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Recensione - State of Decay 2Xbox OneGame

A quasi 5 anni di distanza dal lancio del primo capitolo, Undead Labs riporta i giocatori nella sua personale apocalisse zombi con State of Decay 2, sequel di uno dei titoli survival più apprezzati della scorsa gen. Siete pronti ad indossare nuovamente i panni dei sopravvissuti e dare vita ad una nuova comunità difendendola da orde di famelici non morti? Noi lo abbiamo fatto, e queste sono nostre impressioni!

Il Gioco

State of Decay 2 è il sequel dell'omonimo titolo pubblicato nel 2013 su Xbox 360 e poi arrivato successivamente in versione riveduta e corretta su Xbox One, con il quale condivide buona parte degli aspetti legati al gameplay ed alla trama. Si tratta nuovamente di un action game open world in terza persona ambientato in una fittizia regione degli Stati Uniti colpita da una misteriosa epidemia zombi; nel primo capitolo della saga il giocatore scopriva le origini di questa epidemia, che non vi rivelerò per evitare fastidiosi spoiler, trovandosi però a fronteggiare anche una scomoda verità: nonostante gli sforzi fatti dall’esercito per arginarla, l’infezione sembrava ormai essersi diffusa in maniera incontrollata nei territori circostanti, ed è proprio qui che prende il via State of Decay 2 mettendo il giocatore alla guida di una coppia di sopravvissuti in fuga. I due raggiungono a fatica Camp Osprey, un accampamento gestito dall’esercito, scoprendo però che i militari l'hanno già abbandonato per non essere sopraffatti dai non morti. Come se non bastasse, uno dei due protagonisti finisce per contrarre la “Piaga del Sangue”, così viene chiamata l’infezione dai sopravvissuti, ma quando tutto sembra perduto i due si imbattono in un medico che sostiene di aver perfezionato una cura capace di arrestare l’avanzata dell’infezione partendo dai campioni prelevati da alcuni esemplari infetti. Il gruppo decide così di allontanarsi dall’avamposto militare prima che sia troppo tardi utilizzando un mezzo di fortuna, e di raggiungere una delle regioni limitrofe per stabilire un nuovo campo base dove tentare di sopravvivere.

Questa la trama alla base di State of Decay 2, che non si discosta particolarmente dalle origini della saga per quanto riguarda il background e le tematiche affrontate. La Piaga del Sangue, dopo gli eventi originali, sta dilagando ed i gruppi di sopravvissuti sparsi per il paese lottano per resistere alle orde di non morti che infestano strade, zone rurali e centri abitati. Anche in questa seconda avventura chi impugna il pad si trova dunque a fronteggiare la terrificante epidemia, ma con un approccio diverso rispetto agli standard del genere. Il focus è infatti sulla componente survival, sull’esplorazione, sulle dinamiche più gestionali e sui rapporti interpersonali, lasciando alle orde di non morti il ruolo di “contorno”, un po’ come accade nella serie TV The Walking Dead. Le basi, oltre che dello spazio adatto ad accogliere i vari componenti, necessitano innanzitutto di risorse primarie quali cibo, medicine, materiali per costruzioni, munizioni, carburante, acqua ed energia elettrica. La comunità fondata dal giocatore consuma nel corso del tempo i materiali, che devono quindi essere reintegrati costantemente esplorando la regione, commerciando con le Enclavi (altri gruppi di sopravvissuti con i quali il giocatore entra in contatto nel corso dell’avvenuta), installando specifiche strutture all’interno della base, come gli orti e le fattorie, e occupando gli altri edifici presenti nella zona dopo averli liberati dai non morti.

