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Il modding di Xbox passo per passo

Chi di voi ha mai pensato di modificare la propria console con neon ed altri accorgimenti visivi, per trasformarla così in un pezzo unicodel quale potrete vantarvi con gli amici? Il nostro utente Kionar ci ha provato ed ha realizzato un dettagliato reportage del suo lavoro, nel caso anche voi vogliate avventurarvi nel mondo del modding estetico delle console!
Come tutti voi ben saprete, tra non molto potremo avere a nostra disposizione una Xbox di nuova generazione e pertanto mi sono detto: quale momento migliore per maltrattare la “vecchia” console? Beh, detto fatto! Il pensiero di quali o quante cose poter fare su questo botolino nero mi tormentava giorno e notte e vagavo nella rete alla ricerca di idee per le sevizie da riservare alla tanto amata console.

Dopo varie visite in siti sia specializzati in modding che non, ho raccolto i seguenti spunti:
  • Inserire un neon flessibile nella parte superiore dell’Xbox
  • Rimuovere il jewel (il logo verde sul coperchio) e sostituirlo con una griglia per ventole
  • Illuminare lo spinotto del joypad
  • Sostituire la ventola dell’Xbox con una più grande e illuminata

    Beh posso dire francamente che non sono poche cose da realizzare...
    A questo punto non restava che acquistare i materiali e gli utensili necessari, ma soprattutto trovare il modo di realizzare fisicamente gli spunti elencati, come ad esempio decidere quale disegno realizzare con il neon e che colori utilizzare!
    Per realizzare una cosa decisamente “personalizzata” ho pensato dunque di ispirarmi alla categoria di videogiochi che mi piacciono di più, cioè gli stealth e di guerra... a voi cosa viene in mente pensando a questi giochi? Beh... a me viene in mente un mirino!

    Riguardo al colore viene spontanea la volontà di staccarsi dal classico verde che contraddistingue da sempre la console targata Microsoft e, contando sul fatto che il nero dello sfondo si accosta bene su tutto, ho avuto la possibilità di sbizzarrirmi. Puntando quindi su colori chiari e solari ho pensato di accostare il blu ed il giallo, scartando ad esempio il rosso che a mio parere avrebbe “appesantito” troppo questa opera.


    Il Jewel
    La prima parte alla quale ho deciso di dedicarmi è stata quella che si è poi verificata inaspettatamente la più lunga: la sostituzione del jewel. Cercando in vari negozi on-line specializzati in articoli per modding ho trovato una marea di griglie metalliche delle più svariate forme, anche in rilievo, e tutte molto invitanti, ma purtroppo nessuna a forma di mirino.
    Le mie speranze si vedevano quindi affievolire sempre più quando però vengo a conoscenza del fatto che con una minuscola spesa avrei potuto fabbricare da solo una griglia per ventole! Gioia e gaudio!
    Il materiale che mi ha permesso di realizzare a pieno la mia idea iniziale è il Cernit: una sorta di plastilina, in vendita in negozi specializzati nel decupage in piccole confezioni al prezzo di un paio di euro l’una, che cotta in forno diventa dura e solida... non vedo proprio l’ora!!!

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    Ora che ho la possibilità di contare sul supporto del Cernit posso iniziare la creazione del mio nuovo jewel! Dopo aver misurato le dimensioni dell’incavo dove si trova il "gioiello", mi munisco di carta millimetrata dove poter creare una sorta di stampo, sul quale sia possibile produrre una grigia fatta in casa.

    Finalmente viene la parte divertente: preso tra le mani circa la metà del panetto, inizio a modellarlo allo scopo fargli acquistare malleabilità, dato che inizialmente sembra duro e fragile come legno. Man mano che viene maneggiato il Cernit diventa meno faticoso da modellare, prestandosi maggiormente al mio scopo.

    A questo punto non resta che posizionare della carta da forno su di una superficie perfettamente piatta, per evitare che nella parte inferiore si verifichino sconnessioni ed ondulazioni, e fissarla saldamente con del nastro adesivo.
    Posso ora iniziare a stendere la pallina di Cernit con un matterello (ah mi sento proprio una massaia) fino a farlo diventare abbastanza sottile, ma senza esagerare per non comprometterne la resistenza. Posizionandoci sopra il disegno fatto in precedenza, posso dunque iniziare a ritagliare con un taglierino le parti in eccesso, facendo anche in questo caso estrema attenzione a non tagliare la carta da forno, rovinare il disegno su carta millimetrata oppure le parti di Cernit che dovranno formare il mirino.

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    Una volta finito di ritagliare posso cuocere la griglia che ho ottenuto in forno a 180° per circa 20 minuti. Dopo la cottura il risultato non è esattamente quello prospettato, in quanto la griglia non è diventata dura come mi aspettavo ed è ancora modellabile con le mani, decido quindi di cuocere per altri 10 minuti.

