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Spec Ops: The Line

Recensione - Spec Ops: The Line

Annunciato nel 2009 e rinviato tante di quelle volte da far pensare all’ennesimo vaporware, Spec Ops: The Line fa parte di una serie nata alla fine degli anni 90 e mai decollata. Gli sviluppatori tedeschi Yager cercano ora di cambiare le sorti degli Spec Ops proponendoci un’ambientazione tanto originale quanto affascinante. Leggete la nostra recensione per scoprire se hanno fatto centro.

Il Gioco

Dubai è una città ormai in ginocchio. Milioni di persone risultano disperse a causa di tremende tempeste di sabbia che lacerano le carni e bloccano le vie respiratorie di chi ci si espone in modo diretto; le sabbie hanno coperto interi quartieri, strade e tutte le vie di comunicazione. L’acqua scarseggia, i predoni razziano di tutto ed i sopravvissuti cercano solo la sopravvivenza. Caos ed anarchia regnano nell’ormai sfigurata perla degli Emirati Arabi Uniti. Di fronte ad una catastrofe di tale portata, l’esercito degli Stati Uniti decide di mandare il suo 33° squadrone, un plotone di militari altamente addestrato capitanato dal Colonnello Konrad. La sabbia sembra inglobare tutto e tutti, un intero plotone fa perdere le sue tracce ed il silenzio radio diventa assordante. Ecco allora entrare in gioco noi, la squadra di salvataggio Delta. La nostra sarà una missione di salvataggio alla ricerca di un intero plotone, il suo carismatico Colonnello, qualche superstite e di un misterioso quanto svitato speaker radiofonico che trasmette attraverso mezzi di fortuna. Composta dall’artigliere Adams, dall’esperto di comunicazioni radio Lugo e dal Capitano Walker, personaggio di cui vestiremo gli insabbiati panni, la squadra Delta intraprenderà un viaggio drammatico, moralmente devastante e pieno di scelte a dir poco shockanti, così forti da decidere il finale di questa produzione 2K Games persino dopo i titoli di coda, compresa la sconvolgente scelta da fare nel pazzesco quanto breve epilogo.

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Fin dai primi annunci, Yager ha sempre puntato su una rappresentazione nuda e cruda di questo videogioco, urlando al mondo videoludico la volontà di rappresentare tutta la crudeltà dell’essere umano, le scelte etiche ed emotive da affrontare, l’ansia che si prova nel farle e la psicologia di un gruppo. Già dalla schermata principale, raffigurante un soldato col suo piccolo falò, una bandiera americana ed il distorto suono di una chitarra elettrica che intona l’inno americano, si percepisce un tono malinconico, quasi rassegnato agli eventi che accadranno. Il tutto è condito da una trama intrigante dai risvolti imprevedibili e da una regia di taglio televisivo molto appagante. Una vera chicca all’inizio: mentre muoviamo i primi passi compaiono a schermo i nomi dei protagonisti e proprio all’ultimo, contrassegnato come “ospite d’onore” appare quello della nostra Gamercard. Anche l’immagine del menu principale evolve proseguendo nel gioco, un vero colpo di classe.

Spec Ops: The Line si presenta agli occhi del giocatore come un classico sparatutto in terza persona con un sistema di coperture mutuato da classici come il blasonato Gears of War. Il design degli ambienti è similare, basato su ripari come colonne crollate, carcasse di automobili e coperture che ogni fan del gioco Epic conosce alla perfezione. Oltre alla componente da sparatutto puro, il gioco cerca in qualche modo di diventare un po’ più tattico dandoci la possibilità di impartire facili ordini ai nostri commilitoni. Con il tasto dorsale destro possiamo infatti ordinare il fuoco di soppressione o l’abbattimento di un singolo soldato semplicemente passandoci sopra con il cursore; questo risulta molto utile per alleggerirci il lavoro ma altrettanto importante quando ci troviamo di fronte fanteria con corazze pesanti e postazioni fisse come mitragliatrici. Il fuoco di soppressione alleato ci consentirà di aggirare lateralmente le linee nemiche ed eliminare il mitragliere. Quando invece saremo noi a subire il fuoco nemico, il comando in questione servirà a toglierci dai guai ordinando un immediato lancio di una granata stordente. Questa ci permetterà di eliminare i soldati che stavano avanzando verso il nostro riparo. Originali inoltre le svariate possibilità che avremo per capovolgere le sorti degli scontri osservando l’ambiente: la sabbia può diventare nostra alleata.

Amore

Tecnicamente ottimo

- Non sarà la massima espressione dell’Unreal Engine, ma Spec Ops: The Line è in grado di stupire il giocatore con splendidi panorami, giochi di luce eccelsi ed un'ottima rappresentazione della fisica della sabbia. Il frame-rate è sempre convincente e l’atmosfera toglie il respiro fino ai titoli di coda. Buonissima la varietà degli ambienti, vera incognita di un titolo in cui la sabbia desertica poteva presto stancare l’occhio. A tal proposito vorrei complimentarmi con l’artista che ha disegnato gli schemi della torre radio: poco prima di arrivare alla sala dell’ultimo piano mi sono ritrovato ad ammirare gli eccezionali quadri giganti sui muri. Degne di nota anche le (purtroppo poche) fasi sparatutto dall’elicottero, splendidamente realizzate e da lasciare senza fiato. Un assaggio lo avete avuto già nella demo rilasciata qualche mese fa.

