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Dying Light - visto all'E3

Qualcuno una volta disse: “gli zombi saranno i nuovi vampiri”. Che siate d’accordo o meno con questa affermazione, i non morti sono da tempo i protagonisti di film, serie TV e videogames e ovviamente non potevano non presenziare in maniera massiccia anche ad un evento importante come l’E3. Proprio in tema di zombi abbiamo dato un’occhiata al promettente Dying Light di Techland: ecco le nostre impressioni.
Non c’è che dire, i ragazzi di Techland hanno una vera e propria passione per gli zombi. Non paghi della recente uscita di Dead Island Riptide, sono già all’opera per stupirci con quella che probabilmente diventerà la nuova saga survivor a tema non morti, in arrivo sulle attuali console e su quelle di nuova generazione. Durante il nostro incontro allo stand Warner Bros, ci hanno mostrato una demo di Dying Light che, sebbene ancora in fase alpha, mostrava già un impianto tecnico sorprendente. In Dying Light,come in Dead Island, la parola d’ordine in è sopravvivere ai non morti, senza se e senza ma. Il gioco ci mette nei panni di un sopravvissuto all’olocausto degli zombi che ha il compito di procurare cibo e approvvigionamenti per sé e per i suoi compagni di sventura rimasti bloccati su un’isola tropicale. Per farlo potrà fare affidamento non solo sulle armi ma anche sulle sue spiccate doti atletiche e sull’arte del parkour, che padroneggia alla perfezione. I non morti non saranno le uniche forze in gioco sull’isola, infatti oltre ad altri gruppi di sopravvissuti l’atollo ospita anche squadriglie di soldati armati che vengono foraggiati con rifornimenti lanciati da un aereo militare ogni giorno, all’appropinquarsi del tramonto.

La dimostrazione del gioco si apre infatti con un paesaggio tropicale mozzafiato e con il nostro sopravvissuto che, in piedi sopra un tetto, sovrasta l’incredibile quantità di edifici che compongono la baraccopoli dell’isola. Un distante rombo di motori annuncia la comparsa dell’aereo militare che solca il cielo sopra di noi e, come da copione, paracaduta il suo prezioso carico sull’isola. Una voce femminile alla radio ci informa che le due casse appena lanciate sono piene di cibo e medicinali, e che bisogna raccoglierle a tutti i costi prima che faccia buio. Ed ecco che il protagonista si lancia nel vuoto con una leggiadria degna di Faith in Mirror’s Edge, cominciando a saltellare tra i tetti della baraccopoli mentre frotte di zombi affamati rantolano nei vicoli sotto di lui.

MX Video - Dying Light


Evitando accuratamente gli scontri grazie alle sue capacità atletiche, il ragazzo corre a perdifiato verso il primo dei due fumogeni che indicano le zone d'atterraggio delle casse di viveri. Il protagonista sembra sapere il fatto suo e gli zombi per strada non rappresentano per lui un grosso problema. Sebbene sia armato di un bastone di metallo, ne fa ricorso abbastanza raramente per fracassare le teste dei non morti che gli si parano davanti. Sulle prime predilige la fuga sui tetti, per poi passare ai calci o gli spintoni e addirittura alle scivolate in corsa se il confronto con i non morti diviene inevitabile. Arrivato in una zona apparentemente tranquilla, un rumore attira la sua attenzione: è il pianto di un bambino che proviene da una casa vicina. Mentre il ragazzo cerca di indagare sull’accaduto, la voce alla radio lo ammonisce dicendogli che non c’è tempo di pensare a nient’altro se non alle casse di viveri e soprattutto gli ricorda che il sole sta quasi tramontando. Il protagonista decide comunque di entrare in casa ma l’ingresso principale è bloccato dalle macerie: l’unico punto d’accesso sembra essere il primo piano. A questo punto vediamo il ragazzo arrampicarsi su un palo del telefono e saltare così sul balcone della casetta per entrare nella camera da dove proviene il pianto. All’interno di un armadio troviamo rannicchiata una bambina in lacrime, che ci racconta dei suoi genitori usciti per fare provviste e mai più tornati. La voce alla radio rassicura il protagonista dicendogli che manderà a breve qualcuno a prelevare la bambina e ribadisce ancora una volta di sbrigarsi a trovare le casse e tornare al rifugio.

Una volta lasciata la bimba e usciti dalla casa, i ragazzi di Techland ci svelano di aver appena assistito al compimento di una missione secondaria di Dying Light. Il gioco infatti conterrà una grande quantità di missioni accessorie in cui ci verrà chiesto di trovare o salvare persone in difficoltà sull’isola, ma che questo avverrà a nostra discrezione dato il tempo già limitato per assolvere ai nostri compiti primari.

