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Assassin’s Creed Chronicles: China

Recensione - Assassin’s Creed Chronicles: China

Ubisoft continua ad esplorare nuove storie ed ambientazioni nell'universo di Assassin's Creed, anche al di là dei giochi della serie principale; ai molteplici fumetti, romanzi e cortometraggi già prodotti si affianca ora Assassin’s Creed Chronicles: China, spin-off dal gameplay a scorrimento orizzontale che ci porta in Cina in compagnia dell'assassina Shao Jun. Analizziamo le caratteristiche del nuovo titolo.

Il Gioco

Cina, 1526; mentre la dinastia Ming inzia la sua decadenza ed il paese è sotto la pressante minaccia dei mongoli, una diversa lotta si consuma nell'ombra: tutti i membri del locale Ordine degli Assassini vengono eliminati dalle Tigri, un gruppo di Templari guidati dal feroce Zhang Yhong, il quale spera così di poter influenzare e minacciare incontrastato il potere imperiale. Solo un'Assassina si salva: è Shao Jun, che di ritorno da un lungo viaggio in Italia dove ha cercato la guida di un ormai anziano Ezio Auditore (storia narrata nel cortometraggio Assassin's Creed Embers, incluso nella Collector's Edition di Assassin's Creed: Revelations) viene però catturata dagli uomini di Yhong che le sottraggono anche la Scatola dei Precursori, potente artefatto donatole da Ezio stesso. Shao riesce fortunatamente a liberarsi e si mette sulle tracce di Yhong e dei suoi seguaci per ucciderli, recuperare la Scatola e liberare così la Cina dalla morsa dei Templari, oltre che ricostruire l'Ordine degli Assassini.

In Assassin’s Creed Chronicles: China vestiamo quindi i panni di Shao Jun nella sua missione contro le Tigri ed il loro leader nella cina del 1500; in questo spin-off della famosa serie Ubisoft troviamo una struttura da action-platform game a scorrimento 2.5D, ossia caratterizzato da ambientazioni e personaggi in 3D ma con un gameplay prettamente 2D. La nuova protagonista è un'assassina relativamente giovane e non robustissima, per cui all'affrontare apertamente le guardie di Yhong preferisce muoversi nell'ombra senza essere notata; da qui deriva un'impostazione di gioco basata principalmente su meccaniche stealth, seppur permettendo anche un approccio più diretto a chi volesse farvi ricorso.

In pieno stile Assassin's Creed, il gioco è composto da 12 sequenze dell'Animus, ognuna delle quali consiste in una diversa location che dobbiamo esplorare da sinistra verso destra completando i vari obiettivi primari e secondari presenti; le ambientazioni spaziano da villaggi montani a porti pieni di navi attraccate, fino ad arrivare a luoghi più sfarzosi ed anche molto famosi, tutti rigorosamente ricchi di guardie che ne pattugliano ogni angolo per metterci i bastoni tra le ruote. Come in ogni stealth game che si rispetti, le guardie hanno tutte un cono visivo che rappresenta in ogni momento la loro "area di attenzione": se entriamo all'interno di uno dei loro coni si allerteranno ed abbiano pochissimo tempo per uscirne prima che ci notino e avvertano i loro compagni della nostra presenza, costringendoci così a fuggire o a combattere. Per sfuggire allo sguardo vigile delle guardie dobbiamo quindi fare buon uso dei tanti nascondigli offerti dai livelli - armadi, cespugli, colonne - sincronizzando i nostri movimenti con quelli dei nemici per muoverci quando non siamo osservati; ovviamente Shao dispone di ottime doti atletiche, e questo le permette anche di arrampicarsi sui muri, entrare ed uscire dalle finestre e passare sui cornicioni cercando di non essere vista. E' possibile inoltre attirare o distrarre le guardie in diversi modi: fischiando possiamo ad esempio attirarle a noi, oppure lanciando dei dardi rumorosi possiamo spostare per breve tempo altrove la loro attenzione.

Quando attraversare un livello come dei fantasmi risulta troppo arduo, è comunque possibile ricorrere alle nostre doti di assassini per far fuori i nemici in maniera silenziosa, arrivandogli di soppiatto alle spalle oppure assalendoli da un nascondiglio. Una volta uccisi possiamo anche raccoglierne i corpi per spostarli, così da evitare che altre guardie di ronda li notino e si allarmino iniziando a cercarci. E quando infine non riusciamo ad agire inosservati facendoci scoprire, è il momento di combattere; Assassin’s Creed Chronicles: China utilizza un sistema di combattimento basato sulla temporizzazione di parate e l'esecuzione di attacchi leggeri e pesanti, e se con un solo nemico il tutto risulta piuttosto facile, quando veniamo assaliti da più nemici, alcuni dei quali magari di lanciano anche dardi dalla distanza, le cose posso mettersi male molto velocemente.

