Recensione - Planet of Lana II: Children of the Leaf

Il Gioco
Alla fine del primo gioco, Lana ed il suo utile compagno Mui ci avevano lasciato dopo un'intensa avventura durante la quale non solo erano riusciti a salvare il pianeta da un'invasione robotica, ma avevano anche scoperto che la loro presenza sul pianeta era frutto di una migrazione avvenuta centinaia di anni prima, quando gli antenati di Lana lasciarono il loro pianeta natale, la Terra, per lidi più ospitali. Sono passati diversi anni da quegli eventi, e la società del pianeta Novo è mutata profondamente: le macchine non sono più viste esclusivamente come un terrore alieno proveniente dal cielo, ma sono state in parte assimilate e integrate nella cultura della tribù di Lana, che cerca ora di convivere pacificamente con questa tecnologia. Una fazione della popolazione locale, i Dijinghala, non ha però intenzioni altrettanto pacifiche, ed ha visto in queste tecnologie il mezzo per sfruttare le risorse del pianeta attraverso distruttive operazioni minerarie, che hanno l'effetto collaterale di generare scorie nocive. È proprio durante lo smaltimento nella natura di un blocco di queste scorie che la piccola nipote di Lana, Anua, rimane gravemente ferita, scivolando in un profondo coma. Di fronte a questo dramma familiare, Lana non ha altra scelta: deve rimettersi in viaggio, accompagnata dal suo inseparabile e adorabile amico felino-alieno Mui, alla ricerca di rari ingredienti per sintetizzare una cura per Anua. La posta in gioco è alta, così come le minacce - sia ambientali che robotiche ed umane - con cui Lana e Mui dovranno confrontarsi.
MX Video - Planet of Lana II: Children of the Leaf
L'avventura si apre con un prologo che funge da ponte narrativo per chi ha vissuto il primo capitolo, ma anche da introduzione per i neofiti della serie. Attraverso una semplice ma toccante sessione di nascondino con la piccola Anua, il gioco ci insegna i rudimenti dei controlli, immergendoci immediatamente in un'atmosfera pacifica. In queste fasi apprendiamo come la comunicazione tra i personaggi avvenga esclusivamente tramite gesti, espressioni e una lingua inventata che gli sviluppatori hanno saggiamente scelto di non sottotitolare, eccezion fatta per pochissime frasi chiave in questo prologo introduttivo. Questa scelta, che richiama i fasti di capolavori storici come Another World, ci costringe a leggere il linguaggio del corpo, ad ascoltare le intonazioni e a lasciarci guidare dall'intuito emotivo piuttosto che dai testi a schermo. Durante queste fasi esplorative iniziali troviamo dipinti rupestri e segni lasciati dai bambini, piccoli indizi visivi che raccontano la storia di chi è venuto dallo spazio e di quegli invasori scuri e metallici che un tempo distrussero tutto. Fuoriusciti dalla struttura sotterranea in cui giocavamo con Anua apprendendo le basi del gameplay, l'esplorazione continua nel pacifico villaggio della tribù, caratterizzato da grandi casse sospese e da un'imponente macchina arrugginita ormai inglobata dalla natura, dove possiamo interagire con animali innocui e relitti silenti, fino a culminare nella scena drammatica già accennata: Anua si allontana da noi dirigendosi verso una radura, dove però alcuni membri della fazione deviata arrivano con un mezzo volante scaricando un masso radioattivo. Anua si avvicina incuriosita, e finisce per assorbire le radiazioni, finendo in coma. Il vecchio del villaggio la soccorre prontamente riuscendo a stabilizzarla e chiedendoci di recuperare alcuni ingredienti fondamentali per creare una cura.

Dal punto di vista prettamente ludico, Planet of Lana II: Children of the Leaf non stravolge l'ossatura da puzzle-platformer cinematografico che abbiamo conosciuto nel predecessore, ma la arricchisce con nuove possibilità ed un design più stratificato. Lana ormai è cresciuta, non è più la ragazzina spaventata del primo episodio e questo si riflette ovviamente nel gameplay. Grazie alla sua aumentata agilità possiamo ora scattare, scivolare al di sotto di bassi passaggi per seminare i nemici e saltare agilmente tra le pareti. Questo rende l'esplorazione più dinamica, arrivando anche a dar vita ad adrenaliniche sezioni di fuga simil-parkour, dove tempismo e precisione dei salti sono fondamentali. La sensazione di controllo, tranne che per qualche caso isolato, è ottima, e le animazioni di Lana riescono a trasmettere efficacemente la sua massa nel mondo di gioco.
Ovviamente, come sapete se avete giocato al primo titolo, Lana non sarebbe nulla senza il suo fedele animaletto alieno, Mui, che ora torna sfoggiando una serie di nuove abilità che trasformano radicalmente il gameplay e l'approccio agli enigmi. Nel primo capitolo, Mui era limitato a semplici ordini impartiti da Lana; ora il legame tra i due si è rafforzato a tal punto che la protagonista può indirizzare la piccola creatura praticamente in qualsiasi punto dello schermo, anche (e soprattutto) in percorsi e cunicoli alternativi che lei non può raggiungere. Questa libertà di movimento viene sfruttata abilmente dai level designer, che sono riusciti a confezionare rompicapo ambientali molto più complessi e articolati rispetto al passato. Mui non funge più da semplice "interruttore a distanza", ma diventa un vero e proprio co-protagonista che ci permette di accedere a nuove funzionalità. Può rosicchiare liane per far cadere oggetti, distrarre le guardie ed emettere una sorta di impulso elettromagnetico in grado di disabilitare temporaneamente i macchinari nemici, offrendo a Lana l'opportunità di sgattaiolare inosservata.

