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img Bleeding Edge
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Recensione - Bleeding EdgeXbox OneGame

Dopo aver reso felici milioni di giocatori con l’arrivo della saga di Hellblade su Xbox, con Bleeding Edge gli inglesi di Ninja Theory pubblicano la loro personale interpretazione di uno dei generi più popolari degli ultimi anni, ovvero quello dei titoli multigiocatore a squadre incentrati sugli eroi… se così possiamo definirli. Scopriamo insieme di cosa si tratta!

Il Gioco

Bleeding Edge è un gioco di combattimenti in terza persona, giocabile esclusivamente online e che vede contrapposte due squadre formate da 4 combattenti, tutti controllati da giocatori reali. Alcuni lo definirebbero un MOBA, altri come un “brawler” e altri ancora come una sorta di Overwatch “epurato” di quasi tutte le caratteristiche da FPS. La realtà è che il nuovo progetto di Ninja Theory, una delle 15 software house che operano sotto l’egida degli Xbox Games Studios, non ricade completamente in nessuna di queste definizioni per via della sua particolare natura. Le basi narrative sulle quali si poggia l’intera esperienza sono abbastanza semplici: in un futuro alternativo, le biomodifiche hanno consentito agli esseri umani di superare i loro limiti e di sopperire a problemi fisici divenendo quasi di uso comune. Tutto sembra funzionare bene, almeno fino a quando il database della Human Augment Systems, la società che controlla le biomodifiche, viene hackerato. Molte tecnologie cibernetiche vengono trafugate e finiscono per essere rivendute nei canali illegali, dove personaggi dalla morale molto, e sottolineo molto, discutibile possono trasformare in realtà tutte le loro deliranti fantasie modificando in modo radicale, nonché irreversibile, i propri corpi. La voglia di combattere sfruttando le bio-modifiche ottenute illegalmente spinge un gruppo di malviventi a creare una sorta di “Fight Club” nel quale individui con impianti cibernetici si sfidano senza esclusione di colpi. Uno spettacolo tanto sanguinoso quanto entusiasmante, che richiama rapidamente attorno a sé una schiera di spettatori sempre più vasta finendo per dare vita a una vera e propria disciplina.

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E’ da questi avvenimenti che nasce Bleeding Edge, il nuovo action in terza persona firmato dalla software house inglese già nota al grande pubblico per titoli basati su combattimenti quali Heavenly Sword, DmC e Hellblade: Senua’s Sacrifice. Nella loro ultima opera gli sviluppatori hanno però deciso di mettere temporaneamente in secondo piano la trama, che comunque permea l’intera esperienza di gioco, e di concentrarsi sui combattimenti a squadre all’interno di 5 arene ben delimitate ambientate in altrettante zone cittadine. Al momento il titolo offre due modalità di sfida differente: Controllo Obiettivo, una sorta di conquista nella quale i giocatori devono prendere e mantenere il controllo di zone specifiche delle arene, che si attivano e disattivano nel tempo, e Raccolta Unità Energetiche, nella quale le squadre devono prima raccogliere o rubare agli avversari le celle di energia che appaiono sulla mappa e poi consegnarle nei punti di raccolta attivi. In entrambe le modalità, vince la squadra che raggiunge per prima il limite di punti previsto e non ci sono limiti di respawn. Ogni giocatore rientra in partita nella propria base dopo essere stato abbattuto, ovviamente dopo qualche secondo di attesa, e può decidere di cambiare in corsa il proprio alter-ego o le sue abilità.

MX Video - Bleeding Edge

Ogni team, come detto in apertura, è infatti composto da 4 combattenti, scelti tra un catalogo che attualmente offre 11 diversi personaggi, suddivisi tra Assalto, Supporto e Tank. Queste 3 classi definiscono, come da tradizione del genere, il tipo di approccio dei combattenti al campo di battaglia. I personaggi di classe Assalto sono ovviamente focalizzati sul danneggiare gli avversari, i Tank sanno “incassare” come pochi altri mentre i personaggi di supporto possono fornire cure o altri vantaggi ai propri compagni di squadra. Definizioni chiare, ma che riescono a dare un’idea solo a livello macroscopico delle caratteristiche dei vari combattenti. Si perché in Bleeding Edge ogni personaggio, anche all’interno della stessa classe, è unico, sia per quanto riguarda il design sia per quanto riguarda attacchi, abilità e caratteristiche base quali velocità di movimento e salute.

