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Recensione - Borderlands 2

Gearbox Software torna a proporci un titolo che al tempo sorprese critica e pubblico e che in questi ultimi mesi ha raccolto il più alto numero di pre-order registrato dalla software house del Texas: stiamo parlando di Borderlands 2, il seguito di quello che gli sviluppatori amavano definire “Role Playing Shooter” . Vediamo insieme cosa ci riserva questa volta il mondo di Pandora.

Il Gioco

Nelle viscere di Pandora inizia a scorrere un preziosissimo minerale di un rosa sgargiante: questo è frutto della sconfitta del Distruttore, un entità aliena imprigionata lungo tempo addietro dagli Eridiani per evitare la distruzione completa dell’universo e che ora è stata nuovamente sigillata per altri 200 anni. Questo minerale, che prende il nome di Iridium, attira l’attenzione delle grandi aziende produttrici di armi ed elettronica tra le quali l’Hyperion, che ha messo le mani sulle sorti dell’intero mondo: tutte le vicende del gioco ruotano intorno a questa risorsa primaria, alla sua origine e a colui che vuole ottenerla a tutti i costi, il carismatico Jack il Bello. Le forze della resistenza, che non vogliono assolutamente che ciò accada, prendono il nome di Crimson Raiders e sono tutte concentrate nella città di Sanctuary. Su Pandora non tutti la pensano allo stesso modo, anzi la maggioranza è composta da banditi e grandi clan che non fanno altro che lottare contro tutto e tutti accettando qualsiasi cosa riservi loro il pianeta, anche se questo sta per essere eliminato dalla faccia dell’universo. In questo scenario, peraltro già caotico, entrano in scena i nostri protagonisti definiti “Cacciatori della Cripta”: Salvador, Axton, Maya e Zero. Ad aiutarli ci troviamo un’avanzata IA che i giocatori del primo Borderlands conoscono molto bene e che ci guarda “direttamente dall’alto”, mentre non può mancare il nostro amico burlone Claptrap che nel frattempo si è fatto molti nemici.

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Ognuno di questi personaggi rappresenta una diversa classe a disposizione dei giocatori: il Gunzerker, il Commando, la Sirena e l’Assassino, alle quali se ne aggiunge una ulteriore per chi è in possesso del bonus pre-order. Salvador, il Commando, può usare contemporaneamente due armi per un tempo limitato e le sue abilità gli permettono di rifornirsi di munizioni senza stare a cercarle tra i vari armadietti, sprecando inoltre meno proiettili per ogni colpo andato a segno. Si tratta sicuramente di un personaggio potente che può fare la differenza sul campo di battaglia e che potrebbe rappresentare anche un ottimo punto di partenza per chi non ha mai provato Borderlands e sta per affrontare la campagna in solitaria. Axton invece è il Commando e, come per la classe Soldato del primo capitolo, può posizionare torrette che aiutino a sbarazzarsi dei nemici secondari per potersi quindi concentrare su quelli più tosti; inoltre, attraverso il ramo delle abilità, è possibile dotare le torrette di scudi o di poteri che rigenerino la salute dei nostri compagni oppure scegliere di aumentare la capacità della mitragliatrice e affiancare anche dei missili. Maya, la Sirena, è la prima classe che si può definire “esotica” grazie alla sua particolare sfera che può fungere sia da supporto che da vera e propria arma di distruzione di massa: è possibile far entrare i nemici in stasi, distruggerli con danni elementali derivanti dallo stesso potere o in alternativa rianimare i nostri compagni senza doverci avvicinare a loro. Infine c'è l’Assassino, Zero, che è anche il personaggio che ho scelto per questa recensione e su cui quindi mi dilungherò maggiormente. Questa classe ha la particolarità di poter sviluppare tre rami completamente differenti dando la possibilità al giocatore di potersi specializzare in un campo o nell’altro: è possibile rendere Zero un abile cecchino in grado di agire dalla lunga distanza senza doversi avvicinare al nemico; farlo agire d'astuzia sfruttando esche, invisibilità e alcune peculiarità tipiche dei ninja oppure trasformarlo in una macchina da guerra con pesanti attacchi corpo a corpo tramite la propria spada. All’inizio è un personaggio debole e difficile da gestire, ma con il tempo si riescono a sbloccare abilità che si rivelano molto utili, anche giocando in solitaria: ad esempio attivando l’invisibilità e quindi il nostro clone-esca, possiamo ritornare visibili e finire i nemici con un sol colpo di katana oppure arrecare danni critici raddoppiati.

