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Batman: Arkham Origins

Recensione - Batman: Arkham Origins

di TheFury87 P 25 ott 2013
Dopo due titoli che hanno ottenuto un grande successo di critica e pubblico, Batman torna sulle nostre console con Batman: Arkham Origins, il terzo capitolo di una saga che sta pian piano conquistando tutti. Il passaggio di consegne da Rocksteady a Warner Bros Montréal ha però fatto suonare qualche campanello di allarme tra gli appassionati, timorosi per l’assenza al comando dello studio che finora ha fatto il successo della serie. Con questa grossa responsabilità sulle spalle, saranno riusciti i nuovi sviluppatori canadesi a creare un degno successore dei primi due capitoli della saga?

Il Gioco

Il nuovo Batman: Arkham Origins ci riporta quasi agli esordi dell’Uomo Pipistrello nei panni di supereroe, quando ancora in molti a Gotham City non sapevano nemmeno della sua esistenza o credevano che fosse solo una leggenda metropolitana. La notte della vigilia di Natale il sadico criminale Maschera Nera mette una taglia di 50 milioni di dollari sulla testa di Batman, richiamando così a Gotham otto dei migliori assassini in circolazione (tutti nemici più o meno noti agli appassionati del fumetto che evito di elencare per chi volesse scoprirli nel corso del gioco). In questa difficile situazione Batman non può contare nemmeno sull’aiuto della polizia, fortemente corrotta in molti suoi elementi e divisa tra chi crede che il super-eroe con il mantello sia un criminale da assicurare alla giustizia e chi vorrebbe catturarlo per ottenere la taglia messa sulla sua testa. Il codice morale di Batman gli impone di non starsene nascosto ad aspettare che il pericolo sia passato, perché sa che i criminali causerebbero grossi problemi in città coinvolgendo persone innocenti per attirare la sua attenzione e quindi scende in campo per risolvere la situazione in prima persona: da qui si sviluppa un’interessante trama (senza lesinare anche qualche colpo di scena) che ci vedrà affrontare un criminale dietro l’altro nel tentativo di arrivare a confrontarci con Maschera Nera, e ad incrociare anche altri nemici storici di Batman non direttamente interessati alla taglia ma che portano il numero totale di avversari celebri ben oltre la decina.

Il gioco è ambientato in una gigantesca Gotham open-world (la mappa è molto più grande rispetto al capitolo precedente, anche se alcune sezioni sono le stesse viste in Arkham City), tutta da esplorare a colpi di rampino non solo per portare a termine le missioni della trama principale ma anche per i classici obiettivi secondari che abbiamo imparato a conoscere in passato: crimini “minori” da sedare, collezionabili da raccogliere ed anche qualche enigma da risolvere. A livello di gameplay, nonostante l’assenza di Rocksteady al timone, l’impianto di gioco è rimasto sostanzialmente invariato: l’esplorazione della città è nuovamente incentrata sull’utilizzo del citato rampino e delle planate con il mantello per muoversi da un tetto all’altro, mentre vista l’ampiezza della mappa è stata inserita l’utile possibilità di sfruttare il Batwing - il velivolo di Batman - per spostarsi velocemente in alcuni punti della città. All’interno degli edifici invece diventano fondamentali i numerosi accessori di Batman, visto che molto spesso ci troveremo a dover utilizzare il Batarang radiocomandato per premere un interruttore irraggiungibile, superare porte bloccate elettronicamente usando il decodificatore, sfruttare il Bat-Artiglio o il Gel Esplosivo per aprire nuovi passaggi e molto altro ancora.

I confronti con i nemici sono suddivisi in due sezioni distinte come in Arkham City: da una parte i classici combattimenti corpo a corpo che possono coinvolgere un gran numero di avversari e che sono basati ancora una volta sul tempismo nel contrattaccare e sulle combo da inanellare; dall’altro le sezioni stealth, in cui muoversi da un punto di vantaggio all’altro cercando di eliminare un criminale dopo l’altro senza farsi scoprire. Per ogni nemico eliminato ed in base alle modalità utilizzate si ottengono dei punti Exp, che come al solito servono per aumentare la resistenza della tuta, sbloccare nuove combo o potenziare gli accessori. Ritorna anche la modalità Detective, che si attiva semplicemente premendo un tasto e che mette in evidenza tutti i punti di interesse presenti nel campo visivo, il numero di avversari e le loro condizioni. In Batman: Arkham Origins sono anche presenti delle sezioni di investigazione più complesse rispetto ai predecessori, con tanto di analisi delle prove ritrovate sulla scena del crimine e possibilità di ricostruire visivamente il delitto su cui stiamo indagando. Per quanto riguarda le modalità di gioco, la Storia è affiancata dalle Sfide (altra riproposizione di quanto visto in Arkham City), ovvero da un gran numero di mappe da completare raggiungendo il punteggio richiesto, eliminando tutti i nemici nel minor tempo possibile o completando alcuni obiettivi specifici. Gran parte di esse sono riprese dalla Storia e di conseguenza sono suddivise nelle stesse sezioni di gameplay, ovvero corpo a corpo oppure stealth: per aumentare il punteggio finale si possono selezionare degli opportuni modificatori, che possono ad esempio rendere i nemici più resistenti nel corpo a corpo o inibire l’utilizzo della modalità Detective nelle mappe Stealth.

