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Razer Wildcat Controller per Xbox One - provato

Grazie alla crescente notorietà degli eSports e del pro gaming in generale, anche i giocatori su console iniziano ad essere sempre più interessati a controller e altri accessori specificamente pensati per un uso competitivo. La californiana Razer è da sempre in prima linea su questo fronte, ed è recentemente approdata anche su Xbox One con il controller Razer Wildcat, pensato per offrire prestazioni superiori. L'abbiamo potuto provare a fondo: eccovi la nostra opinione.
Il Razer Wildcat è un controller wired, ossia con cavo USB, per Xbox One e PC che al prezzo di circa 150 Euro si propone come joypad di fascia alta per tutti i giocatori competitivi o "seri" che cercano prestazioni superiori rispetto al controller standard. Le caratteristiche principali sulle quali punta l'azienda con il nuovo accessorio sono la comodità, data da un design ergonomico comunque molto simile a quello del controller standard, dalla presenza di accessori gommati per migliorare il grip e da una serie di leve e bottoni aggiuntivi che permettono di accedere più comodamente a tutte le funzioni dei giochi; la configurabilità, con la possibilità di rimappare i comandi standard su quattro pulsanti aggiuntivi utilizzando due diversi preset di configurazione; e le prestazioni, con pulsanti dotati di microswitch dalla risposta rapida e selettori per accorciare la corsa dei grilletti. Vediamo come il tutto si presenta e se funziona come promesso.

Iniziamo con l'aspetto esteriore. La confezione è impeccabile come da standard Razer: troviamo il controller conservato all'interno di un pratico guscio imbottito con apertura zip, ovviamente pensato per i giocatori che si spostano molto tra un torneo e l'altro. La custodia contiene inoltre, in un'apposita tasca, il cavo di connessione con guaina in tessuto intrecciato di 3 metri e gli accessori gommati verdi che possiamo decidere se aggiungere o meno: due gommini copri-stick e due pad adesivi da applicare sulle impugnature del controller per migliorare il grip. Ad un esame esteriore il controller si mostra come molto ben costruito: la scocca appare molto solida e di qualità con l'usuale simbolo Razer disegnato lateralmente in un nero più lucido, gli stick hanno le levette portanti in un bell'acciao cromato sicuramente capace di sopportare forti sollecitazioni, la croce direzionale è composta da quattro pulsanti indipendenti separati molto comodi da premere ed i quattro tasti frontali colorati presentano alla pressione il classico e piacevolissimo "click" dei microswitch. La parte inferiore del controller presenta un piccolo "pannello di controllo" con un jack per headset ed alcuni pulsanti per la configurazione dei tasti ed il controllo di microfono e volume, mentre spostando l'attenzione sul lato dorsale troviamo, oltre agli usuali grilletti e pulsanti, due pulsanti "mediani" aggiuntivi, uno per lato, pensati per rimappare comandi che altrimenti risulterebbero scomodi. Sulla parte inferiore del pad ci sono infine due grilletti aggiuntivi, metallici e rimovibili con un apposito cacciaviti, anch'essi utili per rimappare funzioni altrimenti scomode; sono presenti inoltre i due switch che permettono di accorciare la corsa dei grilletti standard, utili ad esempio per migliorare i tempi di risposta negli sparatutto.

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Ad un esame esteriore il Razer Wildcat appare quindi solido, ben fatto e ricco di funzionalità. Non rimane che provarlo su strada: connesso il lungo cavo a controller e console, notiamo subito che nelle mani risulta molto comodo, simile al pad standard ma con degli incavi nella parte inferiore che garantiscono una miglior presa. Grazie a questo ed alla buona gommatura dei thumbstick, personalmente non ho sentito l'esigenza di aggiungere gli accessori gommati opzionali. Ovviamente li ho comunque provati: i gommini copri-thumbstick si montano facilmente e garantiscono in effetti una maggior presa dei pollici, mentre non sono stato soddisfattissimo dei pad adesivi per le impugnature. Per prima cosa ho trovato piuttosto complicato montarli: nella confezione non c'è una guida chiara che spieghi come applicarli, quindi ho dovuto fare diverse prove cercando di avvolgerli intorno al pad e rischiando di far perdere aderenza all'adesivo attaccandoli e staccandoli più volte, ma alla fine sono riuscito a metterli nella posizione corretta; una guida più dettagliata e magari dei segni-guida sul pad stesso avrebbero aiutato certamente questa attività. Una volta montati comunque non ho notato particolari benefici nell'impugnatura: sicuramente forniscono una presa migliore, ma mi aspettavo che la gomma fosse più morbida mentre invece si è rivelata essere piuttosto dura, con un grip tutto sommato non elevatissimo.

