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Agony
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Recensione - Agony

Se c’è una lacuna nel mondo dei videogiochi, è quella di non aver mai dato il giusto spazio ad un’ambientazione potenzialmente molto interessante come l’Inferno. Sono infatti pochi i titoli ad aver accompagnato i giocatori al cospetto del Diavolo ed a questi si aggiunto da poco Agony, progetto dei polacchi di MadMind Studio che ha finalmente raggiunto le nostre console portando con sé tutto il suo angosciante fascino. Scopriamo insieme di cosa si tratta!

Il Gioco

Agony è un'avventura a tinte stealth in prima persona che mette i giocatori nei panni, anche se sarebbe meglio dire nelle spoglie, di un misterioso protagonista finito, suo malgrado, all’Inferno. Amraphel, questo il suo nome, non ricorda di quale peccato si sia macchiato in vita o perché sia letteralmente precipitato di fronte alle porte degli inferi ma, una volta conclusa la sua spettacolare discesa nella dimora del Demonio sente di dover cercare la Dea Rossa, una creatura dalle fattezze femminili che sembra poter porre fine al suo tormento consentendogli, forse, di tornare nel mondo dei vivi. Amraphel, che poi scopriremo essere un Re, inizia così il suo viaggio attraverso le profondità demoniache, che lo porterà ad attraversare 5 diversi livelli, suddivisi a loro volta in più aree di dimensioni variabili, ambientati in altrettanti luoghi di questa particolare rappresentazione del regno di Satana. Nel corso dell’avventura il protagonista scoprirà qualcosa di più sul suo passato, sulle motivazioni che lo hanno portato al cospetto della Dea Rossa e sui piani che la conturbante creatura ha in serbo per lui. Come spesso accade non rivelerò ulteriori dettagli relativi alla trama, che si dipana quasi esclusivamente attraverso note scritte ed appunti prendendo spunto da leggende e personaggi reali per raccontare una versione alternativa ed abbastanza disturbata delle vicende.

Pad alla mano Agony si presenta come un adventure game in prima persona condito da meccaniche stealth, brevi sezioni platform ed enigmi di varia natura, che spaziano dalla consueta raccolta di oggetti alla necessità di osservare dei dipinti per sbloccare nuovi passaggi o all’utilizzo di particolari simboli per aprire specifiche porte. Il protagonista, per poter scampare ad una sorte atroce, non può infatti contare su armi o attacchi corpo a corpo ma solo ed esclusivamente sulle sua astuzia e sulla sua capacità di sfuggire alle attenzioni dei demoni più o meno pericolosi che popolano le inquietanti ambientazioni. Amraphel può accovacciarsi e trattenere il fiato, così da ridurre il rumore, o sfruttare alcuni anfratti per nascondersi alla vista dei suoi aguzzini quando necessario. Molte di queste azioni, così come correre o saltare, andranno però ad influire sull’energia a disposizione rendendolo però estremamente lento e vulnerabile in caso di utilizzo eccessivo delle stesse.

MX Video - Agony

Per facilitare le fasi esplorative il malcapitato sovrano può però sfruttare le linee del destino, delle speciali scie luminose disponibili in numero limitato (a patto di non modificare le opzioni di gioco) e che, una volta rilasciate, indicheranno per un breve periodo la direzione da seguire per proseguire. Il protagonista può inoltre raccogliere torce infuocate, utili per illuminare gli antri più bui, per tenere lontani i mostri più piccoli o per dare fuoco ad alcuni elementi presenti nel gioco così da rivelare nuovi passaggi o raggiungere punti altrimenti inaccessibili. Nel regno degli inferi il fuoco non è però solo un alleato. Le fiamme, oltre a danneggiare il nostro alter-ego, tendono irrimediabilmente ad attirare su di lui le attenzioni dei nemici costringendoci a soppesare bene il loro utilizzo, anche come esca, per scongiurare il più possibile un’eventuale aggressione.

Aggressioni che, spesso, si concluderanno con una morte tra atroci sofferenze. In Agony la morte rappresenta però solo l’inizio, e non solo perché per arrivare qui il protagonista è dovuto morire. Nel corso dell’avventura Amraphel incontrerà infatti altri sfortunati come lui, che potranno essere posseduti dopo aver scoperto loro il capo. In caso di sconfitta il giocatore avrà infatti la possibilità di fluttuare per un breve lasso di tempo per le ambientazioni sotto forma di spirito e di impossessarsi, tramite un classico mini-game, dei resti di uno dei numerosi “martiri” che vagano senza speranza nell’Inferno disegnato da MadMind Studio. Così facendo il giocatore potrà proseguire il suo viaggio senza dover ripartire da uno dei checkpoint più vicini, rappresentati nel gioco dai cosiddetti “specchi dell’anima”, delle macabre strutture che dovranno essere attivate dal protagonista e che gli permetteranno di rinascere fino ad un massimo di tre volte nel caso non riuscisse ad impossessarsi di un nuovo corpo in un tempo utile o in seguito ad una morte irrimediabile. Nel corso dell’avventura il giocatore avrà poi modo di migliorare alcune delle proprie abilità raccogliendo i “frutti del peccato”, una grottesca rappresentazione degli organi genitali femminili tramite i quali si ottengono punti spendibili per migliorare le capacità di sopravvivenza, e di impossessarsi per un breve lasso di tempo anche di alcune delle creature demoniache presenti nel gioco, così da sfruttarne le particolari capacità per superare alcuni punti specifici della trama.

