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Quantum Theory

Recensione - Quantum Theory

La Terra sta vivendo un periodo alquanto difficile: sulle tinte di uno scenario post-apocalittico, un’ambigua torre “vivente” si è eretta dal nulla portando con sé un’invasione di distruzione ed orrore cui è necessario porre fine una volta per tutte, per la speranza dell’umanità intera. Chiunque di voi abbia già vestito i panni di un COG a caccia di Locuste si senta chiamato in causa: Quantum Theory mette il destino del mondo nelle vostre mani, o meglio, sulla punta della vostra arma da fuoco...

Il Gioco

Quantum Theory è uno sparatutto in terza persona che trae ispirazione dal videogioco che oggi rappresenta l’icona indiscussa di questo genere, cioè Gears of War di Epic. Il conflitto messo in scena nel titolo di Tecmo-Koei prende vita dalla fantomatica apparizione di una enorme torre vivente, presumibile fonte di un’invasione di strane creature che sta attanagliando la Terra: il nostro alter-ego, un nerboruto giovane di nome Syd, si trova nel bel mezzo della battaglia con lo scopo primo di non farsi sopraffare dal nemico, scoprendo di essere in realtà legato a doppio filo con gli avvenimenti che stanno accadendo. Addentrandosi nella trama di gioco si evince che in un mondo nemmeno troppo lontano dai giorni nostri, l’umanità si è suddivisa in colonie per via del sovraffollamento globale, nel tentativo di trovare un modo migliore per lo sfruttamento delle risorse, ormai giunte agli sgoccioli. Le diverse colonie della Terra forniscono perciò le proprie milizie per affrontare questa battaglia: Syd non sarà pertanto solo nella sua campagna ma verrà, in alcune situazioni, affiancato da compagni di guerra conosciuti all’istante.

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Facendo tesoro delle peculiarità del titolo di Epic, Quantum Theory impernia il suo gameplay sul binomio fuoco-copertura: per farsi strada tra i nemici che pervadono lo scenario è dunque fondamentale fare proprio e spremere a fondo questo sistema di gioco, basato sulla ricerca di un punto di copertura per poi successivamente scaricare piombo verso il nemico.

Le meccaniche di gioco di Quantum Theory appaiono in tal modo molto simili a quelle sperimentate in Gears of War, alle quali si aggiungono delle varianti dettate dalle scelte concettuali che caratterizzano il gamplay del titolo di Tecmo. Al di là dei compagni di guerra prima menzionati, Syd conoscerà presto Filena, una ragazza tanto snella e agile quanto enigmatica e dalle provenienze tutt’altro che conosciute, che rappresenta a conti fatti un valido aiuto: Syd può difatti sfruttare l’agilità di Filena lanciandola direttamente contro il nemico. La ragazza metterà così in scena la sua esperienza e la sua bravura con le armi bianche: l’effetto sorpresa o, più semplicemente, di infastidimento provocato da questa mossa può rappresentare un punto a favore nell’offensiva della coppia. Assieme a Filena è inoltre possibile prodursi nell’esecuzione di alcune combo: in questo caso Syd si prodigherà nello sferrare pugni, mentre Filena farà sempre buon uso della propria lama. Nel caso in cui Filena dovesse venire ferita dal fuoco nemico, sarà nostra cura correre in suo soccorso: la morte di uno dei due membri corrisponde difatti ad un inesorabile game over.

D’altro canto, è lo scenario stesso a costituire parte delle peculiarità di Quantum Theory: proprio perché vivente, la Torre in cui è ambientato il gioco è caratterizzata da pareti e manufatti in grado di spostarsi, muoversi e, più in generale, modificare il design e la morfologia delle ambientazioni, così da far apparire (o sparire) punti di copertura importanti da cui poter successivamente fare fuoco.

Il titolo di Tecmo-Koei affianca alla modalità di gioco principale, la campagna single-player, alcune modalità multiplayer: dal classico tutti contro tutti allo scontro a due squadre, fino ad arrivare al team-battle in cui è necessario eliminare (e al tempo stesso proteggere) il leader di squadra per vincere il match. Quantum Theory è infine localizzato in italiano per quanto riguarda il testo a schermo e i sottotitoli dei dialoghi, doppiati in lingua inglese.

