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Brink

Recensione - Brink

Bethesda si appresta a lanciare sul mercato un ambizioso progetto, sviluppato dalla londinese Splash Damage, che punta a rivoluzionare il mondo degli sparatutto in prima persona mescolando oltre alle classiche meccaniche del genere anche quelle del parkour e del gioco di squadra. Scopriamo insieme se Brink ed il suo team di sviluppo abbiano mantenuto le promesse fatte.

Il Gioco

Anno 2045: a causa dello scioglimento dei ghiacciai l’umanità è costretta a rifugiarsi nell’Arca, una gigantesca isola galleggiante che fino a poco tempo prima aveva unicamente ospitato i più famosi scenziati e pensatori del mondo. Ben presto però, visto il sovraffolamento della struttura e le precarie condizioni di vita della popolazione, inizia a farsi strada il malumore e si inizia ad organizzare la Resistenza. Un folto gruppo di cittadini dell’Arca vuole assolutamente fuggire da essa per uscire dall’isolamento in cui è piombato l’intero sistema, e per farlo non potrà far altro che confrontarsi con la Sicurezza, coloro che agiscono per il bene e la salvezza di Ark.

È questa l’atmosfera che ci accompagnerà per tutto il tempo in Brink, un ambizioso progetto nato dalle menti di Splash Damage che mira a rivoluzionare il genere degli sparatutto in prima persona, proponendo un multiplayer ed una campagna completamente incentrati sul lavoro di squadra, con missioni principali da portare a termine insieme ai propri compagni ed obiettivi secondari da poter conseguire individualmente. Il territorio dell’Arca è vasto e variegato, dall’aereoporto della struttura alla popolare “Città contenitore”, dalla Torre di Sicurezza al Centro navale, ed il giocatore sarà chiamato a superare ogni ostacolo che gli si porrà davanti con l’utilizzo del sistema S.M.A.R.T. (in italiano, Movimento Fluido su Territorio Aleatorio) che tramite l’utilizzo di un solo tasto permette al giocatore di muoversi in tutta libertà saltando, arrampicandosi e scivolando, tutto con le semplici movenze del parkour.

Durante lo svolgimento della partite, attraverso l’uso della Ruota Obiettivi ci è possibile individuare le missioni da svolgere e la classe da utilizzare per poterli completare: a seconda della mappa in cui giocheremo ci potrà venir assegnato un obiettivo umano da accompagnare in un determinato luogo, una banca dati da presidiare, una cassaforte da violare, dei documenti da consegnare o degli elementi ambientali da attivare, costruire o abbattere. Per non fallire la nostra missione sarà sempre importante interagire con i nostri compagni e scegliere le classi giuste nel momento giusto.

Tutte le modalità presenti, Campagna, Partita Libera (ad Obiettivi o Cronometrata) e Sfida, sono sempre aperte ad altri agenti online in modo che il giocatore non si trovi mai da solo al fianco dei bot che certamente non potranno risultare mai operativi ed intelligenti quanto un elemento umano. La campagna è strutturata in giorni, quasi come in un diario di bordo, e può essere giocata sia dalla parte della Resistenza che da parte della Sicurezza oltre a particolari missioni denominate “E se…” che riscrivono la storia di un determinato giorno, in modo da variarne le conseguenze. La modalità Sfida è aperta fino ad un massimo di quattro giocatori e ci propone, in mappe alternative, missioni da completare in sequenza entro un tempo prestabilito, mentre il multiplayer classico vede un massimo di 16 giocatori scontrarsi sulle stesse mappe del single player.

Amore

Cooperazione fondamentale

- Brink è un progetto nato per tutti quei giocatori che amano il lavoro di squadra, che hanno dei compagni di gioco fissi con cui divertirsi interi pomeriggi o che fanno parte di un clan e possono quindi organizzarsi al meglio sia per scontri con avversari casuali sia per battaglie contro altri clan. Per realizzare gli obiettivi e le missioni proposte durante ogni partita è necessario che ogni giocatore scelga una classe differente in modo che si completi con il resto della squadra: agendo in questo modo la nostra squadra raramente si troverà in difficoltà, in quanto avremo a disposizione ogni strumento necessario per battere il nemico. È quindi sconsigliato durante i match pensare solo a se stessi, perché questa filosofia non potrà far altro che portare alla morte certa, a svantaggio del nostro team.

