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img Rainbow Six: Siege
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Rainbow Six: Siege - provato all'E3

Il terrorismo e la criminalità dilagano, e per far fronte a queste minacce è giunto il tempo di riattivare la squadra Rainbow. In realtà questo momento arriverà solo ad ottobre con l'uscita di Rainbow Six: Siege, ma nell'attesa abbiamo avuto modo di provare il titolo a Los Angeles, in occasione dell'E3 2015; ecco com'è andata.
Prima di addentrarci nell'analisi della nostra esperienza è bene mettere in chiaro l'ovvio: Ubisoft è stata molto chiara nel ribadire, con parole e fatti, come il Rainbow Six: Siege non sia l'ennesimo concorrente di giochi quali Call of Duty e Battlefield. L'intento del gioco non è infatti quello di affascinare il giocatore con esplosioni e ambienti vastissimi, ma bensì riportare in auge un genere leggermente dimenticato, uno in cui si sparano meno proiettili ma si ragiona di più, in cui si fanno meno trick con il fucile da cecchino ma si fa valere ogni proiettile sparato. La tattica è infatti un valore fondamentale in un'esperienza di gioco incentrata sulla contrapposizione tra due squadre di cinque elementi che si scontrano in mappe solitamente dalle ristrette dimensioni, ma in cui ogni finestra può essere letale. La mappa da noi esplorata ci ha visti aggirarci per un complesso usato probabilmente per addestrare le forze armate, uno di quei luoghi con sagome a fare da bersagli, manichini, sacchi di sabbia e asettici prefabbricati.

Il primo dei tre round giocati ci ha visti cimentarci nella sfida come difensori di una zona posta all'interno della struttura sopracitata. L'operazione si apre con la scelta del nostro operatore, il nostro soldato completamente personalizzabile tanto nelle protezioni, che variano il grado di difesa e mobilità del personaggio, e delle armi e gadget e possedute. La varietà è molto buona e permette non solo di approcciare il gioco secondo il proprio stile ma anche di adattarlo alle situazioni o alle tattiche della propria squadra. Volete sacrificare la potenza di fuoco per munirvi di un resistente scudo in grado da schermare voi e i vostri compagni dalla tempesta di fuoco nemica? E'possibile con l'apposito equipaggiamento. Preferite muovervi veloci o incassare più colpi? Cariche da demolizione per fare breccia o dispositivi in grado di disturbare le comunicazioni nemiche? La scelta dell'equipaggiamento è una fase cruciale che può decidere le sorti di una partita, e non da meno lo è la fase seguente: la scelta di dove posizionare l'obbiettivo. I difensori infatti, tramite la visione della mappa tattica ed un sistema di votazione, possono scegliere tra diverse posizioni dove collocare l'area da difendere. Questa zona non sarà visibile agli attaccanti a meno che questi non la scoprano, permettendoci quindi, anche in questo caso, di pianificare al meglio le nostre azioni.

Completata questa fase di pre-operazioni, scendiamo quindi in campo con i nostri quattro compagni e ci vengono dati una quarantina di secondi per organizzare le nostre difese. Filo spinato, paratie, barricate alle finestre, le risorse sono limitate e ogni difensore è libero di impiegarle come meglio ritiene prima di prendere posizione. Una volta eseguito questo compito, inizia finalmente lo scontro, una sfida fatta di attese, di coperture e di ascolto, di comunicazione con i compagni, di strategia e, soprattutto, una sola vita a testa.

Rainbow Six: Siege dà ovviamente il meglio di sé quando giocato con dei compagni in grado di organizzare con noi tattiche e strategie e sa regalare momenti di pura adrenalinica emozione. Vedere le proprie barricate saltare via, un proprio compagno morire nella stanza accanto o essere l'unico difensore rimasto della propria squadra segna piacevolmente il giocatore con dei momenti davvero degni di nota. Purtroppo per noi però, il nostro primo round è finito male con gli attaccanti che hanno saputo bucare le nostre difese e catturare la zona che in teoria avremmo dovuto proteggere. Farsi distrarre troppo dall'andare a caccia di uccisioni non è mai la scelta giusta.

MX Video - Rainbow Six: Siege


Il secondo round ci ha visti invece nei panni degli attaccanti. Se la fase di scelta dell'equipaggiamento è pressoché identica, cambiano invece la fase sulla mappa tattica, che permette agli aggressori di decidere dove entrare in gioco, e i primi quaranta secondi dell'operazione. Durante questo frangente, mentre i difensori preparano le proprie difese, gli attaccanti possono sfruttare dei mini-droni per esaminare la zona e cercare la posizione da catturare. Queste apparecchiature, per quanto minute, possono essere distrutte, quindi anche in questo caso, anche se si parla di macchine, è bene procedere con cautela se non si vuole essere costretti a procedere alla cieca. Terminata questa fase di gioco, abbiamo portato avanti l'assalto alla base nemica coordinando, per quanto possibile, un attacco su più fronti. Dalle finestre raggiunte con i rampini alle mura demolite con le cariche da breccia, dalle porte sfondate a colpi di fucile ai corridoi ispezionati in compagnia del nostro fidato compagno munito di scudo: nessun angolo è sicuro a causa dell'elevato tasso di distruzione ambientale, e ciò vale tanto per gli attaccanti che per i difensori. Durante l'esplorazione del covo nemico ci si sente dei veri cacciatori intenti ad ispezionare stanza per stanza, piano per piano, ma non per questo invincibili: il bilanciamento delle due squadre è infatti molto convincente, offrendo un'esperienza equa e valida. Sarà poi da vedere se ciò sarà vero anche nelle altre mappe e con tutti i vari pezzi di equipaggiamento utilizzabile, ma per ora non vi è motivo di dubitarne. Terminato il secondo round con un'altra sconfitta, abbiamo affrontato il terzo nuovamente in difesa che ci ha visti impegnati né più né meno come quelli precedenti. Dal punto di vista tecnico possiamo affermare che il gioco si è saputo difendere bene offrendo un'esperienza fluida e priva di cali di frame-rate, forse un po' carente nei dettagli ma sicuramente pulita.

Al termine del tempo a nostra disposizione con Rainbow Six: Siege ci sentiamo di poter affermare che il gioco è davvero in grado di offrire qualcosa di diverso. Il vero banco di prova sarà il valutare le varie mappe, gli equipaggiamenti disponibili e la validità delle modalità giocatore singolo, ma le basi e le permesse per un ottimo e valido titolo da giocare in compagnia ci sono tutte.

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