Recensione - High On Life 2

Il Gioco
Sarò onesto con voi. Da grande fan di Rick & Morty e dopo aver apprezzato il primo capitolo, apprendere dell’uscita di scena del creatore Justin Roiland dal team di Squanch Games mi aveva acceso un campanellino d’allarme. Perché ci sono molte opere che, senza la loro guida e creatore, perdono la bussola e si smarriscono inevitabilmente in prodotti privi di anima. È la classica domanda che ci si pone in casi simili: può esserci un Bioshock senza Ken Levine? Un Metal Gear Solid senza Hideo Kojima? Se in questi casi probabilmente la risposta è no, sono felice di poter affermare che può esistere un High On Life 2 senza Justin Roiland.Con questo seguito il team di creativi e scrittori si è rimboccato le maniche, sfruttando tutte le loro capacità e risorse per portare sul mercato una versione più grande e rifinita del primo gioco, con guizzi di gameplay geniali e una scrittura dissacrante che strappa spesso ben più di un sorriso. In questo secondo capitolo, il nostro protagonista si gode la fama di più famoso cacciatore di taglie della galassia, grazie alla distruzione del cartello criminale G3 avvenuta alla fine del primo episodio, che aveva invaso la Terra con il folle piano di rapire gli esseri umani per… “fumarli”. La razza umana ora si trova in contatto con questo vasto sistema galattico, aprendo quindi una nuova fase della propria storia. L’umanità si trova ora dichiarata come specie protetta, con le altre razze aliene che esprimono atteggiamenti divisori: c’è chi li prende in giro considerandoli una specie inferiore, chi li trova adorabili al pari di un cagnolino, chi li rispetta, chi li vuole proteggere e così via.
MX Video - High On Life 2
Il gioco inizia con un geniale tutorial dal montaggio serrato che c vede utilizzare il protagonista nelle situazioni più disparate, permettendoci di assimilare le interazioni più basilari del sistema di gioco. Eccoci quindi ospiti in un Talk Show, a parlare con la famiglia, a dare la caccia a un mostro gigante che sta terrorizzando la città, a partecipare a un Reality Show per trovare l’amore, a realizzare un autoritratto per un fan (vi consiglio di dedicarci il giusto tempo), a eliminare una fila di bersagli con una taglia sulla testa, e così via. Si tratta di un mix di situazioni dal duplice scopo, ossia fungere da tutorial per questo stravagante FPS e da espediente narrativo per mostrare la vita del protagonista nel lungo lasso di tempo intercorso tra il primo gioco e questo sequel.
Nemmeno il tempo di abituarci alla fama e alle nostre capacità, che tutto questo si sovverte completamente durante il primo livello di gioco, dove il nostro mentore alieno e assistente Gene ci avvisa che è stata messa un’enorme taglia sulla testa di nostra sorella Lizzie, che nel frattempo si è unita a un gruppo di rivoltosi. Il nostro eroe corre a rintracciarla per salvarla da tutti gli altri cacciatori di taglie, ritrovandosi così da stella nascente a fuorilegge in un attimo. Braccati da chiunque, per i due fratelli e Gene arriva il momento di riorganizzarsi, mentre Lizzie svela al fratello una verità agghiacciante: il colosso farmaceutico Rhea Pharma sta attuando un piano per schiavizzare gli esseri umani per usarli come fonte per la creazione di una nuova droga sintetica, segregandoli nei loro laboratori sotterranei.
Da qui parte la nostra crociata, che ci vede dare la caccia ai pezzi grossi della Rhea Pharma per smantellarla pezzo dopo pezzo prima che fosse troppo tardi, senza dimenticare che lo status di famoso fuorilegge ci ha fatto braccare da cacciatori di taglie di mezza galassia. Questo cambio di bersaglio dal fine comune con il precedente villain, il cartello criminale G3, pone sul piatto della narrazione delle tematiche anche importanti, più ecologiche e sociali, che il team è riuscito a inserire con eleganza in un contesto grottesco e sopra le righe come la narrazione di High On Life 2.

Durante l’avventura non siamo da soli, ma possiamo contare sul supporto di vari NPC e soprattutto delle nostre armi parlanti, i Gatliani, che ritornano tutte dal primo gioco (eccetto per Kenny, completamente “dimenticato” per il fatto di essere l’arma interpretata da Justin Roiland), con l’aggiunta di alcune bocche da fuoco decisamente notevoli. L’avventura inizia sfruttando le nostre vecchie conoscenze partendo dalla maliziosa Sweezy, una specie di SMG che spara cristalli, il timido Gus che funge da shotgun e infine Knifey, il sadico e maniaco coltello da combattimento, che funge come unica arma utilizzabile in mischia.
A questo roster di armi si sono aggiunte altre bocche da fuoco “parlanti” come il malinconico Travis, una pistola SMG sul punto di divorziare dalla moglie, oppure Guaino, un fucile d’assalto tattico dalla voce calma e dalla mente calcolatrice. Ovviamente le armi a disposizione che si aggiungeranno all’armamentario sono molte di più, ma non voglio rovinarvi la sorpresa.
La particolarità delle armi da fuoco, oltre al fatto che sono dotate tutte di una caratterizzazione unica che dà luogo a siparietti divertenti, è che possono essere potenziate con kit acquistabili in un negozio specifico. Anche l’armatura del nostro alter ego si può potenziare con dei semplici boost, o possiamo cambiarne completamente l’estetica attraverso un negozio che vende articoli di… Halloween. Le armi, infine, possiedono tutte una particolare abilità unica da sfruttare in combattimento o per risolvere alcuni degli enigmi ambientali che si trovano lungo il cammino.
Il gameplay di base è un normalissimo FPS, dove dobbiamo far fuori tutti i nemici per raggiungere il nostro obiettivo, alternando sparatorie con enigmi ambientali e sezioni platform di cui parleremo più avanti. È innegabile l’impegno del team per variare il più possibile l’azione, e già aumentando il numero di fazioni avversarie si è scongiurata in parte la ripetitività riscontrata nel primo gioco, dove gli avversari molto presto risultavano tutti uguali. Ma non sempre qualcosa funziona in questo mix surreale ed è curioso come la meccanica di shooting risulti il pacchetto più debole dell’intera offerta.

