MondoXbox

Live your
passion!

MondoXbox

MondoXbox



img Directive 8020
copertina

Recensione - Directive 8020Xbox Series X | SGame

Con Directive 8020, Supermassive Games apre un nuovo capitolo della propria antologia horror, lasciandosi alle spalle fantasmi, maledizioni e paure più “terrestri” per spingersi nello spazio profondo. Tra navi alla deriva, una misteriosa materia mutaforma e un equipaggio costretto a dubitare di tutto e di tutti, questa nuova avventura porta i classici film interattivi dello studio britannico in una direzione più sci-fi, claustrofobica e paranoica. Scopriamo insieme se il viaggio della Cassiopea è riuscito a lasciare il segno.
img

Il Gioco

Directive 8020 è una nuova avventura horror narrativa sviluppata da Supermassive Games e rappresenta l’inizio della seconda stagione della serie The Dark Pictures Anthology, dopo un primo ciclo che ci aveva portati tra navi fantasma, maledizioni, serial killer e suggestioni sovrannaturali più o meno radicate nella realtà. Anche stavolta la struttura resta quella ormai riconoscibile dello studio: una forte impronta cinematografica, personaggi controllabili a turno, dialoghi a scelta multipla, esplorazione guidata, quick time event e decisioni pensate per influenzare il destino dei protagonisti. Con questo nuovo capitolo, però, l’antologia cambia scenario e sposta il proprio orrore nello spazio profondo, abbracciando atmosfere più fantascientifiche e paranoiche.

MX Video - Directive 8020

La storia ci porta nello spazio profondo, a bordo della Cassiopea, una nave impegnata in una missione intorno al pianeta Tau Ceti f, che dovrebbe diventare la nuova casa dell’umanità che sta abbandonando una Terra morente. Al centro della vicenda troviamo un equipaggio composto da 8 personaggi, tra cui la pilota Brianna Young, il comandante Nolan Stafford, la Senior Mission Officer Laura Eisele, la dottoressa Samantha Cooper, la science officer Zoe Anders e altri membri chiave della spedizione. Il cast è formato anche da alcuni personaggi di spicco di Hollywood, come Lashana Lynch (Brianna Young), che ha recitato in No Time to Die e in Captain Marvel. Un gruppo di professionisti abituati a operare in condizioni estreme, ma costretti ben presto a confrontarsi con paranoia e orrore dopo che un meteorite fora lo scafo della nave portando con sé una misteriosa sostanza organica.

Come da tradizione Supermassive, l’esperienza alterna lunghe sequenze narrative a fasi esplorative, dialoghi interattivi e momenti più apertamente ludici. Rispetto ad altri lavori dello studio, però, Directive 8020 dà un peso maggiore alle sezioni stealth, nelle quali bisogna muoversi evitando i nemici, studiarne i movimenti e sfruttare coperture e tempismo per proseguire. I QTE sono presenti, soprattutto nelle fasi più avanzate dell’avventura, ma non rappresentano sempre il centro dell’esperienza, che in diversi momenti assume un ritmo più vicino al walking simulator cinematografico. Directive 8020 introduce inoltre i Turning Points, una nuova funzione che mostra gli snodi principali della storia attraverso un albero narrativo e permette di tornare ad alcune decisioni chiave per esplorare percorsi alternativi, finali diversi o possibili esiti legati alla sopravvivenza dei personaggi. È un sistema pensato per facilitare la rigiocabilità e rendere più immediata la scoperta delle varie diramazioni del racconto, affiancandosi alla classica esperienza “senza ritorno” per chi preferisce affrontare la storia accettando ogni conseguenza.

img
Accanto ai Turning Points rimane naturalmente centrale il sistema di scelte e conseguenze tipico della serie. Durante l’avventura siamo chiamati a prendere decisioni nei dialoghi, reagire rapidamente ad alcune situazioni e gestire i rapporti tra i personaggi, con la promessa di influenzare il destino dell’equipaggio e il modo in cui la storia si sviluppa. In Directive 8020, però, questa componente mi è sembrata meno pressante rispetto ad altri capitoli Supermassive: le decisioni ci sono, e alcune vengono presentate come particolarmente rilevanti, ma durante la mia partita ho avvertito meno quella tensione costante da “ogni scelta potrebbe rovinare tutto” che in passato rappresentava una parte fondamentale del fascino della serie.