E’ presente anche l’opzione “Nuova Partita +” (sbloccabile come al solito dopo aver finito il gioco una prima volta) e la modalità estrema “Io sono la Notte”, che non ho avuto modo di provare visto che si attiva solo dopo aver terminato la Nuova Partita +, ma che in base a quanto rivelato dagli sviluppatori richiederà di finire il gioco senza poter salvare né usufruire di vite multiple, ovvero dovendo ricominciare il gioco da capo ad ogni KO. A completare il tutto c’è anche il multiplayer competitivo online, non molto ampio (solo una modalità di gioco e 4 mappe) ma tutto sommato ben curato: gli otto giocatori presenti in ogni partita sono suddivisi in tre fazioni in conflitto l’una con l’altra: 2 Eroi (Batman e Robin), 3 membri della banda di Bane e 3 della banda di Joker. Mentre le due bande criminali si scontrano allo scopo di eliminarsi l’un l’altra e nel frattempo conquistare alcuni punti di controllo posizionati nella mappa, i due eroi hanno il compito di fermare il maggior numero possibile di nemici. I respawn per i criminali sono limitati, e nel caso in cui finiscano l’unico modo per riacquistarne è uccidere un Eroe. Nei panni degli Eroi il gameplay è piuttosto simile al gioco in single player, mentre comandando un criminale il gioco è molto vicino ad uno sparatutto in terza persona (un po’ grezzo a dire la verità), quindi dotati di armi da fuoco e con armamenti specifici propri di ognuna delle due gang. Inoltre, ad un certo punto della partita si attiverà un punto d’ingresso: il primo membro di una delle due bande ad arrivarci potrà prendere il comando del boss della propria gang (quindi Bane o Joker), anch’essi caratterizzati da particolari abilità personali. Non si tratta di una modalità così divertente da distogliervi dalla Storia, ma va apprezzato l’impegno nel creare qualcosa in grado di aumentare la longevità totale.

Amore

No Rocksteady? No problem!

- Dopo aver enormemente apprezzato i primi due capitoli della serie, la mia più grande preoccupazione nell’approcciarmi a Batman: Arkham Origins era sicuramente il passaggio di testimone nello sviluppo del gioco dai pluripremiati inglesi di Rocksteady ai canadesi di Warner Bros. Games Montreal, ma mi è bastata qualche decina di minuti joypad alla mano per fugare qualsiasi dubbio: infatti i nuovi sviluppatori hanno intelligentemente deciso di pescare a piene mani dal lavoro di Rocksteady ed hanno riproposto un impianto di gioco fortemente basato su quanto già visto in Arkham City. La scelta conservativa di Warner Bros. ha ovviamente anche un rovescio della medaglia che vedremo in seguito, ma è anche vero che con due capolavori alle spalle e un sistema di gioco divertente e perfettamente funzionante sarebbe stato un suicidio tentare di inventarsi da zero qualcosa di nuovo, con il rischio di affossare una serie che si sta pian piano ritagliando uno spazio sempre più importante nel mondo videoludico. Personalmente mi sento di approvare la decisione dei canadesi di continuare sulla strada tracciata da Rocksteady.

Una città ricca di (mala)vita

- La Gotham City in cui Batman: Arkham Origins è ambientato sa regalare qualcosa da fare in ogni metro quadrato: dalle gang di criminali che gironzolano per le strade ai poliziotti corrotti, dai numerosissimi collezionabili da raccogliere agli enigmi da risolvere per accedere a determinate strutture, dai palazzi protetti da cecchini non facilmente aggirabili alle missioni secondarie di vario genere. Se si è in cerca di qualcosa da fare non si avrà nessuna difficoltà a trovare pane per i propri denti. Considerando che la durata “pura” della trama principale si assesta sulla non straordinaria cifra di 10/12 ore, è positivo che Warner Bros si sia preoccupata di inserire così tanti compiti secondari per allungare la longevità del titolo, senza poi dimenticare anche la presenza del multiplayer online.