    Questa volta la griglia è veramente pronta, solida come mi aspettavo, anche se piena di imperfezioni date dalla cottura, dall’averla maneggiata con poca attenzione e forse anche all’eccessivo spessore... Beh pazienza, tutto il procedimento è durato circa 4 ore mi costerebbe troppa fatica farlo di nuovo.
    Ovviamente alcuni tipi di imperfezioni (soprattutto i residui della cottura e di un taglio imperfetto) possono essere tolti senza troppi problemi attraverso l’uso di un Dremel, che mi permetterà anche di effettuare i buchi per le viti nelle 4 “linguette” che ho lasciato all’esterno del cerchio del mirino.

    Dopo aver fabbricato ciò che dovrà sostituire il jewel mi posso occupare di toglierlo definitivamente.
    Il procedimento non è troppo complesso: fondamentalmente l’idea è di riuscire a scaldare il retro del gioiello (che, voglio precisare, è semplicemente incastrato, non è un pezzo unico con il coperchio) in modo da poterlo togliere facendo leva con un cacciavite.
    Riuscire a scaldarlo in modo preciso non è cosa facile: l’utilizzo del phon è ciò che di meglio si possa usare per questo tipo di lavoro, anche se basta veramente poco per andare a scaldare il resto del coperchio deformandolo irrimediabilmente.
    Questo processo richiede quindi massima attenzione, e vi assicuro che dopo una decina di minuti che si tiene il phon tentando di non farlo venire a contatto diretto con il coperchio (non vorrete mica fondere il phon nella plastica vero?) il braccio inizia a non collaborare più, rendendo la cosa non esattamente facile.

    Magari qualcuno di voi si starà chiedendo “ma come facciamo a sapere quale è il momento giusto per provare a fare leva?”: state sicuri che ve ne accorgerete, perché il cacciavite riuscirà ad entrare nella plastica come se fosse burro, comunque indicativamente il tempo è attorno ai 15 minuti...

    Fatto sta che non è così semplice! Vi ho già esplicato le difficoltà dello “scaldare” ma non vi ho ancora detto quelle del “fare leva”! Non crederete mica che potete lasciare andare il phon per mettervi a infilzare il vostro povero coperchio sofferente? Il fatto è che la plastica che è stata utilizzata si raffredda molto velocemente, considerando che comunque non gli avete fatto raggiungere temperature stratosferiche, quindi o si è molto veloci oppure sarebbe meglio farsi aiutare da qualcuno...

    Una volta tolto il primo ostacolo trovo dunque a quella che è la parte posteriore del jewel, riconoscibile immediatamente per quella sorta di plastica adesiva che vi è stata posta per farvi aderire la parte appena tolta.
    Ovviamente non abbiamo scaldato il jewel dalla parte superiore poiché si sarebbe sicuramente rovinato (magari lo volete conservare), ma comunque a questo punto basta fare forza con i pollici per far finalmente saltar via il jewel.
    Adesso è necessario limare, sempre con il Dremel, le probabili imperfezioni causate al retro del coperchio, in modo da agevolare futuri inserimenti di altro materiale per modding (perché ovviamente non ho finito qui...).

    Non resta ora che unire la griglia creata in precedenza al coperchio appena smembrato, semplicemente facendo quattro buchi utilizzando il fidato Dremel, nella parte superiore del tappo, in corrispondenza di quelli già fatti nelle linguette della griglia, ed unire le due parti con delle piccole viti ed i corrispondenti bulloni (ah finalmente una parte semplice!).

    Il risultato estetico può essere definito soddisfacente, il risultato invece in termini di divertimento personale è molto più alto!

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    La ventola
    Dopo aver terminato solo il primo dei quattro punti che mi ero prefissato, mi accingo dunque a raggiungere il checkpoint di metà percorso. Per un po’ di tempo non voglio più vedere il coperchio dell’Xbox e decido quindi di mettere le mie perfide manine dentro l’hardware, andando a sostituire la ventola fornitaci di serie.

    Si può notare immediatamente che la ventola in dotazione alla nostra console è di dimensioni minori rispetto alle più classiche 8x8cm facilmente reperibili in commercio, e questo porterà alcuni problemi, anche se di problemi veri e propri potrei anche non parlare, dato che fondamentalmente si tratta solo di un po’ di lavoro aggiuntivo.
    Osservando attentamente cerco di capire dove possa essere ancorata la ventola e capisco che è fissata all’involucro metallico esterno sia da due piccole clip situate nella parte superiore, sia alla sua base da due molto più solidi agganci che si fissano a scatto ai lati della ventola.

