla tutta, perché ogni volta che si sviluppa una nuova abilità, questa può essere utilizzata per scoprire nuove aree prima magari inaccessibile. Questa meccanica però si traduce in un infinito backtracking che accompagna il giocatore lungo tutta la partita.

img
Nel corso dell’esplorazione si incontrano alcune figure chiave che scandiscono la progressione. I supervisori, una misteriosa creatura che funge da punto di salvataggio e da luogo ove MIO può sviluppare e modificare le sue abilità, nonché una volta ritrovati tutti, punto di viaggio rapido. Alla morte, infatti, tutta la madreperla accumulata viene persa, a meno che non sia stata cristallizzata in precedenza tramite appositi dispositivi. Una scelta che introduce tensione nell’esplorazione e spinge a valutare attentamente quanto rischiare prima di avanzare.

Il cuore dell’esperienza risiede però nella mobilità del protagonista. MIO: Memories in Orbit costruisce gran parte del suo gameplay attorno al movimento, che risulta fluido, preciso e progressivamente sempre più ricco. Si parte dal doppio salto, presto affiancato dai Tentacoli, una sorta di rampino utilizzabile sia per raggiungere punti elevati sia per avvicinarsi rapidamente ai nemici, dalla vela, che consente di planare dolcemente da grandi altezze e gestire meglio gli spostamenti verticali, ecc. Queste abilità non rappresentano semplici aggiunte, ma diventano centrali nella costruzione delle lunghe sezioni platform, vere e proprie prove di precisione che si integrano nel flusso narrativo e ne scandiscono l’avanzamento. Il movimento non è quindi solo uno strumento, ma un linguaggio di gioco a tutti gli effetti, capace di introdurre una difficoltà crescente e di dare ritmo all’esplorazione. La Vessel diventa così un ambiente sempre più verticale e interconnesso, che invita a sperimentare e a tornare più volte nelle stesse aree per scoprire nuovi percorsi e segreti.

img
Il combattimento si inserisce in questo contesto privilegiando agilità e controllo piuttosto che la forza bruta. Gli scontri premiano la gestione dello spazio e l’uso intelligente delle abilità, con meccaniche come il reset del doppio salto colpendo un nemico che incentivano uno stile di gioco dinamico e fortemente aereo. Questa impostazione trova la sua massima espressione nelle numerose boss fight disseminate lungo l’avventura, veri e propri banchi di prova pensati per verificare quanto appreso fino a quel momento. Alcuni scontri risultano particolarmente impegnativi e richiedono tentativi ripetuti prima di essere padroneggiati, mettendo alla prova riflessi, lettura dei pattern e padronanza del movimento. Non si tratta di una difficoltà punitiva fine a sé stessa, ma di un equilibrio che chiede attenzione e adattamento costanti, trasformando ogni vittoria in una conquista sentita e meritata. A sostenere il tutto c’è però un comparto artistico di grande personalità. La Vessel evolve visivamente insieme al giocatore: dalle prime sezioni dominate da toni spenti e monocromatici, si passa gradualmente a scenari sempre più ricchi di colore e contrasti, come se la nave stesse lentamente tornando in vita. Questa trasformazione non è solo estetica, ma rafforza il legame tra esplorazione, narrazione e progressione, rendendo ogni nuova area una piccola ricompensa visiva. A corollario di tutto, un comparto audio maestoso e una colonna sonora davvero in grado di emozionare e di trasmettere le sensazioni che MIO sta provando in quel momento.

Non mancano tuttavia alcune criticità. MIO: Memories in Orbit tende a spiegare pochissimo sia della sua trama sia delle sue meccaniche, lasciando quasi tutto sulle spalle del giocatore. L’esperienza si fonda su un ciclo continuo di esplorazione, raccolta e sviluppo, seguito da nuove fasi di esplorazione, ma molte dinamiche vengono solo accennate e mai realmente chiarite. Questo porta a fare ampio ricorso al trial and error per comprenderne il funzionamento, una scelta che nelle fasi iniziali può accentuare il senso di smarrimento. Se protratta nel tempo, questa impostazione rischia di trasformare la curiosità in frustrazione, soprattutto per chi si avvicina al genere con meno esperienza o cerca un accompagnamento più graduale. Nel gioco è presente una mappa, ma le possibilità di personalizzazione sono piuttosto limitate. Sebbene consenta di segnare in modo essenziale alcuni luoghi di potenziale interesse per il futuro, questa soluzione si rivela solo parzialmente efficace. La scarsa flessibilità finisce infatti per rendere l’orientamento comunque confuso, affidandosi in larga parte alla memoria del giocatore piuttosto che a un reale supporto alla navigazione.

img

Amore

Stilisticamente maestoso

- MIO: Memories in Orbit colpisce innanzitutto per la sua presenza scenica. Ogni ambiente, ogni transizione cromatica, ogni silenzio sembra pensato per restituire l’idea di una grandezza perduta che lentamente torna a respirare. La Vessel non è un semplice scenario, ma un organismo ferito, che comunica attraverso forme, luci e assenze, trasformando l’esplorazione in un atto quasi contemplativo. Il risultato è un’estetica che non si limita a decorare l’esperienza, ma la sostiene e la guida, elevando il viaggio di MIO a qualcosa di più di una semplice progressione ludica: una lenta e affascinante rinascita visiva. A rafforzare questa sensazione contribuisce una colonna sonora di rara eleganza, capace di accompagnare l’esplorazione senza mai sovrastarla. Le musiche si insinuano tra i corridoi della nave come un’eco distante, alternando delicatezza e solennità, e diventando parte integrante dell’identità della Vessel. Non si limitano a sottolineare l’azione, ma amplificano il senso di isolamento, di mistero e di malinconica grandezza che permea l’intera esperienza, rendendo ogni passo di MIO più significativo e carico di atmosfera.