Sul fronte multiplayer torna la modalità Movie Night, pensata per vivere l’avventura in cooperativa locale fino a cinque giocatori. Ogni partecipante può assumere il controllo di uno o più membri dell’equipaggio, passandosi il controller nei momenti assegnati e condividendo così decisioni, QTE e conseguenze narrative. Al lancio Directive 8020 supporta quindi il single player e la co-op locale, mentre il multiplayer online fino a cinque giocatori è previsto tramite un aggiornamento gratuito successivo alla pubblicazione. La durata complessiva si assesta attorno alle sei ore, una misura compatta e coerente con la natura del progetto e con il suo posizionamento a prezzo budget. L’avventura procede in maniera piuttosto lineare, pur lasciando spazio a bivi, risposte alternative e decisioni che possono modificare alcuni dettagli del percorso.

img
Dal punto di vista tecnico, il gioco si è dimostrato solido, senza problemi evidenti di frame rate o stabilità. Sono presenti tre preset: Qualità (30 fps), Bilanciato (40 fps) e Prestazioni (60 fps), con la seconda disponibile solo collegando uno schermo che supporta i 120 Hz. La resa visiva è curata, i modelli dei personaggi sono convincenti e la regia mantiene il taglio cinematografico tipico delle produzioni Supermassive. Gli ambienti spaziali sono ben realizzati e coerenti con l’atmosfera dell’opera, anche se tendono spesso a risultare freddi e impersonali. Molto buono anche il comparto sonoro, con una colonna sonora spettacolare e perfettamente in linea con la tradizione dello studio. Il doppiaggio italiano offre interpretazioni complessivamente valide, anche se nella build pre-release provata ho percepito una costante sensazione di lieve scollamento tra voci e immagini. Non è un problema tale da compromettere l’esperienza e dopo qualche tempo ci si abitua, ma in un titolo così fortemente cinematografico l’integrazione tra recitazione vocale e messa in scena avrebbe potuto risultare più naturale. Va comunque considerato che la prova è stata effettuata senza patch day one disponibile al momento della recensione.

img

Amore

Un cast che regge bene la scena

- Uno degli elementi più riusciti di Directive 8020 è sicuramente il cast, inteso soprattutto come qualità delle interpretazioni e presenza scenica degli attori. Anche quando la scrittura inizia a mostrare il fianco, il lavoro sui volti, sulle espressioni e sulla recitazione riesce spesso a mantenere una certa credibilità cinematografica. Non siamo necessariamente davanti a personaggi memorabili o scritti con particolare profondità, ma a un gruppo di interpreti capace di dare peso alle singole scene e di rendere più credibile ciò che, su carta, funziona meno. In un gioco costruito come un film interattivo, questo aspetto conta parecchio, e Directive 8020 riesce almeno da questo punto di vista a conservare una parte importante del fascino tipico delle produzioni Supermassive.

Una confezione audiovisiva di alto livello

- Se c’è un aspetto in cui Directive 8020 non tradisce le aspettative, è quello della confezione. Il gioco si presenta in modo solido, con una buona resa visiva, modelli dei personaggi curati e una regia che conferma la capacità dello studio di costruire sequenze dal taglio cinematografico. Anche la colonna sonora merita una menzione positiva: intensa, elegante e capace di accompagnare bene i momenti più importanti dell’avventura. È uno di quegli elementi che aiutano a dare spessore all’atmosfera generale, anche quando scrittura e gameplay non riescono a sostenerla con la stessa efficacia.

Il fascino del film interattivo c’è ancora

- Pur con diversi limiti, Directive 8020 conserva parte dell’identità che ha reso riconoscibili i giochi Supermassive. Dialoghi a scelta multipla, esplorazione, tensione da decisione sbagliata e messa in scena cinematografica continuano ad avere un certo richiamo, soprattutto per chi apprezza questo tipo di esperienze ibride tra videogioco e film horror interattivo. Il semplice piacere di avanzare nella storia, vedere come reagiscono i personaggi e scoprire dove voglia andare a parare il racconto rimane presente. Non sempre basta a sostenere l’esperienza, ma rappresenta comunque uno degli aspetti più riconoscibili e immediatamente familiari del pacchetto.

