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Dynasty Warriors 6
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Recensione - Dynasty Warriors 6

Dopo i due, per così dire, “fuori programma” costituiti da Bladestorm e Dynasty Warriors: Gundam, titoli che, vuoi per gameplay, vuoi per ambientazione, hanno tentato di portare una ventata di innovazione nei games marchiati dall’inossidabile biomio Koei-Omega Force, gli sviluppatori asiatici ritornano alle origini con un nuovo tassello di quello che sembra star diventando un enorme mosaico: il sesto capitolo della saga di Dynasty Warriors.


Coloro che hanno finora imparato a conoscere la serie apparentemente senza fine di Dynasty Warriors, conoscendone bene limiti e punti di forza, sappiano che possono tranquillamente risparmiarsi la lettura dell’intera recensione: un’occhiata a voto e sintesi sarà più che sufficiente ad illuminarli sulle piccole migliorie apportate al gameplay dell’opera di casa Koei, il resto già lo conoscono.

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Per chi si immerge invece per la prima volta mondo dei leggendari guerrieri del periodo feudale cinese, è d’obbligo una piccola introduzione. Dynasty Warriors 6 si pone cronologicamente tra il secondo e terzo secolo d.C. in una Cina sconvolta da profondi cambiamenti: la rivolta nota come “Rivolta dei Turbanti Gialli”, fomentata dal dispotico Dhong Zhuo, ha assestato un duro colpo all’integrità politica del paese che si vede quindi diviso e vulnerabile. Tre grandi casate, Wu, Wei e Shu sognano ora di poter unificare nuovamente la Cina sotto un unica bandiera, desiderio che porta inevitabilmente a nuovi, sanguinosi scontri. In questo contesto entriamo in gioco noi che, vestendo i panni di uno dei valorosi generali appartenente ad una delle famiglie in lotta, dovremmo riuscire a prevalere su tutti gli avversari sopravvivendo ad un turbinio di violente e caotiche battaglie. Questo, a grandi linee, ciò che bisogna sapere per inquadrare Dynasty Warriors 6 dal punto di vista storico: andiamo ora ad analizzarne gli aspetti tecnici e il gameplay.

Stiamo parlando di un classico picchiaduro a scorrimento dove passeremo la quasi totalità del tempo di gioco a mazzuolare orde di nemici intenzionati a farci la pelle con ogni mezzo. La particolartà del titolo e segno distintivo della serie fin dal primo capitolo (risalente al 1997, su Playstation) è l’enorme quantità di avversari presenti contemporaneamente sullo schermo, che creano una sensazione di caos realmente palpabile e conferiscono al gioco quella frenesia che ne costituisce il vero punto di forza. La maggior parte degli avversari che ci si pareranno innanzi per sbarrarci la strada durante il nostro incedere verso i gli obbiettivi designati non costituiranno un problema rilevante per un guerriero del nostro calibro, e alcune delle nostre rapide e coreografiche combo risulteranno più che sufficienti alla loro eliminazione: vedere nugoli di soldati volare in aria staccati da terra dai colpi della nostra fidata arma è sempre molto soddisfacente.

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Diversamente dalle milizie ordinarie, i soldati scelti, preposti alla difesa di determinate postazioni strategiche, risultano leggermente più coriacei e difficili da abbattere. Riuscendo ad eliminare i capitani della guardia di tali zone, tuttavia, si riesce ad assicurarsi un vantaggio tattico non indifferente dato che queste postazioni fungeranno da punti di rifornimento, dove acqisire power-up od oggetti atti a ripristinare all’occorrenza la barra dell’energia. Molto diverso invece il confronto con i generali rivali più potenti: questi risultano essere veramente molto ostici e di conseguenza piuttosto difficili da abbattere, soprattutto nelle prime fasi di gioco, quando il livello di esperienza del nostro personaggio è ancora basso. Risulta spesso indispensabile affrontarli “a rate”, indebolendoli magari con rapide sortite mirate a sfoltire le fila dei loro gregari, per poi attaccarli con decisione dopo essersi riforniti di power-up, sfruttando magari l’aiuto degli altri generali nostri alleati o utilizzando le potenti combo Musou, utilizzabili dopo aver riempito l’apposita barra mediante l’eliminazione di un certo numero di nemici, oppure i nuovi, velocissimi attacchi Rembu, attivabili mediante l’utilizzo di speciali tomi che permettono al nostro guerriero di muoversi a velocità sovrumana e di mietere numerosissime vittime grazie a colpi violentissimi.