L’assegnazione delle missioni, sia principali che secondarie, è molto semplice: attraverso il sistema ECHO, una sorta di dispositivo che gestisce comunicazioni, inventario, mappe e quest, possiamo accettare o rifiutare le missioni che ci vengono assegnate dai personaggi o dalle bacheche degli annunci sparse qua e là nel vasto mondo di Pandora. Nel menu ECHO possiamo visionare la nostra posizione attuale e quelle delle missioni; pianificare spostamenti rapidi una volta raggiunti i punti di trasferimento; gestire tutto il nostro inventario con armi, granate, scudi, mod di classe e di personalizzazione del personaggio; visionare il nostro ramo delle abilità con la possibilità di avanzare di livello e infine gestire le numerose sfide proposte dal gioco e che una volta completate sono in grado di far avanzare la barra del “Livello Duro” e riscattare speciali gettoni che garantiscono bonus molto utili alla sopravvivenza (aumento dei danni critici, riduzione del rinculo delle armi, tempi minori di ricarica degli scudi o della rigenerazione della salute, regolazione della cadenza di fuoco, etc.). Tra le novità di rilievo nella gestione del nostro inventario sono da segnalare la Cassaforte di Sanctuary, in cui possiamo depositare oggetti rari per poi riprenderli più avanti, e l’Armadietto del Claptrap, dove poter lasciare speciali mod non utilizzabili dal nostro personaggio ma che potrebbero tornare utili in caso decidessimo di affrontare una nuova campagna con una classe alternativa. Anche la personalizzazione, sia per il proprio PG che per i mezzi, è decisamente migliorata: abbiamo la possibilità di scegliere tra numerosi costumi ed elmetti e quindi differenziarci dagli altri giocatori una volta entrati in una partita cooperativa. Per quanto riguarda gli spostamenti, oltre al trasferimento rapido già citato e alla semplice esplorazione a piedi, non potevano non ritornare i mezzi del Catch-A-Ride che vanno utilizzati obbligatoriamente una volta che entreremo nel deserto, dominato dai mezzi dei banditi e dai “falchi robotici”.

Invariata la gestione delle armi che ancora una volta indicano chiaramente al giocatore tutte le relative statistiche, i possibili danni elementali aggiuntivi e la visualizzazione a schermo dei colpi critici che aiutano a capire quale sia l’effetto più letale contro un certo nemico (ad esempio, i normali banditi sono deboli contro il fuoco mentre i mezzi meccanici della Hyperion vanno tenuti a bada con poteri corrosivi ed esplosivi). Nessuna variazione nemmeno nella gestione dell’online del gioco: si può decidere di trasformare la propria partita da singola a cooperativa semplicemente andando nelle opzioni, oppure effettuare una ricerca ed entrare nelle stanze di altri Cacciatori della Cripta, amici compresi, per affrontare insieme le missioni più perigliose o semplicemente divertirsi in compagnia.

Amore

Borderlands all’ennesima potenza

- Il sequel del primo Borderlands mantiene intatti tutti gli elementi principali che sostenevano la gigantesca struttura del gioco: dalla gestione dell’albero delle abilità dei personaggi all’assegnazione di quest principali e secondarie, fino al meccanismo di scoperta di tesori e oggetti aprendo casse e armadietti. Tutto il core dell’esperienza videoludica del primo episodio si ritrova anche in questo seguito, con la differenza che tutto è tirato a lucido alla perfezione e curato ancor di più nei dettagli.

Non più solo lande desolate

- Chi ha potuto metter mano al primo gioco ricorderà sicuramente come l’ambientazione predominante nel gioco fosse quella delle lande desertiche, senza lasciare molto spazio ad altri setting alternativi che potessero in qualche modo variare il background durante tutte le ore passate in cooperativa. Questa volta Gearbox si è data da fare e fin dall’inizio si assiste ad un cambio di rotta: si passa dalle montagne ricche di ghiacciai e ricoperte di neve al classico deserto dove dominano i mezzi del Catch-A-Ride, dai dungeon super-tecnologici controllati dai robot della Hyperion ai nascondigli dove predomina la follia di Psycho e Bloodshot.

