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Call of the Sea

Recensione - Call of the SeaXbox Series X | S Xbox One DigitalGame

Uscito di recente nell'Xbox Game Pass, Call of the Sea si è presentato durante un evento Xbox di maggio con un trailer che ha attirato non poco l’interesse dei giocatori. Si tratta dell’opera prima del neonato studio spagnolo Out of the Blue, sotto l’editore Raw Fury. Siamo qui a dirvi la nostra sull’opera: sarà riuscita a soddisfare la nostra iniziale curiosità?
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Il Gioco

Una terribile malattia sta distruggendo la giovane e dolce Norah Everhart. Una malattia che colpisce la sua famiglia da generazioni, portandosi via di recente anche la madre e che ora sta iniziando a colpire anche lei. Durante un pic-nic con la sua famiglia, Norah ha iniziato a notare delle macchie scure sulle mani, oltre che dei sintomi che la costringevano sempre di più a stare letto. Terribili sogni la flagellavano ogni notte, forse anche a causa della forte febbre, e in questi vedeva un’isola misteriosa con delle strane architetture, a tratti mistiche e che sembrano provenire da antiche civilità. Suo marito Harry, preso dal forte amore nei confronti della consorte, ha investigato su questi presunti incubi riuscendo a trovare un nesso con Tahiti, in quanto una delle parole che la sua amata ripeteva durante il sonno rimandava proprio all’isola della Polinesia Francese. Preparata una spedizione, Harry parte lasciando la moglie in attesa per le sue scoperte, ma un giorno alla dolce Norah arriva un pacco a casa, proprio da Tahiti, con delle coordinate precise e delle informazioni circa suo marito Harry, che ormai da mesi non dava più sue notizie. Norah decide quindi di partire a sua volta per le coordinate inviatele, e già nei pressi dell’isola si rende conto che quelli non era soltanto brutti incubi, ma dei presagi misteriosi su un qualcosa che le appartiene. Mossi i primi passi sull’isola, in cerca di qualche indizio su dove andare, Norah trova tracce del passaggio di suo marito e, attraverso varie note e fotografie reperite in giro, inizia a comprendere meglio cosa sia accaduto alla spedizione e quale sia la natura del luogo. L’isola misteriosa pare nascondere un terribile segreto: chiunque vi mette piede fa una brutta fine e se ne perdono le notizie.

MX Video - Call of the Sea

La storia di Call of the Sea si sviluppa quindi sulla base del mistero e della scoperta, una sequenza narrativa diretta e interessante che spinge il giocatore attraverso una storia coinvolgente, con un gameplay funzionale alla narrazione. Sulla costruzione della storia, i ragazzi di Out of the Blue si sono largamente ispirati ai racconti romantici come quello de “La Forma dell’Acqua”, film di Guillermo del Toro vincitore del premio Oscar, ma anche dalle opere di Lovecraft per lo stile e per le atmosfere. Seppur non propriamente cupe e orrorifiche come da Lovecraft ci si aspetta, gli sviluppatori hanno tratteggiato la linea dell’espediente narrativo per farlo virare su una direzione più originale e pratica. Il viaggio di Norah non è soltanto utile per scoprire cosa sia successo a suo marito, ma anche per scoprire sé stessa e il suo animo. Si tratta di un viaggio introspettivo capace di scavare nelle fondamenta del proprio essere e di scoprire più nel dettaglio la natura della sua malattia, che se dapprima era debilitante, nel momento in cui mette piede sull’isola, questa sembra affievolirsi o addirittura scomparire. Non è tutto oro quello che luccica, ovviamente, ci sono dei difetti nella narrazione, soprattutto nelle didascalie finali che tendono ad essere un po’ troppo frettolose, quasi come se gli sviluppatori volessero tagliare parti della storia per dare un colpo di scena più impattante. Nel complesso, comunque, le vicende dietro Call of the Sea riescono a coinvolgere e talvolta anche ad emozionare, soprattutto grazie al doppiaggio di Cissy Jones, che abbiamo già conosciuto in Firewatch.

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Per quanto concerne il suo lato ludico, Call of the Sea fa appiglio su una struttura basata sugli enigmi, narrativi e logici, che mettono il giocatore dinanzi a ragionamenti talvolta interessanti e ben sviluppati, mentre altri molto più di facile lettura. Si tratta di una struttura ciclica che si ripete per tutta la durata del gioco, abbastanza in linea con le produzioni simili, offrendo varietà nella struttura e tipologia degli enigmi proposti. Per completare l’intero gioco ci vogliono circa sei ore, poco più o poco meno a seconda di quanto tempo state dietro alla risoluzione degli enigmi. Il vostro compito sarà quello di esplorare al meglio ogni zona e individuare tutti i vari indizi che Harry ha lasciato in giro, così che grazie a questi sia possibile comprendere al meglio ciò che vi circonda e arrivare alla risoluzione. Non c’è mappa e nemmeno l’inventario, ma soltanto un diario su cui appuntare tutti i vari indizi: da qui si possono leggere i pensieri di Norah e conoscerla meglio, le sue paure e le sue emozioni, ma anche rileggere le varie annotazioni nel registro, in modo da aiutarci ulteriormente nella comprensione logica. Molti enigmi infatti sono saranno visivi, basati sull’attenzione al dettaglio e che quindi sarebbero problematici da risolvere senza delle annotazioni disegnate. La struttura elaborata dagli sviluppatori però non è propriamente idilliaca e il giocatore si troverà spesso dinanzi alla risoluzione dell’enigma senza realmente aver capito come. Questo perché gli enigmi sono costruiti sulla base di un linguaggio da comprendere e tradurre, ma ci sono anche dei meccanismi logici e può accadere di capire il meccanismo per una risoluzione pur non avendo compreso al meglio il “come”.

