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Game of Thrones (Cyanide)

Recensione - Game of Thrones (Cyanide)

Dopo il considerevole successo derivato dalla serie televisiva prodotta da HBO, la saga fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco partorita dalla mente di George R.R. Martin è approdata su console nel titolo sviluppato da Cyanide Studios: Game of Thrones (Cyanide). Vediamo quindi  se il team parigino ha saputo dar vita ad un degno gioco dei troni.

Il Gioco

Ambientato qualche giorno prima della dipartita di Jon Arryn, Primo Cavaliere di Re Robert, Game of Thrones (Cyanide) mette il giocatore nei panni di due personaggi creati apposta per il gioco: il veterano guardiano della notte Mors Westford e il prete rosso, nonché primogenito della casata Sarwyck, Alester. Il primo dovrà esaudire una richiesta del Primo Cavaliere in persona arrivata insieme ad un corvo poco prima del suo infelice trapasso: si tratta della protezione di una ragazza molto importante per le sorti del regno. È facile intuire il debole legame con il plot principale della saga. Alester, dal canto suo, si troverà a dover riguadagnare il titolo di Lord, dopo la morte del padre ed un esilio volontario di quindici anni, rimanendo presto invischiato nei giochi di potere tipici dei Sette Regni.

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Game of Thrones (Cyanide) si basa su classiche meccaniche da GDR con missioni principali, secondarie, lunghe parti di dialogo, combattimenti e personalizzazione nonché rafforzamento del personaggio. Gli aspetti che lo differenziano, dal punto di vista del gameplay, da altri titoli dello stesso genere sono la creazione, nonché gestione, del personaggio, che richiede molta più attenzione e mette il giocatore di fronte a molte più statistiche e parametri rispetto a quanto visto nei recenti Skyrim, Amalur e The Witcher.  Il sistema di combattimento inoltre si basa sulla possibilità di rallentare considerevolmente il tempo per poter  scegliere le mosse da compiere in un ordine preciso. Si hanno tre slot a disposizione e ogni mossa che non sia l’attacco base consuma un certo quantitativo di energia. Questi due elementi devono essere bilanciati e amministrati con una certa cura per poter superare gli avversari, spesso e volentieri in superiorità numerica, e vincere gli scontri. Inoltre Mors e Alester hanno capacità particolari: il primo, in quanto mutaforma, può prendere il controllo del proprio cane seguendo piste, indizi e azzannando i nemici alle spalle, mentre il secondo, guidato dai poteri di R’hllor può utilizzare il fuoco a suo vantaggio e una specie si sesto senso che evidenzia i meccanismi e gli oggetti nascosti nel gioco.

Amore

Hai la mia attenzione

- La storia creata dal team di sviluppo, che vanta la collaborazione di HBO e Martin stesso, risulta particolarmente interessante, soprattutto nei panni di Alester Sarwyck che recatosi ad Approdo del Re si trova al centro dei giochi di potere e tradimenti tipici dei romanzi e che hanno fatto la fortuna e la bellezza della saga. Personalmente ho trovato più interessante proprio questa parte del gioco che non quella in cui si controlla il Guardiano della Notte nel profondo Nord. Il sistema di dialogo inoltre, ricalcando quello che ormai è diventato lo standard del genere, permette di plasmare la storia, l’ambiente e le reazioni con i personaggi in base alle risposte date. In alcuni dialoghi le scelte, nonostante portino alla stessa conclusione, servono per plasmare il carattere del personaggio che ottiene bonus o malus alle proprie caratteristiche in base all’esito della discussione.

Ogni medaglia ha il suo rovescio

- Nonostante in Game of Thrones (Cyanide) la caratterizzazione del personaggio segua i dettami del genere con abilità, caratteristiche e statistiche, Cyanide Studio ha inserito un’ulteriore schermata dove il giocatore deve scegliere dei punti di forza e dei punti deboli in modo tale che si equivalgano. Ad esempio: scegliere un tratto che rende il personaggio particolarmente carismatico costa 4 punti. Punti che devono essere equilibrati scegliendo dei malus dello stesso valore (o più di uno di valore inferiore in modo che la somma sia 4). Sarà possibile quindi avere un personaggio carismatico, cosa che rafforza gli alleati in battaglia, ma asmatico e allergico, cosa che lo rende lento a recuperare energia e particolarmente vulnerabile al veleno. Non c’è limite agli attributi positivi o negativi da scegliere, purché il risultato finale si equivalga.

