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Call of Duty: Black Ops II

Recensione - Call of Duty: Black Ops II

Il nuovo capitolo della famosa serie Call of Duty torna nella mani dei ragazzi di Treyarch che, partiti come sviluppatori meno noti ed acclamati di Infinity Ward coi quali hanno alternato i vari episodi della saga, si sono progressivamente affermati nel panorama videoludico riscuotendo un crescente e meritato consenso di pubblico e critica. Con Call of Duty: Black Ops II hanno cercato di realizzare il loro lavoro più maturo e ricco di contenuti: scopritene con noi i risultati.

Il Gioco

La vendetta spesso spinge l’essere umano a compiere gesti folli e terribili, a volte incomprensibili e ingiustificabili agli occhi degli altri e per questo condannati senza riserva. Raul Menendez è un narcotrafficante nicaraguense che nel 1986 diventa l’obiettivo di un’operazione internazionale degli Stati Uniti atta a smantellare il suo cartello, ma qualcosa va storto; per un fatale incidente sua sorella Josefina rimane uccisa durante il blitz e muore davanti agli occhi del fratello inerme, che riesce comunque a sfuggire alla cattura. Questo evento segna per sempre Raul e da quel momento la sua intera vita inizia a ruotare intorno ad un progetto di vendetta trasversale che coinvolge i soldati artefici della tragedia, il sergente Frank Woods e il protagonista del precedente Black Ops, il capitano Alex Mason. Call of Duty: Black Ops II inizia proprio dai racconti dell’ormai anziano Woods, costretto su una sedia a rotelle in una casa di riposo, interrogato su quei fatti direttamente dal figlio del defunto Alex, cioè il soldato David Mason. Sono passati molti anni, siamo ora nel 2025 e Menendez è diventato un terrorista di livello mondiale, ha creato una organizzazione denominta Cordis Die che grazie ad un potente microchip realizzato con un raro materiale, il celerium, vuole lanciare un cyber-attacco tramite un worm in grado di infettare tutti i sistemi elettronici del globo, mettendo una contro l’altra le due super potenze del momento, USA e Cina, per scatenare un violento e tragico conflitto mondiale. David vuole ogni informazione possibile, ogni dettaglio che possa tornargli utile per catturare il leader di Cordis Die, vuole capire, vuole conoscere la verità, non solo su Menendez ma anche sui molti aspetti oscuri che circondano gli eventi inerenti la misteriosa morte del padre. Per fermare Raul, la squadra antiterrorismo JSOC capitanata da David deve muoversi tra diverse nazioni cercando ogni elemento utile alla cattura del pericoloso latitante prima che la situazione precipiti. Nel frattempo il giocatore viene riportato indietro nel tempo per capire e vivere gli eventi che hanno portato i giovani Woods e Mason alla quasi cattura di Raul e per scoprire cosa è successo esattamente il giorno in cui Josefina è morta. Inizia quindi una corsa contro il tempo che alterna missioni nel passato, che si snodano tra l’Angola, l’Afghanistan, il Nicaragua, Singapore e Panama, ad altre nel presente, il 2025 appunto, che ci portano ad esplorare la giungla e le basi sotterranee in Myamar, città in piena guerra in Pakistan, l’esotico Yemen, Haiti, ecc. fino ad arrivare ad una futuristica Los Angeles nella speranza di scongiurare le folli intenzioni di Menendez.

Ad intervallare gli 11 capitoli che compongono la campagna ci sono poi una serie di missioni chiamate Forza d’Attacco, che fondono la struttura tipica degli strategici in tempo reale con quella degli FPS. Si tratta in sostanza di livelli in cui si deve attaccare o difendere degli obiettivi specifici entro un tempo limite; il giocatore può gestire le truppe composte da soldati ma anche da speciali mech da guerra (i Claw) disponendoli sul campo come meglio crede ed impartendo loro vari a ordini di manovra, oppure prendere il controllo diretto di un qualsiasi elemento (anche dei robot) scendendo direttamente sul campo per giocare in prima persona come se si trattasse di una missione classica della campagna principale. In qualsiasi momento è comunque possibile passare ad altri componenti della nostra squadra o impartire nuovi ordini al resto del team. Queste missioni sono facoltative e non precludono l’avanzamento nella storia, ma portarle a termine in modo positivo aiuta a completare tutta la campagna nel modo migliore, ottenendo un perfetto allineamento dei fatti narrati.

