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Army of Two: The Devil's Cartel

Recensione - Army of Two: The Devil's Cartel

di Davide Mapelli / MAPO78 P 7 apr 2013
Dopo ben tre lunghi anni di latitanza, tornano sui nostri schermi i mercenari del T.W.O., la compagnia di difesa privata creata dagli stessi Salem e Rios protagonisti dei primi due episodi di questa serie che, seppur non potendo fregiarsi del titolo di Killer Application, si è saputa ritagliare un suo spazio nel mondo videoludico, forte di un discreto numero di fan attratti dalle caratteristiche uniche di questa serie. Sono parecchie le novità presenti in questo Army of Two: The Devil's Cartel: scopriamole insieme nella nostra recensione.

Il Gioco

La prima, più grande e personalmente anche piuttosto sconcertante novità di Army of Two: The Devil's Cartel è il cambio di protagonisti: la coppia formata da Salem e Rios è finita a far da spalla al nuovo duo a nostra disposizione: Alpha e Bravo. Una scelta piuttosto particolare visto che buona parte del carattere di Army of Two era dato proprio dal carisma dei due protagonisti storici. I motivi di questa decisione vengono svelati nel gioco stesso, diventando parte integrante della trama di Devil' s Cartel. Ci troviamo in una non precisata località messicana arruolati da Cordova, un politico che sta disperatamente cercando di risollevare le sorti del Messico, sconvolto e soggiogato da una spietata organizzazione criminale chiamata La Guadaña dedita praticamente a tutte le peggiori attività illecite immaginabili. Alpha e Bravo, accompagnati da un nutrito numero di altri mercenari della T.W.O., devono quindi scortare e proteggere il politico ma la situazione precipita ben presto, mostrando chiaramente le intenzioni dell'organizzazione criminale: eliminare Cordova e le sue idee per poter curare i propri interessi indisturbati. Questo sfocerà ben presto in uno scontro a fuoco perpetuo che ci metterà contro uno spaventoso numero di nemici pronti a tutto per eliminarci.

Il gioco si presenta quindi come il più classico degli sparatutto in terza persona, potendo contare su un discreto sistema di coperture e sfruttando la cooperazione col compagno, che sia guidato dalla CPU, da un' altra persona in split screen o online. Dal punto di vista del gameplay, quindi, Army of Two: The Devil's Cartel non porta particolari innovazioni, sfruttando un sistema di coperture discreto ma lontano dalla perfezione e utilizzando l'Overkill, possibilità già vista nel primo capitolo della serie. Compiendo uccisioni o particolari azioni cooperative, l'indicatore Overkill si riempie e, una volta colmo, possiamo sfruttarne la sua tremenda potenza: durante un breve lasso di tempo possiamo contare su munizioni infinite - senza neppure il fastidio di cambiare caricatore, qualunque arma abbiamo - energia infinita ed anche un lieve effetto slow motion, con la possibilità di distruggere chiunque, anche nelle situazioni più impegnative. Naturalmente anche il nostro compagno può godere di questa abilità e, nel caso la attivi insieme a noi, dà vita ad un doppio Overkill, ancora più potente e duraturo del singolo.

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Ogni missione è suddivisa in un notevole numero di sotto-missioni che vengono di volta in volta valutate da un particolare sistema di punteggio; ogni nostra azione ci frutta un determinato numero di punti a partire dalle semplici uccisioni, ma premiando maggiormente i comportamenti cooperativi come l'aggiramento dei nemici o i colpi di sorpresa sfruttando il fuoco di copertura del compagno. Questo però può portare ad atteggiamenti inattesi in virtù di un sistema di punteggio non impeccabile: paradossalmente frutta più punti girare come pazzi posseduti in mezzo al fuoco nemico, facendo da esca e lasciando uccidere gli avversari dal nostro compagno, che uccidere personalmente i nemici: una scelta un po' strana fatta per premiare la collaborazione tra i compagni, ma che finisce per essere poco comprensibile e va a sfavorire un comportamento più ortodosso.

Oltre a darci una posizione nelle classifiche online, i punti ci consentono anche di salire di livello, sbloccando oggetti per la personalizzazione del nostro personaggio e nuove armi disponibili nel nostro arsenale. Armi che, come da tradizione della serie, sono profondamente modificabili: canne, calci, caricatori e ottiche sono solo alcune delle parti su cui possiamo agire, senza dimenticare l'immancabile colorazione al grido di più tamarro è, meglio è. La personalizzazione coinvolge anche il nostro personaggio con un buon numero di divise e maschere da indossare, senza dimenticare l'editor per dar vita alle nostre creazioni.

Solitamente a questo punto di una recensione parlo delle modalità di gioco, ma in questo caso c'è ben poco da dire; Army of Two: The Devil's Cartel offre al giocatore solo ed unicamente la possibilità di cimentarsi nella campagna principale, limitando le scelte al livello di difficoltà e alla possibilità di affrontare le missioni in solitaria o con un compagno umano.

