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Call of Duty: Black Ops

Recensione - Call of Duty: Black Ops

Dopo il Modern Warfare 2 di Infinity Ward, tocca a Treyarch uscire dall'ombra rimettendosi al timone della serie Call of Duty: la "squadra B" di Activision ha il difficile compito di confrontarsi con l'enorme successo del predecessore, mantenendo alto il livello qualitativo della serie. Vediamo nella nostra recensione di Call of Duty: Black Ops se ci sono riusciti.

Il Gioco

Seguendo il trend avviato da Infinity Ward con i due Modern Warfare, anche i Treyarch con Call of Duty: Black Ops abbandonano finalmente gli scenari della Seconda Guerra Mondiale che ormai non avevano più di nulla da raccontare in termini di novità o innovazione. Allo stesso tempo però non entrano in diretta competizione con il brand MW, portandoci in un periodo storico di indubbio fascino: quello della guerra fredda, coprendo una serie di guerre più o meno nascoste e operazioni sotto copertura, dai tempi del Vietnam in poi.

La storia si svolge in un lasso di tempo che va dal 1961, con la tentata invasione di Cuba nella famosa operazione “Baia dei Porci”, al 1968, ovvero nella fase più calda della guerra fredda. Il protagonista in cui ci immedesimiamo è il soldato speciale Alex Mason, appartenente ad un gruppo dell’esercito americano specializzato in operazioni segrete. Il gioco inizia in una maniera decisamente atipica: ci troviamo infatti legati ad una sedia con tanti televisori davanti a noi, sui quali scorre una sequenza di numeri di cui non si conosce il significato. Siamo sotto interrogatorio e sin da subito appare evidente che tutto il titolo sarà giocato come una serie di flashback nei ricordi del protagonista, che ha partecipato ad operazioni in locations di tutto il mondo come USA, URSS, Laos, Vietnam e Kowloon.

Il nemico pubblico di turno questa volta è Nikita Dragovich, un veterano dell’armata rossa che tradendo il suo paese è entrato in possesso di una devastante arma biochimica chiamata Nova Six sviluppata dal Terzo Reich durante il secondo conflitto mondiale. Nei panni di Mason siamo quindi incaricati di debellare questa minaccia, in una storia che ci porterà a visitare diversi scenari bellici. Questa la linea narrativa del gioco, che sarà arricchita e resa interessante da numerosi colpi di scena.

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Il gioco riprende le meccaniche di gameplay che tanto successo hanno dato alla serie: ci troviamo alle prese con un FPS frenetico e adrenalinico, dove l'azione pura si miscela a sequenze più o meno scriptate altamente spettacolari, con un occhio di riguardo alla cinematograficità anche grazie all'ottima colonna sonora. Gli scontri risultano sempre molto vari grazie all’enorme numero di armi recuperabili sul campo, delle quali esistono più varianti, con ottiche e accessori sempre diversi, e che offrono effetti sonori ottimamente campionati. I combattimenti si svolgono tra le ambientazioni più varie, da foreste rigogliose a piovosi villaggi costruiti su palafitte, fino ad arrivare a luoghi che hanno fatto la storia come Cuba, Kowloon o Hue City.

La storia si sviluppa su un totale di 16 missioni, e giocandola a livello normale sono necessarie più o meno 6 ore per portarla a termine. Ovviamente settando la difficoltà a esperto o veterano la sfida si farà più impegnativa e duratura. L’IA nemica già a livello normale mi è sembrata discretamente sviluppata mentre a livello veterano la sfida diventa davvero impegnativa e giocabile solo dai più esperti e soprattutto pazienti, dato che basta un proiettile per abbatterci.

Gran parte dell'esperienza di CoD è da sempre basata sul multiplayer, componente che molti reputano per questa serie anche più importante del single-player: Call of Duty: Black Ops non fa eccezione, con novità davvero sostanziose. La prima è Ante Up, che contiene quattro nuove modalità chiamate Gun Game, Stick and Stone, One in the Chamber e Sharpshooter, ognuna delle quali con regole bene precise. In One in the Chamber, ad esempio, abbiamo solamente pistola, coltello, tre vite e un solo proiettile in canna, che ci verrà restituito solo se lo useremo per uccidere un nostro nemico. In Gun Game invece ad ogni kill ci viene cambiata l’arma: vince il primo che uccide gli avversari con tutti e 20 i tipi di armi disponibili. Modalità che sono risultate molto divertenti ed estremamente giocabili.

Ma la grande novità del gioco riguarda i CoD Credits, una moneta virtuale usata per comprare qualsiasi tipo di oggetto. I livelli di esperienza rimangono e servono per sbloccare le varie armi, perk o killstreak, ma possono essere effettivamente usati solamente una volta che li avremo acquistati con i crediti di gioco. Questo sistema aumenta ulteriormente la personalizzazione del personaggio, dato che il giocatore sarà invogliato a spendere crediti – guadagnati durante il gioco – solamente per gli oggetti o le armi che preferisce. Altra interessante novità è data dalla possibilità, finalmente, di giocare in split-screen online con un amico. Infine troviamo la modalità Cinema, che ci permette di registrare i momenti salienti delle nostre partite e condividerli con i nostri amici sul sito del gioco.