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La storia di David e compagni è ovviamente solo una parte dell’offerta contenuta nel nuovo Call of Duty: Black Ops II; oltre alla campagna principale troviamo anche l’immancabile comparto multiplayer e il ritorno della modalità Zombie. Il multi quest’anno è stato arricchito con diverse novità; è ora presente una sezione denominata Lega che permette di confrontarsi con tutti i giocatori del globo in una serie di partite competitive slegate dai gradi e dai perks ottenuti nelle normali partite classificate. La Lega si divide in due modalità: Moshpit, con regole standard ed un numero di giocatori fissato obbligatoriamente a 6 contro 6, e Suprema dove invece vengono applicate regole di tipo competitivo (tipo Veterano) e il numero di giocatori ammesso è 4 contro 4. Una particolarità interessante di queste modalità è che qui tutte le armi, tutti gli accessori e tutte le specialità sono sbloccati e disponibili fin da subito e per tutti. Inoltre non è possibile filtrare le partite in nessun modo e in caso di sconfitta i gradi, duramente guadagnati, si perdono e si riscende di livello. Insomma, una modalità molto impegnativa che permette soprattutto ai clan più affiatati di affrontare delle partite davvero dure ma molto soddisfacenti per testare contro il resto del mondo le proprie abilità.

Un’altra importante innovazione riguarda il numero di slot disponibili per equipaggiare il nostro armamentario; il numero massimo di slot è di 10 e quindi quando si crea una classe bisogna tenere conto di cosa realmente vogliamo portare con noi sul campo di battaglia e a cosa invece possiamo rinunciare. Inoltre attraverso l’uso di particolari bonus chiamati Wild Card è possibile equipaggiare fino a due specialità dello stesso tipo contemporaneamente ed ottenere così davvero tante combinazioni di abilità rinunciando magari a qualche granata o arma secondaria per far entrare tutto nel limite di 10 slot. Anche la modalità Zombi ha subito importanti modifiche ed ora si presenta più completa ed articolata rispetto all’impostazione stile arena da sopravvivenza che aveva nel primo Black Ops. La modalità TranZit permette infatti ai giocatori di affrontare una sorta di campagna attraverso un viaggio su un pullman che serve per spostarsi da una zona ad un’altra alla ricerca di vari elementi utili al proseguimento dell'avventura. In pratica oltre che preoccuparsi di rimanere vivi e resistere all’attacco incessante di orde di zombi, i giocatori devono anche cercare di ottenere più punti possibili per aprire nuove aree da esplorare per raccogliere questi oggetti ed avanzare nella campagna. E’ comunque ancora possibile giocare i livelli sbloccati nella classica modalità sopravvivenza oppure cimentarsi in sfide competitive rinunciando alla collaborazione con altri giocatori; anche qui la scelta è ampia e per tutti i gusti.

Amore

Come un film, più di un film

- Ammetto che quando gioco un FPS difficilmente spero di trovarmi davanti ad una storia coinvolgente ed emozionante come accade invece in altri generi, ma stavolta Treyarch mi ha davvero stupito. Giocando Call of Duty: Black Ops II si entra davvero nella fitta rete di eventi che Frank Woods ci racconta con una grinta ed una rabbia che tradiscono il suo aspetto ormai invecchiato. Durante le varie missioni, siano esse viste attraverso gli occhi di Woods, Alex o David Mason o di qualche altro personaggio che non cito per non rovinare la sorpresa, si ha davvero la sensazione di esseri lì con loro e già dopo poche missioni ci si appassiona alla vicenda in un modo davvero unico. Dovremo infatti fare delle scelte tutt’altro che facili, spesso moralmente al limite, e influenzare così gli eventi vissuti dai nostri alter-ego ma non solo: Call of Duty: Black Ops II ci mostra anche il rovescio della medaglia, quel lato oscuro, quel Raul Menendez che all’inizio del gioco impariamo facilmente a detestare. Il punto di svolta della campagna è proprio questo; i ragazzi di Treyarch hanno sapientemente costruito un crescendo di emozioni, un castello di odio che mette radici nella testa del giocatore che, come i protagonisti “buoni” del gioco, non vede l’ora di eliminare Menendez. Ma questo castello rischia di crollare quando, in barba agli stereotipi ostentati fino a quel momento, il cattivo di turno viene analizzato, le sue emozioni e motivazioni emergono prepotentemente e i dubbi incominciano ad affiorare; stiamo davvero dando la caccia ad un pazzo terrorista oppure stiamo difendendo erroneamente i carnefici della sua innocente sorella?