L’aggiunta più interessante e anche più coraggiosa sul fronte del gameplay risiede nello skateboard. Sì, un normalissimo skateboard completamente personalizzabile di cui entriamo in possesso nelle fasi iniziali dell’avventura e che va a sostituire la meccanica di scatto. Se all’inizio la cosa può lasciare interdetti, ben presto noterete che ogni singolo scenario è pensato per essere sfruttato completamente con la vostra tavola da skate, come se fosse un livello di Tony Hawk's Pro Skater (che tra l’altro viene citato direttamente più volte all’interno del gioco).
Così in un attimo ci troviamo a sfrecciare per le strade di Arcadia, su mondi alieni o in complessi nemici a bordo della mia tavola, effettuando acrobazie, flip e grindando perfino su ogni ringhiera o sporgenza. Le fasi platform ne escono fresche e divertenti, con l’altra faccia della medaglia che penalizza gli scontri a fuoco a bordo della tavola da skate, ma di questo ne parleremo più avanti.
Tra una missione e l’altra abbiamo a disposizione una Base Segreta dove poter tenere traccia dei nostri progressi, parlare con gli altri NPC, acquistare upgrade per le armi e perfino giocare a videogame retrò tramite dei cabinati arcade. Una volta che decidiamo di partire per una missione o esplorare uno degli scenari open-map, possiamo sfruttare il camper dell’ex-ragazzo di Lizzie e decidere la destinazione tramite un Yom-Tom modificato. Sì, è un vecchio navigatore terrestre che gli sviluppatori hanno pensato bene di rendere scomodo e laggante nei menù esattamente come la controparte reale.
Gli scenari sono completamente esplorabili e fungono da open-map piene di segreti, sfide e forzieri carichi di crediti da recuperare, eccetto per quegli scenari dedicati a missioni o bersagli specifici, in cui non si può più tornare una volta completato l’incarico. La zona che racchiude le varie open-map è la città di Arcadia, costruita a forma di Halo (sì, lo citano tranquillamente), ampia sia in orizzontale che in verticalità, dove possiamo andare a caccia di segreti, guardare film al cinema, cercare l’amore nei locali a luci rosse, svolgere piccole quest secondarie e così via. Questa enorme metropoli futuristica si divide in diversi quartieri sbloccabili poco alla volta, come il Centro Cittadino, il Porto, lo Zoo, ecc.

Se è chiaro che l’intento del team di sviluppo fosse quello di prendere la formula del primo gioco e ampliarla in ogni suo aspetto, si può dire che la missione è parzialmente riuscita, ma ad un prezzo decisamente alto. Forse per eccessiva ambizione o mancanza di esperienza, sta di fatto che non tutte le meccaniche confezionate si amalgamano tra di loro, portando a uno scollamento dell’esperienza che strania, delude e insinua la sensazione di un'occasione mancata.
Perché mentre giocavo pad alla mano mi sono divertito, ma la sensazione che il gioco fosse tenuto in piedi da nastro adesivo e una graffetta era palpabile. Si ha quasi paura di romperlo se si esce dal binario pensato dal team di sviluppo. E a volte succede, si rompe, costringendoci a ricaricare il checkpoint precedente se il gioco non crasha comunque di sua iniziativa. È successo, molto raramente, ma è successo. Eppure questa aria grezza e spigolosa dona al titolo quel sentore di autenticità e passione che nei titoli tripla-A più patinati viene a mancare, e questo è un bene. Un complicato contraddittorio di amore e odio che riesce a far emergere le qualità dell’opera.
Il gioco è plasmato grazie agli strumenti dell’Unreal Engine 5, con tutti i pro e i contro del caso. Se da una parte ho ammirato scenari vasti e ricchi di dettagli, con un’illuminazione sfavillante, dall’altra ho notato diversi problemi di stuttering e glitch grafici che pendono come spade di Damocle sulle superfici metalliche, causati da riflessi spinti dalla tecnologia Lumen e un'illuminazione a volte gracchiante. Tutte problematiche già viste in altri titoli che sfruttano superficialmente le potenzialità del motore, che richiedevano un lavoro di pulizia ulteriore. Il gioco risulta quindi piacevole da vedere nel complesso, ma sporco e grezzo nel suo insieme.

Sul versante audio, High On Life 2 si difende dignitosamente, anche se emergono alcune banalità trascinate dal primo capitolo. Il doppiaggio in lingua inglese è ben recitato, complice una scrittura che pesca nell’immaginario nerd a piene mani e a un umorismo che sa essere nero e graffiante al punto giusto. Il sonoro generale è piuttosto anonimo, in linea con il primo capitolo, con campionature cartoonesche e grottesche per l’effettistica, mentre le musiche purtroppo risultano piatte, anche se fanno il loro lavoro accompagnando l’esperienza. Un risultato sufficiente ma che non lascia il segno da nessuna parte. Per quanto riguarda la lingua italiana, il gioco è tradotto nel nostro idioma per i testi a schermo e i sottotitoli, che purtroppo non coprono la totalità dei contenuti proposti.


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