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Samurai Warriors 2: Empires
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Recensione - Samurai Warriors 2: Empires

Con una cadenza ormai regolarissima, Koei lancia sul mercato l’ennesimo capitolo della storica serie Dynasty Warriors, nata addirittura agli albori della PS2 e potata avanti caparbiamente sino ad oggi. Con Samurai Warriors 2: Empires, l’azione si sposta in un Giappone diviso in numerose regioni governate da altrettanti clan, protagonisti di sanguinosi scontri finalizzati all’unificazione della nazione. Inutile dire che il compito del giocatore sarà quello di condurre il proprio esercito alla vittoria, eliminando la fiera resistenza degli altri contendenti ed issare la bandiera della propria famiglia in tutte le province giapponesi.


Chiunque abbia seguito l’evolversi della serie Koei, saprà sicuramente che cambiamenti rilevanti, sia per quanto riguarda il game-play, sia per l’aspetto tecnico tra un capitolo e l’altro, non ce ne sono mai stati: migliorie ed innovazioni vengono centellinate con il contagocce, quasi a non voler spiazzare i fan, a non voler mettere loro di fronte un titolo diverso, a non volerli sorprendere. Samurai Warriors 2: Empires non si sottrae a questo trend e si presenta come una versione rivista e corretta di Dynasty Warriors 2, titolo uscito poco più di un anno fa.

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All’avvio del gioco potremo godere di un bel filmato realizzato in CG, dove i personaggi che animeranno gli scontri durante il gioco, fanno bello sfoggio delle loro abilità belliche e delle loro coreografiche tecniche marziali. Terminato il video ci troviamo nel menù principale pronti a dare il via alla campagna per il controllo dell’arcipelago: la battaglia ha inizio.

La prima scelta che dovremo prendere consisterà nella selezione della famiglia da controllare: chi ha dimestichezza con la storia giapponese (ed io non sono certo fra costoro) probabilmente apprezzerà il fatto che casate, generali ed alcune battaglie particolarmente importanti sono state riprodotte con la massima aderenza storica possibile, dettaglio apprezzabile ma comunque trascurabile; non serve certo una laurea in storia antica per giocare al titolo Koei. Come il nel suo predecessore, anche in Samurai Warriors l’azione di gioco si divide in due parti, una strategica a turni, dove saremo chiamati ad amministrare le risorse del nostro impero e l’altra d’azione, che ci vedrà protagonisti di epici scontri contro moltitudini di nemici. La mappa del Giappone, fondamentale strumento che impareremo a conoscere a fondo durante la nostra avventura, inizialmente è divisa in venticinque regioni, ognuna sotto il controllo di un diverso vessillo. Dapprima controlleremo una sola regione e solo in seguito se ne saremo in grado, riusciremo ad assoggettare al nostro dominio le aree limitrofe, naturalmente non senza copiosi spargimenti di sangue.

Molte sono le possibilità offerteci dagli sviluppatori durante questa fase di gioco: avremo ad esempio la possibilità di fortificare i nostri territori, per meglio proteggerli dagli assalti nemici, o di incentivare gli scambi commerciali per ottenere maggiori profitti dalle tasse (mantenere efficiente un esercito è piuttosto dispendioso). Potremo studiare nuove formazioni offensive o difensive per ricevere dei bonus durante gli scontri, reclutare nuove truppe, convincere nuovi generali a sposare la nostra causa, sviluppare gli armamenti dei guerrieri per renderli più efficaci o assoldare dei mercenari per aiutarci in battaglia. Durante il nostro turno di gioco avremo la possibilità di effettuare solo un determinato numero di azioni, tanto maggiori quante più regioni sono sotto il nostro controllo. Risulta quindi fondamentale sfruttarle al meglio, pianificando attentamente le nostre mosse e pensando sempre alle conseguenze delle stesse; un eccessivo ricorso alle tasse di emergenza, buon metodo per arricchirsi, potrebbe infatti spingere la popolazione locale a rivoltarsi, o addirittura qualche generale di prendere il controllo di qualche territorio, dichiarandolo indipendente.

Le regioni si differenziano fra di loro per oltre che per capacità produttiva e conseguenti maggiori entrate monetarie, anche per il fatto che ognuna di esse ha caratteristiche uniche: alcune presentano, ad esempio, delle miniere sulla propria superficie, altre ospitano branchi di cavalli selvaggi che possono essere catturati, addestrati ed utilizzati in battaglia, altre ancora danno riparo a tribù di ninja che se schierate sul campo di battaglia risultano estremamente letali. Un buono stratega dovrebbe tenere conto di queste peculiarità nella scelta dei territori verso i quali espandersi.