Strategia

- Durante le varie partite che ho potuto effettuare sia in single player che in multiplayer, si è sempre rivelato necessario un pizzico di astuzia ed una buona strategia per poter bloccare la squadra avversaria e farci strada nel territorio nemico, che si trattasse di missioni di difesa di obiettivi o che dovessimo prelevare degli oggetti o piazzare delle cariche esplosive. A seconda della mappa in cui giocheremo, sono presenti delle scorciatoie che portano più rapidamente all’obiettivo indicato e che possono essere percorse solo una volta smantellato l’ostacolo che le blocca, oppure se il nostro personaggio è capace di scavalcarlo utilizzando il parkour. Addio, quindi, ai semplici shooter in cui bisogna solo sparare e uccidere per conseguire la vittoria.

Personalizzazione

- La personalizzazione dei personaggi risulta essere l’elemento più riuscito del gioco e forse si tratta di uno degli editor più completi di giochi visti su console. Non tanto per il numero di varianti offerte, quanto per la qualità di queste e della cura maniacale che ha speso Splash Damage nella loro realizzazione. Innanzitutto, dovremo creare e personalizzare ben due modelli, uno che verrà utilizzato per la Resistenza e l’altro per la Sicurezza, ed ognuno di questi avrà opzioni differenti sia nell’abbigliamento, negli accessori, nelle abilità e nei toni di voce. I vestiari proposti non sono mai presenti in unici stili, bensì è possibile cercare il colore più adatto al tipo di personaggio scelto e se vogliamo, anche differenziare totalmente l’abbigliamento tra viso, busto e arti inferiori, con la capacità di creare mille varianti diversi. Inoltre, con l’avanzare del nostro livello e con i punti esperienza guadagnati, è possibile aggiornare i nostri eroi per farli apparire sempre più in forma.

Classi

- Come già accennato all’inizio, per realizzare gli obiettivi e le missioni proposte durante ogni partita è necessario che ogni giocatore scelga una classe differente, in modo che si completi con tutto il resto della squadra. Questo perché le quattro classi disponibili, ovvero Soldato, Agente, Medico, Ingegnere, offrono caratteristiche differenti che torneranno utili alla squadra in qualsiasi momento. Il Soldato è specifico per chi ha uno stile di gioco poco ragionato e più combattivo, grazie alla possibilità di lanciare diversi tipi di granate, di piazzare cariche e rifornire i propri compagni. Il Medico risulta essere la classe più efficace, grazie alla possibilità di rianimare i compagni feriti, di potenziarli con salute extra e di proteggere gli obiettivi umani mantenendo comunque le capacità offensive. L’Agente è invece adatto per giocatori astuti, grazie alla possibilità di rubare il vestiario di un nemico morto e quindi fingersi un membro della squadra avversaria e ad effettuare operazioni di hacking, ed infine l’Ingegnere deve occuparsi della costruzione e smantellamento degli obiettivi. In aggiunta a tutto ciò, è possibile modificare la propria classe a seconda delle esigenze in ogni Avamposto conquistato.

Ambientazioni

- Essendo ambientato nel futuro in uno scenario quasi apocalittico, in cui l’umanità è costretta a rimanere sulla “città galleggiante” Arca, il gioco non poteva che presentare ambientazioni in stile moderno con una palette cromatica fredda, che ricorda quasi alcune location multiplayer di Halo: Reach a cui si uniscono anche mappe dall’aspetto più degradato, ambientate nel territorio della Resistenza. Il comparto tecnico è buono, seppur non manchino difetti grafici evidenti come il ritardo di alcune texture ed elementi a bassa definizione, che comunque non vanno ad inficiare l’esperienza di gioco.

