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Resident Evil Requiem
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Recensione - Resident Evil RequiemXbox Series X | SGame

A 30 anni dal primo, mitico episodio della serie, con Resident Evil Requiem Capcom ci offre un episodio che collega passato e futuro della serie incarnandoli nei due protagonisti: Leon Kennedy e Grace Ashcroft. Scopriamolo insieme!
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Il Gioco

Il franchise di Resident Evil ha attraversato numerose fasi nei suoi tre decenni di vita, passando dalle inquadrature fisse dei primi episodi fino all'azione frenetica in terza persona dell'immortale quarto episodio, fino ad arrivare alle visuali in prima persona degli ultimi capitoli, in tutto presentandoci un pantheon di personaggi estremamente nutrito e diversificato. Con Resident Evil Requiem Capcom celebra il trentennale della serie, e lo fa con un obiettivo estremamente ambizioso: raccogliere questa titanica eredità, offrendoci un episodio che unisca il meglio di quanto visto finora dal punto di vista di gameplay ed atmosfere, ed offrendoci una storia che si ricolleghi saldamente ai primissimi episodi ma che, al contempo, apra nuovi scenari per il futuro della saga.

Resident Evil Requiem ci vede infatti affrontare le conseguenze a lungo termine del disastro di Raccoon City del 1998, che cambiò per sempre il volto del mondo (e della cittadina americana stessa), e lo fa vedendoci seguire una doppia linea narrativa che segue le vicende di due protagonisti diametralmente opposti. Da una parte troviamo il veterano della serie Leon Kennedy, che dal novellino del Raccoon City Police Department in RE2 è ormai diventato un agente governativo d'élite, segnato profondamente dalle molteplici battaglie contro gli orrori della Umbrella Corporation. Leon è sulle tracce di Victor Gideon, ex scienziato della Umbrella e braccio destro di uno dei fondatori dell'azienda, Oswell Spencer.

MX Video - Resident Evil Requiem

Dall'altra parte troviamo Grace Ashcroft, una giovane e introversa analista dell'FBI che viene inviata dal suo superiore ad indagare su una serie di morti sospette al derelitto Hotel Wrenwood, nella cittadina omonima. Grace è la figlia di Alyssa Ashcroft, che i fan di vecchia data potrebbero ricordare come la protagonista dello spin-off per PS2 Resident Evil Outbreak, la quale scopriamo essere stata uccisa proprio in questo hotel. Il solo metter piede in questo hotel scatena quindi forti angosce in Grace, che si riveleranno essere solo il preludio ad un incubo molto più intenso. Mentre si trova sul luogo del delitto, infatti, Grace cade vittima dell'imboscata del deviato dottor Victor Gideon, che sembra particolarmente interessato alla ragazza, tanto da catturarla e rinchiuderla in una casa di cura per motivi inizialmente misteriosi, ma che man mano diventeranno sempre più chiari. Leon invece si era recato nei pressi dell'hotel dopo aver saputo di una colluttazione all'interno, ed arriva giusto in tempo per vedere Gideon portare via Grace: inutile dire che ne segue le tracce fino alla struttura clinica. Qui incontrerà fugacemente Grace in una scena ad alto tasso d'adrenalina, ma i due finiranno per essere separati per poi reincontrarsi solo per brevi momenti chiave; le due storie procederanno in maniera separata e con obiettivi diversi, ma sono ovviamente destinate a ricongiungersi.

Due protagonisti, quindi, profondamente diversi: da una parte un navigato veterano e combattente, dall'altra un'analista dell'FBI che sa certamente come maneggiare una pistola, ma non è certo preparata per il tipo di situazioni che le si pareranno davanti. Resident Evil Requiem sfrutta questa dualità non solo per proporci una doppia linea narrativa, ma per strutturare il gioco con due stili di gameplay molto diversi e che abbiamo già visto in diverse fasi della storia di Resident Evil: Leon incarna il lato più action della serie, dove gli elementi survival sono ridotti al minimo in favore di un più alto tasso adrenalinico, mentre Grace (che comunque è quella che giocherete di più, per un buon 70% del gioco) impersona il survival puro, capace di generare livelli d'ansia e di tensione altissimi. E questa differenza è ancor più accentuata dalle diverse opzioni visive associate ai due protagonisti: anche se è possibile modificarle nelle opzioni, Grace parte di default con la visuale in prima persona, mentre Leon ha quella in terza. Personalmente ho trovato questa scelta azzeccatissima: in prima persona le atmosfere ansiogene e l'esplorazione degli ambienti nei panni di Grace rendono moltissimo con un'esperienza immersiva completa, mentre Leon è spesso protagonista di combattimenti contro nemici multipli che arrivano da più direzioni, una situazione in cui la visuale in terza risulta ideale. Anche se è possibile giocare entrambi in prima o in terza persona, non ho mai sentito l'esigenza di cambiarla, trovando il settaggio standard perfetto.

