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High On Life 2

Recensione - High On Life 2Xbox Series X | S Xbox One DigitalGame

Quando nel 2022 il primo High on Life arrivò sul mercato, segnò un debutto sorprendente, catturando l’attenzione grazie al suo umorismo surreale e al gameplay frenetico del team di sviluppo Squanch Games. Dopo più di tre anni debutta sul mercato il suo sequel High On Life 2, portandosi dietro alcune importanti novità: scopriamole insieme nella nostra recensione!
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Il Gioco

Sarò onesto con voi. Da grande fan di Rick & Morty e dopo aver apprezzato il primo capitolo, apprendere dell’uscita di scena del creatore Justin Roiland dal team di Squanch Games mi aveva acceso un campanellino d’allarme. Perché ci sono molte opere che, senza la loro guida e creatore, perdono la bussola e si smarriscono inevitabilmente in prodotti privi di anima. È la classica domanda che ci si pone in casi simili: può esserci un Bioshock senza Ken Levine? Un Metal Gear Solid senza Hideo Kojima? Se in questi casi probabilmente la risposta è no, sono felice di poter affermare che può esistere un High On Life 2 senza Justin Roiland.

Con questo seguito il team di creativi e scrittori si è rimboccato le maniche, sfruttando tutte le loro capacità e risorse per portare sul mercato una versione più grande e rifinita del primo gioco, con guizzi di gameplay geniali e una scrittura dissacrante che strappa spesso ben più di un sorriso. In questo secondo capitolo, il nostro protagonista si gode la fama di più famoso cacciatore di taglie della galassia, grazie alla distruzione del cartello criminale G3 avvenuta alla fine del primo episodio, che aveva invaso la Terra con il folle piano di rapire gli esseri umani per… “fumarli”. La razza umana ora si trova in contatto con questo vasto sistema galattico, aprendo quindi una nuova fase della propria storia. L’umanità si trova ora dichiarata come specie protetta, con le altre razze aliene che esprimono atteggiamenti divisori: c’è chi li prende in giro considerandoli una specie inferiore, chi li trova adorabili al pari di un cagnolino, chi li rispetta, chi li vuole proteggere e così via.

MX Video - High On Life 2

Il gioco inizia con un geniale tutorial dal montaggio serrato che c vede utilizzare il protagonista nelle situazioni più disparate, permettendoci di assimilare le interazioni più basilari del sistema di gioco. Eccoci quindi ospiti in un Talk Show, a parlare con la famiglia, a dare la caccia a un mostro gigante che sta terrorizzando la città, a partecipare a un Reality Show per trovare l’amore, a realizzare un autoritratto per un fan (vi consiglio di dedicarci il giusto tempo), a eliminare una fila di bersagli con una taglia sulla testa, e così via. Si tratta di un mix di situazioni dal duplice scopo, ossia fungere da tutorial per questo stravagante FPS e da espediente narrativo per mostrare la vita del protagonista nel lungo lasso di tempo intercorso tra il primo gioco e questo sequel.

Nemmeno il tempo di abituarci alla fama e alle nostre capacità, che tutto questo si sovverte completamente durante il primo livello di gioco, dove il nostro mentore alieno e assistente Gene ci avvisa che è stata messa un’enorme taglia sulla testa di nostra sorella Lizzie, che nel frattempo si è unita a un gruppo di rivoltosi. Il nostro eroe corre a rintracciarla per salvarla da tutti gli altri cacciatori di taglie, ritrovandosi così da stella nascente a fuorilegge in un attimo. Braccati da chiunque, per i due fratelli e Gene arriva il momento di riorganizzarsi, mentre Lizzie svela al fratello una verità agghiacciante: il colosso farmaceutico Rhea Pharma sta attuando un piano per schiavizzare gli esseri umani per usarli come fonte per la creazione di una nuova droga sintetica, segregandoli nei loro laboratori sotterranei.

Da qui parte la nostra crociata, che ci vede dare la caccia ai pezzi grossi della Rhea Pharma per smantellarla pezzo dopo pezzo prima che fosse troppo tardi, senza dimenticare che lo status di famoso fuorilegge ci ha fatto braccare da cacciatori di taglie di mezza galassia. Questo cambio di bersaglio dal fine comune con il precedente villain, il cartello criminale G3, pone sul piatto della narrazione delle tematiche anche importanti, più ecologiche e sociali, che il team è riuscito a inserire con eleganza in un contesto grottesco e sopra le righe come la narrazione di High On Life 2.

