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Vanquish

Recensione - Vanquish

Arriva finalmente il nuovo titolo di Platinum Games, già creatori dell’acclamato Bayonetta, che questa volta hanno messo tutto il loro talento al servizio del genio creativo di Shinji Mikami, autore della storica serie Resident Evil e qui presente in veste di direttore creativo del gioco. Vediamo allora se questa accoppiata, vincente sulla carta, si è rivelata davvero azzeccata anche nella realtà e se Vanquish sia riuscito a bissare i risultati ottenuti nella passata stagione dalla famosa sexy streghetta.

Il Gioco

In un futuro non troppo lontano, le risorse energetiche iniziano a scarseggiare e per trovare fonti alternative gli Stati Uniti costruiscono una stazione orbitale, denominata Providence, dotata di un mega generatore ad energia solare dal quale ricavare nuove possibilità di sviluppo. Purtroppo però questa stazione viene presa e manipolata da una forza armata sovietica chiamata Ordine della Stella Russa che, dirottando il potente raggio di energia su San Francisco, distrugge la grande metropoli americana come primo avvertimento, promettendo di fare lo stesso con New York se il Governo degli Stati Uniti non si arrenderà.

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A questo punto la DARPA, un dipartimento di ricerca e difesa statunitense, decide di mandare il soldato Sam Gideon a tentare di risolvere la situazione, armato della nuova tuta ARS progettata dallo scenziato Francise Candide, sfortunatamente anch’egli sulla stazione orbitale prigioniero delle forze russe. La tuta è un concentrato di tecnologia bellica e rende Sam una vera macchina da guerra, ma nonostante questo, durante la sua missione, sarà affiancato da alcune squadre dell’esercito che gli daranno un concreto supporto per riuscire a debellare la minaccia sovietica. Ben presto scopriremo però che Sam non è l’unico ad avere una tuta ARS, perché il Dottor Candide è stato costretto con la forza a crearne un’ altra per il leader dell’Ordine Victor Zaitsev, colui che è a capo anche dell’esercito di mech e robot contro i quali dovremo scontrarci per riuscire riprendere il comando della Providence e salvare New York dall’imminente distruzione. A dare una mano al nostro Sam ci saranno spesso le istruzioni di un membro della DARPA, Elena Ivanova, che ci aggiornerà sulla situazione, fornendoci indicazioni sul da farsi e sui nemici che incontreremo.

Vanquish si presenta quindi come un action game fantascientifico in terza persona, in cui la collaudata formula cover and shoot è predominante, nonostante l’azione sia resa molto frenetica dai reattori installati sul dorso della tuta e che permettono a Sam di effettuare dei brevi ma rapidissimi spostamenti per raggiungere velocemente una copertura o per aggirare il nemico. Inoltre un sistema denominato AR può rallentare l’azione per qualche istante dandoci la possibilità di schivare i colpi, mirare con più cura e distruggere i nemici anche nelle situazioni più caotiche. Questo sistema si attiva in automatico quando siamo feriti gravemente, oppure può essere attivato manualmente tenendo però presente che durante i tempi di ricarica Sam rimarrà esposto al fuoco avversario perché impossibilitato ad effettuare qualsiasi tipo di spostamento rapido o rallentamento. L’arsenale a nostra disposizione si compone di nove armi diverse tra le quali troviamo, oltre a quelle classiche come il fucile d’assalto, il fucile da cecchino e il lanciarazzi, un laser ad agganciamento multiplo di bersagli, una pistola ad onde elettromagnetiche e una spara-lame utilissima per tagliare gli arti inferiori dei mech che incontremo.

Amore

Adrenalina e azione allo stato puro

- La caratteristica vincente di Vanquish è sicuramente l’ottima giocabilità e l’enorme coinvolgimento che si prova fin dai primi istanti di gioco. Non ci sono mai momenti tranquilli, il ritmo è serratissimo dall’inizio alla fine. La sensazione di trovarsi in mezzo alle varie battaglie è fortissima e non ci si sente mai al sicuro, nemmeno dietro ai ripari più grandi e all’apparenza solidi, ma che in realtà crollano inesorabilmente sotto i colpi dei laser o dei missili più potenti. Anche i nemici più semplici possono causare parecchi problemi quando, ad esempio, mezzi distrutti e ormai spacciati, si trascinano veloci verso di noi come dei kamikaze pronti a detonare all’impatto, con una potenza in grado di ucciderci all’istante, senza ulteriore preavviso. Vanquish richiede quindi, oltre ad una buona mira, anche dei riflessi pronti per evitare una fine prematura e una discreta dose di tatticismo anche nelle situazioni più frenetiche, perché l’uso ragionato dell’AR è fondamentale per rallentare l’azione al momento giusto e rimanere vivi in mezzo alla pioggia di proiettili che costantemente si abbatte su Sam e sui soldati dell’esercito alleato.