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Analizzando nel dettaglio le meccaniche di gameplay, quando ci troviamo nei panni dell'analista dell'FBI Resident Evil Requiem ci mostra la sua anima da survival horror puro, asfissiante e punitivo, con un forte richiamo alle atmosfere di Resident Evil 7 e Village. Grace si trova in un vero incubo, e lo notiamo dal respiro affannoso e spezzato mentre esplora i corridoi del centro di cura o le altre ambientazioni in cui la troveremo; la sua mobilità è ridotta, il suo inventario è estremamente limitato e si ritrova spesso alle prese con creature terrificanti, a volte di dimensioni enormi. Nei suoi panni la fuga e l'approccio furtivo sono le strategie migliori, mentre la risoluzione di complessi enigmi ambientali offre l'unica via per la salvezza. Non mancano i combattimenti ovviamente, ma va capito quando conviene affrontare i mostri o quando è meglio lasciarceli dietro indisturbati. Il background scientifico di Grace le dà accesso però a strumenti unici: può infatti sfruttare le risorse raccolte nell'ambiente, incluso il sangue infetto degli zombi, per creare risorse vitali come iniettori curativi, fiale di acido e bombe molotov. Ma la sua arma più potente è sicuramente l'Iniettori Emolitico, una sorta di siringa antivirale capace di sciogliere all'istante la carne di un infetto; questi, comunque disponibili in quantità limitatissima, sono preziosissimi per effettuare atterramenti silenziosi di nemici altrimenti letali.

Passando a Leon, invece, l'esperienza muta completamente e lo si nota già aprendo il suo inventario, estremamente capiente sin dall'inizio. Se avete giocato all'eccellente Resident Evil 4 Remake, sapete cosa aspettarvi. Le sue sezioni di gioco sono estremamente adrenaliniche, ricche di sparatorie e combattimenti corpo a corpo (la sua ascia, a differenza dei pugnali improvvisati di Grace, non si rompe mai; va solo affilata con un comando specifico di tanto in tanto). Il sistema di combattimento è fluido e reattivo, ci permette di cambiare velocemente arma, di parare al volo i colpi nemici e le animazioni delle esecuzioni a distanza ravvicinata sono davvero spettacolari. Vedere Leon infilare il fucile a pompa in bocca ad uno zombie prima di tirare il grilletto, o atterrare un mostro per poi fracassargli il cranio con l'accetta è davvero uno spettacolo da non perdere, in estremo contrasto con le sezioni di Grace. Anche Leon può godere di un elemento di crafting, stavolta legato alla produzione di munizioni e kit curativi, e, anche se inizialmente stentereste a crederlo, anche il suo inventario prima o poi vi risulterà strettino, costringendo ad una gestione accorta delle risorse, anche se in maniera molto inferiore rispetto a quanto siamo costretti a fare con l'agente dell'FBI.

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Mentre Grace deve recuperare e fabbricare tutto da sola, Leon è invece aiutato da un sistema "economico" che fa il verso alla modalità Mercenari della serie: nei suoi panni veniamo infatti presto in possesso di un braccialetto tattico capace di registrare tutte le nostre uccisioni, che verranno poi convertite in crediti da usare presso apposite casse di rifornimento per acquistare nuove armi, potenziamenti alle stesse o munizioni. Questo espediente "arcadizza" ancor di più l'esperienza con Leon, spingendoci nella direzione diametralmente opposta a Grace: dove lei è incentivata ad evitare i nemici, con Leon invece dobbiamo farne fuori il più possibile, così da accumulare crediti da spendere nelle casse.