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Le nostre forze vengono visualizzate sulla mappa tattica con delle cifre che rappresentano il numero di generali e luogotenenti presenti in un determinato territorio con un massimo di sei per regione. Ciascuno di essi dispone di un determinato numero di truppe, maggiore a seconda del livello di esperienza, che può aumentare durante le battaglie o attraverso particolari addestramenti. È importante schierali in maniera tale da non lasciare scoperte delle regioni, che sarebbero altrimenti facilmente conquistate dalle forze di invasione dei rivali, ma anche considerando un eventuale strategia offensiva piazzandole, per esempio, ai confini di territori scarsamente pattugliati e quindi più facilmente espugnabili.

Una volta individuato il territorio oggetto del nostro interesse e lanciato l’attacco, è il momento di dare sfogo a tutta la nostra furia distruttiva nella fase d’azione vera e propria. Dopo aver deciso lo schieramento delle truppe, e disposto i vari generali sul campo di battaglia ci troviamo a controllare il nostro generale (scelto tra quelli a disposizione del nostro esercito) e a condurlo attraverso le linee nemiche. Come detto in precedenza, se avete già giocato con qualche capitolo precedente della serie, questa fase vi sarà senz’altro familiare: con una visuale in tersa persona alle spalle del personaggio, il compito primario del giocatore sarà quello di eliminare a sciabolate le numerosissime unità nemiche presenti su schermo, cercando di conquistare postazioni strategiche indebolendo così gli avversari e dando nel contempo la possibilità ai nostri soldati di riceve rifornimenti.

Il livello di difficoltà in questa fase di gioco è piuttosto elevato, molto più che in passato, il che rende l’esperienza piuttosto appagante in quanto spinge il giocatore a sperimentare tattiche sempre diverse per poter portare a termine i propri compiti: cercare di eliminare il generale avversario, requisito spesso fondamentale per il completamento della missione, non è certo impresa facile e richiede prima l’indebolimento dello stesso mediante l’eliminazione dei suoi subalterni con conseguente dispersione di buona parte dell’ esercito nemico. Le scelte effettuate durante la fase strategica pesano si riflettono concretamente in questo momento del gioco, ed hanno effettivamente un peso nello scontro; cavalleria, arcieri, ninja o lancieri precedentemente assunti possono aiutare a far pendere l’ago della bilancia verso una gloriosa vittoria, piuttosto che su una cocente sconfitta.

Il sistema di controllo è rimasto identico, e presenta una configurazione classica per queste tipologie di giochi, con le levette analogiche designate agli spostamenti del giocatore su schermo, i tasti frontali utilizzati per gli attacchi normali, gli attacchi potenti e per i super-attacchi mousu, attivabili dopo aver riempito un’ apposita barra attraverso l’uccisione di un determinato numero di nemici, e i tasti dorsali destinati alle parate.

Il comparto grafico, vero tallone d’Achille nel vecchio Dynasty Warriors, è stato parzialmente rivisto e presenta delle leggere migliorie. I modelli dei guerrieri sono ora più curati e dettagliati e pur non rappresentando un miracolo di design si lasciano guardare; la loro varietà, decisamente superiore al passato, rende inoltre gli scontri più vari e decisamente più gradevoli sotto l’aspetto visivo. Il motore grafico riesce come al solito a gestire senza difficoltà le numerosissime unità presenti sullo schermo durante gli scontri e non ha un istante di incertezza neppure nelle situazioni più caotiche. Gli effetti luminosi sono stati decisamente migliorati e, pur rimanendo nella mediocrità, risultano abbastanza gradevoli così come gli effetti di fumo generati dal passaggio di unità di cavalleria o esplosioni di vario genere.
Gli scenari purtroppo non sono stati oggetto dello stesso restyling e si presentano, come al solito, piatti, poco dettagliati e a volte anonimi oltre che scarsamente interattivi.

Il sonoro si attesta su livelli discreti, con una particolare menzione alla colonna sonora che presenta dei temi orientaleggianti molti ispirati e coinvolgenti.

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Koei, come al solito, evita grossi sforzi nella produzione di quest’ultimo lavoro e ci propone la solita minestra riscaldata con l’aggiunta di qualche piccolo miglioramento. Il gioco non è male, l’ho trovato molto divertente e potrà sicuramente far passare qualche buona ora di spensierato divertimento, purché non siate ossessionati dalle sontuosità grafiche o dall’ originalità ad ogni costo. Se non vi siete mai avvicinati alla serie, e non ne conoscete le meccaniche, potreste trovarlo molto godibile, se invece avete giocato a Dynasty Warriors aspettate pure il prossimo episodio della serie: le differenze tra gli ultimi due capitoli sono davvero troppo esigue.
6.4

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