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Life is Strange: True Colors
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Recensione - Life is Strange: True ColorsXbox Series X | S Xbox OneGame

Dopo averci emozionato con il prequel Life is Strange: Before The Storm, i ragazzi di Deck Nine raccolgono da Dontnod il testimone dello sviluppo della serie, offrendoci con Life is Strange: True Colors storia e personaggi nuovi di zecca. Scopriamo con quali risultati.
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Il Gioco

Quando abbiamo a che fare con una serie di successo, non è sempre facile dare fiducia a degli autori completamente nuovi visto che il rischio di una produzione non all'altezza di quelle passate è sempre alto. La serie Life is Strange si è imposta nelle community di videogiocatori per una spiccata narrativa, capace di esplorare i meandri più profondi delle personalità di chi li gioca e mettendo in risalto un taglio in stile Serie TV, utile a invogliare il giocatore nel proseguire attraverso dei cliffhanger ben orchestrati. Il primo Life is Strange è un piccolo capolavoro, c’è poco da discutere: la storia è interessante, i personaggi scritti benissimo ed è tutto concentrato per offrire un mix di emozioni uniche. Il successo è arrivato, e Square Enix non poteva rimanere con le mani in mano, così chiese a Deck Nine un piccolo spin-off basato sulla storia di Chloe Price, prequel del primo Life is Strange. Il risultato è stato piacevole, un buon gioco che ha saputo presentare bene alcuni dei personaggi visti nel capitolo precedente e ha anche mostrato chi era Rachel Amber, con una scrittura davvero interessante di un personaggio di cui si parla solamente. Nessun passo falso, ma tutti aspettavano il ritorno degli autori originali per l’incredibile successo del primo capitolo. Purtroppo però Life is Strange 2, seppur valido, non ha saputo replicare appieno il successo e le sensazioni del primo titolo, perdendo soprattutto quel senso di empatia con i protagonisti che invece il primo titolo della serie era riuscito a creare. Deck Nine, nel frattempo, è stata a guardare, ma il desiderio di mostrare il proprio picco creativo era alto, e Square Enix ha voluto dare una possibilità a questi ragazzi: è così nato Life is Strange: True Colors.

MX Video - Life is Strange: True Colors

Non è sempre facile riuscire a scrivere di un titolo che punta tutto sulla narrativa, anche perché si dovrebbe fare riferimento ad alcuni spoiler per spiegare ciò che è valido e ciò che è meno valido all’interno del videogioco. La storia di Alex Chen non è così originale, anzi: si tratta di una ragazza che fin da bambina ha vissuto in orfanotrofio, cambiando famiglie e luoghi per trovare il suo posto nel mondo, ma senza risultati. Un giorno però le arriva un messaggio da parte di suo fratello Gabe, anch’egli con un passato difficile alle spalle ma che, rispetto alla sorella, ha avuto maggiore fortuna: ora vive ad Haven Springs, una cittadina piccola dove tutti conoscono tutti e si vogliono bene, ha un lavoro nel miglior pub della zona, è amato da tutti e convive con una ragazza e suo figlio. Gabe riesce a rintracciare Alex e la invita a trasferirsi ad Haven Springs, e dopo un piccolo colloquio con la psicologa dell’orfanotrofio, Alex prende tutta la sua roba e parte. L’incipit, come dicevo, non è originalissimo: Gabe è il classico fratellone sempre sorridente, con entusiasmo a mille, amato da tutti, mentre Alex è quel tipo di ragazza che suona la chitarra, ascolta musica indie-rock, veste in modo molto casual e vive attraverso i suoi pensieri. Anche gli abitanti di Haven Springs sono piuttosto ordinari, tutti amichevoli, super gentili e che si aiutano l’un l’altro. Sotto questo aspetto il realismo di Life is Strange: True Colors tende un po’ a calare, perché pare si cerchi sempre di voler portare il giocatore in un mondo “perfetto” ma che perfetto non è, dove poi bisogna scoprire tutta la verità delle realtà nascoste.

