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A Pixel Story

Recensione - A Pixel Story

I videogiochi hanno ormai già oltre mezzo secolo di storia, ma molti di noi non li hanno vissuti nella loro evoluzione. Per aiutarci a recuperare arriva A Pixel Story, un simpatico metroidvania platform game che ripercorre diversi stili della storia dei videogames. Vediamo come si comporta.

Il Gioco

Dal menu a base di Pong e una cutscene che trasporta il simpatico protagonista con parti del corpo "fluttuanti" alla Rayman (citazione probabilmente voluta), il senso di A Pixel Story pare subito evidente: farci vivere attraverso il gameplay platform gli stili di decenni di videogiochi. Il protagonista viene catapultato in un mondo 8-bit dove dovrà in primis... ritrovare il proprio cappello. Fino a quel momento si vanno a conoscere le basi del gameplay, con meccaniche platform abbastanza classiche e lente dove possiamo saltare, interagire con leve e pulsanti, raccogliere monete, gemme e altri collezionabili, nonché destreggiarci tra piattaforme, spuntoni e cadute notevoli in un coloratissimo mondo 8-bit.

Il gioco però non si fossilizza solo su questi elementi classici, perché dopo aver trovato il cappello capiamo che non si tratta di un elemento di vestiario qualunque. Esso Questo è infatti un vero e proprio meccanismo di teletrasporto: basta lasciarlo in un punto e con la sola pressione di un tasto ci si rimaterializziamo lì, utile sia per crearsi dei "rifugi" in caso di qualche manovra pericolosa da fare, ma anche per superare gli enigmi che il titolo ci mette davanti, ad esempio per passare oltre cancelli che si chiudono al nostro passaggio. Ed una volta trovato il cappello, dobbiamo affrontare vari livelli per tornare a casa.

MX Video - A Pixel Story

Ed il viaggio verso casa, che è molto più moderna dell'area 8-bit iniziale, passa per una serie di livelli dal look sempre più dettagliato, attrsaversando l'era 16-bit fino ad arrivare al moderno look disegnato a mano. Sempre più cupo, sempre più dettagliato: una panoramica su stili e tecnologie che sono cambiate negli anni. Durante il percorso capita inoltre di trovare personaggi che ci affidano diverse missioni, come ad esempio il ritrovamento di oggetti specifici. Spesso completando queste missioni si apre il percorso per andare avanti, ma molte altre sono opzionali.

Quasi ogni area di A Pixel Story offre elementi metroidvania, con livelli molto aperti pieni di passaggi e strade alternative, consultabili poi comodamente grazie alla mappa che pian piano si espande. Ma completando i livelli e tornandoci è spesso possibile sbloccare ulteriori zone, raggiungibili con i nuovi poteri o la semplice apertura di alcune zone prima inaccessibili. Qui tra obiettivi secondari, collezionabili a non finire e parti platform a difficoltà aumentata, i collezionisti e i giocatori più bravi troveranno decisamente pane per i propri denti.

Proprio per questa struttura aperta e la quantità di cose secondarie da fare, la longevità potenziale di A Pixel Story si protrae addirittura verso le dozzine di ore. E' possibile completare il gioco "al risparmio" puntando solo all'indispensabile per finirlo in 4-5 ore, ma chi si è divertito potrà sbizzarrirsi per numerose altre ore aggiuntive grazie anche a dei curiosi minigiochi sparsi per i livelli. A Pixel Story è comunque interamente in inglese ed è anche piuttosto verboso nei dialoghi a testo, quindi una buona conoscenza della lingua anglosassone è consigliata per godersi appieno il titolo.

Amore

Viaggio nella storia dei platform games

- A Pixel Story è un gioco in costante evoluzione. Si comincia con il classico look 8-bit che tanti (forse troppi) titoli indie negli anni hanno adottato, ma si va ben oltre passando man mano a look sempre più moderni ed arrivando addirittura al moderno e curatissimo look disegnato a mano. Ma non finisce qui, perché i personaggi che incontriamo sono a loro volta la parodia di molti classici videogame, per non parlare di altri tipi di citazioni a titoli ancora più storici come Pong.

Livelli ampi

- La prima volta che affrontate ciascun livello potrete notare percorsi alternativi per trovare monete o collezionabili nascosti, nonché passaggi alternativi per arrivare a quest secondarie. Quando deciderete di tornarci però, si apriranno ancor più passaggi e porte in stile simil-metroidvania, che vi permetterà di scoprire praticamente dei nuovi livelli dentro i livelli, fatti di ulteriori collezionabili, missioni e addirittura minigiochi. Chi punta al 100% di completamento troverà molto da fare.

Odio

Gameplay anonimo

- Purtroppo, per tutta la buona volontà che A Pixel Story ci mette nell'essere originale ed interessante, è più divertente osservare i mondi fantasiosi che effettivamente giocarci. I comandi sono fin troppo pesanti e macchinosi, con salti troppo piccoli e non sempre precisissimi, combinati a percorsi ad ostacoli con spine, piattaforme mobili e occasionali puzzle. Nulla di veloce, nulla di acrobatico, solitamente ci si ritrova ad aspettare il momento giusto per passare o a gestire salti precisi tra trampolini o elementi mobili, con occasionali "eventi speciali" come gli inseguimenti a spezzare la monotonia.

Bla bla bla

- Sì, riesco a capire che si tratta di una leva. Lo vedo che la piattaforma si muove, grazie. Ho capito chi sei dal tuo look, se eviti di parlarmi per 5 minuti di cose inutili va bene lo stesso. Insomma, in questo gioco i dialoghi (rigorosamente a testo e in inglese) sono troppo frequenti e troppo lunghi. Specie nella prima parte del gioco il titolo ci tiene ad informarci ogni due passi su cosa stia succedendo e cosa dobbiamo fare, come se non fossimo dotati di un paio di occhi per capirlo da soli. Ci manca solo che spieghi come tenere il controller.

Tiriamo le somme

Nonostante l'idea interessante che ci permette di passare attraverso stili grafici di ogni epoca videoludica fino ai giorni nostri ed alcuni elementi di gameplay interessanti come il cappello-teletrasporto, A Pixel Story è un platform game abbastanza basilare e non particolarmente coraggioso, rovinato da controlli pesanti, platforming fin troppo classico, tanto backtracking e dialoghi lunghi e noiosi. Insomma, nulla che non si sia già visto in passato.
6.5

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L'autore

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Prima di saper scrivere a mano, sapeva già immettere i comandi DOS per avviare Doom, ma dopo una lunga vita al PC, il mondo di Halo lo avvicina alle console Microsoft. Non si nega i classici giochi tripla-A, specialmente gli FPS competitivi, ma passa la maggior parte del tempo a scovare gemme nascoste, dagli indie insoliti ai folli shmup giapponesi.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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