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Sul versante tecnico Call of the Sea si rifà ad uno stile visivo accattivante e stilizzato: già dai primi trailer si poteva ammirare la bellezza artistica del titolo, ma giocarlo ha tutt’altro sapore. La bellezza di Call of the Sea sta tutta nel suo piano artistico e atmosferico, ricreato perfettamente anche dalla narrativa stessa. La qualità delle texture non è perfetta e nemmeno la pulizia grafica, si notano artefatti qui e là, ma nel complesso risulta decisamente piacevole grazie anche alla risoluzione di 4K su Xbox Series X. Per quanto concerne il frame-rate, Call of the Sea si muove a 60fps sulla console di nuova generazione, seppur con qualche lieve singhiozzo che però non intacca l’esperienza ludica. Come accennato, Norah Everhart è doppiata da Cissy Jones e il risultato è decisamente positivo: la profondità emotive del personaggio sono credibili e a tratti emozionanti, coinvolgendo maggiormente il giocatore. Non temano però i meno anglofoni: il gioco è completamente localizzato in italiano per quel che riguarda sottotitoli e testi, diario di Norah compreso. La colonna sonora accompagna le sequenze di gioco con delle melodie coerenti, ma non mancano delle canzoni realmente esistenti degli anni ‘30, periodo in cui è ambientato il gioco.

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Amore

Atmosfera

- Uno degli aspetti maggiormente riusciti in Call of the Sea è l’atmosfera. Il svolto da Out of the Blue è eccelso e coerente. Non siamo dinanzi ad un gioco horror, ma lo stile Lovecraftiano è evidente, con riferimenti al già citato “La Forma dell’Acqua”. Gli sviluppatori hanno cercato di focalizzare il gioco sulle medesime atmosfere, seppur limitandosi per non cadere nel cupo e angoscioso. Questo gli ha dato una spinta diversa e originale che si apprezza dall’inizio dell’avventura fino alla sua fine.

Norah e Harry

- Già dalle prime fasi della storia si riesce ad apprezzare ed empatizzare con la bella Norah Everhart. La sua morale e la sua dolcezza sono solo alcune delle belle caratteristiche della personalità che possiede. Il suo rapporto col marito è raccontato attraverso le note trovate, e grazie ai pensieri di Norah possiamo imparare a conoscere il buon Harry, di cui troviamo numerose foto e scritti. Durante l’avventura ci si imbatte in alcune lettere scritte da Harry e ogni volta si può apprezzare il rapporto tra i due, fatto di amore, di amicizia e di rispetto. Non mancherà qualche colpo di scena interessante e a tratti amaro, soprattutto in base alla scelta finale che farete.

Comparto artistico

- Decisamente apprezzabile, soprattutto per l’impatto visivo, Call of the Sea svolge il compito nel modo più giusto e preciso possibile. Lo stile è pittoresco e cerca, con particolare furbizia, di nascondere alcune limitazioni. I più attenti noteranno qualche texture slavata qui e là, ma va fatto un plauso ai ragazzi di Out of the Blue per l’impegno profuso e soprattutto per il risultato, considerando la giovinezza dello studio. Ovviamente considerando la potenza di Xbox Series X ci si poteva aspettare qualche cosa in più, ma sono sicuro che apprezzerete.

Odio

Enigmi non proprio al top

- Nonostante nel complesso funzionino molto bene, c’è un problema nella struttura del linguaggio degli enigmi. Mi è capitato di risolvere degli enigmi e non capire come, fermandomi poi lì ad analizzarli meglio comprenderli più a fondo. Alcuni ancora non li ho perfettamente compresi, come uno presente nel capitolo cinque, mettendomi addirittura maggiore confusione nella testa. Nel complesso va ulteriormente aggiunto il problema della difficoltà: non sono enigmi complicati o cervellotici, anzi spesso fin troppo semplici, però in certi casi sembrano voler forzare la mano, causando il problema appena accennato.

Si poteva fare di più

- Dopo aver completato il gioco e visto i due finali diversi, nonostante l’esperienza sia stata più che positiva, si sente la mancanza di un qualcosa in più. Non si tratta di una critica reale, tra l’altro parliamo del primo progetto importante per lo studio, ma dopo aver catturato l’interesse con un intrigante trailer e aver dimostrato di avere già una base solida su cui puntare il tutto, dall’atmosfera agli enigmi, quella sensazione di “occasione centrata ma solo a metà” non mi ha lasciato in pace fino ad ora. È quasi un peccato.

Tiriamo le somme

Giocare Call of the Sea è stata una bella esperienza e sono curioso di vedere i prossimi titoli di Out of the Blue, sperando che continuino sul fronte narrativo. Al gioco manca solo una maggior cura per i dettagli e anche un po’ di coraggio e tempo in più, ed è un vero peccato perché questo avrebbe portato ad un risultato decisamente migliore. Call of the Sea è un’esperienza coinvolgente e intrigante ispirata in larga parte alle opere di H.P. Lovecraft, pur uscendo dagli schermi più orrorifici e avvicinandosi maggiormente a quelli romantici, con enigmi sia narrativi che logici che non mancheranno di sorprendere il giocatore. Nel complesso opera promossa e che non possiamo che consigliarvi, soprattutto grazie alla disponibilità nell'Xbox Game Pass.
7.5

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L'autore

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Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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Commenti

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