Odio

Campagna deludente

- Sembra quasi che, per creare un’ottima struttura multiplayer, il team di sviluppo abbia deciso di sacrificare l’intera trama del gioco a favore di un single player completamente incentrato sulla cooperativa. Peccato che la campagna non sia altro che la ripetizione del multiplayer al quadrato, visto che è possibile giocarci sia dal punto di vista della Resistenza che di quello della Sicurezza, con i medesimi obiettivi e le stesse missioni, anche se presentate nell’ordine corretto. Non ci sono location alternative, non ci sono personaggi chiave, non ci sono dialoghi differenti, non c’è una vera e propria storia. Questo è il più grave difetto: la mancanza di una storia impegnata, capace di coinvolgere il giocatore nella fuga o nella salvezza dell’Arca. Brink non è stato minimamente sfruttato da questo punto di vista, tutto il suo potenziale è stato volutamente ridimensionato, forse per le poche risorse o forse perché non ce n’era semplicemente il desiderio: non era possibile riportare gli stessi elementi cooperativi che contraddistinguono il titolo in una campagna non banale e degna di questo nome?

Doppiaggio on the road

- Accanto ad una campagna non certo basata sull'immersione in una storia forte e cinematografica, troviamo un doppiaggio italiano amatoriale, forse uno dei peggiori degli ultimi tempi se non si vuole considerare il recente Mortal Kombat. Voci completamente inadeguate ai personaggi rappresentati, ridicole nel loro tono di voce, mal sincronizzate con il labiale, comiche a tratti. Non sono doppiatori professionisti, probabilmente nemmeno hanno frequentato corsi di dizione o recitazione e, se si vuole pensare a male, qualche voce potrebbe provenire anche dall’estero. Un lavoro talmente pessimo che merita di essere inserito tra le altre famigerate localizzazioni italiane.

Campeggio

- Un fenomeno che purtroppo è parte integrante dell’online gaming è il campeggio, ovvero l’appostamento di un giocatore, o in questo caso, di intere squadre per un tempo lungo in un luogo che gioca a suo o a loro favore. In questo caso, il gioco offre anche una scusante visto che per proteggere degli obiettivi o per impedire agli avversari di passare in una determinata zona è necessario che l’intero team si apposti e faccia da scudo. Queste situazioni non fanno altro che rendere nervoso il giocatore e rovinare l’esperienza complessiva.

Ripetitivo

- Brink verrà probabilmente presto abbandonato dai giocatori se gli sviluppatori non contribuiranno a supportarlo con delle espansioni che amplino le varianti della partita. Le mappe sono poche e le missioni ad esse legate sono sempre le stesse, seppur possono essere proposte in tempi differenti. La noia quindi vi assalirà presto se abuserete del titolo: dopo qualche settimana è consigliabile alternarlo con altri giochi in modo che non risulterà mai poco appagante o troppo ripetitivo.

L’innovazione che non c’è

- Durante le ore di gioco passate in compagnia di Brink non mi è mai passato per la mente di pensare al termine “innovazione”: le meccaniche di gioco sono solide, sono presenti delle classi ognuna delle quali ha delle caratteristiche differenti, e questo non risulta altro che un ampliamento di quanto già visto in altri giochi che puntano all’azione di squadra; gli obiettivi da conseguire sono sempre esistiti e caratterizzarli differentemente o renderli delle semplici mini missioni di certo non rivoluziona l’esperienza di gioco; il parkour e il sistema S.M.A.R.T. non sono così eccezionali o tali da modificare radicalmente le meccaniche di gioco e di certo non bastano per cambiare le carte in tavola; comparto tecnico nella media delle produzioni moderne. Nessuna traccia di innovazione: tutti concetti ben collaudati, mescolati ed ampliati ad arte.

Tiriamo le somme

Brink non è uno sparatutto per tutti, come recita anche il gioco stesso: è un titolo pensato esclusivamente per chi ama il lavoro di squadra, per chi ha dei compagni di gioco fissi o un clan con cui divertirsi. Le meccaniche di gioco sono solide, le classi offerte sono varie e fanno la differenza sul campo di battaglia, e durante tutte le partite c’è una missione da portare a termine, un’obiettivo preciso, a differenza di altri shooters. Il titolo di Bethesda purtroppo non è stato sfruttato al massimo, vista l’assenza di una vera e propria campagna che sappia trasmettere al giocatore emozioni forti, complice anche uno dei peggiori doppiaggi della storia videoludica, e se gli sviluppatori non sapranno offrire il giusto supporto potrà presto risultare noioso. L’acquisto va quindi attentamente valutato: chi cerca un multiplayer cooperativo da giocare con i propri amici ha trovato pane per i propri denti, al contrario chi desiderava una storia corposa o un multiplayer con numerose modalità ne rimarrà probabilmente deluso. 7.0

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