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La differenza, però, la fanno stavolta i poteri di Alex: se con Max avevamo il potere di riavvolgere il tempo e con Daniel Diaz la telecinesi e altre particolari abilità legate alla gravità, in Life is Strange: True Colors Alex può sentire le emozioni. Diciamo, in termini molto semplicistici, che Alex ha una super-empatia, così forte da darle anche diversi grattacapi. Dalle prime battute si capisce che Alex non riesce a gestire e controllare le emozioni altrui, anzi, ne è spesso vittima. Se una persona tende ad arrabbiarsi ed essere violenta, Alex assorbe tutta l’ira e si trasforma anch’essa in un mostro violento, e lo stesso vale per la paura, la tristezza e tutte le altre possibili emozioni che alla ragazza può capitare di "captare". Alex si trova fin da subito a combattere questo suo potere e cercare di non farlo uscire fuori per non cedere ad avere comportamenti che non la rappresentano. Un evento drammatico in particolare, però, la convince a provare a gestire questa abilità per aiutare le persone e cercare di migliorarne l’umore o la situazione: non è facile per lei, perché vive in prima persona quelle emozioni, ma ha il vantaggio di poter arrivare più vicina alla risposta che si cerca. In alcuni casi, infatti, è possibile rivivere dei particolari momenti, che siano traumi o meno, in cui la realtà intorno ad Alex si distorce quasi come se lei stesse rivivendo i ricordi degli altri, e questo le dà un forte aiuto nello scoprire cosa ha causato quel determinato momento e magari cosa fare per risolverlo. Tutto questo, inoltre, ci aiuta a scoprire la verità dietro la drammatica vicenda che accadrà nelle prime ore di gioco.

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Per quanto concerne il gameplay, Life is Strange: True Colors non stravolge la formula tradizionale della serie: il nostro compito è sempre quello di esplorare le diverse aree che man man fanno da sfondo alle varie parti di storia, con la possibilità di leggere descrizioni e ascoltare i pensieri di Alex, parlare con le persone e proseguire la narrativa attraverso le scelte compiute durante tutto l’arco narrativo, che faranno evolvere la trama in diverse ramificazioni. Le novità sono poche o comunque assenti su questo aspetto, tranne per alcune zone esplorabili più grandi in cui ci si può muovere più liberamente, tanto da tornare e ritornare a seconda di ciò che dovremmo fare. Questo mostra una libertà d'approccio leggermente maggiore, ma è pur sempre relativa: ricordiamo che Life is Strange: True Colors vuole essere un titolo dal forte impatto narrativo ed emozionale, il suo obiettivo non è quello di “divertire” tanto in termini di gameplay. Per quanto riguarda le scelte, queste sono per lo più utili a ramificare alcune direzioni che possiamo intraprendere, ma non portano comunque a grandi stravolgimenti della trama quanto più a piccole variazioni nelle situazioni e nei dialoghi, a qualche variazione di rapporto con i personaggi, ma nulla che vada a deviare radicalmente il corso della storia. La storia, comunque, ci tiene impegnati per circa 10-12 ore, suddivisa in cinque capitoli di 2-3 ore ciascuno. Ovviamente questa durata dipende anche dal giocatore, quanto vorrà esplorare, leggere e godersi i particolari "momenti zen", quelli in cui Alex si siede in un punto, inizia a parlare con sé stessa e durante i quali possiamo goderci una bella canzone.

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La vera novità per la serie è invece l'adozione del motion capture e face capture per l'animazione dei personaggi e delle loro espressioni facciali, e la differenza è notevole: Alex gioca tantissimo con le proprie movenze ed espressioni, ma non è l’unica perché tutti gli abitanti di Haven Springs riescono a mostrare con efficacia le proprie emozioni anche stando in silenzio e questo rappresenta, a mio parere, il più grande salto di qualità della serie. Il comparto tecnico, con questa aggiunta, risulta essere il migliore di tutti i titoli usciti finora, non solo in termini di motion capture ma anche in quelli puramente estetici, con una miglior resa grafica e texture più pulite e definite. Dal punto di vista del frame-rate invece il gioco rimane fisso a 30 fps indipendentemente dall'hardware: gli sviluppatori hanno spiegato che si tratta di una scelta artistica volta a mantenere la "fedeltà cinematografica" dell'esperienza. Ottima la colonna sonora, anche se non ci saremmo aspettati di meno da questa serie: le canzoni sono tutte molto varie e belle, contribuendo ad immergerci nella cittadina di Haven Springs con pezzi acustici e voci particolari. La localizzazione, come da tradizione della serie, presenta testi e sottotitoli in italiano con il doppiaggio che rimane in lingua originale.