Queste le caratteristiche principali della modalità Storia, che terrà occupato il giocatore per almeno 8-10 ore. Non pensate però che raggiungere i titoli di coda rappresenti il punto di arrivo. Agony propone infatti ben 7 finali diversi basati sul completamento di differenti obiettivi nascosti ed numero spropositato di collezionabili di varia natura sparsi in zone più o meno nascoste della mappa, che consentono di approfondire ulteriormente le vicende e di sbloccare contenuti extra quali modelli 3D ed immagini. Una volta ottenuto almeno uno di questi finali si ottiene inoltre l’accesso alla modalità “Succube”, che permette di ri-affrontare nuovamente tutti i livelli nei panni di un demone dalle fattezze femminili con un approccio più votato all’azione. Le succubi sono infatti dotate di una grande agilità, che rende accessibili aree irraggiungibili nei panni di Amraphel, e di una serie di attacchi corpo a corpo utili per spazzare via senza troppa difficoltà gli eventuali avversari che oseranno frapporsi tra noi ed il nostro obiettivo. A completare l’offerta ci pensa infine la modalità “Agonia”, che consente di affrontare livelli generati in modo procedurale mettendo alla prova le proprie capacità in due differenti modalità e di confrontare i risultati ottenuti con quelli degli altri giocatori.

A sorreggere tecnicamente il titolo di MadMind Studio ci pensa l’ormai onnipresente Unreal Engine 4, che ha permesso agli sviluppatori di dare libero sfogo alla loro fantasia per trasportare su console una visione dell’Inferno fatta di labirinti claustrofobici, foreste malsane e paesaggi in rovina che, per quanto malsana, non può che essere definita come “pittoresca” . Il titolo beneficia inoltre di un doppiaggio in lingua inglese e di una completa localizzazione in lingua italiana delle parti scritte accompagnati da una colonna sonora di discreta qualità ricca di effetti sonori disturbanti e perfettamente in linea con la natura del gioco.

Amore

Trovate interessanti

- Nonostante non riesca mai a raggiungere un livello di qualità soddisfacente, Agony mette comunque in mostra qualche guizzo di creatività. Le meccaniche legate alla possessione dei corpi, alla durata limitata dei checkpoint e alla quantità limitata di linee del destino disponibili spingono infatti il giocatore a ragionare con attenzione sulle sue mosse ma possono anche essere sfruttate a proprio vantaggio. Nel corso dell’avventura impareremo per esempio a sacrificare uno dei martiri a disposizione per aprire un passaggio da utilizzare in seguito, ad “investire” uno dei tentativi concessi dagli specchi dell’anima per esplorare l’ambiente nei panni di uno spirito alla ricerca di nuovi percorsi o ad impossessarci di un demone solo ed esclusivamente per guadagnare un po’ di tempo mentre cerchiamo un nuovo corpo da occupare. Buona anche la qualità complessiva degli enigmi che, anche grazie ad alcune originali trovate di level design come quelle legate ai dipinti o ai simboli, permettono al titolo di mettere alla prova il giocatore seppur in modo discontinuo.

Ambientazione originale

- Al netto di eventuali gusti personali, è innegabile che Agony porti nel mondo dei videogiochi un'ambientazione diversa dal solito e che lo faccia in una maniera decisamente inusuale. Mai prima d’ora gli sviluppatori si erano spinti tanto nel rappresentare l’Inferno in tutte le sue sfumature, specie quelle più grottesche e cruente. Cascate di sangue, pile di cadaveri rotolanti, infanti deformi utilizzati come materiali di costruzione o impiccati con il loro stesso cordone ombelicale, strutture fatte di resti umani, pareti dalle quali sporgono mani gigantesche, genitali in bella mostra, sequenze saffiche e cadaveri seviziati sono solo alcune delle numerose situazioni estreme nelle quali ci si imbatte nel corso dell’avventura e che, per quanto malsane, permettono al titolo ti differenziarsi da qualunque altro titolo del genere. Purtroppo, come leggerete a breve, la componente tecnica non è un punto di forza di Agony, ma ciò non toglie che il titolo riesca a riprodurre su console una visione per quanto possibile credibile ed intrigante del regno di Satana.