Carisma dei personaggi

- Come per i precedenti capitoli ho particolarmente apprezzato la caratterizzazione dei personaggi presenti nel gioco, in particolare dei cattivi. Chi negli anni passati ha seguito le vicende di Batman tramite il fumetto sa bene che ogni singolo nemico è un personaggio spesso “complesso”, con una personalità molto sfaccettata e un carisma davvero innato. Considerando che in un videogioco non è facile approfondire le vicende personali di ogni personaggio per ovvii motivi e che in Batman: Arkham Origins in particolare i boss presenti sono davvero tanti, l’ottimo lavoro di Warner Bros sotto questo punto di vista assume un valore ancora maggiore: chi ha apprezzato i personaggi nel fumetto avrà modo di fare altrettanto anche qui.

CSI: Gotham City

- Ho trovato molto interessanti i momenti dedicati all’investigazione pura: arrivati sul luogo di un delitto, si attiva una particolare modalità Detective (lievemente diversa da quella classica utilizzabile nel corso del gioco) ed è necessario scandagliare l’area alla ricerca di prove da analizzare e ricostruire così il crimine. Man mano che le prove vengono scoperte si può attivare una sorta di ricostruzione video che permette di capire meglio quello che è successo, ed eventualmente individuare altri punti in cui continuare le proprie ricerche. Non si tratta di sezioni particolarmente frequenti né longeve, ma personalmente le ho trovate utili a spezzare un po’ il ritmo forsennato degli scontri corpo a corpo e dei voli da un tetto all’altro.

Odio

Rivoluzione? No. Evoluzione? Nemmeno...

- Qui risiede il lato negativo della scelta di Warner Bros. di portare in Batman: Arkham Origins il medesimo impianto di gioco creato da Rocksteady per il capitolo precedente: in sostanza il gioco è, per larghi tratti, una sorta di Arkham City 2. Molte sezioni di gioco infatti sono sostanzialmente identiche al predecessore, senza il minimo accenno a qualche novità: i combattimenti sono praticamente uguali, così come le azioni stealth e l’applicazione dei vari gadgets. Pur condividendo come detto in precedenza la scelta dei canadesi di non stravolgere l’impianto di gioco, non posso esimermi dal sottolineare comunque anche il lato negativo di tale scelta.

Qualche problema tecnico di troppo

- Premetto che la versione del gioco fornitaci da Warner per questo test era quella PS3, quindi non sappiamo quanto questi problemi impattino anche sulla versione Xbox 360. Ho notato qualche rallentamento di troppo in prossimità dei caricamenti in-game, qualche problema per quanto riguarda il frame rate durante i video d'intermezzo in CG e sporadicamente dei freeze audio/video di qualche attimo. Niente in grado di inficiare in maniera pesante la qualità del gioco né di rendere il gameplay meno piacevole, ma solo piccoli dettagli che potrebbero dar fastidio di tanto in tanto ai puristi dell’aspetto tecnico: sotto questo punto di vista Warner Bros poteva fare qualcosina in più.

Tiriamo le somme

Missione compiuta: con Batman: Arkham Origins i canadesi di Warner Bros. sono riusciti a non far pesare l’assenza di Rocksteady e a creare un degno successore dei due capolavori che hanno visto la luce negli anni passati. Nel mio giudizio finale ho deciso di non far pesare più di tanto la poca evoluzione rispetto al capitolo precedente della saga: personalmente ritengo che, andando a modificare il gameplay cucito su misura da Rocksteady sul personaggio di Batman, Warner avrebbe corso il forte rischio di rovinare un prodotto davvero eccellente. Se invece siete tra quelli che non apprezzano particolarmente i giochi troppo simili al predecessore, il mio consiglio è quello di aspettare eventualmente un calo di prezzo, ma in ogni caso di non lasciarsi sfuggire l’ultima avventura del Cavaliere Oscuro che merita di essere assolutamente giocata. 9.0

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L'autore

Nato con il joypad in mano e cresciuto a pane e Final Fantasy, nel 2006 entra a far parte dello staff di MX. Alla costante ricerca di gemme nascoste del mercato videoludico, con il tempo si specializza soprattutto nella recensione di tutti quei titoli che ogni giocatore sano di mente lascerebbe a marcire sugli scaffali dei negozi.

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