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Amore

Alex

- Ciò che maggiormente ho apprezzato della scrittura di Life is Strange: True Colors è la protagonista Alex Chen. Come ho detto nel corpo della recensione, lei stessa è un cliché vivente sotto tanti aspetti, però è il modo in cui vive tutto ciò che le capita, il linguaggio che utilizza e anche la sua natura bisessuale aiutano molto a capire la persona che è, oltre al fatto che vive le emozioni degli altri in modo diretto e questo rende la sua personalità molto profonda.

Haven Springs, un luogo magico

- Già dalle prime battute ho pensato che avrei mollato qualsiasi cosa per andare a vivere in un posto bellissimo come Haven Springs, fatto di piccoli laghi, tanto verde, montagne da esplorare e concentrato tutto in poche strade, quasi da rendere le auto inutili. Si prende una bici e si va in giro, godendo dei saluti degli altri.

Poteri e narrativa

- Anche se la trama di gioco non eccelle per originalità, l’uso di questi particolari poteri è sempre stata la fortuna di Life is Strange, perché dà quel tocco di paranormale in più che rende il tutto più interessante e aumenta le nostre possibilità di approccio alle situazioni. In Life is Strange: True Colors i poteri di Alex sono bellissimi e, per la prima volta nella serie, scavano veramente a fondo nelle sensazioni umane: non è importante cosa è giusto o cosa è sbagliato, l’importante è cosa si prova e cosa determinate emozioni possano far scaturire in alcune persone. Alex questo lo impara durante il gioco, e noi con lei.

Odio

Finale sottotono

- L’impatto narrativo del gioco è forte e interessante, ma non mancano dei problemi che rendono forzate e poco realistiche alcune scene. Queste portano poi ad un finale a tratti frettoloso e non proprio gratificante, almeno non lo è stato per me. L’esperienza non si discute affatto, ma quando si concentra un gioco soltanto sulla narrativa, ci si aspetta che questa risulti perfetta fino alla fine, ma purtroppo non è così.

Ancora poco realistico

- Una delle cose che non ho mai apprezzato della serie è quella di voler sempre scrivere di un mondo in cui il/la protagonista vive una realtà propria e le persone intorno a lei sono fatte quasi con lo stampino. C’è sempre l’amico o il fratello super entusiasta di ogni cosa, super frizzante, super contento anche di qualcosa di stupido, così come c’è quell’adulto paterno che vuole prendersi cura di tutto e di tutti, inoltre sono sempre tutti gentili tranne quei pochi un po’ strani e un po’ misteriosi su cui si andrà ad indagare per questioni narrative. In Life is Strange: True Colors purtroppo questo non cambia affatto, anzi, per certi versi la situazione risulta ancora più irreale, perché per quanto i personaggi siano ben scritti e interessanti da conoscere, sono tutti classici e pieni di cliché.

Tiriamo le somme

Life is Strange: True Colors conferma le ottime doti di Deck Nine, che ci regalano un titolo interessante con dei personaggi molto belli, una trama interessante e dei poteri che scavano nelle emozioni umane. Non si tratta di un capolavoro e non raggiunge i livelli del primo LiS, ma rimane comunque un ottimo titolo sia per chi ama la serie che per chi apprezza le avventure dalla forte componente narrativa.
8.5

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L'autore

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Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

Xbox Italia, il gruppo Facebook ufficiale di MondoXbox
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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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