    Per prima cosa mi occupo delle clip dato che sono più facilmente visibili. Dopo vari tentativi di smuoverli mi convinco della loro eccessiva resistenza e del fatto che dovrò quindi passare alle maniere forti, dato che ad ogni modo questa ventola non avrà più alcuna utilità una volta tolta di mezzo.
    Prendo quindi il Dremel e, bucando i piedini dall’alto, riesco a renderli facilmente rimovibili anche con le dita. La ventola è ora libera dalla sua prima coppia di fissaggio. Per liberarla anche dalla seconda coppia mi devo munire di due cacciaviti e, andando alla cieca, dato che dove devo lavorare non si può vedere, cerco di far scattare i due agganci e con gli stessi cacciaviti portare verso l’alto la ventola, altrimenti, lasciando la presa, quest’ultima tornerebbe nella posizione originaria. Questo si dimostra un lavoro di coordinazione ma con un po’ di pazienza ci si può riuscire tranquillamente.

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    Adesso che la ventola è stata tolta, lo spazio dove posizionare quella nuova è quasi pronto, rimane solo rimuovere gli stessi ganci, che altrimenti darebbero fastidio, sempre attraverso l’uso del Dremel.

    Posso ora occuparmi della nuova ventola. Non è possibile inserirla subito date le sue eccessive dimensioni, non permettendo la chiusura del coperchio. Devo quindi trovare il modo di farla arrivare più in basso di quanto non arrivi adesso.
    Per fare questo sono costretto quindi a limarne almeno 2 dei 4 angoli, per la precisione quelli che farò stare verso il basso, dunque opposti all’uscita del cavo di alimentazione e della regolazione della rotazione, che terrò nella parte superiore per riuscire a collegare meglio i cavi.
    Questo non è un lavoro molto lungo e nemmeno c’è bisogno di troppa precisione dato che comunque non è una cosa che si noterà dall’esterno.

    Adesso posso inserire dunque la ventola modificata, che entra splendidamente nello spazio creato, e passare all’ultimo passo, cioè la liberazione di un po’ di spazio anche verso la parte superiore. Infatti così com’è messa la ventola non potrei più riuscire a reinserire il cestello dove è situato l’hard disk, e limare anche gli angoli in alto non avrebbe alcun effetto.

    Sono costretto quindi a segare anche il cestello dell’hard disk! Non vi spaventate, anche questa è un’operazione abbastanza semplice e basta munirsi di una semplice sega per ferro, decidere dove effettuare il taglio, ed iniziare a segare!
    Personalmente ho scelto di tagliare la minor parte possibile in modo da cercare di far restare incastrata la ventola anche nella parte superiore ma lasciando un piccolo spiraglio per far passare alcuni fili verso lo spazio vuoto dietro al lettore, incidendo quindi qualche millimetro al di sopra dell’adesivo "Caution".

    Per una volta un taglio riuscito magistralmente! Beh ora non manca altro che rimettere tutti i pezzi al loro posto!

    A questo punto avevo anche pensato di inserire un filtro antipolvere sulla ventola, dato che costano veramente poco ed avrebbe una notevole utilità visti i posti dove spesso vengono tenute le console, solo che ho dovuto desistere perché non lo avrei potuto inserire verso l’interno, dato che tutto lo spazio ottenibile è stato sfruttato, ed inserendolo all’esterno avrebbe sicuramente azzerato l’impatto visivo delle luci, vanificando il lavoro fatto fino ad adesso.


    Il Joypad
    Tocca adesso al Joypad! Dopo aver avuto a disposizione spazi decisamente ampi ed aver finora maneggiato strumenti e materiali a misura d’uomo è l’ora di lanciarsi sulla nanotecnologia!
    Questo punto prevede l’inserimento di un piccolo LED all’interno dello spinotto del joypad: quello di cui ho bisogno quindi è un LED ad alta luminosità da 3 Volt, una resistenza per LED, ed uno stagnatore a spillo.

    Prima di tutto devo aprire la presa del joypad, che già di per sé non rappresenta un’operazione semplice: le due metà del “guscio” infatti sono tenute insieme da ben tre sistemi di fissaggio. Il primo, partendo dalla parte terminale della presa, è costituito da due piccoli gancini a scatto.
    Il secondo invece sono invece dei tubicini ad incastro posizionati verticalmente che permettono quindi l’apertura della spina solo con un movimento verso l’alto di entrambi i tubicini allo stesso tempo, e non con una più semplice apertura da un solo lato “a guscio”.
    Il terzo è ancora una coppia di ganci a scatto, questa volta un po’ più grandi, posti più vicini all’inizio del cavo.
    Con queste premesse vi potete immaginare quanto io possa essere diventato nevrotico nel tentativo di aprire questa spina, e anche quanto purtroppo abbia sciupato la parte laterale dove utilizzavo il cacciavite per fare leva ed aprirla, ma comunque niente di troppo vistoso o comunque irreparabile.
    Il metodo che ho usato per aprire infatti questo spinotto è stato quello di munirmi di due piccoli cacciaviti piatti, e di tentare di inserirli tra le due parti del guscio, partendo dalla parte terminale ed arrivando fino al cavo, utilizzando gli stessi cacciaviti come leva per l’apertura.
    Una volta aperto, lo spinotto appare così:

    A questo punto posso sfilare la parte in plastica trasparente che si trova sulla punta della spina e scoprire i fili togliendo definitivamente la piccola linguetta metallica che li nasconde.

