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Dragon Age: Origins

Recensione - Dragon Age: Origins

Un tempo gli RPG dominavano il panorama videoludico e gli altri generi soccombevano alla spada e allo scudo. Baldur's Gate, Torment, Fallout, Ultima regalavano ore e ore di azione, strategia e avventura come pochi altri riuscivano a fare. Questo prima che orde di FPS e Party Games invadessero il mercato con la loro famelica ingordigia. Ma dalle lontane lande di Bioware una nuova luce emerge dall'Oscurità, un nuovo eroe sorge dalle ceneri di Baldur's Gate ed è pronto a sfidare l'ira del moderno gamer: il suo nome è Dragon Age: Origins e solo leggendo questa recensione saprete se il nuovo rampollo di casa EA mantiene le ambiziose promesse fatte.

Il Gioco

Secoli fa corruzione e avidità portarono ad un lungo periodo di odio e distruzione. Il regno dei nani fu il primo a cadere, ma elfi e umani assieme riuscirono a cacciare il maligno e a ristabilire l'ordine... ora, visto che siamo in tema, mi permetto di parafrasare Gandalf: “Originalità, Tu non puoi passareeeee!”.

Incipit scontato a parte, Dragon Age: Origins offre una trama ricca e avvincente. Anzi, più di una. La storia principale infatti s'intreccia con le vicissitudini personali del vostro eroe. Durante la creazione del personaggio potrete scegliere le vostre origini e in base ad esse il gioco prenderà direzioni diverse. E' estremamente raro trovare un game che offre una tale varietà nello sviluppo della narrazione, anche se questo va ovviamente a discapito della componente action e a favore di una buona dose di dialoghi. E' pur vero che spesso potrete ignorare le discussioni con i vari attori, ma così facendo temo che vi perdereste gran parte del divertimento.

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Il gioco è esclusivamente single-player, ma non sarete mai soli. Fin dalle prime battute al vostro fianco combatteranno eroi di ogni genere e razza, bestie e animali inclusi. La gestione del party è una componente indispensabile in ogni gioco di ruolo che si rispetti e qui sorgono anche le prime lacune di questa versione consollara. La visuale è sempre in terza persona, appena sopra le spalle dell'eroe. La mancanza di una camera che guardi l'azione da distanza è una grave pecca che spesso rende frustrante se non impossibile individuare la posizione di tutti i membri del party.

Potrete decidere di impersonare qualsiasi elemento del gruppo, mentre gli altri saranno affidati all'intelligenza artificiale che agirà in base ad alcune regole che potrete definire nella scheda del personaggio. Al vostro miglior tiratore, ad esempio, potrete dire di usare l'arco da lontano. Peccato che il più delle volte questi consigli vengano ignorati e vi ritroverete con l'arciere in prima linea contro una ventina di mostri assetati di sangue. Anche il puntamento del bersaglio è un'operazione a volte difficoltosa: il personaggio colpirà chi è davanti a voi, poco importa se in realtà voi volevate prendere quel dannato orco là dietro che vi stava sparando frecce infuocate.

Il combattimento può essere messo in pausa in qualsiasi istante per avere la possibiltà di scegliere la strategia più adatta ad ogni situazione. Gli ordini vengono impartiti con una dashboard circolare non dissimile da quella di Mass Effect. Con questo i programmatori hanno voluto potenziare il fattore tattico affinché non si potesse bollare il gioco come action-RPG. Purtroppo la scomoda gestione dell'interfaccia con il pad e i problemi di interazione con il party inficiano gli sforzi di dare più profondità al gioco. Il gamer frustrato si troverà quindi a poter interpretare solo l'aspetto più hack-n-slash del titolo. Non so quanto questo fosse intenzione di Bioware, in fondo l'utente console forse cerca un gioco più immediato e meno cervellotico. Il problema è che il risultato è un ibrido non sufficentemente action e mancatamente tattico.

Amore

La trama

- In base alla razza e alla classe del personaggio la storia inizia in modi completamente differenti. Lo sforzo profuso nel creare un intreccio narrativo avvincente è palese e farà la gioia di qualsiasi giocatore di ruolo. Nei dialoghi durante il gioco potrete affrontare le situazioni in modi diametralmente opposti e avrete così la sensazione di essere i veri artefici della storia.

Rigiocabilità

- Il titolo si presta ad essere interpretato in vari modi a seconda della classe e della razza del personaggio. Se il gioco vi catturerà sarete certamente invogliati a riprendere il cammino dall'inizio con un eroe differente.

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Odio

Comparto tecnico

- Vedere oggi un titolo Bioware con audio e grafica così scadenti è del tutto ingiustificabile. La qualità delle texture è talmente bassa da risultare quasi imbarazzante. I personaggi sono particolarmente curati e mai uguali, ma i loro movimenti appaiono legnosi e robotici. Gli scenari sono vasti e concettualmente ben curati ma la scarsa definizione dei poligoni, delle ombre e delle luci vanifica ogni tentativo di immergersi nell'ambientazione.

Molto action, poco RPG

- E' ciò che non avrei mai voluto dire ma che in fondo sapevo. La versione console mantiene un'ottima storia ma quando si entra nel vivo del gioco c'è poco da pensare e solo da sparare. La meccanica alla fine è molto semplice e un po' ripetitiva, vi troverete di rado nella posizione di dover pensare a come poter risolvere un determinato combattimento. Le abilità e le magie a disposizione alla fine non sono molte se paragonate ad un libro di incantesimi di D&D e lo scontro si riduce alla forza bruta e tante pozioni di cura.

Niente multiplayer

- La vita dell'eroe è un sentiero in solitaria, nessuno né al vostro fianco né online vi potrà aiutare nel cammino.

Tiriamo le somme

Sensazioni contrastate evoca in me DOA. Il desiderio di creare un titolo che accontentasse tutti, sia l'utente console che l'appassionato di giochi di ruolo, era talmente forte in Bioware che sono riusciti a deludere entrambi. Ho avuto modo di provare la versione PC ed è su quella piattaforma che il game doveva rimanere. Su Xbox è venuto fuori un ibrido che non riesco a giustificare neanche, soprattutto dal punto di vista tecnico. Alcuni aspetti positivi sono innegabili e faranno la gioia di molti di voi, ma se vi aspettate un erede di Baldur's Gate sarete fortemente delusi. Dragon Age: Origins resta comunque l'unico RPG vagamente “vecchio stile” per console, quindi alla fine possiamo dire che nel suo genere è il migliore. 7.8

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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