Odio

Gameplay poco appagante

- Nonostante le buone premesse offerte dall’idea di miscelare un’ambientazione estrema come quella infernale con le dinamiche stealth di grandi titoli come Alien: Isolation o Oulast, uno dei difetti principali di Agony è che spesso non riesce né a coinvolgere il giocatore né a farlo divertire, a causa di meccaniche di gioco noiose, di sequenze confusionarie, di una trama poco strutturata e di una I.A. decisamente poco rifinita. La componente stealth presente nel titolo, oltre ad essere estremamente basilare, viene infatti penalizzata da un level design che non riesce quasi mai a regalare momenti di vera tensione, dalla quasi totale assenza di interazione con l’ambiente e dalla scarsa varietà di reazioni dei nemici, che si limitano a pattugliare piccole zone ed a reagire in modo ottuso ad eventuali stimoli come il fuoco o il rumore. A volte capita poi di superare una sezione senza capire bene perché o di venir sballottati da una zona all’altra attraverso cambi di scena decisamente poco comprensibili, anche per un titolo del genere. Neanche la possibilità di impossessarsi di 4 differenti creature demoniache che incontreremo nel gioco riesce a garantire un minimo di varietà a causa della brevità di queste situazioni e dell’inspiegabile scelta di rendere estremamente limitato l’utilizzo delle stesse. Un insieme di fattori negativi che rende il titolo di MadMind Studio difficile da “digerire” e che vanifica quasi immediatamente le potenzialità ludiche del gioco.

Graficamente migliorabile

- Agony, pur sfruttando uno dei motori grafici più performanti presenti oggi sul mercato, non riesce a reggere il passo con le produzioni più recenti. Sorvolando sul fatto che il titolo non presenta nessun tipo di ottimizzazione per Xbox One X e che non è presente nemmeno il supporto alla tecnologia HDR, è impossibile non notare che la risoluzione non raggiunge i 1080p su nessuna piattaforma e che, nonostante le ambientazioni non siamo eccessivamente ampie, il livello di dettaglio generale si mantenga sempre abbastanza basso. La distanza visiva globale è estremamente ridotta, le animazioni appaiono grezze e poco rifinite e la qualità generale delle texture non raggiunge quasi mai la sufficienza. Cattive notizie anche per quanto riguarda il frame-rate, affetto da una preoccupante instabilità capace di far crollare letteralmente il numero degli fps fino a 0 senza una particolare motivazione. A peggiorare le cose ci pensano inoltre i numerosi filtri grafici presenti, che appesantiscono il motore di gioco senza migliorare la qualità grafica (anzi, in alcuni casi la peggiorano) e che personalmente vi suggerisco di provare a disabilitare per valutarne l’effettiva utilità.

Tecnicamente disastroso

- Oltre a mettere in mostra un comparto grafico sottotono, il gioco soffre purtroppo anche di numerosi problemi tecnici. La componente video è affetta da uno screen tearing molto marcato, da continue compenetrazioni e da difetti grafici come texture con colori completamente sfalsati, che spariscono senza motivo o che vengono caricate estremamente in ritardo. Il comparto audio, se possibile, è addirittura peggio. I dialoghi e gli effetti entrano costantemente in loop impedendo al giocatore di capire cosa stiano dicendo i vari NPC o cosa sta accadendo nel gioco, il bilanciamento dei volumi è pessimo (io sono stato costretto a disattivare completamente la musica per poter sentire i rumori dei passi dei nemici) e spesso l’audio gracchia senza motivo. A rendere il tutto ancora più insopportabile ci pensano poi una serie di bug più o meno gravi, compresi alcuni che mi hanno costretto a riavviare completamente la console ed a reinstallare il titolo per proseguire. Raramente mi è capitato di mettere le mani su un titolo afflitto da così tanti problemi, che speriamo vengano risolti al più presto dagli sviluppatori tramite una patch.

Morbosità fine a se stessa

- Uno degli aspetti più negativi di Agony è che sin da subito si ha la sensazione che gli sviluppatori abbiano dato maggiore importanza alla componente macabra e sessuale piuttosto che al gameplay. Violenze e nudità sono argomenti controversi nel mondo dei videogiochi ma che possono essere affrontati, nel giusto contesto e con le giuste classificazioni, a patto che non si perda mai di vista la componente ludica. Il titolo di MadMind Studio, invece, al posto di impreziosire una struttura solida con un'ambientazione distorta ed inconsueta focalizza l’attenzione del giocatore sugli aspetti più espliciti esponendolo ad un eccesso di situazioni al limite che, in mancanza di una profondità adeguata, perdono rapidamente il loro appeal lasciando spazio alla noia. Non stupisce dunque che la censura abbia, di fatto, costretto gli sviluppatori a rimuovere alcune parti considerate particolarmente controverse dato che le stesse non avrebbero apportato nulla di utile nell’economia del gioco.

Tiriamo le somme

Agony è il classico esempio di titolo sviluppato senza idee chiare e con la volontà di puntare tutto, o quasi, sulla morbosa curiosità degli utenti. Le buone premesse offerte dall’ambientazione si sgretolano dopo poche ore di gioco a causa di un gameplay scialbo e di una realizzazione tecnica di pessima qualità. Qualche spunto interessante qua e là c’è, ma niente che possa in qualche modo risollevare le sorti del titolo di MadMind Studio o che possa convincere i giocatori a spendere soldi e tempo su un prodotto simile.
4.0

c Commenti (14)

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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