Dopo aver provato per un discreto periodo di tempo la modalità multi del gioco, ho notato come il tutto sia tarato per rendere più livellata e bilanciata l’azione di gioco. L’inserimento di alcuni perk e la rimozione di alcune killstreak – come la bomba atomica – rendono il gameplay multiplayer sicuramente più omogeneo, creando meno disparità tra i videogiocatori. Non ho purtroppo potuto testate la qualità del net-code, visto che la prova si è svolta in rete locale con altri giornalisti.

A tutto questo vanno aggiunti l’ormai famosa modalità zombie, che ci viene riproposta in maniera del tutto simile a quanto avevamo visto in World at War con l’aggiunta di 3 nuovi livelli, e il Combat Training che ci permette finalmente di provare le modalità multiplayer contro nemici controllati dall'IA.

Amore

Accuratezza storica

- Quello che colpisce fin dall’inizio è l’accuratezza storica con cui gli scenari sono stati ricostruiti. Senza entrare troppo nei particolari, pur trattandosi di una storia di fantapolitica il mondo in cui veniamo immersi è contornato da figure storiche realmente esistite che aggiungono quel tocco di realtà che di sicuro non guasta. Verso l’inizio del gioco, ad esempio, visitiamo il pentagono: l’accuratezza con cui sono state ricostruite le varie stanze dello stabile è veramente certosina.

Narrazione

- La trama è scritta e raccontata molto bene, rendendo Call of Duty: Black Ops ancor più coinvolgente dei precedenti episodi della serie. Pur trattandosi di un titolo action a tutti gli effetti, il writer di Treyarch – con il quale ho avuto il piacere di chiacchierare mentre provavo il gioco presso Activision – è riuscito ad inserire elementi da thriller psicologico, con un finale davvero a sorpresa. Quello che più fa piacere inoltre è che la trama funziona. Per tutta la durata della campagna single player non ci sarà mai un momento in cui percepiremo un calo di ritmo. La tensione rimane sempre alle stelle, con continui colpi di scena che ci spingeranno sempre più al limite.

Level design

- Il level design di Call of Duty: Black Ops si assesta su livelli di assoluta eccellenza. Pur rimanendo sempre costretto all’interno di strade predefinite per via dei vari eventi scriptati script che sono inseriti in momenti chiave della storia, il gioco cerca di offrire approcci diversi ad ogni livello, permettendoci di scegliere strade diverse. Inoltre tutto sembra essere sempre al posto giusto: casse, barili e trincee non sono mai messi lì per caso e tutto può tornare utile sia per creare dei diversivi oppure semplicemente per ripararci dal fuoco nemico. Apprezzabile anche lo sforzo di cercare di rendere un po’ più interattivo quello che ci circonda: anche se da questo punto di vista c'è ancora molto da fare, ora ci sono molti più oggetti distruggibili, dando un senso positivo di confusione all’interno dei livelli e rendendo leggermente più reali le sparatorie.

Grafica

- Ultima ma non ultima, la resa di Call of Duty: Black Ops riesce a superare spesso quanto visto in Modern Warfare 2. I modelli poligonali dei nostri compagni e dei nemici si attestano su livelli altissimi, con texture molto definite e un espressività facciale mai così buona in un titolo della serie. Come se non bastasse, gli effetti particellari e le esplosioni in particolar modo sono resi in maniera molto realistica.

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Odio

Checkpoint

- Un difetto che ho riscontrato riguarda i checkpoint, veramente mal distribuiti. Se malauguratamente doveste morire all’interno di un livello, molto spesso vi capiterà di dover rigiocare buona parte dello stesso. Cosa che alla lunga, specialmente ai livelli difficoltà più alti, può essere frustrante.

Niente co-op

- In tutto questo oceano di novità sono rimasto un po’ deluso dal fatto che sia stata eliminata quella che fu una delle novità più belle di Modern Warfare 2, ossia la cooperativa a due giocatori nella modalità Spec Ops.

Campagna troppo breve

- Si tratta sicuramente di un problema minore visto che multiplayer, modalità Zombie e Combat Training terranno vivo il gioco nelle vostre console per molte decine d'ore. Ma se acquistate il titolo unicamente per viverne la bella storia in singolo, tenete in considerazione che a livello normale dopo 6 ore sarà tutto finito.

Tiriamo le somme

Con Call of Duty: Black Ops, Treyarch esce finalmente dall'ombra di Infinity Ward realizzando un titolo per molti versi migliore del precedente episodio della serie, che già rappresentava un vero capolavoro. Ci ritroviamo con un titolo epico, ricco di personalità e con una trama finalmente ben raccontata e degna di un film hollywoodiano, senza contare le tante possibilità di divertimento single e multiplayer al di fuori della campagna. Consigliatissimo. 9.7

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L'autore

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Nel 1990 gli viene regalato un commodore 64 e da quel giorno capisce che i videogiochi saranno il suo futuro. A distanza di anni, nonostante ripetute richieste di "trovarsi un lavoro serio", continua a barcamenarsi nel campo del giornalismo videoludico. Collaboratore di MX dal 2006 è uno strenuo sostenitore della filosofia "il primo amore non si scorda mai".

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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