Momenti da ricordare

- Come promesso, in Spec Ops: The Line Yager ha cercato di stimolare tutte le corde emotive di un videogiocatore. I contenuti sono decisamente adulti e le scelte da fare sono moralmente discutibili, strazianti e spiazzanti. Queste influenzeranno la psiche del gruppo ed allo stesso tempo sono capaci di provocare sensazioni di gioia, rabbia, tristezza e paura nel videogiocatore. Per un particolare tema trattato in un capitolo mi ha fatto tornare in mente Homefront, altro gioco in cui si puntava sulle sensazioni forti e la crudezza della guerra.

Colonna sonora eccezionale

- Nonostante sia ambientato in un futuro non ben definito, Spec Ops: The Line punta tutto su splendide canzoni che rimandano agli anni ’70, più vicine al Vietnam che alla guerra del golfo insomma. Artisti come Hendrix, Deep Purple, Black Mountain e The Black Angels vengono lanciati dallo svitato speaker radiofonico e proposte in determinate fasi di scontri, donando al titolo un’atmosfera unica.

Online ben fatto

- Un gioco di cui viene rilasciata una beta multiplayer può definirsi ambizioso. Spec Ops: The Line non fece eccezione ma i risultati non furono soddisfacenti, anzi provocarono nei potenziali clienti sensazioni pessime dovute a molti problemi tecnici. Passata la fase beta e prodotto finito alla mano, ho trovato un gioco dal netcode ottimo, molto divertente e dotato di un sistema di crescita del personaggio classico ma ben realizzato. Si sente la mancanza di una modalità cooperativa online, ma presto dovrebbe arrivare un DLC gratuito con missioni che faranno da prequel alla storia narrata.

Odio

Problemi al motore...

- Intendiamoci, il feeling è ottimo ma ai giocatori più esigenti Spec Ops: The Line potrebbe far storcere il naso. Dal motore Epic eredita qualche magagna come la pesantezza di alcune texture e la sensazione di eccessiva staticità dell’ambiente circostante. Alcune animazioni non convincono appieno, le esplosioni sono visivamente ridicole ed il marcato effetto bloom (la luce che investe un oggetto producendo un bagliore luminoso) che illumina i contorni dei nostri soldati è a volte eccessivo. Sarà un effetto voluto visto il sole desertico, ma era dai tempi di Far Cry 2 che i miei occhi non soffrivano in questo modo. Un leggero aliasing e caricamenti post-mortem decisamente lunghi (una quindicina di secondi con gioco istallato su HD), rovinano un po’ l’atmosfera.

...ed alle casse

- Se da una parte la colonna sonora è fantastica e crea un’atmosfera unica, dall’altra abbiamo una resa secondo sottotono di tutte le armi nessuna esclusa; sembrano più delle armi a salve. Ed il doppiaggio in italiano è ben fatto ma ancora troppo inferiore a quello originale; ogni tanto si ha la sensazione che il nostro amico doppiatore stia leggendo il suo copione senza sapere cosa accadrà in quel momento.

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Sistema di copertura spesso impreciso

- Scordatevi la perfezione di Gears of War, perché in Spec Ops: The Line non troverete la stessa raffinatezza nei controlli. Settando un livello di difficoltà alto oppure arrivando nelle fasi finali a difficoltà normale, i nostri nemici si faranno più temerari e le magagne quando si è in copertura escono fuori, facendo salire la frustrazione a livelli inauditi. Spesso, senza volerlo, il nostro alter-ego staccherà le spalle dal riparo esponendosi al fuoco nemico: un comando per la capriola sarebbe stato perfetto e poteva consentirci di evacuare la zona velocemente.

Corto, troppo corto

- Spec Ops: The Line è un fottuto dispensatore di emozioni e rabbia. L’atmosfera malata e maleodorante di Apocalypse Now rivive anche grazie ad alcuni omaggi al film di Coppola, ma il tutto dura poco. E’ innegabile, Spec Ops: The Line ti prende, ti cattura e ti spinge ad andare avanti anche se sanguini e sei sporco, a cercare la verità e la vendetta a tutti i costi, anche al costo di finire il gioco in una sola, faticosa sessione di 10 ore. Ed è quello che ho fatto io, ma visto l’epilogo e le scelte da fare in totale libertà abbiamo una rigiocabilità alta: questa compensa la brevità della Campagna.

Tiriamo le somme

Spec Ops: The Line è stato una vera sorpresa. Un viaggio sporco, traumatico, sofferente e immorale nella psiche umana. Un’esperienza secondo me da provare, perché molto diversa da quella che offre la maggior parte dei videogiochi in commercio. La breve durata della Campagna è compensata dall’alta intensità della stessa, dall’ottima realizzazione tecnica, dell’online e dalla splendida atmosfera artistica e musicale. Gli annunciati DLC gratuiti porteranno nuova linfa vitale al titolo di Yager ed ai suoi fan. 8.0

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L'autore

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Nasce nel 1979, dopo qualche mese vede Galaxian e da allora è amore per i vg. Da quando negli anni 80 il fratello maggiore acquista un Commodore 64, ha comprato praticamente tutti i videogiochi e le console che poteva permettersi e che ancora conserva gelosamente. Nel 2005 conosce Neural proponendosi come recensore, e da lì in poi oltre ad una collaborazione è nata una grande amicizia.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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