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Durante l’avventura non siamo da soli, ma possiamo contare sul supporto di vari NPC e soprattutto delle nostre armi parlanti, i Gatliani, che ritornano tutte dal primo gioco (eccetto per Kenny, completamente “dimenticato” per il fatto di essere l’arma interpretata da Justin Roiland), con l’aggiunta di alcune bocche da fuoco decisamente notevoli. L’avventura inizia sfruttando le nostre vecchie conoscenze partendo dalla maliziosa Sweezy, una specie di SMG che spara cristalli, il timido Gus che funge da shotgun e infine Knifey, il sadico e maniaco coltello da combattimento, che funge come unica arma utilizzabile in mischia.

A questo roster di armi si sono aggiunte altre bocche da fuoco “parlanti” come il malinconico Travis, una pistola SMG sul punto di divorziare dalla moglie, oppure Guaino, un fucile d’assalto tattico dalla voce calma e dalla mente calcolatrice. Ovviamente le armi a disposizione che si aggiungeranno all’armamentario sono molte di più, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.

La particolarità delle armi da fuoco, oltre al fatto che sono dotate tutte di una caratterizzazione unica che dà luogo a siparietti divertenti, è che possono essere potenziate con kit acquistabili in un negozio specifico. Anche l’armatura del nostro alter ego si può potenziare con dei semplici boost, o possiamo cambiarne completamente l’estetica attraverso un negozio che vende articoli di… Halloween. Le armi, infine, possiedono tutte una particolare abilità unica da sfruttare in combattimento o per risolvere alcuni degli enigmi ambientali che si trovano lungo il cammino.

Il gameplay di base è un normalissimo FPS, dove dobbiamo far fuori tutti i nemici per raggiungere il nostro obiettivo, alternando sparatorie con enigmi ambientali e sezioni platform di cui parleremo più avanti. È innegabile l’impegno del team per variare il più possibile l’azione, e già aumentando il numero di fazioni avversarie si è scongiurata in parte la ripetitività riscontrata nel primo gioco, dove gli avversari molto presto risultavano tutti uguali. Ma non sempre qualcosa funziona in questo mix surreale ed è curioso come la meccanica di shooting risulti il pacchetto più debole dell’intera offerta.

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L’aggiunta più interessante e anche più coraggiosa sul fronte del gameplay risiede nello skateboard. Sì, un normalissimo skateboard completamente personalizzabile di cui entriamo in possesso nelle fasi iniziali dell’avventura e che va a sostituire la meccanica di scatto. Se all’inizio la cosa può lasciare interdetti, ben presto noterete che ogni singolo scenario è pensato per essere sfruttato completamente con la vostra tavola da skate, come se fosse un livello di Tony Hawk's Pro Skater (che tra l’altro viene citato direttamente più volte all’interno del gioco).

Così in un attimo ci troviamo a sfrecciare per le strade di Arcadia, su mondi alieni o in complessi nemici a bordo della mia tavola, effettuando acrobazie, flip e grindando perfino su ogni ringhiera o sporgenza. Le fasi platform ne escono fresche e divertenti, con l’altra faccia della medaglia che penalizza gli scontri a fuoco a bordo della tavola da skate, ma di questo ne parleremo più avanti.

Tra una missione e l’altra abbiamo a disposizione una Base Segreta dove poter tenere traccia dei nostri progressi, parlare con gli altri NPC, acquistare upgrade per le armi e perfino giocare a videogame retrò tramite dei cabinati arcade. Una volta che decidiamo di partire per una missione o esplorare uno degli scenari open-map, possiamo sfruttare il camper dell’ex-ragazzo di Lizzie e decidere la destinazione tramite un Yom-Tom modificato. Sì, è un vecchio navigatore terrestre che gli sviluppatori hanno pensato bene di rendere scomodo e laggante nei menù esattamente come la controparte reale.

Gli scenari sono completamente esplorabili e fungono da open-map piene di segreti, sfide e forzieri carichi di crediti da recuperare, eccetto per quegli scenari dedicati a missioni o bersagli specifici, in cui non si può più tornare una volta completato l’incarico. La zona che racchiude le varie open-map è la città di Arcadia, costruita a forma di Halo (sì, lo citano tranquillamente), ampia sia in orizzontale che in verticalità, dove possiamo andare a caccia di segreti, guardare film al cinema, cercare l’amore nei locali a luci rosse, svolgere piccole quest secondarie e così via. Questa enorme metropoli futuristica si divide in diversi quartieri sbloccabili poco alla volta, come il Centro Cittadino, il Porto, lo Zoo, ecc.

