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Driver: Parallel Lines
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Recensione - Driver: Parallel LinesXboxGame

Di titoli controversi è pieno il mondo, ieri come oggi videogiochi dalla dubbia morale invadono gli scaffali ormai intrisi di violenza digitale per un chiaro fenomeno di osmosi. Secondo alcuni, la stessa situazione potrebbe capitare agli utenti che, venendo in contatto con queste aberrazioni videoludiche, rischierebbero la contaminazione. Driver: Parallel Lines appartiene a questa categoria di titoli dove il "politicamente scorretto" la fa da padrone e noi giocatori, che ce ne freghiamo altamente dei contenuti violenti perché "è soltanto un gioco", non possiamo che esserne felici alla faccia della (malposta) indignazione popolare.



Il bello di essere criminale
Il periodo storico che fa da sfondo alle nostre gesta è il 1978, data in cui un giovane ma abile virgulto dovrà farsi largo fra la mala di una Grande Mela ormai sempre più marcia. Da segnalare che la fine degli anni settanta non sarà l’unico palcoscenico del nostro criminoso girovagare, infatti un gustoso colpo di scena vi catapulterà ad un certo punto in una diversa locazione storica, ovviamente non dirò di più per non rovinarvi la sorpresa. Il videogame in questione appartiene al filone "sdoganato" da Grand Theft Auto, anche se il titolo Rockstar non ne è il capostipite del genere, dei titoli dalla giocabilità aperta. Avremo dunque la possibilità di esplorare New York in lungo ed in largo scegliendo le vie che più ci aggradano o i percorsi più evocativi e turistici mentre il tempo scorre inesorabile con l’alternarsi del giorno e della notte. Come vi ho già accennato sarete un criminale, ergo la cosa che farete più spesso è rubare i veicoli che più vi interessano. Che siano essi camion della nettezza urbana o fuoriserie, moto chopper o utilitarie poco importa, la scelta che farete sarà dettata dal vostro gusto estetico o dalla vostra voglia di "far casino". Ovviamente in alcune missioni dovrete necessariamente utilizzare dei mezzi forniti in loco come per esempio carri attrezzi per ritirare delle auto, moto per salti acrobatici o jeep da rubare e imbottire di esplosivo.

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Per procedere nel gioco dovremo infatti partecipare con successo ad alcune missioni che, come già accennato prima, saranno molto varie: un esempio su tutte è quella in cui dovrete terrorizzare una guardia carceraria per estorcergli informazioni, portandola in auto fra derapate e 360 gradi. Esistono anche missioni secondarie che permettono l’acquisizione di soldi e auto speciali che vi aiuteranno nelle sfide successive. I vostri mezzi, insomma quelli che ruberete, saranno modificabili e potenziabili in una delle tre officine della città. I parametri su cui poter intervenire non sono molti: solo sospensioni, freni, motore e carrozzeria, senza la possibilità di intervenire sul tuning in maniera più massiccia introducendo per esempio una serie di adesivi o più semplicemente colori personalizzati. Sarebbe stato molto divertente costruire un’auto e sfasciarla contro il primo albero che si incontra. Nelle officine esiste anche la possibilità di riparare le macchine danneggiate, acquistare munizioni per le nostre armi (di cui parleremo fra poco) e togliere il "livello di crimine" da una autovettura. Girovagando per la città capiterà infatti di commettere una infrazione, passare con il rosso, tamponare altre macchine o dare un passaggio sul cofano a qualche incauto pedone che passeggiava distrattamente sul marciapiede. Inutile dire che queste cose non si fanno, ma verrete presi di mira dalle forze dell’ordine solo se commetterete questi reati davanti ad un pubblico ufficiale. Praticamente potete fare una strage a colpi di pistola in pieno centro e quando le macchine della polizia stanno per arrivare nascondere l’arma senza che ci sia il minimo sospetto su di voi.

