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Wasteland 2: Director's Cut
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Recensione - Wasteland 2: Director's Cut

Dopo titoli come XCOM e Massive Chalice, arriva su console un nuovo titolo isometrico a turni, ma dall cuore RPG: scopriamo insieme se Wasteland 2: Director's Cut abbia le carte in regola per proporsi come il nuovo punto di riferimento per gli amanti del genere.

Il Gioco

Molti di voi si chiederanno da dove spunti il 2 nel titolo di Wasteland 2: Director's Cut. Ebbene, ben 9 anni prima del capolavoro conosciuto come Fallout, nel 1988 uscì un certo Wasteland per Commodore 64 e DOS, mostrandoci come fosse possibile creare un gioco di ruolo post-apocalittico profondo ed epico. Il titolo fu forse dimenticato troppo in fretta, ma per anni e anni venne ricordato come uno dei giochi di ruolo più massicci e ambiziosi mai creati. Facendo leva anche sul fattore nostalgia, i ragazzi di inXile Entertainment ne proposero quindi su Kickstarter lo sviluppo del seguito, ottenendo un successo enorme. Il gioco è arrivato su PC lo scorso anno tra l'entusiasmo generale, mentre da poco è approdato su Xbox One in una versione migliorata, la Director's Cut, che aggiunge numerose feature e naturalmente traspone i comandi al gamepad.

A voler descrivere Wasteland 2: Director's Cut in maniera semplice e forse anche un po' riduttiva, si potrebbe dire che è praticamente ciò che sarebbe stato Fallout 3 se lo sviluppo di questo non fosse passato nelle mani di Bethesda. E come non fare subito questo paragone? Mondo post-apocalittico, malconcio dopo un violento olocausto nucleare. Visuale dall'alto con scenari deserti, con pericoli da ogni parte, non solo in forma di nemici vivi ma anche di radiazione e trappole. La possibilità di viaggiare velocemente tra zone lontane, salvo poi incontrare nemici e poterli affrontare (o tentare la fuga). I combattimenti a turni. La profondità della parte gioco di ruolo. Wasteland 2: Director's Cut è senza alcun dubbio la cosa che più si avvicina ai Fallout classici da tanti anni a questa parte.

La differenza fondamentale, che va ad avvicinare il titolo di inXile a un altro classico vecchio e moderno (nel suo recente reboot) che è XCOM, sta nel fatto che non si controlla un solo giocatore ma un intero gruppo. Il giocatore infatti è chiamato fin da subito a formare una propria squadra di quattro membri, potendone decidere ogni aspetto: apparenza, stile di combattimento e la distribuzione dei punti nell'albero delle abilità. Questa squadra può poi crescere fino a 7 membri nel corso della trama, con alleanze improvvisate con personaggi incontrati in giro per l'immenso mondo di gioco.

Non solo il gioco è ambientato in un'area molto ampia, ma anche i contenuti non sono certo pochi: circa 30-40 ore richieste per completare la storia, con addirittura 80 e passa per finire tutto. E con la possibilità di affrontare ogni cosa con personaggi ed opzioni totalmente diverse, nonché quattro difficoltà distinte, anche il fattore rigiocabilità è sicuramente alto. Ma pad alla mano, come si gioca Wasteland 2: Director's Cut? Da una parte c'è una parte di esplorazione che avviene nel modo più classico, semplicemente spostando la levetta analogica in giro per la mappa dopo aver selezionato un personaggio, con gli altri a seguire. Da qui poi troviamo un ampio sistema di loot, la possibilità di interagire con pressoché ogni personaggio (con interazioni che comprendono un po' di tutto, persino farci del sesso), ma la vera sfida sta nei combattimenti.

Ovunque si vada c'è il costante rischio di incontrare nemici, ed è qui che entra in gioco il sistema di combattimento a turni: una volta ingaggiati dei nemici, la zona in cui ci troviamo diventa un'arena con una griglia a terra, e tutti i vari membri coinvolti nello scontro (alleati e nemici che siano) hanno modo di spendere a rotazione una serie di punti azione. Possono muoversi, nascondersi, attaccare, usare abilità o oggetti e, se si andasse all'offensiva, nello stile dei classici GdR è un tiro dii dado a decidere la sorte. In caso di successo si guadagnano punti, utili per potenziare e modificare i propri personaggi.

L'aspetto dei personaggi è particolarmente importante, essendoci una marea di caratteristiche e abilità che ne determinano anche il carattere, ma anche il giocatore stesso è chiamato a fare decisioni importanti. Tante volte certi incontri non sono chiari, non si capisce in maniera netta quale sia l'azione giusta da fare, e senza sapere quali sono le conseguenze si dovrà scegliere rischiando ripercussioni che potrebbero emergere anche dopo molto tempo. In questo senso fa piacere la possibilità di poter salvare liberamente in qualsiasi punto del gioco: nel caso si pensasse di aver fatto un errore, basta tornare indietro ad un salvataggio precedente.