La novità più interessante, però, risiede nei poteri telepatici di Mui, che qui troviamo molto evoluti. La creaturina può ora prendere il controllo mentale di alcune specifiche creature che popolano Novo o anche di alcuni macchinari, creando nuove situazioni di gameplay e dandoci accesso a nuove meccaniche di gioco. Un esempio è la sezione sottomarina in cui dobbiamo superare un letale squalo elettrico; questa ci vede controllare, tramite Mui, dei pescetti neri capaci di spruzzare nuvole d'inchiostro. Pilotando uno di questi pesci, ho potuto accecare il predatore, permettendo a Lana di nuotare in sicurezza passando oltre il suo sguardo. O un'altra sezione ancora ci vede controllare degli animali batuffolosi che si agganciano alle pareti lasciando una scia di cotone; basta avvicinarsi ad una fiamma per far divampare la creaturina (povera!) e innescare la scia di cotone come fosse uno stoppino, portandola a bruciare altre aree del livello per le quali eravamo passati, come ad esempio ragnatele o meccanismi sensibili al calore. E, ancora, possiamo prendere il controllo di piattaforme robotiche fluttuanti (e dotate di laser), creature volanti capaci di inglobare e rilasciare acqua e così via. Questi enigmi a tre vie (Lana, Mui e la creatura posseduta) risultano essere estremamente stimolanti e soprattutto soddisfacenti, una volta capito come risolvere una situazione.
E a proposito di ambienti, Planet of Lana II: Children of the Leaf ci porta ad esplorare una gran varietà di biomi diversi. Se il primo gioco ci aveva abituato a foreste e deserti, questo sequel spinge l'acceleratore sulla diversità territoriale e atmosferica, vedendoci attraversare, oltre a rigogliose foreste e paesaggi desertici e opprimenti, anche strutture minerarie sotterranee, montagne innevate spazzate da venti gelidi in grado di scaraventarci nel vuoto in un istante o, come già accennato, profondità sottomarine, utilizzando in alcune fasi anche un singolare veicolo subacqueo. Ed è proprio l'introduzione delle fasi a nuoto a risultare come una graditissima aggiunta; se vi state chiedendo come faccia Mui a seguirci, la risposta risiede nella flora acquatica di Novo. Mui può infatti avvolgersi all'interno di una speciale pianta sferica a tenuta stagna, simile a una foglia di ninfea che si richiude su sé stessa, che Lana può trainare con sé negli abissi. Ma non c'è solo l'impeto della natura incontaminata: esploreremo anche minacciose strutture industriali dove dovremo manipolare enormi cubi magnetici, spingere massi sotto cavi scoperti ad alta tensione e risolvere puzzle complessi basati su generatori e circuiti elettrici. Queste sezioni, molto più cupe e freddamente meccaniche, offrono un contrasto perfetto con l'esplosione organica di colori dei biomi naturali.

Non mancano neanche sezioni più frenetiche e meno "ragionate", come una rocambolesca fuga saltando tra veicoli volanti, o una sorta di boss battle in cui dobbiamo sconfiggere il nostro nemico in maniera creativa, sfruttando sia l'agilità di Lana che i poteri di Mui. L'avventura si chiude poi in un modo che ci fa bramare già da oggi un terzo capitolo della saga.
Nonostante l'alta varietà di ambienti e di meccaniche puzzle, gli sviluppatori hanno comunque resistito alla tentazione di diluire l'esperienza e "allungare il brodo": concentrandomi principalmente sulla storia e senza cercare segreti e collezionabili, l'avventura è durata per me 7 ore, un paio d'ore in più del primo titolo. In questo tempo Lana annota tutto quello che le accade in un diario, che possiamo consultare in ogni momento per rivedere il prossimo obiettivo, ma che raccoglie anche bozzetti, indizi e dettagli sulla lore del pianeta Novo e degli antenati della protagonista.



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