Il pantheon di nemici incontrato da entrambi i protagonisti copre un po' tutte le tipologie di infetti visti nella serie, da quelli più lenti e gestibili a quelli più veloci, da quelli capaci di brandire armi (anche se goffamente) a quelli che ci attaccano di sorpresa quando li crediamo morti. In particolare, una nuova variante ci dà filo da torcere: i Blisterhead. Questi sono una sorta di evoluzione che vede i cadaveri uccisi e lasciati rialzarsi e mutare in una forma più veloce, coriacea e resistente, con una sorta di "testa a palloncino" che richiede un alto numero di colpi per essere abbattuta. Ovviamente non mancano anche boss battle e nemici di grandi dimensioni, che nel caso di Grace vanno comunque affrontati "a modo suo", evitando lo scontro diretto e trovando modi alternativi per farli fuori. Un caso memorabile è quello di uno "zombone" enorme, delle dimensioni di una stanza, che percorre i corridoi di un'ala del centro di cura distruggendo tutto al suo passaggio.

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Dal punto di vista tecnico, qui vediamo il RE Engine flettere nuovamente i muscoli, mostrandoci visuali spettacolari e dimostrando di essere uno dei motori grafici più versatili e performanti in circolazione. Resident Evil Requiem è visivamente sontuoso, con ambienti ricchi di dettagli e resi in maniera estremamente realistica grazie anche all'ottima illuminazione dinamica, anche se i volti dei personaggi (protagonisti esclusi) potevano forse essere migliori. Degna di nota anche la resa della parte "splatter" del gioco: i corpi dei nemici reagiscono ai nostri colpi, perdendo pezzi di carne e fluidi corporei, fino ad arrivare a verniciare letteralmente le pareti di sangue. Ed il comparto sonoro non è da meno, soprattutto nei panni di Grace: rantolii, scricchiolii del legno, il respiro affannato della protagonista o quello dei mostri nelle vicinanze, è tutto reso in maniera magistrale e con un'ottima resa dell'audio direzionale, da godere con un buon paio di cuffie o con un sistema surround. Il doppiaggio italiano risulta altrettanto convincente, con un'ottima interpretazione per tutti i personaggi e intonazioni mai inadatte alle varie situazioni.

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Per quanto riguarda l'impegno richiesto per completare il gioco, qui voglio fare una parentesi: ho letto diverse testate riportare un tempo di 10 o massimo 12 ore, e mentre giocavo mi sono sorpreso di come avessi superato tale soglia senza che la fine fosse ancora visibile all'orizzonte, e senza perdere troppo tempo in attività secondarie. Quando recensisco un gioco, ho da sempre l'abitudine di appuntare i tempi di ogni sessione, ed alla fine ho completato l'avventura in ben 16 ore, mentre il timer di fine gioco ne mostrava solo 12. Credo quindi che molti siano stati tratti in inganno dal timer che, per qualche motivo, riporta tempi inferiori a quelli reali (probabilmente non registrando morti, ricaricamenti e cut-scene), quando la durata è decisamente superiore. Ho completato il gioco in modalità Normale (moderna), quella di default in cui possiamo salvare senza limiti nelle apposite macchine da scrivere; le altre sono la modalità Facile e la Normale (classica), che invece richiede di recuperare e "spendere" nastro inchiostrato per ogni salvataggio.

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Amore

Il meglio di due mondi

- Il dualismo tra i due protagonisti è stato un vero colpo di genio degli autori di Resident Evil Requiem: l'alternanza tra l'azione adrenalinica di Leon e le sezioni altamente ansiogene e tese di Grace ci propone il mix perfetto di situazioni che possiamo vivere in un titolo della serie, senza sacrificare l'una o l'altra ma bilanciandole per variare efficacemente il ritmo. E questo vale anche per la possibilità di giocarli con prospettive diverse, espediente che aiuta ad incrementare la differenza tra le due esperienze. Proprio quando lo stress accumulato con Grace minaccia di sopraffarci, ecco arrivare la violenza esplosiva di Leon che ci permette di sfogarci con sane dosi di piombo, senza lesinare in munizioni. E quando l'azione inizia a diventare troppo caciarona, è il momento di tornare ai silenzi angoscianti di Grace. Un'alternanza che mi piacerebbe ritrovare anche nei prossimi titoli della serie.