Wasteland 2: Director's Cut è tutto questo e molto altro. Una trama ampia e aperta, una personalizzazione impressionante, una difficoltà abbastanza spietata e una libertà massiccia nelle azioni. Come detto, tutto ciò può rubare anche un'ottantina di ore ai giocatori per un singolo salvataggio, e perciò c'è ancora tantissimo contenuto a cui non ho accennato. Il titolo non offre il multiplayer, nonostante la componente a squadre possa essere stata una scusa valida per inserirla, e manca anche la localizzazione in italiano. Ogni menu, scritta e dialogo è in inglese, e non ci sono nemmeno i sottotitoli in lingua nostrana; vista la complessità del gioco e dei temi affrontati è quindi consigliata un'ottima conoscenza della lingua anglosassone.

Amore

Avventurieri e abitanti della wasteland

- Wasteland 2: Director's Cut è un gioco molto profondo per quel che riguarda tantissimi aspetti, ma ciò che più colpisce è la gestione dei personaggi. Dalla creazione di essi a quelli che si vanno ad incontrare man mano, con tratti caratteristici e sviluppi influenzati dalle nostre azioni è possibile non solo creare personaggi con stili di combattimento totalmente diversi, ma anche il loro carattere può risultare totalmente alterato in base a nostre scelte, cambiandone poi i comportamenti nei momenti chiave. E' un meccanismo interessante che è più facile da provare che da descrivere, ma è senza ombra di dubbio uno dei punti chiave del titolo di inXile.

Ritorno ai classici

- Wasteland 2: Director's Cut è un sequel atteso per quasi 30 anni e, per chi voleva un ritorno a un GdR cattivo, violento, difficile, ambizioso, massiccio, complesso... direi che ha trovato pane per i propri denti. E' praticamente una versione moderna (e ancora più ampia) dei Fallout bidimensionali (i primi 3 capitoli insomma, compreso Tactics) con una grande mole di contenuti, un'esperienza davvero personalizzata e una difficoltà notevole. Avrete un bel po' da fare.

I combattimenti…

- Il sistema di lotta in Wasteland 2: Director's Cut è alla base di tutto, ed è proprio nelle arene quadrettate che i giocatori passano una percentuale molto alta del proprio tempo. Pertanto non poteva che avere un sistema di combattimento tattico, preciso e avanzato. Con i giocatori che devono gestire al meglio i propri punti azione, andando a calcolare al meglio pregi e difetti dei propri personaggi alternandosi ai nemici, il tutto somiglia ad una partita a scacchi intrigante, paragonabile a quanto visto in XCOM: Enemy Unknown. Con abilità di ogni tipo, ma anche eventi casuali come la possibilità di vedersi inceppare l'arma, nessun combattimento è mai scontato e le sorprese sono sempre dietro l'angolo.

Odio

...ma non sempre

- Questa componente di casualità, e la generale profondità del sistema di combattimento, però. generano una serie di spiacevoli inconvenienti. Da una parte c'è il realismo. E' comprensibile che si tiri un dado per decidere se un colpo va a segno a meno, ma fa un po' ridere vedere un fucile che è letteralmente a due centimetri dal bersagio per fallire 3 volte di seguito il colpo. Similmente, grazie a un'IA piuttosto inconsistente, risulta abbastanza imbarazzante notare come gli avversari non si facciano troppi scrupoli a sparare anche ripetutamente ai propri compagni se essi si trovano nella propria linea di tiro, spesso insistendo fino alla loro morte invece di spostarsi di qualche blocco. Qualche accorgimento all'IA e alla gestione della casualità non avrebbe guastato.

Natali PC

- Wasteland 2: Director's Cut è uscito inizialmente su PC e la versione console è stata decisa solo in un secondo momento. E questo si vede. Gestire dialoghi, menu, inventario, ma anche telecamera e movimenti non è particolarmente scomodo di per sé, ma risulta un po' troppo macchinoso e la disposizione degli elementi fa capire che tutto ciò è stato pensato per PC riadattato non troppo brillantemente al gamepad.

Tiriamo le somme

Wasteland 2: Director's Cut non è un gioco per tutti, e non parlo solo del fatto che è completamente in inglese, ma soprattutto della sua complessità, della sua durata notevole, della sua difficoltà, del fatto che capire le meccaniche di base può richiedere ore, del fatto che ogni decisione può avere conseguenze anche catastrofiche, e non a tutti piacciono elementi di questo genere. Il titolo di inXile è un tuffo nel passato nell'affascinante mondo dei GdR isometrici dei vecchi tempi, una specie di Fallout 2.5 che offre ai giocatori un mondo post-apocalittico con tantissimo da raccontare, un'esperienza personalizzabilissima con personaggi totalmente modificabili con tanto di personalità in evoluzione, e un sistema di combattimento profondo (seppur imperfetto) arrivando a chiedere fino a 70-80 ore per il completamento. Non è proprio un genere da console e anche i comandi ne risentono, ma chi ha voglia di tuffarsi in un gioco di ruolo vecchio stile estremamente profondo e non ha paura delle barriere linguistiche e didattiche, potrebbe trovare in Wasteland 2: Director's Cut una gemma notevole.
7.8

Recensione realizzata grazie al supporto di Deep Silver e Xbox.


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L'autore

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Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, il mondo di Halo lo avvicina alle console Microsoft. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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