Quando non è frustrante, diverte

- MIO: Memories in Orbit alterna momenti di autentico coinvolgimento a fasi in cui l’esperienza rischia di incrinarsi sotto il peso della propria opacità. Quando le sue meccaniche si incastrano correttamente, il gioco scorre con naturalezza, premiando il controllo del movimento, l’intuizione e la sperimentazione. Tuttavia, la scelta di guidare il giocatore con estrema parsimonia porta talvolta a un senso di smarrimento che va oltre il mistero voluto, trasformandosi in frustrazione. È in questi frangenti che il ritmo si spezza e il divertimento lascia spazio all’incertezza, prima di riaffiorare non appena il sistema torna a farsi comprendere. Un equilibrio fragile, che quando funziona sa essere genuinamente appagante, ma che non sempre regge il peso delle proprie ambizioni.

Un platform d'altri tempi

- MIO: Memories in Orbit recupera con orgoglio la solidità dei platform game del passato, dove ogni salto andava misurato e ogni scontro richiedeva attenzione. La precisione richiesta nei movimenti e la difficoltà generale dei combattimenti restituiscono sensazioni familiari a chi è cresciuto con titoli più esigenti, in cui il tempismo contava più della generosità dei controlli. Non è un gioco che tiene per mano il giocatore e, come già detto, in alcune occasioni può risultare persino frustrante; ma è proprio questa sua rigidità a rendere più appaganti le conquiste, regalando soddisfazioni sincere quando si supera una sezione particolarmente ostica. Un approccio che guarda al passato con rispetto e che fa percepire ogni progresso come qualcosa di realmente guadagnato, non semplicemente concesso.

Odio

Incredibilmente randomico

- In alcune circostanze MIO: Memories in Orbit restituisce una sensazione di casualità difficile da decifrare. In certi momenti sembra quasi che alcune cose accadano “perché sì”, o che parti essenziali del gameplay e dello sviluppo di MIO vengano scoperte per caso, senza un filo logico evidente o il supporto di indicazioni fornite dagli NPC. Alcune scelte di design, in particolare la decisione di non fornire suggerimenti chiari sul passo successivo, contribuiscono a spezzare la continuità dell’esperienza. Non sempre è evidente se un errore sia imputabile a una distrazione personale o a un’informazione mai realmente comunicata, e questa ambiguità finisce per minare la fiducia nel sistema di gioco. Ne deriva un’alternanza disorientante tra controllo e smarrimento, in cui il progresso non nasce dalla comprensione delle meccaniche, ma dal puro trial and error. È il lato più fragile dell’essenzialità del titolo: quando il mistero smette di stimolare la curiosità e diventa rumore.

Backtracking eccessivo

- La struttura di MIO: Memories in Orbit tende invece a insistere sul backtracking più di quanto sarebbe ideale, soprattutto nelle fasi iniziali dell’avventura. L’assenza di un sistema di spostamento rapido realmente efficace costringe spesso a ripercorrere lunghe sezioni già esplorate, non tanto per il piacere della scoperta quanto per necessità. La gestione della morte accentua ulteriormente questo aspetto: al respawn si viene riportati al punto più vicino disponibile, che può trovarsi anche a una certa distanza dal luogo dell’errore, rendendo alcune sconfitte più penalizzanti sul piano del tempo che dell’apprendimento. Considerata una difficoltà che porta a morire con una certa frequenza, il ritmo dell’esperienza può risentirne, dilatando la progressione e richiedendo una dose aggiuntiva di pazienza. Un limite che non compromette l’impianto generale, ma che tende ad appesantire molto l’esperienza.

Tiriamo le somme

MIO: Memories in Orbit è un’esperienza fatta di alti e bassi, un vero e proprio rollercoaster emotivo che alterna momenti di autentico coinvolgimento a fasi di frustrazione anche marcata. È un gioco che sa mettere alla prova la pazienza del giocatore, tra un backtracking talvolta eccessivo e scelte di design che non sempre comunicano con chiarezza, ma che allo stesso tempo riesce a compensare i problemi con una direzione artistica di grande personalità e un’identità visiva capace di lasciare il segno. Non è un titolo che cerca di piacere a tutti, né uno che accompagna per mano, ma proprio in questa sua natura ruvida riesce spesso a regalare soddisfazioni sincere. Pur con i suoi limiti, MIO: Memories in Orbit riesce nel complesso a offrire un’esperienza positiva e significativa, consigliata a chi ama i metroidvania più esigenti e non si spaventa di fronte a qualche spigolo di troppo.
7.5

c Commenti

copertina

L'autore

autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
caricamento Caricamento commenti...