Per la buona riuscita delle missioni, oltre a una buona dose di riflessi e predisposizione allo sterminio degli oppositori, in DW6 è richiesta una leggera dose di strategia: arrivare senza supporto al cospetto di un leader avversario ancora difeso da tutte le sue truppe risulterebbe infatti un vero suicidio. La strategia migliore è quella di avanzare assieme al resto delle noste legioni, guadagnando poco a poco posizioni stategiche sulla mappa e fiaccando il morale all’esercito rivale.
In questo contesto va segnalata l’introduzione di mezzi d’assedio come arieti e catapulte, utilizzabili per creare brecce nelle mura difensive, ma utilizzabili solo dopo aver reso sicure le aree da assediare.

Leggermente maggiore rispetto al passato (pur senza lasciare stupiti, va detto) anche l’interazione con l’ambiente circostante: ore è infatti possibile arrampicarsi sulle mura perimetrali di città e castelli per eliminare l’eventuale minaccia rappresentata dagli arcieri, e nuotare nei vari corsi d’acqua per tentare di cogliere alle spalle le opposte milizie. A fine missione, se risulteremo vincitori, avremo la possibilità di potenziare il nostro alter-ego utilizzando i punti esperienza acquisiti e potremo così aumentarne la potenza dei colpi, la resistenza ai danni e la durata delle combo, rendendolo via via sempre più letale.

Analizziamo ora l’aspetto tecnico del titolo. Il motore di gioco riesce a gestire una considerevole mole di poligoni in movimento in maniera soddisfacente, con un frame-rate fisso a 60 fps che solo raramente e in situazioni di assoluta concitazione cala sensibilmente, senza tuttavia costituire un problema rilevante. Il dettaglio generale, come da tradizione, è piuttosto basso e l’aspetto visivo risulta oramai datato e non più in grado di tenere il passo coi tempi e con gli ultimi titoli usciti su Xbox 360. Anche se rispetto alle passate edizioni Koei si è impegnata in un restyle dei personaggi e nel maggior utilizzo di effetti speciali ed ambientali, come ad esempio nebbia e neve, per celare lo scarso dettaglio dei fondali, sembra si sia giunti ad un punto di stagnazione e le migliorie tra un capitolo e l’altro sono davvero minime.
Gli effetti luminosi generati dai nostri colpi sono come al solito molto ben realizzati e spettacolari, ma da soli non riescono a sollevare molto la valutazione alla voce “grafica”, che si attesta sotto la sufficienza. Comparto audio senza infamia nè lode, che vede il contrapporsi di una buona e coinvolgente colonna sonora a degli effetti molto ripetitivi e poco incisivi.

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In conclusione, questa ennesima incarnazione della saga Dynasy Warriors non si discosta di molto dalle precedenti né per quanto concerne il gameplay nè per l’aspetto tecnico, il quale risulta oramai decisamente inappropriato per una console di ultima generazione. Un gioco che fa dell’immediatezza e della concitazione degli scontri il suo cavallo di battaglia e che riesce anche a divertire per qualche tempo, salvo poi lasciare spazio alla noia per l’eccessiva ripetitività delle situazioni. Gli sviluppatori sembrano decisi a proseguire dritti sulla loro strada, ma un profondo cambiamento si rende ormai necessario per risollevare le sorti di una serie che comincia francamente ad apparire logora.
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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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