Inoltre il setting futuristico ha permesso l’introduzione di alcuni elementi come le tute alari, le mimetiche per diventare quasi del tutto invisibili ed altri gadget che forse saranno davvero realtà tra qualche decennio, che arricchiscono la campagna di novità assolutamente inedite per la serie. L’ottima recitazione digitale (sostenuta da un efficiente doppiaggio italiano che vanta anche Giancarlo Giannini nei panni di Raul Menendez), i colpi di scena, le rivelazioni inaspettate ed un finale da vivere fino alla fine dei titoli di coda, fanno di Call of Duty: Black Ops II la storia più emozionante e interessante che io abbia mai visto nella serie Call of Duty e sicuramente una delle migliori nell’ambito degli sparatutto di guerra.

Multiplayer ancora più profondo

- L’introduzione della modalità Lega aggiunge una sfida davvero notevole indirizzata soprattutto a chi vuole portare il proprio clan a scontrarsi con i giocatori più forti del mondo e non si accontenta delle semplici partite pubbliche. Anche la possibilità di personalizzare ancora di più il nostro personaggio, creando classi con un sistema di perks e specialità vincolato dagli slot limitati come si trattasse di un gioco di ruolo in cui calcolare ogni variante possibile, arricchisce quest’anno il comparto multiplayer di Call of Duty: Black Ops II rendendolo ancora più completo e profondo. Il numero di sfide legato alle varie armi ed accessori è sempre elevato e richiede parecchio tempo e dedizione per portare a termine tutti i compiti richiesti e sbloccare tutti gli oggetti. Inoltre, per i fan più accaniti, è stata anche aggiunta la possibilità di mettere in streaming su YouTube le varie partite direttamente dalla propria console.

Mappe convincenti

- Le 13 mappe che compongono il set base di Call of Duty: Black Ops II sono tutte davvero belle e convincenti. In parte riprendono le location della campagna principale e sono generalmente di grandezza media, ma compensano spesso che con un level design articolato, che si sviluppa su più livelli ed è fatto di tanti passaggi che permettono una lettura a più stati di ogni mappa. Si passa da villaggi arroccati sul mare a paesini pieni di negozi ed abitazioni con tetti da sfruttare, fino a navi da guerra o panfili che navigano in acque internazionali per arrivare a città più grandi ma devastate da attacchi terroristici come la Los Angeles del 2025 dove ci si muove tra macerie, uffici e parcheggi sotterranei. Insomma una varietà ed una qualità che rendono queste mappe un’offerta davvero ottima e fanno sentire meno il bisogno di DLC a pagamento per avere un prodotto di qualità e curato che qui invece è disponibile fin da subito.

Forza d’Attacco

- Queste missioni ibrido RTS/FPS non mi hanno convinto subito, ma rigiocandole ho imparato ad apprezzarle soprattutto quando si tratta di attaccare e non di difendere un obiettivo. Il fatto che non siamo obbligati a finirle per avanzare nella storia permette a chi detesta le sperimentazioni di passare oltre, ma per tutti gli altri rappresentano una variante divertente anche se non fondamentale nell’economia del gioco. Bisogna comunque riconoscere ai ragazzi di Treyarch di avere avuto la voglia ed il coraggio di sperimentare ed inserire qualcosa di veramente nuovo per questa serie, e per questo meritano una menzione speciale in questo paragrafo dedicato alle cose che mi sono piaciute di più del gioco.

Replay value

- La campagna di Call of Duty: Black Ops II offre una serie di sfide (10 per ogni livello) davvero impegnative e stimolanti da portare a termine, che difficilmente si possono completate con un solo playthrough. Inoltre le scelte che dovremo fare durante la storia richiedono almeno una seconda campagna per vedere l’esito delle decisioni precedentemente omesse, dato che ricaricando solo una singola missione non si sbloccano gli obiettivi e non si salva nessun progresso nel registro della carriera. Tutto questo si traduce in un prodotto che, alle circa 8 ore richieste per completare gli undici capitoli della campagna a livello normale (a Veterano invece è sempre una sfida più impegnativa e lunga), aggiunge molto altro tempo extra se si desiderano finire positivamente tutte le missioni Forza d’Attacco, provare tutte le scelte possibili e completare tutti gli obiettivi richiesti ad ogni capitolo.