In più di un’occasione capita poi di dover attingere alle scorte presenti nella base per fabbricare oggetti utili sia in modo diretto, creando ad esempio scorte di munizioni o specifici prodotti curativi, sia in modo indiretto, costruendo strutture o attivandone le relative funzionalità. Infatti, per poter sopravvivere a lungo, il giocatore non deve solo fortificare la propria roccaforte ma deve anche personalizzarla ed espanderla in base alle proprie necessità erigendo nuove strutture, perfezionando quelle esistenti o sostituendole con qualcosa di completamente differente. Così facendo ottiene dei miglioramenti e l’accesso ad alcune funzionalità specifiche, che gli consentono ad esempio di ottimizzare il consumo delle risorse, di ampliare le dimensioni del magazzino così da non buttare via i materiali in eccesso, di migliorare le capacità difensive o di accedere a nuove abilità. In totale nel gioco troviamo oltre 20 progetti di costruzione differenti con i quali personalizzare il nostro accampamento, tutti ben caratterizzati. Nel caso fosse necessario, poi, il giocatore può anche traslocare l’intera comunità presso un’altra delle strutture idonee presenti nella zona, ovviamente dopo averla raggiunta, spendendo l’Influenza, la valuta “simbolica” che si ottiene completando missioni o uccidendo i non morti. Nel corso dell’esplorazione il giocatore si imbatte inoltre in oggetti come armi, prodotti curativi, esplosivi di varia natura, trappole, esche e tutta una serie di materiali utili per la creazione di nuovi oggetti o come merce di scambio. Nulla di rivoluzionario insomma, a parte un generale restyling dell’interfaccia grafica che diventa sempre più evidente man mano che si procede con il gioco.

MX Video - State of Decay 2

Decisamente più marcate sono invece le differenze col primo titolo per quanto riguarda due elementi cardine, ovvero l'area di gioco e i protagonisti principali. Il primo State of Decay includeva una sola mappa, mentre in questo capitolo sono presenti ben tre zone differenti suddivise tra colline, montagne ed altopiani, ognuna delle quali si estende per un’area pari a quella del primo capitolo. Prima di lasciare Camp Osprey, che funge anche da tutorial per i comandi di base, il giocatore deve decidere verso quale regione dirigersi per stabilire la propria comunità. La scelta non è però definitiva; il gioco infatti mette a disposizione tre slot di salvataggio per ogni profilo, tramite i quali è possibile dare vita ad altrettante comunità .Proseguendo con l’avventura si ottiene inoltre la possibilità di traslocare da una zona all’altra, mentre portando a termine la storyline principale è possibile proseguire le scorribande in un’altra zona portando con sé un massimo di 3 sopravvissuti provenienti dalla precedente comunità. Avrete inoltre notato che nel corso della mia introduzione non ho mai dato un nome preciso ai protagonisti. Questo perché, diversamente da quanto capitava nel primo capitolo, ora è possibile selezionare i propri alter-ego iniziali tra 4 coppie differenti, ognuna delle quali ha un proprio background e le proprie peculiarità. Ci sono i “Vecchi Amici”, la “Strana Coppia” e così via. Saranno loro a gettare le basi di una nuova comunità di sopravvissuti, che dovrà poi essere gestita e, possibilmente, espansa accogliendo nuovi membri . Nel corso dell’avventura riceveremo spesso delle richieste di aiuto da parte delle altre Enclavi, ed il modo in cui gestiremo queste richieste andrà a modificare i rapporti tra le varie comunità. Aumentando l’affinità si avrà la possibilità di commerciare con gli altri gruppi o di ricevere il loro supporto in caso di bisogno, mentre inasprendo i rapporti non solo perderemo questi vantaggi ma rischieremo di essere attaccati dagli altri gruppi o di vederli abbandonare la zona lasciando campo libero ai non morti. Insomma, sta a voi decidere se impersonare i Rick Grimes o Negan della situazione.