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Odio

Guarda... sto recitando... grande...

- Nonostante il gioco sia sottotitolato in italiano e recitato in inglese è comunque possibile sentire, nell’intonazione della voce, che il compito degli attori è stato portato a termine “per contratto” e senza particolare enfasi, cosa che stona notevolmente durante le scene di dialogo, soprattutto se sullo schermo ci sono dei momenti che vedono i protagonisti coinvolti in azioni o situazioni particolarmente concitate. Insomma, può capitare che un contadino pianga la morte della moglie con la stessa enfasi con cui si rifiuta un cioccolatino poco gradito.

E questo lo chiami combattere?!

- L’aspetto negativo che affossa brutalmente Game of Thrones (Cyanide)  è il sistema di combattimento. Come già detto è possibile dare un risvolto vagamente tattico agli scontri con la possibilità di fermare il tempo e creare una coda delle azioni da compiere. Purtroppo sia con questo metodo che menando semplicemente dei gran fendenti, le fasi belliche non restituiscono la minima soddisfazione, anzi spesso mi sono ritrovato a sbuffare nel momento in cui il mio personaggio metteva la mano sull’elsa della spada. Il problema sta nel fatto che i contendenti, a causa di animazioni poco curate e un sonoro decisamente scarso (salvo le musiche prese dalla serie) sembrano dei manichini che combattono per finta. Che, all’inizio di un combattimento, avvicinandosi di molto al televisore sia possibile scorgere l’occhiolino d’intesa tra il personaggio e la guardia della città? O si tratta semplicemente di un aspetto del gioco molto poco curato e rifinito?

Winter is loading

- Se le animazioni in fase di combattimento non sono esattamente il massimo, il resto di Game of Thrones (Cyanide), dal punto di vista tecnico, non se la cava meglio. Un motore grafico assai poco prestante, unito ad un comparto sonoro debole e povero e a delle animazioni poco degne di questa generazione lo rendono un titolo che non risulta particolarmente gradevole da giocare. Senza contare la grande frequenza e lentezza delle schermate di caricamento, che rendono il tutto più snervante. Nonostante sia visibile l’impegno del team di sviluppo (nella storia, nelle molte variabili dei personaggi e nei dialoghi), questo non è sufficiente per salvare un titolo che dovrebbe temere il confronto con addirittura alcuni degli ultimi Live Arcade usciti (tipo I’m Alive o Alan Wake tanto per fare un esempio).

Non ho voglia di bighellonare

- In genere i giochi di ruolo danno molta importanza anche all’aspetto esplorativo e alle missioni secondarie che possono scaturire dal peregrinare del proprio personaggio in luoghi diversi e fuori mano. Questo aspetto è poco presente in Game of Thrones (Cyanide) e ci si sente poco invogliati a perder tempo in giro per le location (alquanto spoglie) alla ricerca di side-quest o dialoghi diversi da quelli previsti per la trama principale. Considerate anche il fatto che lo stesso progredire del gioco spesso non lascia al giocatore altra strada che non quella necessaria per arrivare al successivo obbiettivo della missione principale.

Tiriamo le somme

In Game of Thrones si scorge a tratti l’impegno profuso da Cyanide Studio nel ricreare un titolo basato sulla celebre saga, ma non risulta sufficiente per elevare il risultato finale oltre lo status di gioco poco rifinito e affetto da gravi difetti. Aspetti purtroppo ricorrenti nei titoli sviluppati su licenza per seguire la scia del successo di opere maggiori come film o serie televisive. Personalmente considero Game of Thrones un gioco evitabilissimo, anche dai fan della serie, soprattutto per via del prezzo pieno a cui viene venduto. In fondo è un peccato, se il publisher avesse scelto la via della distribuzione digitale tramite Live Arcade forse sarebbe valsa la pena dare una possibilità al titolo, se non altro per la trama ben caratterizzata e interessante. 5.0

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L'autore

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Un giorno qualcuno gli disse che c'erano altri giochi oltre Age of Empire. Da quel momento è alla ricerca dell'esperienza definitiva, molti sostengono faccia apposta a non trovarla per poter continuare a giocare. Convinto sostenitore de "il voto non fa il gioco", scrive su diversi siti, un paio addirittura creati da lui. Un giorno scomparira nel nulla in un vortice di gameplay, o impazzito scenderà in strada urlando di minacce a New York e brandendo una spada immaginaria.

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Commenti

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