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Dead Rising 2

Recensione - Dead Rising 2

Sono passati quasi quattro anni da quando il primo Dead Rising sbarcò sulla neonata Xbox 360, appassionando milioni di giocatori di tutto il mondo con il suo gameplay frenetico e divertente. Per la realizzazione di questo sequel, Capcom ha passato il testimone ai ragazzi di Blue Castle Games, software house americana impegnata, fino ad oggi, nello sviluppo di giochi di baseball. Come se la saranno cavata gli sviluppatori alle prese con migliaia di zombie inferociti? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

Il Gioco

Dopo i tragici avvenimenti di Willamette l’epidemia di famelici zombie ha visto una brusca diffusione in molte città degli Stati Uniti e anche Las Vegas, città dedicata al gioco d’azzardo, lusso e divertimento, è inesorabilmente caduta sotto l’avanzata di migliaia di morti viventi. E’ proprio in questo contesto che prende vita Dead Rising 2, l’ultima fatica di Blu Castle Games. Abbandonati i panni del giornalista squattrinato Frank West, in questo sequel ci ritroviamo ad impersonare Chuck Greene, una stella nascente del motocross internazionale e, soprattutto, il padre più premuroso che una figlia potrebbe mai desiderare. Perché sì, Chuck ha una figlia di sette anni, Katey, infetta dal virus che ha contagiato migliaia di persone e bisognosa di assumere, ogni 24 ore, una dose di Zombrex, l’ultima barriera tra lei e la zombificazione completa. Purtroppo però il medicinale è piuttosto costoso e questo obbliga Chuck a tentare di tutto pur di racimolare i soldi necessari per poterlo acquistare.

Proprio per questo motivo, il pilota si ritrova a partecipare al “Terror is Reality”, brutale show televisivo dalla dubbia moralità, ambientato nella città "gemella" di Las Vegas Fortune City e basato sull’uccisione sistematica di migliaia di zombie accuratamente “conservati” per l’occasione in resistenti gabbie di metallo. Tuttavia, come di certo potete immaginare, la situazione peggiora drasticamente e i morti viventi si ritrovano misteriosamente liberi di vagare indisturbati per la città.

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Dead Rising 2 mantiene la stessa struttura narrativa e di gameplay del prequel, proponendo al giocatore un vastissimo ambiente esplorabile e 72 ore di tempo (simboliche: in tempo di gioco sono circa 10) per portare a termine la missione principale. I ragazzi di Blu Castle Games, tuttavia, pur non modificando sostanzialmente l’offerta ludica del titolo, sono riusciti a migliorarla e renderla molto più variegata tramite l’inserimento di alcune importanti novità.

Una di queste è senza dubbio la possibilità di combinare tra loro due oggetti, con la conseguente creazione di potenti e precisi strumenti di morte, piuttosto utili contro le numerose orde di morti viventi intenzionate a banchettare felicemente con la nostra carne. Per la prima volta nella serie viene anche inserita una modalità multiplayer competitiva, che ci fa prendere parte ad alcuni minigiochi online, e cooperativa, che permette di affrontare insieme ad un amico le vicissitudini di Chuck Greene.

Amore

Combiniamo!

- La combinazione degli oggetti è senza alcun dubbio la caratteristica che ho apprezzato maggiormente in Dead Rising 2. Questo aspetto è curato all’inverosimile, mettendo a disposizione dei giocatori decine di combinazioni possibili per creare gli oggetti più stravaganti mai visti in un videogame. Credetemi, andare in giro per la città e massacrare zombie a bordo di una sedia a rotelle elettrica armata di mitragliatori non ha prezzo.

Il fascino del lusso

- Dopo aver esplorato da cima a fondo il centro commerciale di Willamette e aver sostato brevemente nei pressi di Steel Creek, questa volta i giocatori si ritrovano a visitare la città del lusso e dei piaceri, dei vizi e del gioco d’azzardo: Las Veg.. ops scusate, Fortune City! L’ambientazione scelta per Dead Rising 2 si rivela particolarmente azzeccata e affascinante, e propone una varietà di ambientazioni assolutamente invidiabile. Il territorio, percorribile liberamente, è immenso e pieno di attrazioni, negozi e quant’altro. Girovagare per Fortune City non sarà mai noioso: tra uno spuntino al “Food Court” e qualche giocata d’azzardo allo “Yucatan Casinò”, il tempo passerà molto velocemente!

