Recensione - Dark Void
di
Davide Ambrosiani / Ambro
P 7 feb 2010
Il Gioco
Amore
Guarda in alto
- Grazie all'inserimento del Jetpack sempre disponibile e facilmente utilizzabile, Dark Void aggiunge una nuova dimensione per l'elaborazione delle strategie del giocatore. I nemici non si presentano solamente davanti a Will, o dietro... ma arrivano anche dall'alto e a volte dal basso, in base a dove ci si trova. Inoltre, alcune sessioni di gioco sono interamente rovesciate, con l'eroe appeso a terrazze e sporgenze mentre combatte orde di alieni acrobati. In alcune occasioni la cosa si rivela abbastanza adrenalinica, soprattutto se la base di appoggio sta scivolando verso l'abisso costringendo Will e nemici a muoversi continuamente.A parte qualche piccola mancanza, i comandi per la gestione del jetpack permettono inoltre di muoversi con una certa scioltezza, arrivando, una volta presa la mano, a rimbalzare per la zona di gioco come una cavalletta infastidendo i nemici da ogni angolazione.
Buone fondamenta
- Nonostante il titolo non brilli per originalità in nessun campo, non si può negarne la solidità. Una storia già sentita ma raccontata in maniera convincente. Un buon motore grafico, con pochi inciampi. Anche il sistema di comandi e l'idea delle coperture alla Gears of War rendono bene nel contesto, risultando spesso più utili del previsto. Flebile ma apprezzabile il tentativo di personalizzazione delle armi che possono essere upgradate spendendo dei punti raccolti con l'uccisione di ogni nemico. Purtroppo l'equipaggiamento fornito durante la narrazione invece sembra più un aumento estetico ma privo di funzionalità, come la maschera da utilizzare durante il volo e gli scontri.Odio
Spazio insufficiente
- Purtroppo il team di sviluppo non è riuscito a conciliare l'idea del volo con il level design, dando vita a scontri a fuoco dove è possibile sì compiere dei piccoli balzi con il jetpack, ma non spiccare il volo per combattere i nemici dall'alto. Un'animazione che porta Will ad annaspare per il contraccolpo dell'accensione unita alle arene di gioco troppo spesso limitate da alti muri causano praticamente sempre dei rovinosi schianti al suolo con la conseguente morte del giocatore. Si tratta di una clamorosa svista per un gioco che imperniato completamente attorno al jetpack e alla possibilità di sfruttare la dimensione verticale. Da Ci si rende presto conto di quanto Dark Void sia diviso in sezioni di volo e altre dedite al combattimento classico, senza la possibilità di decidere liberamente la strategia più devastante nei confronti del nemico.Volare alla cieca
- Il difetto che penalizza maggiormente il titolo Capcom è la gestione della visuale/telecamera, specialmente durante le sessioni di volo. Il riallineamento della telecamera all'asse del personaggio è troppo lento, fastidiosamente lento. Gli scontri aerei degenerano con troppa frequenza in inseguimenti inutili con l'avversario, che esce dall'inquadratura il secondo dopo essere stato agganciato rendendo inutile il lavoro appena fatto. Ben presto la cosa si rivela frustrante, maggiorata dal fatto che fermarsi a levitare nel mezzo dello scontro per aggiustare il tiro significa esser abbattuti in un attimo. Questo difetto unito a quello descritto precedentemente fanno nascere il sospetto che Dark Void abbia puntato su uno stile di gioco che poi non è stato curato a sufficienza, tagliando le gambe ad un lavoro che si riduce ad un semplice sparatutto in terza persona, dalla trama anche poco accattivante.Egualitarismo sfrenato
- Con Dark Void ho avuto la spiacevole conferma di un presentimento che covavo dall'inizio di questa generazione. A parte rari casi, fra i quali il più lampante è Gears of War, i titoli degli ultimi anni stanno presentanto sempre più spesso dei nemici insipidi, cosa aggravata dal fatto che, forse per non dar ragione a chi predica l'eccessiva violenza del medium, risultano essere spesso e volentieri dei droidi antropomorfi che al momento di crepare si accasciano con poco carisma e tanto rumore di ferraglia. Poco appagante. L'unica differenza fra loro poi è il colore dell'esoscheletro e, qualche volta, le dimensioni. Combinati con una IA poco soddisfacente si prendono il nome di Armata Brancaleone con troppa facilità.Tiriamo le somme
Malgrado le premesse, gli sviluppatori di Airtight Games non hanno saputo dare a Dark Void quel qualcosa in più in grado non solo di farlo spiccare fra gli altri titoli ma anche di dotarlo di una sua personalità: e pensare che sono gli stessi autori del brillante Crimson Skies per la prima Xbox. L'assenza di difetti devastanti viene ampiamente colmata dalla totale mancanza di momenti memorabili e idee innovative. Il giocatore non arriva mai a sentirsi sotto pressione se non a causa delle mancanze del gioco. E' un peccato perchè le fondamenta ci sono, e anche alquanto solide. 6.5›






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