Gambe in spalla, il protagonista si rimette in marcia verso il punto in cui è atterrata la prima cassa e, arrivato in una radura, scopre con disappunto che i militari sono stati più veloci di lui. All’inizio rimane acquattato tra i cespugli per evitare di essere individuato, ma poi decide di uscire allo scoperto per provare ad intavolare un dialogo con i soldati, i quali non sembrano gradire la sua presenza e, puntadogli contro i fucili, gli intimano di allontanarsi. L’onnipresente voce femminile alla radio gli fa notare che non tutto è perduto e che ci sono ancora chance di raggiungere la seconda cassa non troppo distante, sebbene il sole stia quasi tramontando. Comincia così una corsa rocambolesca prendendo qualsiasi scorciatoia possibile e ignorando le orde di zombi presenti per le strade, che tentano di intercettare e azzannare il protagonista. La corsa termina dinnanzi alla colonna rossa del fumogeno ai piedi della tanto agognata cassa, che rilascia il suo prezioso bottino fatto di medicinali e vaccini.

Nel frattempo però il sole è tramontato del tutto e l’oscurità prende il sopravvento sul paesaggio tropicale dell’isola, che sembra cambiare completamente faccia assumendo tinte orrorifiche. Improvvisamente un urlo disumano squarcia il lieve tappeto sonoro fatto di vento e del frinire di cicale, e proprio quando la voce alla radio implora al protagonista di tornare immediatamente al rifugio, vediamo avvicinarsi velocemente dal buio delle sagome mostruose.

Gli sviluppatori ci rendono finalmente partecipi della motivazione per cui la ricerca di provviste dei sopravvissuti debba avvenire di giorno: per via degli zombi urlatori. Queste creature, al contrario dei normali non morti, sono incredibilmente veloci e cacciano per lo più durante le ore notturne. Inutile dire che trovarsi nel loro territorio di notte equivale a morte certa. Anche affrontarli a viso aperto sembra fuori discussione se non si è armati adeguatamente, vista la loro agilità e la loro pelle molto spessa. Il protagonista, senza farselo ripetere, comincia l’ennesima corsa disperata, stavolta però la posta in gioco è la sua vita. Lo vediamo saltellare tra i tetti e correre tra i vicoli della baraccopoli nel tentativo di seminare gli urlatori che non sembrano avere la minima intenzione di mollare la loro preda. Questi particolari zombi non sono solo veloci, hanno anche il potere di richiamare a sé altri non morti per ostacolare la fuga del ragazzo. La cosa più inquietante è il fatto di non riuscire a distinguerli bene nell’oscurità, ma la sensazione di essere braccati da un predatore è davvero forte. La folle corsa del ragazzo termina in prossimità della porta del rifugio e, proprio quando pensa di avercela fatta, ecco fare la sua comparsa un urlatore, sbucato proprio dal tetto della base dei sopravvissuti. Così finisce la nostra dimostrazione di Dying Light, con la raccapricciante sequenza in cui lo zombi piomba sul protagonista, lo atterra e ne dilania le carni.

Il titolo dei ragazzi di Techland mi ha colpito sotto diversi aspetti. Di sicuro la prima cosa apprezzabile è il comparto tecnico, davvero pregevole seppure ancora in fase work in progress. E’ impossibile non fermarsi a contemplare l’incredibile quantità di dettagli e la bellezza dei panorami offerti da Dying Light. Gli scontri con gli zombi sembrano molto divertenti e le diverse possibilità di approccio al combattimento utilizzando tanto le armi che troveremo o fabbricheremo, quanto le doti di parkourista, lasciano intravedere un’esperienza di gioco particolarmente variegata. E proprio parlando delle dinamiche di parkour non si può non menzionare il colpo di coda degli sviluppatori che con questa bella pensata daranno la possibilità a tutti gli orfani di Mirror’s Edge di riprovare finalmente l’ebrezza di saltare da un tetto ad un altro con visuale in prima persona, come ci ha insegnato anni or sono la bella Faith. Sebbene non mi sia stata data la possibilità di provare direttamente il titolo, ho comunque apprezzato la solidità del personaggio principale e la pesantezza del suo corpo, elementi che rendono i salti e le corse piuttosto credibili. Mi riservo il diritto di confermare le mie impressioni positive più avanti, quando il team di sviluppo rivelerà dettagli aggiuntivi sulla trama e sull’ambientazione e mostrerà altri aspetti ancora sopiti del titolo, come ad esempio gli scontri con gli altri sopravvissuti o con i soldati.

Per adesso si sa ancora poco su Dying Light, a parte che il suo rilascio è previsto nel 2014 sulle console di attuale e di nuova generazione: continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti.

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L'autore

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Classe '79, sound designer di professione. La sua incrollabile passione per i videogiochi nasce solo all'inizio degli anni '90 e viene presto affiancata da quella per il doppiaggio. Col passare del tempo la sua carriera di videogiocatore onnivoro si focalizza sulla scena PC, ma poi assume sembianze più mature con l'avvento di PlayStation e di tutte le successive console che prenderanno lentamente possesso di casa sua.

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