In molte occasioni avremo inoltre la possibilità di accogliere altri sopravvissuti nella nostra comunità, trasformandoli così in personaggi giocabili che non si limitano però ad essere dei semplici comprimari. State of Decay 2, proprio come il capitolo originale, permette infatti al giocatore di utilizzare più o meno liberamente ogni membro della sua comunità in base alla situazione, ma non solo. Il gioco di Undead Labs, oltre a riproporre il concetto di morte permanente dei personaggi, prevede infatti tutta una serie di status negativi come la stanchezza, la malattia, la depressione, le ferite e traumi di varia natura che vanno ad influire negativamente sulle capacità dei malcapitati, rendendoci praticamente obbligatorio passare regolarmente da uno all'altro per consentire a tutti di riposare e ricevere le cure necessarie. Se non gestiti a dovere, questi status possono anche causare problemi all’interno della comunità o portare all’abbandono da parte di un membro scontento, con conseguente perdita dei bonus da lui acquisiti. La vita da sopravvissuti non ha però solo risvolti negativi. In State of Decay 2 ogni sopravvissuto ha infatti le proprie caratteristiche, conoscenze e missioni, che influenzano in modo diretto le sue capacità. Nel corso dell’avventura ogni personaggio accresce le proprie abilità sulla base delle azioni compiute, arrivando a specializzarsi in un determinato ruolo e ottenendo il rispetto della comunità. Così facendo può aspirare a diventare il leader del gruppo, un ruolo che non solo gli permette di sbloccare bonus importanti ma che andrà ad influenzare dinamicamente lo sviluppo della trama condizionando sia le missioni secondarie sia l’incarico principale, che viene rivelato al giocatore solo dopo aver eliminato tutti gli ammassi infetti presenti nella regione. Il tempo necessario per completare tutte queste fasi ovviamente dipende molto dallo stile di gioco utilizzato. Io ho impiegato poco più di 20 ore per raggiungere i titoli di coda, esplorando circa il 70% della zona collinare a mia disposizione e portando a termine tutti gli incarichi secondari che mi sono capitati a tiro.

Non dimentichiamoci però una cosa. In State of Decay 2 il giocatore, mentre crea la sua base e cerca di far sopravvivere il suo gruppo, deve spesso e volentieri vedersela con orde di famelici non morti, che non esitano ad attaccare qualunque essere vivente gli capiti a portata di morso. Gli zombi infatti occupano praticamente ogni centimetro quadrato della mappa muovendosi in gruppi più o meno numerosi composti sia da nemici standard, tra i quali sono comunque presenti numerose varianti, sia da mostruosità speciali come gli infetti, degli zombi resi particolarmente aggressivi dall’esposizione continuata alla Piaga del Sangue e che possono infettare a loro volta i personaggi, gli urlatori, che compensano la mancanza degli arti superiori con la capacità di attirare l’attenzione di tutti i non morti presenti in zona, i selvaggi, non morti dotati di agilità e velocità superiori alla media, gli abomini, zombi “ripieni” di una sostanza gassosa estremamente dannosa che esplodono non appena qualcosa li urta, e i colossi, dei non-morti troppo cresciuti dotati di una resistenza fuori dal comune e che possono ridurre in poltiglia persone e cose con un singolo colpo. Gli zombi non si limitano però a svolgere un ruolo passivo. Spesso proveranno ad attaccare direttamente la base del giocatore o ad occupare determinate strutture causando delle vere e proprie “infestazioni”, eventi casuali che il giocatore può quasi sempre decidere se affrontare o meno, così da ottenere Influenza e migliorare il morale della comunità. A completare l’offerta troviamo i già citati “ammassi infetti”, delle creature amorfe che non danneggiano direttamente il giocatore ma che sono a tutti gli effetti le principali responsabili della diffusione della Piaga del Sangue.

Per contrastare gli avversari il giocatore può contare ancora una volta su un nutrito arsenale composto da gingilli di varia natura e calibro, su molti dei quali è ora possibile installare rudimentali modifiche come silenziatori e mirini. Si parte dalle armi contundenti più grezze, come tubi e mazze di legno, per arrivare a giocattoli di grosso calibro di derivazione militare, il tutto passando per spade, asce, pistole, fucili, armi automatiche e molto altro ancora. Il sistema di mira è di stampo classico (LT per mirare ed RT per fare fuoco), mentre il combat-system con le armi ravvicinate è ancora affidato alla pressione di un unico tasto, con poche semplici varianti utilizzabili dopo averle sbloccate. State of Decay 2, proprio come il primo capitolo, permette inoltre al giocatore di utilizzare un approccio stealth mettendo a segno brutali esecuzioni e di sfruttare gli innumerevoli veicoli presenti nella zona per muoversi più rapidamente, trasportare risorse o trucidare zombi, a patto che siano ancora funzionanti e si riesca a recuperare il carburante necessario a metterli in moto. Praticamente invariata la gestione dell’inventario, che tiene sempre conto dello spazio occupato dagli oggetti raccolti e del loro peso influenzando di conseguenza la velocità del movimento dei protagonisti, il consumo della resistenza e l’accumulo della stanchezza.