Amore

Personalizzazione estrema

- Uno dei pochi aspetti davvero migliorati rispetto al passato è la maggior possibilità di personalizzazione del nostro alter ego. Possiamo sbizzarrirci a piacimento selezionando tra i vari completi, un discreto numero di pittoreschi tatuaggi che fanno tanto mercenario cattivo e le immancabili maschere; oltre al buon numero presente di default, è stato finalmente aggiunto un discreto editor di maschere che sfrutta un efficace sistema a strati, offrendo possibilità di personalizzazione praticamente illimitate. Peccato solo non poterle condividere con la community.

Gameplay leggero e divertente

- Con i suoi molti difetti Army of Two: The Devil's Cartel riesce però nell'intento di divertire il giocatore, offrendo sparatorie a ripetizione, senza troppe pretese ma comunque divertenti. Il gran numero di nemici, le esplosioni, gli smembramenti ed i detriti delle strutture crivellate dai proiettili aumentano l'adrenalina del giocatore, producendo degli scontri spettacolari specialmente durante un doppio Overkill. La possibilità di giocare con un amico in locale oppure online aumenta ulteriormente il divertimento ed amplifica le possibilità di cooperazione, pur offrendo un gameplay piuttosto banale e monotono.

Una storia più che godibile

- Onestamente non me l'aspettavo, non in un gioco "ignorante" come sa essere The Devil' s Cartel. Naturalmente non siamo davanti ad una sceneggiatura da Oscar, la trama serve solo come scusa al massacro sempre protagonista su schermo, ma sono stato sorpreso da molti episodi e colpi di scena che non mi aspettavo. Sarebbe impossibile non incorrere in qualche spiacevole spoiler, quindi lascio a voi il piacere di scoprire una storia che, nel suo piccolo, risulta più che godibile.

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Odio

Ma è Army of Two?

- The Devil' s Cartel è il meno Army of Two dei tre disponibili, passatemi il termine. La scelta di relegare ad un ruolo secondario Salem e Rios è abbastanza incomprensibile, soprattutto alla luce dei nuovi protagonisti Alpha e Bravo, che presentano una personalità talmente spiccata da non potersi nemmeno permettere un nome vero e proprio. Le fasi realmente cooperative sono diminuite, le particolari, inutili, ma sfiziose tag moves sono state totalmente sradicate, stesso dicasi per il dissacrante humor nero che condiva i dialoghi dei passati protagonisti. Ne risulta un TPS piuttosto anonimo, privato della sua stessa personalità e che quindi fatica a distinguersi dalla massa.

Tutto qui?

- La campagna fatica a raggiungere le 8 ore di durata giocata a livello normale, tempo destinato a diminuire se la si affronta in cooperativa con un amico, ma non è questo il problema principale. La cosa drammatica è che questa è la sola modalità di gioco disponibile. Che la si giochi in solitaria o in compagnia, la possibilità di scelta del giocatore è pari a zero. Nessuna modalità aggiuntiva, competitiva o magari cooperativa contro ondate di nemici, fa capolino in Devil's Cartel, riducendo terribilmente la longevità del titolo ed abbassandone la stessa rigiocabilità. A meno di non avere un forte interesse nelle leaderboards online o negli obiettivi sbloccabili, sarà difficile giocare The Devil' s Cartel più della volta necessaria a completarlo.

Un Frostbite che non morde

- Globalmente l'impatto di The Devil' s Cartel è discreto, specialmente con l'installazione dei contenuti HD che vi occuperà 1,5 GB di spazio, ma le attese dovute all'utilizzo del Frostbite 2 erano di tutt'altro spessore. Gli oggetti distruttibili non sono moltissimi e generalmente sono messi ad arte nel mezzo dei campi di battaglia apposta per essere crivellati e quindi finire a pezzi. Scenico, ma ci vuole poco per capire che, a parte poche strutture di piccole dimensioni, le parti che possiamo distruggere liberamente sono davvero poche: scordatevi di poter abbattere intere palazzine a colpi di RPG o aprire buchi nei muri ovunque vogliate. A parte alcune scene scriptate, le fondamenta dei palazzi che incontriamo nel gioco sono più che resistenti.

Tiriamo le somme

Army of Two: The Devil's Cartel è una delusione sotto molti punti di vista. La netta perdita di personalità è un grande problema, ma è nulla se paragonata alla carestia di modalità presenti. Offrire come unica possibilità quella di giocare e rigiocare le missioni della campagna è troppo poco, soprattutto in una generazione come questa che ha fatto del comparto multigiocatore il proprio tratto distintivo. Delle missioni create ad hoc per più giocatori o una banale modalità multigiocatore avrebbero certamente risollevato le sorti di una serie che purtroppo è finita nella mediocrità, con buona pace di Salem e Rios. E' veramente difficile consigliare a qualcuno Army of Two: The Devil's Cartel se non come recupero a prezzo d'occasione: probabilmente in EA non si sono accorti che la modalità cooperativa ad oggi la offrono anche altri giochi, ma di tutt'altro spessore. 5.5

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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