Il titolo comunque favorisce e premia sempre il gameplay stealth: ad ogni sezione di livello superata, infatti, ci viene data una valutazione del nostro stile di gioco che può essere Ombra (nessun nemico ucciso, tranne gli obiettivi di missione), Assassino (nemici uccisi silenziosamente senza combattere) o Rissoso (nemici uccisi in combattimenti corpo a corpo e facendoci scoprire). Ognuno di questi stili ha un livello che va dal bronzo all'oro, ed a seconda del nostro stile di gioco possiamo ottenere una valutazione di Assassino Oro, la più alta, fino a Rissoso Bronzo, la più bassa. Queste influenzano i punti guadagnati in partita ed i potenziamenti sbloccati alla fine del livello, come ad esempio mosse aggiuntive o la possibilità di portare più dardi rumorosi ed altre "munizioni".

Per completare Assassin’s Creed Chronicles: China senza andare sempre per il sottile - a volte ho preferito l'approccio furtivo mentre altre ho preferito far fuori le guardie per semplificarmi il lavoro - ho impiegato circa sei ore e mezza; non ho però completato tutti gli obiettivi secondari e raccolto tutti i collezionabili, quindi potenzialmente si potrebbe allungare ulteriormente il tempo di gioco. Il primo playthrough è inoltre eseguibile unicamente alla difficoltà normale, ma una volta completato il gioco si sbloccano i livelli Nuovo Gioco + e Nuovo Gioco + Difficile, che permettono di riprovare il tutto con un più alto livello di sfida.

Amore

Gameplay stealth

- Anche se dai primi filmati Assassin’s Creed Chronicles: China poteva sembrare una sorta di Prince of Persia, grazie alle meccaniche stealth riesce a distanziarsi molto da quel tipo di gioco offrendoci un gameplay che, seppur non completamente originale (basti pensare allo splendido Mark of the Ninja di Klei Entertainment) risulta estremamente soddisfacente ed impegnativo per chi vuole fare tutto nella maniera più pulita possibile.

Stile Assassin's Creed

- Seppur appartenendo ad un genere diverso, Assassin’s Creed Chronicles: China ha il feeling di un vero Assassin's Creed: a partire dai menu in stile Animus e passando per la presenza nel gioco di elementi caratteristici come l'Occhio dell'Aquila (per evidenziare i nemici nei livelli), la sincronizzazione dai punti d'osservazione (che accende una serie di icone sulla mappa), il Salto della Fede ed addirittura la possibilità in alcuni livelli di mimetizzarsi tra la folla, tutto urla Assassin's Creed. Un ottimo lavoro di integrazione con la serie principale seppur utilizzando un gameplay molto diverso.

Level design

- Ho trovato la struttura dei livelli sempre molto ben fatta, con spesso molteplici strade per superare determinate aree ed un ottimo uso del 3D: i livelli non si dipanano sempre in orizzontale, ma a volte sono costituiti anche da due o tre "strati" sovrapposti in profondità, permettendoci di passare dall'uno all'altro tramite delle passerelle, travi o altri mezzi simili. Non è qualcosa che influisca in maniera importante sul gameplay, ma l'ho trovato un bel tocco di classe.

Impostazione artistica

- Ultimo ma non ultimo tra i lati positivi del gioco c'è il design artistico particolarmente azzeccato: tutte le texture hanno uno stile acquerellato, mentre sull'intera visuale è applicato un live filtro a "spennellata" che sporca l'immagine e dona al tutto un aspetto da dipinto cinese in movimento. Ben realizzate anche le movenze della protagonista.

Odio

Niente doppiaggio italiano

- Questo non me l'aspettavo da una produzione Ubisoft: Assassin’s Creed Chronicles: China è dotato unicamente di sottotitoli in italiano mentre il parlato, presente quasi unicamente nelle sequenze animate tra un capitolo e l'altro, è in inglese quando non in cinese. Visto appunto che la mole di parlato da ridoppiare non sarebbe stata altissima, è un peccato che non abbia avuto lo stesso trattamento di altre produzioni digital come Child of Light e Valiant Hearts.

Imprecisione controlli

- Non capita fortunatamente spesso, ma ogni tanto succede che il gioco non registri correttamente i comandi dati mettendoci magari in situazioni scomode; mi è capitato qualche volta che, mentre volevo spostarmi su un cornicione, Shao salisse facendosi così vedere da una guardia, oppure che alcuni salti o mosse in combattimento non fossero recepiti col giusto tempismo facendo fallire l'azione. Non è come ho detto una cosa molto frequente e sicuramente non inficia la qualità generale del gioco, ma ogni tanto può darci qualche grattacapo.

Tiriamo le somme

Assassin’s Creed Chronicles: China si è rivelato essere una bella reinterpretazione del mondo di Assassin's Creed, raccontandoci una storia inedita ed interessante in una location finora mai esplorata e con un gameplay platform-stealth ben riuscito e soddisfacente. Sicuramente un buon acquisto per i fan della saga di Ubisoft che potrebbe però venire apprezzato anche da chi finora non ha amato troppo gli AC classici.
8.5

Recensione realizzata grazie al supporto di Ubisoft e Xbox.


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L'autore

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Classe '72, dall'animo geek e appassionato da sempre di videogiochi e informatica, nel 2002 è cofondatore di MX. Il sito parte per gioco ma diventa una parte sempre più importante della sua vita insieme a lavoro, famiglia e troppi altri interessi: questo lo costringe a rimandare continuamente i suoi piani di dominio sul mondo.

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