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Odio

Zombi poco convincente

- Prima dell’uscita del gioco, Treyarch aveva pubblicizzato molto la modalità Zombi ed aveva promesso una campagna dedicata che allo stato dei fatti invece non c’è. Intendiamoci, ora Zombi è molto più varia e articolata rispetto alla versione vista in Black Ops due anni fa, ma non si può certo parlare di campagna vera e propria. Ho giocato TranZit sia in modalità cooperativa che competitiva con degli amici per cercare di vivacizzare un po’ le cose, ma il ritmo rimane sempre troppo lento e l’azione non decolla. Forse per colpa di un’atmosfera surreale che avvolge gli scenari in modo quasi onirico, forse per colpa di un gameplay soporifero e abbastanza limitato, fatto sta che Zombi finisce per annoiare abbastanza in fretta e non riesce a coinvolgere come dovrebbe. Anche il pretesto di raccogliere oggetti ed esplorare nuove aree non funziona come dovrebbe e Tranzit sembra non trovare una sua identità precisa, nonostante siano palesi gli sforzi fatti da Treyarch per arricchire anche questa modalità con nuove aggiunte.

Serve un nuovo engine!

- E’ impossibile giocare a Call of Duty: Black Ops II senza provare un forte, fortissimo senso di déjà vu e non parlo di scenari già visti o location inflazionate ma mi riferisco al motore grafico che muove il gioco; è lo stesso delle ultime edizioni e non mostra miglioramenti di sorta. Certo, è innegabile l’abilità di Treyarch nello sfruttare al meglio un engine che ormai mostra il peso degli anni ma che qui viene gestito nel migliore dei modi. Il lavoro artistico è fuori discussione, così come il frame-rate granitico inchiodato a 60 frame al secondo praticamente in ogni situazione, ma proprio ora che le attuali console sono al culmine della loro maturità e l’hardware può essere spremuto al massimo è inconcepibile come un titolo tripla A, campione di incassi e di guadagni in tutto il mondo, non abbia ricevuto gli investimenti necessari per creare un motore grafico nuovo di zecca in grado di rendere maggiore giustizia al lodevole lavoro artistico di Treyarch. Gli scenari all’aperto sono quelli che nascondono meglio certi limiti, ma quando l’ambiente di gioco si ridimensiona è impossibile non notare molte texture slavate o modelli spigolosi degli oggetti visti da vicino, così come rimane il problema della scarsa distruttibilità ambientale con vetrate che non si rompono e sedie incollate a terra, tanto per citare alcuni limiti. Inoltre la scena è spesso sporcata da un aliasing ingiustificato che non dovrebbe più affliggere una produzione del genere.

Tiriamo le somme

Treyarch ci consegna un prodotto davvero ottimo, un’offerta ricca di contenuti a partire da una campagna intensa ed emozionante che da sola vale il prezzo del biglietto. Il multiplayer è il solito, frenetico e divertente come sempre, ma sostenuto stavolta da una serie di mappe tutte azzeccate e riuscite e una serie di novità che vanno a soddisfare anche i giocatori più esigenti e competitivi. Si poteva fare di più per la modalità Zombi ma è un’aggiunta che non toglie nulla al valore del prodotto e comunque è apprezzabile il fatto di aver provato almeno a rinnovare anche questa sezione anche se non con i risultati sperati. Dispiace per un comparto grafico buono ma che non compie quel salto che sarebbe stato lecito aspettarsi dopo due anni di upgrade solo minori. A livello artistico invece c’è poco da recriminare, i ragazzi di Treyarch hanno fatto un ottimo lavoro che trasuda passione da ogni poligono e garantisce una varietà in singolo e in multi davvero sopra le righe. Come per il precedente Modern Warfare 3 credo sia giusto ribadire che, nonostante le novità introdotte, Call of Duty: Black Ops II riamane un gioco che non ha presunzioni simulative ma che anche quest’anno riesce a divertire e coinvolgere con un gameplay sempre veloce e frenetico, ormai, nel bene o nel male, marchio di fabbrica della serie! 9.2

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L'autore

Videogiocatore incallito, quasi maniacale, ha iniziato a 4 anni e sulla soglia dei 40 ancora non accenna a smettere, anzi è sempre più preso da tutto quello su cui appare "premi start!". La stessa passione la nutre per il cinema, la musica e la tecnologia in generale. MX è stato quindi uno step naturale nella sua evoluzione da giocatore a redattore e spera di poter condividere ancora per molto tempo le sue esperienze con gli altri appassionati, almeno fino al calare della cataratta.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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