Quantità e qualità

- Anche tecnicamente il gioco si difende benissimo, presentando al giocatore un ambiente vivo e ricolmo di dettagli, oltre che di famelici zombie naturalmente. Il performante motore grafico di Capcom riesce quasi senza intoppi a gestire migliaia di zombie su schermo, mantenendo un framerate ancorato a 30 fps. Chuck Greene gode di una realizzazione grafica di tutto rispetto ed è caratterizzato da ottime espressioni facciali e texture in alta definizione, e la situazione non cambia per i comprimari, anch’essi dotati di un buon numero di poligoni e decisamente realistici nella loro rappresentazione.

Attento agli psicopatici!

- Un altro aspetto interessante di Dead Rising 2 è rappresentato dalle numerose battaglie con i mini boss del gioco, gli Psicopatici. Durante le nostre scorribande per le strade di Fortune City, infatti, ci capiterà spesso di incontrare dei sopravvissuti all’invasione di zombie piuttosto “disturbati”, i quali non mancano di perseguitare il povero Chuck per i più disparati motivi. Ogni psicopatico è caratterizzato da uno stile di combattimento e armamentario unici, fattore che ci costringe, nel corso del combattimento, ad elaborare continuamente tecniche di abbattimento diverse per ogni individuo.

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Odio

Multiplayer striminzito

- Un aspetto che mi sento di bocciare in Dead Rising 2 è la modalità multiplayer competitiva. I minigiochi online del “Terror is Reality” non sono in grado di proporre un tasso di sfida adeguato al giocatore, risultando noiosi e scontati dopo le prime partite. Tuttavia parteciparvi dà accesso ad una consistente somma di denaro utilizzabile nella campagna del gioco, permettendoci di comprare con facilità armi piuttosto potenti e le dosi di Zombrex necessarie alla figlioletta di Chuck. Proprio questo aspetto mi fa pensare che il comparto multiplayer sia soltanto un pretesto per ottenere ingenti quantità di denaro nel minor tempo possibile, abbassando drasticamente il tasso di sfida proposto dal titolo.

Cooperativa monca

- Inspiegabilmente, la divertentissima modalità cooperativa di Dead Rising 2 è giocabile esclusivamente online. Chiunque sperava di poter massacrare zombie a schermo condiviso in compagnia di un amico purtroppo rimarrà deluso. Si ha quindi la sensazione di una modalità ben fatta ma incompleta, che senza dubbio lascerà un senso di vuoto nei giocatori più esigenti.

Difficoltà mal calibrata

- E’ opportuno chiarire subito il concetto: Dead Rising 2 non è un gioco per tutti. Personalmente ho trovato il titolo piuttosto difficile ed impegnativo, soprattutto nello scontro con alcuni degli psicopatici. E’ proprio qui che emerge il problema più rilevante di tutta l’esperienza di gioco: la pessima calibrazione della potenza dei nostri avversari. Alcuni mini boss, infatti, possono essere sconfitti solamente dopo un lungo periodo di allenamento del nostro personaggio, precludendoci quindi l’evolversi di alcune missioni secondarie in cui essi sono necessariamente coinvolti.

Déjà vu

- Il detto “Squadra che vince non si cambia” non potrebbe essere più appropriato per descrivere la vera essenza di Dead Rising 2. Il titolo infatti, pur con tutte le interessanti novità aggiunte dalla software house, appare decisamente troppo simile al precedente, facendo provare agli affezionati del brand una costante sensazione di déjà vu, riscontrabile sia nelle missioni che ci troveremo a svolgere in Fortune City che nei negozi presenti in città, fin troppo simili a quelli del predecessore.

Tiriamo le somme

Dead Rising 2 è, a mio avviso, un ottimo gioco d’azione e sicuramente il miglior titolo zombesco uscito su console di questa generazione. Con un gameplay vario e divertente, un’ambientazione ricca di particolari ed un comparto narrativo di spessore, l’ultima fatica dei ragazzi di Blu Castle Games mi ha decisamente affascinato e la consiglio senza remore a chiunque sia interessato ad una sfida degna di questo nome. 8.4

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Commenti

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