Il terrore di Grace

- Vale la pena porre l'accento sulle sequenze giocate nei panni della giovane analista dell'FBI, che rappresentano quanto di meglio si possa vivere in un survival horror moderno. Il senso di inadeguatezza e spaesamento della protagonista, la claustrofobia della visuale in prima persona (sì, potete cambiarla, ma io l'ho adorata), la necessità di centellinare le risorse e gestire attentamente l'inventario per non lasciare preziose risorse a terra, unite all'ansia costante di essere soverchiati dai nemici, rendono l'esperienza di Grace incredibilmente ansiogena e tesa, ed il tutto senza dover ricorrere a jumpscare gratuiti. Eccellente.

Tutto torna

- A differenza dei più recenti RE7 e Village, che si mantenevano più ai margini della lore della serie (pur comunque essendovi immersi) e risultavano essere esperienze maggiormente stand-alone, Resident Evil Requiem è una vera lettera d'amore per i fan storici della saga Capcom. Il gioco affonda le sue radici nella complessa storia del franchise, partendo dagli eventi di Raccoon City e riallacciandosi a elementi e personaggi storici, riportandoci peraltro in ambientazioni che non potranno che esaltare ed emozionare i fan della serie. Il tutto creando nuove basi e dando vita a nuovi personaggi che risulteranno fondamentali per il futuro della serie: gli avventimenti che troviamo alla fine del gioco avranno ripercussioni importantissime sull'universo di Resident Evil, e non vedo l'ora di scoprire a quali evoluzioni porteranno!

Ambienti diversificati e spettacolari

- Dall'architettura decadente dell'Hotel Wrenwood (inclusa la spettacolare e popolatissima strada limitrofa che visitiamo all'inizio) passando ai disturbanti laboratori della casa di cura e fino ad arrivare ad ambientazioni sorprendenti che non voglio anticiparvi, l'environment e level design di Capcom si conferma come davvero superbo. La varietà delle ambientazioni esplorate scongiura il rischio monotonia, offrendoci al contempo alcuni degli scenari più spettacolari della serie. Bellissimo da vivere e da guardare.

Paint It, Red

- La mia memoria potrebbe tradirmi, ma credo che Resident Evil Requiem sia l'episodio più violento, cruento e graficamente esplicito dell'intera saga. Il feedback fisico dei colpi, le esecuzioni di Leon e le mutazioni purulente dei nemici sono accompagnate da litri di sangue che dipingono persistentemente gli ambienti ad ogni colpo messo a segno, ad ogni testa fatta saltare. E quando Grace provoca l'esplosione di un nemico tramite il suo Iniettore Emolitico, tutto l'ambiente viene inondato da schizzi di sangue che rimangono a ricordo di quell'azione anche in esplorazioni successive. Spettacolare!

Odio

Volti old school

- Se i modelli poligonali dei protagonisti (Leon e Grace su tutti) e dei principali comprimari risultano molto soffisfacenti per mimica facciale e texturing, ho trovato molti dei personaggi secondari maggiormente sottotono, nonostante siano comunque tutti caratterizzati molto bene a livello di dialoghi. I volti mostrano a volte una realizzazione tecnica un po' ancorata al passato, mancando di quell'espressività e di quel realismo che ci si aspetterebbe da una produzione dal taglio cinematografico così imponente.

Boss battle spettacolari ma facili

- Un altro piccolo neo di un'opera altrimenti eccellente è rappresentato dal livello di sfida offerto dagli scontri con i boss. Premetto che, dal punto di vista scenografico e del design, sono tutti molto spettacolari, con battaglie epiche ed "esagerate" in pieno stile Resident Evil, ma ho trovato un po' troppo facile sconfiggerli, spesso senza morire neanche una volta; non chiedo una sfida impossibile, anzi, ma mi è sembrato mancasse un po' di mordente "punitivo" che avrebbe reso più tesi questi combattimenti.

Tiriamo le somme

Con Resident Evil Requiem Capcom è riuscita a fondere perfettamente le due anime della sua serie survival horror, dando senso ad una lore tri-decennale e ponendo nuove basi per lo sviluppo futuro della serie. La dualità tra il terrore ansiogeno di Grace e la potenza action di Leon è bilanciata con maestria, supportata da visuali spettacolari e da una narrativa che i fan storici non potranno non apprezzare. Un'esperienza di rara fattura, imprescindibile sia per gli amanti della saga, sia per chi voglia vivere un'avventura di vera tensione.
9.3

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L'autore

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Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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