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Messo alla prova con diversi giochi il controller ha dimostrato di mantenere le promesse sia sul fronte prestazionale - con un'ottima velocità di risposta di tutti i comandi - che di personalizzazione. Come già accennato, la personalizzaiblità dei comandi è relativa solo ai due nuovi bottoni dorsali ed ai due grilletti inferiori, e farlo è molto facile: un apposito pulsante sulla barra di comando inferiore ci permette di selezionare uno dei due profili di personalizzazione, dopo di che basta tenere premuto il pulsante di rimappatura, quello di origine e quello di destinazione per applicare la personalizzazione. In questo modo è possibile spostare in posizioni più accessibili comandi che altrimenti ci costringerebbero a muovere i pollici dagli stick, molto utile per i titoli più frenetici: un FPS mappa l'attacco corpo a corpo o il lancio delle granate sul tasto B quando lo preferireste sul pulsante dorsale? Detto fatto. In un racing game preferite cambiare in maniera più intuitiva le marce manuali? Basta rimappare i comandi sui pulsanti inferiori. Non è possibile invece invertire o sostituire i pulsanti standard, ma per quelli c'è sempre l'apposita app che Microsoft ha rilasciato da qualche mese su Xbox One.

A livello di prestazioni e risposta ai comandi il Razer Wildcat si è rivelato ottimo. I pulsanti frontali sono estremamente sensibili ed hanno una risposta immediata, ritornando con il loro "click" un ottimo feedback dell'avvenuta pressione; i thumbstick sono comodi ed in generale si ha l'impressione che tutti i comandi che impartiamo vengano recepiti istantaneamente, soprattutto per quelli dotati di microswitch, ossia i quattro pulsanti frontali, i due dorsali aggiuntivi e quelli inferiori. Ottima la possibilità di accorciare la corsa dei grilletti, che permette di agire molto più velocemente sullo sparo negli FPS. Attenzione però, perché gli switch che accorciano la corsa non regolano di conseguenza anche la sensibilità dei grilletti, quindi rischiate che, se un gioco per sparare vuole che il grilletto venga premuto a fondo, accorciandone la corsa non si riesca più a sparare: mi è successo ad esempio con Fallout 4. Questo perché, oltre ad agire sui due interruttori per limitare la corsa dei grilletti, bisogna anche impostare la funzione "hair trigger" tramite la pulsantiera di comando: questo fa sì che, anche se apena premuti è come se si siano premuti fino in fondo. Ovviamente funzione sconsigliata per chi vuole dosare al meglio gas e frenate nei racing game, ma utilissima negli sparatutto.

E proprio a proposito di generi videoludici, il controller di Razer appare maggiormente pensato per sparatutto e racing games, mentre risulta poco adatto per i picchiaduro e tutti quei giochi che potreste essere abituati a giocare con il D-Pad, perché la croce direzionale presenta in questo caso quattro pulsanti distinti rendendo difficile il movimento in diagonale o addirittura l'esecuzione di mezzelune.

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Chiudendo l'analisi del controller, vale la pensa di menzionare che la vibrazione risulta sia molto corposa nel caso di quella principale, che definita e potente nel caso di quella applicata sui grilletti, ma ho notato un fastidioso rumore del grilletto sinistro quando viene fatto vibrare, qualcosa che i pad standard non presentano. Si tratta comunque di un problema minore che potrebbe anche essere relativo alla sola unità recensita.

Il vero problema del Razer Wildcat è però il suo posizionamento commerciale. Per prima cosa c'è il prezzo, che ritengo un po' troppo elevato per quello che offre; dopotutto per funzioni e qualità costruttiva è pari (o leggermente superiore) al già ottimo Razer Sabertooth per Xbox 360, il quale però fu commercializzato a circa 80 euro, quasi la metà di questo. E poi c'è l'elefante nella stanza, quello che finora non ho mai menzionato ma al quale avrete probabilmente pensato più volte leggendo questo articolo: l'Elite Controller di Microsoft. Commercializzato allo stesso prezzo del Wildcat (almeno quando lo si riesce a trovare), si tratta di un accessorio superiore in diversi aspetti: non considero un fattore di merito il fatto che sia wireless, visto che in ambito pro/eSports si usano quasi sempre controller wired anche per minimizzare l'input lag, ma la personalizzabilità di D-Pad e stick analogici, insieme al più veloce montaggio/smontaggio delle leve inferiori ed una qualità costruttiva generalmente migliore (i grip pad integrati nella parte inferiore dell'Elite sono sicuramente migliori di quelli adesivi di Razer) gli fanno a mio avviso vincere il confronto. Dalla sua il Wildcat ha comunque una maggior leggerezza, che aiuta sicuramente in sessioni di gioco prolungate, ed ho trovato i due pulsanti dorsali aggiuntivi ed i grilletti inferiori più comodi da usare rispetto alle doppie levette inferiori dell'Elite.

Detto questo, il Razer Wildcat non è assolutamente un controller malvagio: l'ho trovato ottimo, molto reattivo, comodo per le varie possibilità di personalizzazione e sicuramente valido per i giocatori più "seri", ma non è perfetto e sembra decisamente più adatto ad un prezzo che si aggiri sui 100 Euro che a 150. Se fosse costato quanto il Sabertooth, poi, ne avrei consigliato l'acquisto ad occhi chiusi. Ad ogni modo se siete interessati ad un controller competitivo e ritenete il prezzo accettabile, difficilmente ne rimarrete scontenti e probabilmente non vorrete più tornare al pad standard.

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L'autore

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Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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