Varietà, in tutto

- Non solo ambientazioni e dungeon, che come citato poco fa variano in continuazione senza annoiare il giocatore durante tutto il gioco, ma anche le missioni che ci vengono assegnate sono sempre differenti e contribuiscono ad esaltare ancor di più quel desiderio di esplorazione che è presente già di base nell’esperienza offerta dagli sviluppatori, tra la scoperta di nuovi luoghi e oggetti da ricercare. Senza parlare poi di tutte le armi, le varianti elementali e con Iridium, le granate, gli scudi e le mod di classe che sono presenti nel gioco: probabilmente non basteranno nemmeno due campagne di fila per scoprirle tutte.

Dialoghi graffianti

- Un aspetto che mi ha decisamente divertito sono i dialoghi (completamente in italiano) graffianti ed ironici che sono stati elaborati dagli scrittori della storia di Borderlands 2 per rendere la trama di base un po’ più accattivante e pepata, visto che la sceneggiatura è abbastanza basilare e potrebbe far storcere il naso a chi è alla ricerca di trame più ricercate. Ogni volta che Jack il Bello apre bocca, un sorriso è più che garantito… e nemmeno gli altri personaggi legati ai Crimson Raiders scherzano sotto questo lato.

Migliorie grafiche

- Rispetto al suo predecessore, in Borderlands 2 si notano fin da subito una pulizia grafica maggiore, delle texture quasi sempre impeccabili ed un cel-shading cento volte più definito, senza alcuna sbavatura. Di nuova introduzione sono gli effetti legati ad eventi atmosferici o ad attacchi nemici (come la ragnatela dei Formiragni o l’acido degli Skag Alpha), così come sono decisamente ottimi quelli prodotti dalle armi elementali (fuoco, acido corrosivo, elettricità, etc.).

Il meglio in co-op

- Borderlands 2 va assolutamente giocato in cooperativa, con i propri amici o in matchmaking, perché soltanto così si può ottenere la migliore esperienza di gioco: ci si diverte svolgendo le missioni e uccidendo i nemici con l’aiuto di tutti i partecipanti, ci si aiuta a vicenda in caso la situazione precipiti e si guadagna molta più XP per livellare e sbloccare abilità. In singolo, tutto scorre molto più lentamente ed anche il divertimento è decisamente minore, vuoi perché in caso di fallimento nessuno è pronto a rialzarci e un po’ perché in questi giochi più la situazione è caotica e più si tira fuori il meglio dal proprio personaggio. Stabile anche il netcode, elemento fondamentale per tutti i giochi online, che non ha mostrato particolari segni di cedimento nemmeno durante una sessione con Cacciatori provenienti dagli States.

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Odio

Qualche piccola macchia

- In verità, non c’è da segnalare praticamente nulla che possa minare l’esperienza di gioco globale. Se vogliamo proprio trovare il classico pelo nell’uovo, potremmo accennare a qualche calo di frame rate qua e là quando ci si trova davanti a situazioni particolarmente concitate, e degli strani bug grafici che compaiono ogni tanto in alto sullo schermo. Piccole macchie, appunto.

Tiriamo le somme

Borderlands 2 è uno dei migliori titoli cooperativi in circolazione ed anche uno dei più divertenti per via della varietà incredibile di armi e nemici che intrattengono il giocatore per ore e ore senza mai farlo annoiare. Grazie a dei personaggi e a delle abilità ben costruite e ad un elenco di missioni principali e secondarie mai uguali tra loro, le terre di Pandora avranno molto da offrire anche ripetendo più volte la campagna. Una trama più elaborata avrebbe probabilmente reso il mix ancor più unico, ma quando sono le meccaniche di gioco a piegarsi di fronte alla storyline a volte i risultati non sono sempre quelli sperati; in questo senso la scelta di Gearbox si è rivelata più che azzeccata. Un gioco puro, da provare assolutamente. 9.2

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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