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    Passiamo ora alle saldature. Come forse avrete notato il LED ha due pin (piedini), dei quali uno più lungo ed uno più corto. Quello più lungo lo possiamo associare al polo positivo mentre quello più corto al polo negativo.
    La resistenza va dunque saldata al polo positivo (ovviamente dopo aver ridotto notevolmente la lunghezza dei pin) ed in seguito saldata all’altro capo con il cavo rosso, mentre il polo negativo va saldato al cavo nero. E fortuna che i cavi da saldare sono in posizione laterale, consentendomi di fare anche un po’ di casino con le saldature, a patto di rimanere verso l’esterno!

    Uno dei problemi più grandi è però il fatto che richiudendo il guscio ci si accorge subito del pochissimo spazio a disposizione, e del fatto che usando il Dremel per aumentare lo spazio, limando il guscio, si diminuisce la visibilità a causa del fatto che il materiale grattato perde la sua caratteristica di trasparenza e si rischia pure di sfondare involontariamente dall’altra parte! Le saldature devono quindi essere fatte in una sorta di fisarmonica, cercando di ripiegare sia la resistenza che il LED sopra i cavetti scoperti, dove appunto si trova l’unico spazio disponibile.

    Ovviamente non vi racconto quante volte, chiudendo il guscio, mi sono accorto che il LED non funzionava perché chiudendo avevo rotto una saldatura! Il risultato dà sicuramente meno nell’occhio, ma è comunque sobrio, piacevole ed inaspettato.


    Il neon
    L’ultima parte che mi resta da completare è l’inserimento del fantomatico cavo luminoso a completamento del disegno sul coperchio. Prendendo quindi di nuovo in mano il tappo dell’Xbox cerco di trovare un modo per riuscire a stendere precisamente il cavo lungo la linea che avevo tracciato inizialmente senza sbafare con l’Attack che dovrò usare per il fissaggio del cavo. Giungo alla conclusione che invece di accontentarmi di una semplice linea, dovrei creare una sorta di solco-guida sul tappo dell’Xbox. L’idea mi pare buona perché oltre a permettermi di essere più preciso nello stendere il cavo, riesce anche a camuffare l’Attack.
    Eseguo l’opera sempre con l’ausilio del Dremel che purtroppo non mi permette di essere così pulito nel lavoro, infatti la rotazione della sua punta spesso mi porta ad andare involontariamente fuori posizione creando degli antiestetici graffi sul coperchio, ma comunque confido nel fatto che una volta acceso il neon questi non si notino se non in maniera marginale.

    Oltre a tracciare i solchi mi occupo anche di forare il coperchio, creando i buchi dove dovrà passare il cavo, facendo in modo che in certi punti si veda mentre in altri rimanga nascosto nella parte interna. Faccio dunque passare il cavo attraverso i buchi, tenendolo temporaneamente fermo con il nastro adesivo per farlo rimanere come dovrà essere a lavoro finito. Con piacere noto che una buona metà del cavo rimane inutilizzata, pronta quindi per essere sfruttata in altri modi.
    A questo punto applico una minima quantità di Attack sui solchi curvi (quelli dritti sono abbastanza corti da non renderne necessario l’uso) e ci tengo premuto sopra il cavo in modo che aderisca nel modo migliore possibile.
    Devo dire che questa parte procede decisamente bene ed il lavoro risulta inaspettatamente preciso.

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    Finito dunque il disegno sul coperchio mi occupo del restante neon che decido di incollare sotto la griglia in Cernit, in modo da aumentare sicuramente l’impatto visivo grazie anche al supporto della parte metallica che riposizionerò sotto il tappo, che spero risulti una sorta di specchio, anche se su quest’ultimo dovrò ancora lavorare per creare lo spazio dove far passare il cavetto che porta l’alimentazione dall’inverter al neon.

    Non resta che trovare un posto dove posizionare l’inverter che ci permette di fornire l’elettricità al neon, utilizzare due sdoppiatori a Y del cavo molex (quello dell’alimentazione che va all’hard disk) per riuscire a dare energia all’inverter, alla ventola e allo stesso hard disk, ed infine trovare un posto adeguato per tutto questo groviglio di cavi e cavetti.

    Beh, complessivamente il risultato lo definirei veramente spettacolare e ripaga sicuramente tutta la fatica fatta!!

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