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Se è chiaro che l’intento del team di sviluppo fosse quello di prendere la formula del primo gioco e ampliarla in ogni suo aspetto, si può dire che la missione è parzialmente riuscita, ma ad un prezzo decisamente alto. Forse per eccessiva ambizione o mancanza di esperienza, sta di fatto che non tutte le meccaniche confezionate si amalgamano tra di loro, portando a uno scollamento dell’esperienza che strania, delude e insinua la sensazione di un'occasione mancata.

Perché mentre giocavo pad alla mano mi sono divertito, ma la sensazione che il gioco fosse tenuto in piedi da nastro adesivo e una graffetta era palpabile. Si ha quasi paura di romperlo se si esce dal binario pensato dal team di sviluppo. E a volte succede, si rompe, costringendoci a ricaricare il checkpoint precedente se il gioco non crasha comunque di sua iniziativa. È successo, molto raramente, ma è successo. Eppure questa aria grezza e spigolosa dona al titolo quel sentore di autenticità e passione che nei titoli tripla-A più patinati viene a mancare, e questo è un bene. Un complicato contraddittorio di amore e odio che riesce a far emergere le qualità dell’opera.

Il gioco è plasmato grazie agli strumenti dell’Unreal Engine 5, con tutti i pro e i contro del caso. Se da una parte ho ammirato scenari vasti e ricchi di dettagli, con un’illuminazione sfavillante, dall’altra ho notato diversi problemi di stuttering e glitch grafici che pendono come spade di Damocle sulle superfici metalliche, causati da riflessi spinti dalla tecnologia Lumen e un'illuminazione a volte gracchiante. Tutte problematiche già viste in altri titoli che sfruttano superficialmente le potenzialità del motore, che richiedevano un lavoro di pulizia ulteriore. Il gioco risulta quindi piacevole da vedere nel complesso, ma sporco e grezzo nel suo insieme.

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Sul versante audio, High On Life 2 si difende dignitosamente, anche se emergono alcune banalità trascinate dal primo capitolo. Il doppiaggio in lingua inglese è ben recitato, complice una scrittura che pesca nell’immaginario nerd a piene mani e a un umorismo che sa essere nero e graffiante al punto giusto. Il sonoro generale è piuttosto anonimo, in linea con il primo capitolo, con campionature cartoonesche e grottesche per l’effettistica, mentre le musiche purtroppo risultano piatte, anche se fanno il loro lavoro accompagnando l’esperienza. Un risultato sufficiente ma che non lascia il segno da nessuna parte. Per quanto riguarda la lingua italiana, il gioco è tradotto nel nostro idioma per i testi a schermo e i sottotitoli, che purtroppo non coprono la totalità dei contenuti proposti.

Amore

Scrittura divertente, mondo coinvolgente

- Sicuramente il più grande pregio del titolo è il suo essere dannatamente divertente. I siparietti e le situazioni surreali in cui il protagonista e i suoi amici rimangono invischiati vi strapperanno ben più di qualche risata. I personaggi sono follemente stupidi, le missioni piene di gag e trovate comiche. La varietà di storie che ho vissuto mi ha ricordato molto una mini stagione della serie animata Rick & Morty, dove ogni puntata è completamente diversa dalle precedenti, un viaggio unico e affascinante, nonostante siano tutte unite da un filo comune. Inoltre, diversi plot-twist ben posizionati mantengono sempre intatta la voglia di scoprire cosa diavolo succederà nella missione successiva.

High on Life Pro Skater

- Lo ammetto, al momento del trailer reveal la dinamica dello skateboard mi aveva fatto storcere un po’ il naso. Invece, dopo decine di ore di gioco, posso affermare che la meccanica funziona maledettamente bene, almeno per quanto riguarda l’esplorazione. Sfrecciare con la propria tavola, eseguendo kickflip, double flip e grindando tra ringhiere e scalinate, sfruttando rampe e strutture curve, dà all’esplorazione e al platform una dinamica tutta nuova. Per sfruttare lo skate, interamente personalizzabile presso un negozio situato sulla spiaggia di Arcadia, il team di sviluppo ha inserito in diverse aree di gioco dei veri e propri skate park dove svolgere sfide a tempo, gare e collezionare delle lettere gialle fluttuanti per comporre la parola “Skateboarding”. Sì, High On Life 2 prenderà più volte in giro la saga di Tony Hawk's Pro Skater, e lo fa alla grandissima.