Ogni personaggio dispone infatti di un attacco base, che può essere corpo a corpo, con armi bianche, con armi da fuoco o con altri strumenti particolari, di tre abilità speciali, che possono essere difensive o offensive, e di una abilità Super, che può sempre avere una connotazione offensiva o difensiva. Tutte le abilità, sia quelle standard sia quelle speciali, hanno un tempo di ricarica variabile e, in base alla loro natura, possono prevedere un utilizzo su sé stessi, su un compagno di squadra, su uno o più nemici o ad area. Le differenze tra i vari personaggi però non finiscono qui. Alcuni lottatori possono infatti eseguire delle Combo con il loro attacchi primari mentre altri beneficiano di bonus passivi unici o sono in grado di eseguire schivate e/o parate più o meno efficaci. A questa varietà si aggiunge poi la possibilità di scegliere quali “mod” far equipaggiare al proprio personaggio e quale abilità Super, tra le due disponibili, utilizzare durante la partita. Per muoversi più sul campo di battaglia, i protagonisti possono poi sfruttare degli hoverboard o dei mezzi di trasporto “propri”, come nel caso di Maeve, che si sposta utilizzando un calderone da strega, o di Buttercup, che sfrutta gli pneumatici installati al posto di mani e piedi per trasformarsi in una “moto” umana. Nelle aree sono inoltre presenti power-up temporanei e curativi, che permettono ai giocatori di incrementare per un breve periodo alcune caratteristiche o di recuperare preziosi punti salute.

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L’insieme di tutti questi elementi, come facilmente intuibile, da vita ad un ventaglio di personaggi molto diversi tra di loro che va da Daemon, il letale ninja dotato di grande velocità e indubbie doti stealth, a El Bastardo, un tank molto aggressivo armato con due enormi machete, passando per improbabili rockstar che impugnano un’arma ibrida a metà tra una chitarra e un’ascia, hacker capaci di curare le ferite a distanza e di evocare muri di protezione e una sorta di “donna-gallina” in grado di infliggere pesanti danni grazie ai suoi dardi piumati. Ogni combattente di Bleeding Edge però non solo è unico, ma può anche cambiare radicalmente approccio in base alle “mod” utilizzate. Ogni personaggio dispone infatti di tre slot nei quali possono essere inseriti altrettanti chip di modifica, che vanno ad attivare effetti aggiuntivi per gli attacchi o le abilità, a modificare la quantità di salute iniziale, a incrementare il tempo di ricarica o di durata delle abilità, e così via. Ogni lottatore dispone di un proprio set di modifiche, che vengono sbloccate salendo di livello grazie all’esperienza accumulata giocando o spendendo i punti ottenuti al termine di ogni scontro.

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Il percorso di crescita, così come le valute presenti nel gioco, è suddiviso in due. C’è un livello legato al profilo, che aumenta per ogni partita giocata, e un livello legato ai singoli personaggi, che aumenta solo quando si disputano match utilizzando quello specifico combattente. Le due valute presenti, che si ottengono esclusivamente giocando, permettono rispettivamente di acquistare nuove mod o di sbloccare skin e elementi estetici con i quali personalizzare i personaggi e il loro hoverboard. La valuta necessaria per acquistare le mod può anche essere guadagnata smantellando quelle che non utilizziamo nell’Officina, che può essere raggiunta, così come il Dojo di allenamento, dal menù iniziale. Nell’Officina è possibile passare in rassegna i vari combattenti, personalizzarli esteticamente e, soprattutto, organizzare le mod preparando fino a un massimo di 3 preset di modifiche tra i quali selezionare, prima di ogni partita o dopo un respawn, quello che si desidera utilizzare. Nel Dojo è invece possibile fare pratica con le tecniche dei vari combattenti, modificando i parametri della I.A. e le condizioni se necessario, o rigiocare i tutorial iniziali nel caso se ne sentisse il bisogno. In Bleeding Edge è infine presente la Zona di Osservazione, un hub attraverso cui è possibile visualizzare alcuni filmati selezionati o assistere come spettatore ad alcuni incontri tra altri giocatori proposti in modo automatico dal sistema.