Un colpo di scena che sul momento funziona

- Senza entrare in alcun dettaglio, Directive 8020 può contare su un colpo di scena centrale piuttosto efficace sul piano dell’impatto immediato. È una rivelazione inaspettata, capace di sorprendere davvero e di dare per qualche istante la sensazione che il gioco stia finalmente per alzare il livello della propria ambizione narrativa. Il problema, come leggerete a breve, è ciò che succede dopo averci ragionato sopra. Ma nel momento in cui arriva, il twist riesce a colpire, e questo va riconosciuto.

Odio

Una trama che non regge il proprio peso

- Il problema più grande di Directive 8020 è la scrittura. La premessa è affascinante, il contesto sci-fi funziona e l’idea di costruire un horror attorno a isolamento, sospetto e materia mutaforma aveva tutto il potenziale per dare vita a una delle storie più interessanti mai realizzate da Supermassive. Purtroppo, più l’avventura procede, più l’impianto narrativo inizia a perdere solidità. Il racconto accumula misteri, svolte e rivelazioni, ma fatica a costruire una logica interna davvero convincente. Il colpo di scena principale sorprende, questo sì, ma invece di illuminare retroattivamente gli eventi precedenti finisce per rendere ancora più evidente la fragilità dell’intera costruzione. È il classico twist che funziona di pancia, ma che inizia a scricchiolare appena si prova a rimettere in fila ciò che è accaduto. Mi ha lasciato perplesso anche il modo in cui viene gestita la stessa “Direttiva 8020”, elemento che dà il titolo al gioco e che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto avere un peso centrale nella narrazione. Nei precedenti capitoli dell’antologia, il concetto richiamato dal titolo finiva spesso per rappresentare un fulcro tematico o narrativo importante; qui, invece, la direttiva viene appena sfiorata, quasi relegata sullo sfondo e trattata più attraverso documenti e note da raccogliere che come un vero motore della storia. Una scelta curiosa, soprattutto per un titolo che sembrava voler costruire attorno a quel nome una parte consistente della propria identità.

L’orrore perso nello spazio

- Un altro limite importante riguarda la tensione. Directive 8020 avrebbe tutti gli ingredienti giusti per costruire paura: spazio profondo, ambienti chiusi, una minaccia potenzialmente imprevedibile e il sospetto costante che qualcosa non torni. Alien Isolation e Dead Space avevano tutti questi elementi. Eppure, pad alla mano, l’esperienza raramente riesce a inquietare davvero. La sensazione non è quella di essere braccati o di trovarsi dentro un incubo crescente, ma di attraversare sequenze che vorrebbero essere tese senza riuscire a diventarlo. I momenti horror più espliciti faticano a lasciare il segno e gli eventuali salti sulla sedia si riducono a episodi isolati, più vicini al semplice jumpscare che a una paura costruita con ritmo, atmosfera e regia. Per un gioco Supermassive, e soprattutto per un titolo che punta così tanto sulla paranoia, è una mancanza difficile da ignorare.

Uno stealth che spegne la tensione

- Uno degli aspetti più discutibili di Directive 8020 è il peso dato alle sezioni stealth. Va detto: chi non ama particolarmente questo tipo di meccaniche potrebbe trovarle fastidiose già in partenza, ma il problema qui va oltre la semplice preferenza personale. Lo stealth, quando è costruito bene, può diventare uno strumento per generare paura e vulnerabilità; basti pensare a quanto un titolo come Alien: Isolation riuscisse a trasformare ogni spostamento in una piccola crisi di nervi. In Directive 8020, purtroppo, l’effetto è molto diverso. Il gioco insiste spesso su situazioni in cui bisogna evitare i nemici, studiarne i movimenti e attraversare aree sorvegliate senza farsi individuare, ma raramente queste sequenze riescono a generare vera ansia. I nemici seguono pattern piuttosto leggibili, che possono variare in base alla nostra posizione ma finiscono comunque per risultare ripetitivi e facili da interpretare. A peggiorare la situazione c’è anche una percezione non sempre credibile della visuale nemica. Capita di restare nascosti in condizioni che, a colpo d’occhio, sembrerebbero tutt’altro che sicure, con avversari incapaci di individuarci anche quando la scena suggerirebbe il contrario. Sono compromessi tipici del videogioco, certo, ma in un horror narrativo lo stealth dovrebbe aumentare la tensione, non ricordare continuamente le regole artificiali che governano la scena.