Tut-o & Co.

- Niente da fare, i comprimari del gioco sono uno più divertente dell’altro. Che sia l’alieno Gene, le pistole parlanti o i bizzarri NPC che popolano le strade di Arcadia, il team di sviluppo è riuscito a renderli spassosi quanto basta per instillare la voglia di conoscerli di più o di scovarne di nuovi. Per esempio, esplorando la spiaggia di Arcadia mi sono imbattuto in un alieno posizionato in riva al mare, appartato, seduto a una scrivania mentre lavorava al PC. L’alieno stava cercando di spiegare in videocall al capo che quello che vedeva non era reale, ma era frutto di un filtro IA che non riusciva a togliere, e che quindi non si trovava veramente in spiaggia. Menzione speciale invece per Tut-o, l'IA della tuta del protagonista. Questo assistente virtuale vi aggiorna costantemente con tutte le informazioni della missione, ma a mio avviso è forse uno dei migliori alleati che si potesse avere. La sua tenerezza e ingenuità, inserite in situazioni di vita o di morte che ho vissuto pad alla mano, lo rendono un personaggio imbarazzante e adorabile allo stesso tempo, a cui è impossibile non affezionarsi.

Citazioni a non finire

- Vi dico solo una parola: ConCon. Palesemente una parodia del Comic-Con (o di qualunque fiera simile), questa parte dell’avventura mi ha portato a eliminare un bersaglio che doveva tenere un discorso presso uno stand del ConCon, ma per arrivarci ho dovuto attraversare diversi altri padiglioni (il ConCon ne ha migliaia), partendo dal ParkingCon. Si tratta di una sezione della fiera dedicata al parcheggio, dove nerd impazziti da ogni angolo della galassia si danno battaglia all’ultimo sangue per cercare di accaparrarsi un posto auto. Il tutto è folle ed esilarante, ma per gli abitanti di questo universo risulta normale. Poi ci sono tantissime citazioni al mondo videoludico, da World of Warcraft ad Halo, passando per Half-Life e perfino al servizio Game Pass!

Boss fight uniche

- Il gioco propone diverse boss fight, alcune piuttosto normali, altre veramente assurde. Senza fare troppi spoiler, oltre a combattere con le armi spianate contro avversari ostici ed enormi, ho dovuto anche risolvere l’omicidio di un boss per capire chi mi aveva rubato lo scontro, raccogliendo prove e interrogando i sospettati come se fossi un novello Hercule Poirot. Oppure mi sono trovato a combattere contro un boss all’interno di un… menù a schermo, grazie all’aiuto di Tut-o. Per quanto poi la maggior parte degli scontri si svolga alla classica maniera, è da premiare lo sforzo profuso dal team per creare queste sfide originali e divertenti. Sia chiaro, nulla di rivoluzionario, ma sufficientemente interessanti da impreziosire il ritmo di gioco.

C’è un gioco dentro quel gioco!

- Esplorando le mappe si possono recuperare alcune cartucce di vecchi titoli retrò. Una volta tornati presso la base, queste cartucce si possono caricare nei cabinati e giocare per davvero! Sono piccoli passatempi, per lo più picchiaduro o shooter a scorrimento, ma la loro confezione e varietà mi hanno piacevolmente sorpreso e non nego di aver speso parecchio tempo a provarli. Se ci aggiungiamo poi che il team di sviluppo ha fatto realizzare ben 6 mediometraggi (molto B-movie) in live action di durata notevole, interamente visionabili presso il cinema di Arcadia, si può affermare tranquillamente che di cose da vedere e scoprire l'avventura ne offre parecchie. Certo, mancano attività secondarie più ludiche, ma è comunque una piacevolissima aggiunta.