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Dopo gli ottimi risultati ottenuti con il primo capitolo di Hellblade, Ninja Theory ha deciso di affidarsi nuovamente alle capacità dell’Unreal Engine 4 anche per Bleeding Edge, con pieno supporto alla tecnologia HDR dove disponibile. Il comparto sonoro può contare su una soundtrack originale, che comprende una selezione di brani elettronici composti da David Garcia Diaz, e su un doppiaggio in lingua inglese accompagnato dalla completa localizzazione in lingua italiana di tutte parti scritte. Il gioco supporta inoltre il cross-play tra tutte le versioni disponibili attualmente (Xbox, PC e Steam).

Amore

Design unico

- Se c’è una cosa di Bleeding Edge che colpisce sin dai primi istanti, è sicuramente il particolare stile adottato da Ninja Theory. Ogni personaggio presente nel gioco trabocca di dettagli, tutti perfettamente contestualizzati, e di personalità, che vanno a braccetto con una selezione di abilità e attacchi “cuciti” su misura. Le splendide animazioni, le movenze inconfondibili e le frasi a effetto contribuiscono a conferire al titolo una propria identità e una propria filosofia di base, due elementi imprescindibili per un gioco che spera di potersi ritagliare il proprio spazio in un panorama già molto affollato.

Combat System

- Poco ma buono. Personalmente credo che il sistema di combattimento presente in Bleeding Edge, così come quello di altri titoli di Ninja Theory, possa facilmente essere riassunto da questo concetto. Gli sviluppatori inglesi, oltre ad aver abbracciato più tipologie di approcci agli scontri per non limitarsi al semplice corpo a corpo, hanno infatti deciso di non complicare eccessivamente il sistema di controllo affidando a un solo tasto la gestione degli attacchi e condendo il tutto con una lunga serie di abilità molto diverse tra loro sia per modalità di utilizzo che per effetti, così da rendere la miscela ancora più coinvolgente. Il risultato è un mix di generi e di situazioni capace di dare grandi soddisfazioni ai giocatori esperti così come ai novizi, senza limitazioni dovute alla classe selezionata o al personaggio in uso.

Gameplay convincente

- Lo dico chiaramente. Al netto di alcuni difetti, dei quali parleremo meglio nella sezione ODIO, Bleeding Edge è un titolo originale e, soprattutto, divertente da giocare. Le meccaniche semplici e intuitive, anche grazie alla presenza di un sistema di comunicazioni non verbale ben progettato, la necessità di coordinarsi costantemente per raggiungere la vittoria, sia quando si crea il team sia quando si combatte, e l’importanza del conoscere bene punti di forza e debolezze di ogni combattente per dare il meglio nelle arene, rende la maggior parte degli incontri molto coinvolgenti e freschi dal punto di vista delle giocabilità. Il titolo di Ninja Theory ovviamente ha elementi in comune con molti altri titoli simili, ma non si ha mai la sensazione di giocare con un clone o una mera imitazione e questo è sicuramente uno dei meriti da riconoscere agli sviluppatori.

Arene

- A dare un’ulteriore spinta al punto precedente ci pensa poi il level-design delle arene, che oltre a proporre teatri di scontro estremamente diversi l’uno dall’altro, introduce in ognuno delle meccaniche particolari o trappole, come treni o cerchi di fuoco, che rendono ogni ambientazione una parte integrante degli scontri. Imparare a conoscere ogni zona, ogni scorciatoia e ogni potenziale minaccia garantisce infatti un vantaggio tattico notevole sugli avversari che spesso può fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

Odio

Potenziale inespresso

- Come ho detto nella sezione AMORE, Bleeding Edge predilige la qualità alla quantità e questa filosofia sembra estendersi a tutto il gioco. Peccato però che questo si traduca in un’offerta evidentemente meno ricca di quanto sarebbe lecito aspettarsi sia per quanto riguarda gli elementi principali come le arene e le modalità di gioco, per le quali è possibile comunque ipotizzare che gli sviluppatori abbiano preferito questo tipo di approccio così da non incorrere in problemi tecnici su larga scala, sia per quanto riguarda gli elementi con i quali personalizzare i propri combattenti e gli hoverboard. L’Officina offre infatti pochissime skin per i vari protagonisti e un numero estremamente limitato di modelli ed elementi estetici per gli hoverboard. Una mancanza apparentemente secondaria in un gioco di combattimenti, ma che limita inevitabilmente la capacità di tenere incollato al divano il giocatore.