Spettacolo pirotecnico

- Il comparto grafico di Vanquish è, insieme alla frenesia dell'azione, la punta di diamante della nuova produzione Platinum Games; la tuta ARS è curata in ogni dettaglio, così come i movimenti del nostro eroe e dei vari nemici. Ma le animazioni raggiungono il top durante i vari scontri con i robot ed i mech più grandi che compongono i boss di metà e fine livello: certe trasformazioni lasciano davvero a bocca aperta per la fluidità e la mole spesso gigantesca di alcuni mostri d’acciaio. L’uso degli effetti particellari come esplosioni, scariche elettriche, fumo e scintille è quasi esasperato e satura ogni scena senza però provocare il minimo rallentamento, segno evidente della massiccia solidità del motore di gioco anche quando sullo schermo non c’è nemmeno un centimetro vuoto. Durante i rallentamenti dell'AR poi si ha l’opportunità di ammirare ancora meglio il mecha-design che caratterizza ogni nemico e la miriade di effetti che circondano Sam, compresi quelli generati dalla tuta stessa. Ottimo anche il level-design, che seppur caratterizzato da aree mai troppo grandi e sempre nettamente delimitate, bene si presta alla struttura del gioco e non risulta mai piatto o forzato. Meritano una citazione a parte le armi e soprattutto il modo in cui queste si materializzano tra le nostre mani, pezzo dopo pezzo come dei piccoli Transformers con un effetto davvero bello e convincente.

Un perfetto mix di divertimento ed impegno

- Nonostante Vanquish presenti un gameplay classico con poche innovazioni che ruotano tutte intorno alla tuta ARS e non inventa niente di rilevante in termini di giocabilità, il gioco riesce a divertire e non risulta mai banale o monotono, complice anche la possibilità di pilotare alcuni mech o i vari livelli su monorotaie ad alta velocità che si alternano di tanto in tanto. Bastano pochi minuti per padroneggiare completamente la tuta ARS e le sue funzioni e sentirsi subito a proprio agio sul campo di battaglia; per godersi veramente il gioco consiglio comunque di iniziarlo subito a livello difficile, perché a normale può risultare poco impegnativo mentre aumentando la difficoltà Vanquish assume tutto un altro spessore e ripaga il giocatore con immense soddisfazioni, specialmente quando si riescono a sconfiggere gli enormi e frequenti boss dopo scontri lunghi e spettacolari. Nonostante non siano possibili upgrade della tuta, è invece possibile raccogliere dei potenziamenti per aumentare il volume di fuoco e il numero di munizioni di tutte le armi per rendere il nostro arsenale sempre più devastante. Non manca infine l’implementazione di sporadici quick-time events inseriti molto bene nel contesto e dosati con intelligenza, senza abusarne.

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Odio

Trama banale

- L’aspetto più debole di Vanquish è sicuramente la storia narrata e i suoi personaggi. Lo stereotipo dei russi cattivi che attaccano gli americani è talmente inflazionato che ritrovarlo in una produzione contemporanea mi ha fatto davvero sorridere; purtroppo anche i dialoghi sono pieni di luoghi comuni e cliché sentiti e risentiti in tanti film filoamericani degli anni ottanta, e solo verso la fine del gioco si nota un leggero miglioramento della trama. Il doppiaggio, completamente in italiano, è nella media ma i dialoghi non offrono spunti interessanti e tutte le vicende narrate sono solo un pretesto per mettere in atto una battaglia dopo l’altra, senza mai coinvolgere o emozionare realmente il giocatore. Anche il nostro Sam manca di carisma e dà il meglio si sé quando la maschera della tuta è chiusa ed inizia a combattere, invece di parlare o fumare decine di sigarette tra un livello e l’altro.

Intenso ma breve

- Vanquish si compone di cinque atti, ognuno dei quali è suddiviso in varie missioni per una durata compresa tra le 7 e le 9 ore, a secondo del livello di difficoltà scelto; in questo conteggio non rientra ovviamente la modalità facile automatico che, come in Bayonetta, permette anche ai giocatori alle primissime armi di finire il gioco senza alcun problema. Una volta terminato il gioco si sblocca un nuovo livello di difficoltà e una serie di Sfide Tattiche che consistono in cinque stage in cui si devono affrontare diverse ondate di nemici sempre più forti per confrontare poi il punteggio con quello della community attraverso le classifche del Live. Niente multiplayer quindi e un fattore rigiocabilità davvero basso, dedicato fondamentalmente solo agli hard-core gamers.

Tiriamo le somme

La collaborazione tra Platinum Games e Shinji Mikami ha prodotto un ottimo action che, senza stravolgere le meccaniche rodate di questo genere, riesce a intrattenere e divertire il giocatore con una serie di scontri spettacolari senza mai cali di ritmo o qualità. Il comparto tecnico è di primissimo ordine ed offre, oltre ad un frame-rate granitico, delle battaglie impressionanti con robot e mech giganti che affollano la stazione orbitale Providence e che da sole valgono il prezzo del biglietto. Peccato solo per la durata esigua dell'avventura e per la trama davvero scontata e banale, che non riesce mai ad emozionare né ad interessare veramente; per il resto il gioco è caldamente consigliato a tutti gli amanti degli action games puri che vogliono una sana dose di adrenalina e divertimento. 8.5

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L'autore

Videogiocatore incallito, quasi maniacale, ha iniziato a 4 anni e sulla soglia dei 40 ancora non accenna a smettere, anzi è sempre più preso da tutto quello su cui appare "premi start!". La stessa passione la nutre per il cinema, la musica e la tecnologia in generale. MX è stato quindi uno step naturale nella sua evoluzione da giocatore a redattore e spera di poter condividere ancora per molto tempo le sue esperienze con gli altri appassionati, almeno fino al calare della cataratta.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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