Odio

Fasi shooting poco stimolanti

- Ok, questo non è un difetto da poco, ma per essere chiari non è che lo shooting di High On Life 2 sia brutto, ma semplicemente non è abbastanza stimolante e interessante da renderlo il vero motivo per giocare. Il problema è che ci troviamo pur sempre davanti a uno sparatutto in prima persona, quindi è chiaro che l’intera esperienza ne venga compromessa. Ma a cosa è dovuto tutto ciò? Partiamo dalle armi, tutte uniche e potenziabili certo, ma a conti fatti mi sono ritrovato a usare sempre le stesse, anche perché i nemici che dovevo affrontare non richiedevano chissà quale strategia. Quindi molto spesso tendevo a usare le restanti bocche da fuoco solo per risolvere enigmi ambientali o a non utilizzarle quasi mai. Parlando dei nemici invece, questi sono mossi da un'IA decisamente insufficiente e basilare, che si limita a muovere i modelli di qualche passo sparando contro di voi tutto quello che hanno. Non si percepisce mai una vera sfida, se non dovuta al semplice numero di ostilità a schermo. Inoltre in alcuni punti l’arena di combattimento è pensata per sparare e muoversi sullo skateboard allo stesso tempo. Il problema è che sfrecciare sulla tavola e mirare agli avversari risulta spesso impreciso e macchinoso, portando a preferire sempre l’approccio con i piedi per terra. Un vero peccato.

Graficamente sporco e animazioni rotte

- Purtroppo durante la mia run, includendo anche ore successive all'applicazione della patch del day one, ho potuto constatare come il gioco soffra di diversi problemi tecnici. In primo luogo, come già accennato, l’utilizzo dell’ultima versione del motore di Epic porta con sé alcune problematiche prestazionali. L'estetica nel complesso è piacevole da vedere, ma una pulizia superficiale del codice ha portato alla luce glitch e bug fastidiosi. Tra NPC che attraversano i muri, riflessi sballati e animazioni rotte, l'engine risulta ancora piuttosto grezzo e instabile. Niente che danneggi irreparabilmente l’esperienza complessiva, ma sono inciampi che lasciano un pesante sapore amaro in bocca.

Dialoghi nel posto sbagliato e sottotitoli mancanti

- Un problema che ho riscontrato frequentemente è che a volte i personaggi si mettono a parlare proprio nel bel mezzo dei combattimenti. Sono momenti troppo caotici che rendono difficoltoso seguire il filo del discorso, portandoci a perdere snodi narrativi perché siamo troppo impegnati a fronteggiare gli avversari. Certo, ci sono i sottotitoli, ma è un po’ come quando si gioca a GTA, dove riuscire a fuggire in auto mentre si leggono anche le traduzioni in basso risulta quantomeno frustrante. E a proposito di sottotitoli, è un peccato che non abbiano tradotto con testi a schermo anche i film e i programmi TV sparsi per il mondo di gioco, rendendo la fruizione dei media complicata per chi non ha dimestichezza con la lingua di Albione.

Tiriamo le somme

Il nuovo titolo di Squanch Games rappresenta il proverbiale passo più lungo della gamba. Il team ha voluto prendere la formula del primo gioco e impreziosirla con varietà e quantità, peccando in ambizione e scontrandosi con problematiche produttive che forse sono sfuggite al loro controllo. Il risultato è sicuramente più vasto e più ricco, ma anche più grezzo e imperfetto, con un gameplay loop che non ha mai veramente qualcosa di nuovo da offrire. Ciò che tiene in piedi la baracca, e che mi sento di premiare veramente, è la scrittura, le situazioni folli e i bizzarri personaggi che incontrerete. Questi sono i veri motivi che vi spingeranno ad avanzare fino ai titoli di coda, non la voglia di falciare nemici con le vostre strampalate armi, ma la curiosità di esplorare a fondo il folle universo creato dal team. Se cercate un FPS solido e dal gunplay appagante, vi consiglio di volgere il vostro sguardo altrove o di sfruttare l'abbonamento Game Pass per testarlo. Se invece siete alla ricerca di un’avventura assurda, sopra le righe e divertentissima, allora potrebbe essere esattamente ciò che fa per voi. Perché High On Life 2 è un diamante tremendamente imperfetto, ma a suo modo resta pur sempre brillante.
7.5

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L'autore

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Nato 500 anni dopo la sua epoca ideale, è un appassionato di videogiochi e cinema fin da quando era bambino. Megalomane, egocentrico e inspiegabilmente affascinante, crede di sapere tutto sul mondo videoludico e cinematografico, non accettando obiezioni. Nessuno è pari alla sua magnificenza.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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