Collaborazione o morte

- E’ inutile girarci intorno. In Bleeding Edge se la squadra non funziona le possibilità di vittoria sono prossime allo zero, anche più di altri titoli simili. Se non ci si coordina, se si pensa di poter fare tutto da soli o se ci si dimentica di dare supporto ai propri compagni (soprattutto quelli di Supporto!!), si finisce quasi sempre per andare incontro a una sonora disfatta. Nessun giocatore, neanche quello più bravo, può sperare di uscire vivi da uno scontro impari e finire al tappeto significa privare il team di una risorsa importante per un lasso di tempo che sulla carta può anche sembrare breve ma che, in realtà, non lo è. Lo stesso discorso vale anche per la composizione del team. Una squadra sbilanciata in senso offensivo o difensivo difficilmente riuscirà ad avere la meglio su un gruppo omogeneo, a meno di palese inesperienza di quest’ultimo. La somma di questi elementi fa si che Bleeding Edge funzioni ovviamente meglio se giocato con un gruppo di amici o con persone che, almeno, si coordinano utilizzando la chat vocale o il sistema di comunicazione rapido presente nel gioco. Ovviamente questa è una caratteristica del gioco, ma rischia di diventare un difetto, e anche molto grande, quando cercando alleati si finisce in una squadra dove ognuno si muove singolarmente o dove tutti voglio interpretare la stessa classe. In questi casi il rischio di sconfitta è sempre dietro l’angolo e la ricerca di gruppi di gioco si trasforma, di fatto, in una roulette.

Matchmaking da rivedere

- Ad aggravare ulteriormente quanto appena scritto ci pensa la gestione del matchmaking, che impedisce ai giocatori di formare con facilità gruppi di gioco organizzati. Al termine di ogni incontro si viene infatti rispediti al menù iniziale senza passare dal via e da qui si deve far ripartire da zero la ricerca, con conseguente perdita di tempo. Questa scelta, unita al fatto che il menù “Social” integrato riporta solo quali dei nostri amici sono online, senza evidenziare chi sta effettivamente giocando a Bleeding Edge, rende la gestione di questo aspetto molto macchinosa e poco intuitiva per chi non ha già una squadra completa. L’assenza di penalità tangibili per chi abbandona le partite rappresenta inoltre un problema potenzialmente letale per il gioco, perché spesso ci si ritrova in inferiorità numerica dopo che un membro ha abbandonato la squadra, magari solo perché non può utilizzare il suo personaggio prediletto o perché l’esito dello scontro gli pare già segnato. A queste scelte poco discutibili si aggiunge poi la fastidiosa abitudine del gioco di far entrare i giocatori, soprattutto quelli in matchmaking solitario, in partite già prossime alla conclusione e che, proprio in virtù di quanto scritto sopra, spesso si traducono in una sconfitta dopo pochi secondi, andando così a inquinare irrevocabilmente le statistiche del malcapitato di turno. La speranza è che il team di sviluppo risolva velocemente questi problemi, limando per quanto possibile anche gli aspetti più controversi del sistema di ricerca.

Problemi tecnici

- Sin dal lancio Bleeding Edge ha sofferto di alcuni fastidiosi difetti tra cui lag evidente, frame-rate ballerino e obiettivi che non tengono conto dei progressi fatti. Problemi importanti e che, soprattutto nei primi due casi, possono rendere poco godibile il gioco e vanificare l’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori nel creare un gameplay di qualità. Con il passare dei giorni le cose sono migliorate, ma solo in minima parte, e nemmeno l’ultima patch sembra aver risolto definitivamente i difetti riscontrati, che se non verranno risolti rapidamente rischiano davvero di mettere in cattiva luce un gioco potenzialmente molto promettente.

Tiriamo le somme

Bleeding Edge è un gioco di combattimenti multigiocatore originale, molto ben caratterizzato e capace di divertire grazie a un gameplay immediato ma al contempo molto tattico, che premia il gioco di squadra e la capacità dei singoli di saper sfruttare punti di forza e debolezze dei vari combattenti. Alcuni difetti tecnici e una evidente carenza di contenuti gli impediscono purtroppo di esprimere già da oggi tutto il suo potenziale, ma le basi per un gioco di qualità capace di coinvolgere e divertire ci sono e appaiono anche solide. Se Ninja Theory riuscirà a risolvere rapidamente i problemi più importanti, a far crescere la sua nuova IP e a garantire al gioco il giusto afflusso di contenuti non solo estetici, potremmo davvero ritrovarci tra le mani un nuovo contendente nel panorama dei titoli multigiocatore a squadre di questo tipo.
7.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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