Scelte meno incisive del previsto

- Come da tradizione dello studio, Directive 8020 prova a dare grande importanza alle nostre decisioni. Ogni dialogo, ogni risposta e ogni esitazione sembrano poter modificare in modo significativo il corso degli eventi, alimentando l’idea che le proprie azioni abbiano conseguenze importanti. Alla prova dei fatti, però, questa promessa appare meno solida del previsto. Sperimentando approcci diversi si ha spesso la sensazione che la trama tenda comunque a ricondurci verso gli stessi snodi principali, limitandosi a modificare qualche sfumatura, qualche dialogo o qualche anticipazione narrativa. Non è necessario pretendere che ogni scelta apra un ramo completamente diverso della storia, ma in un titolo costruito proprio sulla tensione delle decisioni, la percezione che il percorso sia più rigido di quanto sembri finisce per indebolire l’intera esperienza. Rimane il piacere del film interattivo, ma con la fastidiosa impressione che il volante sia nelle nostre mani solo fino a un certo punto.

Poco vero gameplay, tante camminate

- Directive 8020 conserva l’impianto da film interattivo tipico di Supermassive, ma lo fa in modo meno incisivo del previsto. I QTE sono presenti, soprattutto nelle fasi più avanzate dell’avventura, ma rispetto ad altri lavori dello studio sembrano avere un peso minore, lasciando spesso spazio a lunghe sezioni di esplorazione, dialoghi e spostamenti guidati. Il problema non è la lentezza in sé. Un horror narrativo può anche prendersi il suo tempo, costruire atmosfera e giocare sull’attesa. Qui però questa attesa raramente viene ripagata da sequenze davvero memorabili, da scelte capaci di cambiare sensibilmente il passo della storia o da momenti di tensione meccanica sufficientemente forti. Quando poi il ritmo viene affidato soprattutto allo stealth, uno degli elementi meno riusciti del pacchetto, la sensazione è che Directive 8020 perda parte dell’identità che aveva reso riconoscibili le produzioni Supermassive precedenti.

Sei ore che sembrano più lunghe

- La durata contenuta di Directive 8020 non sarebbe di per sé un problema. Anzi, considerando anche il prezzo budget, circa sei ore possono essere una misura più che sensata per un horror narrativo compatto, pensato per essere vissuto come un film interattivo senza inutili dilatazioni, ma comunque rigiocabile con un esito diverso (ci sono 5 finali diversi). Il problema è che Directive 8020 non riesce a sfruttare davvero questa compattezza. Nonostante la breve durata, l’avventura appare spesso appesantita da situazioni ripetitive, sezioni stealth poco stimolanti e una progressione narrativa che fatica a mantenere alta la tensione.

Tiriamo le somme

Directive 8020 è, a mio avviso, uno dei progetti più deludenti realizzati da Supermassive Games. Non perché manchino del tutto le buone idee: la premessa sci-fi è affascinante, il cast funziona, la confezione tecnica è solida, la colonna sonora è ottima e il colpo di scena principale riesce davvero a sorprendere. Il problema è che quasi tutto ciò che dovrebbe sostenere l’esperienza finisce per cedere sotto il peso di una scrittura poco convincente, di una tensione quasi assente e di sezioni stealth tanto presenti quanto poco riuscite. Rimane un titolo ben confezionato in superficie, ma fragile nel racconto, povero nella paura e incapace di valorizzare davvero il grande potenziale della sua premessa. Non è un disastro tecnico, né un’esperienza priva di qualunque merito, ma come horror narrativo fallisce proprio negli aspetti che avrebbero dovuto renderlo memorabile. Peccato, avevo aspettative molto alte per il ritorno di una saga che finora mi era piaciuta tantissimo.
5.5

c Commenti

copertina

L'autore

autore

Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

c

Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
caricamento Caricamento commenti...