Amore

La Torre vivente

- Se da un parte i personaggi di gioco devono molto, in quanto ad immagine ed iconografia, alle caratteristiche dei COG di Gears of War, dall’altra lo scenario di gioco di Quantum Theory appare adeguatamente caratterizzato: la Torre vivente, dentro la quale passeremo gran parte della campagna, offre difatti degli scenari interessanti, impreziositi dal cambiamento morfologico in atto in alcune circostanze. Essendo difatti un organismo vivente, la Torre reagisce alla presenza di ostili con una sorta di difese immunitarie, rappresentate dai nemici e, appunto, dalla modificazione dell’ambiente di gioco che va pertanto a creare (o eliminare) punti di copertura utili per affrontare i nemici.

Stimolo sensoriale

- Quantum Theory è dotato di un impianto grafico di tutto rispetto: benché non faccia gridare al miracolo, il comparto estetico è difatti indubbiamente buono. Dalle animazioni ben realizzate dei personaggi al discreto livello di dettaglio delle ambientazioni di gioco, l’impatto sensoriale che offre Quantum Theory è in grado di regalare soddisfazioni all’occhio e all’orecchio. Le tinte di colore utilizzate riescono inoltre a donare un aspetto dark-futuristico allo scenario che si addice alla produzione globale del titolo di Tecmo-Koei.

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Odio

Stessa tattica, dall’inizio alla fine

- Il difetto che attanaglia maggiormente Quantum Theory riguarda purtroppo proprio il gameplay, incredibilmente ripetitivo nelle sue meccaniche: ho passato difatti la manciata di ore necessarie per portare a termine la campagna mettendo in atto sempre il medesimo sistema di gioco. In poche parole, avanzamento, copertura e fuoco diretto in maniera reiterata dall’inizio alla fine: nonostante la buona idea di introdurre uno scenario parzialmente movimentato dal cambiamento morfologico, il gameplay di Quantum Theory resta ancorato alle meccaniche prima menzionate, senza evidenti possibilità strategiche differenti, sia per l’inutilità che riscontrerebbero sul campo sia per via di un’intelligenza artificiale poco convinta e ancor meno stimolata dai movimenti del giocatore. Ne consegue un’esperienza di gioco lineare e, ovviamente, ripetitiva, tanto da arrivare ad essere a lungo andare frustrante. Il gioco in multiplayer non aggiunge molta linfa vitale alla produzione, poiché parco in fatto di modalità e mappe disponibili.

La fatica di sparare

- La giocabilità di Quantum Theory è tutt’altro che abbordabile: inizialmente ho pensato che sarebbe stata necessaria la dovuta pratica, ma in realtà così non è stato per una serie di diverse motivazioni. Dal sistema di copertura che non sempre funziona come dovrebbe alla difficoltà di movimento e, soprattutto, di calibrazione della mira, prendere confidenza con il sistema di controllo del titolo di Tecmo-Koei si rileva un’impresa indubbiamente ardua. Anche l’introduzione della possibilità di effettuare combo con Filena non trova adeguato compimento nell’azione di gioco, perché difficile da mettere in atto e poco produttiva rispetto all’affidamento alle armi da fuoco. L’idea di aggiungere inoltre la componente platform in alcune sezioni non si rileva infine azzeccata: saltare da una piattaforma all’altra corrisponde il più delle volte a cadere nel vuoto per la difficoltà nel dosare tempismo e direzione al salto. Da tutto ciò ne deriva una giocabilità che mi è apparsa eccessivamente macchinosa, poco malleabile e, in definitiva, ostica da padroneggiare.

E il carisma dov’è?

- La volontà di attingere a piene mani dal capolavoro di Epic, Gears of War, non è di per sé una cattiva idea, anzi: il fatto è che Quantum Theory lo fa senza riuscire a rendere dovutamente interessanti le componenti che lo caratterizzano, eccezion fatta per il solo scenario di gioco. Da Syd ai nemici, tutto appare privo di carisma e di peculiarità proprie, peccando pertanto in termini di banalità e cadendo in sensazioni di déjà-vu.

Tiriamo le somme

L’idea di riproporre il gameplay che tanto ha fatto fortuna con Gears of War è certamente da accogliere con esultanza: il fatto è che Quantum Theory, oltre a peccare in quanto a carisma e caratterizzazione, fallisce anche in termini di gameplay, risultando da una parte ripetitivo e frustrante e, dall’altra, ostico da padroneggiare nelle sue pur semplici meccaniche di gioco. Lo scenario particolare e il buon comparto estetico di cui è dotato non sono del resto in grado di risollevare le sorti globali della produzione: chi ha amato vestire i panni di un COG in Gears of War e voglia gettarsi nuovamente in un conflitto che ne ricalca le caratteristiche può dare una chance al titolo di Tecmo-Koei, a patto che sia ben conscio che l’esperienza che vivrà non sarà assolutamente paragonabile a quella già sperimentata con il capovaloro di Epic. 5.0

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