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Riguardo al "livello di crimine" bisogna precisare alcune cose: quando si commette un‘infrazione con un auto e siete stati beccati dalle forze dell’ordine, questa viene segnalata (e la relativa barra si colorerà di rosso) per cui vi basterà abbandonarla senza farvi vedere perché possiate girare di nuovo indisturbati per la città. Nel caso però che, mentre commettiate un reato, siate alla guida di una moto o di una macchina scoperta il livello di crimine salirà, oltre che per il mezzo da voi guidato, anche per il vostro personaggio che sarà braccato da ogni pattuglia. Un buon metodo per scappare da un inseguimento è l’utilizzo della forza, le armi da fuoco sono d’uopo in questo caso, far saltare in aria la macchina che ci segue è un rimedio decisamente efficace. Le armi che avremo a disposizione sono molte, si va dalla pistola a colpi infiniti, al lanciagranate, dal lanciamissili alle mitragliatrici più disparate tra cui una stupenda a canne rotanti.

Una occhiata veloce al giocabiltà di questo titolo ne mette in risalto un aspetto non molto felice: i controlli risultano spesso macchinosi, la scelta dei programmatori di diversificare i comandi di estrazione delle armi e fuoco delle stesse nelle fasi di guida e nelle scampagnate a piedi risulta poco pratica, disorientando il giocatore. Il sistema di puntamento automatico è scomodo e la funzione di mira manuale, attivabile con un pulsante, risulta oltre modo lenta e poco precisa. L’intelligenza artificiale dei nemici è buona quando questi si trovano a bordo di veicoli ma lacunosa nelle solite sezioni a piedi. I poliziotti o gli altri delinquenti non riescono ad organizzarsi in modo coerente o preciso limitandosi a sparare appena scesi dalle a auto. L’interattività con i fondali è altalenante, se da una parte viaggiare a bordo di un veicolo permette la distruzione di pali, semafori e quant’altro, dall’altra le sezioni che ci vedono pedoni sono veramente poco soddisfacenti: buttare una granata nel proprio rifugio arredato e non avere reazioni degne di nota atterrisce non poco. Ovviamente il multiplayer è inesistente, Driver è esclusivamente single player.


Una città in rovina
Il livello tecnico di Driver colpisce subito, i filmati fra una missione e l’altra sono sono tutti molto buoni. La situazione cambia però quando si tratta di grafica in game, il numero di poligoni non è fra i più alti e la cura dei dettagli lasciata a se stessa. Le texture paiono un po’ slavate ma nel complesso l’impressione generale non è malvagia. Nonostante l’esasperazione di stereotipi già consolidati i personaggi paiono realizzati discretamente bene anche se le loro camminate sembrano veramente ridicole e innaturali. Anche il nostro alter ego digitale possiede alcune posture che strappano più di un sorriso, provate ad abbassarvi e vedrete da voi. Sul fronte sonoro segnaliamo alcune chicche, ogni volta che salirete su una macchina partirà una canzone che vi farà da sfondo musicale durante le vostre azioni illegali e con il tasto apposito potrete cambiarla e sentire la successiva nel caso non fosse di vostro gradimento. Gli effetti sonori sono ben ricreati, ogni auto presenta un rumore di motore differente e gli incidenti sono realizzati molto bene con i classici suoni di vetri infranti e lamiere accartocciate. Da segnalare il doppiaggio in italiano di buon livello per quanto riguarda il protagonista ma pessimo per alcuni comprimari. Un’ultima nota: anche in questo titolo risulta presente molta volgarità in alcuni frangenti con epiteti e turpiloqui a go-go.

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L’ascesa di un fuorilegge
Un bel titolo questo Driver: Parallel Lines, ma con alcuni difetti che minano il voto finale: le sezioni a piedi bruttine e realizzate in modo alquanto frettoloso in primis e un impianto tecnico solo nella media. Un altro caso di "poteva essere ma non è", un gioco divertente ma a cui manca una marcia in più per poter essere veramente competitivo. Il "politically incorrect" che pervade questo videogame insieme alla forza di non prendersi molto sul serio in alcune situazioni potevano essere la carta vincente, invece ci accontentiamo di un titolo solo nella media.
7.2

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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