In caso di necessità il giocatore può inoltre richiedere supporto via radio alla “Rete”, un gruppo che si occupa di tenere in contatto le varie comunità, può decidere di portare con sé un seguace controllato dall’I.A., che però si limita a fornire supporto contro gli zombi, o coinvolgere nell’azione altri giocatori sfruttando l’inedita modalità multigiocatore presente in questo capitolo, che permette ad un massimo di 4 giocatori di collaborare tramite Xbox Live dopo aver superato la fase introduttiva del gioco anche in cross-play con la versione Windows 10. Il funzionamento della modalità è semplice: a tirare le fila è l’host ed è la sua partita quella che viene portata avanti nel corso della sessione. I partecipanti possono però decidere se entrare nella partita utilizzando uno specifico membro della propria comunità o se portarli tutti, così da poter passare da uno all’altro in caso di necessità. Le uniche differenze di gameplay in questa modalità sono legate alla gestione del loot. I contenitori vengono “suddivisi” automaticamente dal gioco tra i vari partecipanti ed evidenziati con il colore dell’unico giocatore autorizzato ad aprirli, mentre il contenuto, una volta depositato, prende strade differenti in base alla sua natura. Le risorse fondamentali finiscono sempre nel magazzino di chi ospita, mentre il loot generico finisce nelle rispettive scorte. Al termine della sessione i giocatori ospiti ricevono inoltre delle ricompense aggiuntive sulla base delle loro gesta, a mo’ di ringraziamento per il loro contributo.

Per State of Decay 2 gli sviluppatori di Undead Labs hanno deciso di abbandonare il CryEngine ed affidarsi alla quarta versione del motore grafico Unreal, che permette al titolo di raggiungere i 4K su Xbox One X (con texture in alta definizione) e i 1080p su Xbox One e One S, il tutto a 30fps (talvolta anche qualcosina di più) e con pieno supporto alla tecnologia HDR. Il motore integra un modello fisico di buona qualità, una gestione completa del ciclo giorno-notte, che in questo sequel però non avanza più in maniera autonoma quando non stiamo giocando, ed un sistema di illuminazione dinamico. Più che buono il comparto audio, dotato di una colonna sonora di ottima qualità che riproduce con buona fedeltà gli effetti sonori permettendo al giocatore di percepire sempre la posizione della fonte. Concludo segnalando che anche questo capitolo è completamente sottotitolato in lingua italiana e che il titolo è parte del programma Xbox Play Anywhere.

Amore

Un vero survival

- Molto spesso nei giochi il concetto di survival viene travisato al punto da trasformare un sopravvissuto qualunque in un potenziale salvatore del mondo. Undead Labs, già con il primo capitolo, aveva messo in chiaro di voler seguire un’altra strada e con questo sequel ribadisce ancora di più il concetto. In State of Decay 2 l’unico vero obiettivo è quello di sopravvivere. Per farlo il giocatore deve compiere un sacco di azioni differenti ma sempre senza allontanarsi dal suo fine ultimo: portare a casa la pelle, e magari anche quella dei suoi compagni. Ovviamente sta al giocatore decidere con che tempi, alternando per esempio le missioni di ricerca alle incursioni verso gli ammassi infetti o puntando dritti al finale, ed in che modo, se aiutando gli altri o pensando solo a sé stesso, ma la sostanza non cambia. Niente situazioni eroiche o imprese da blockbuster americano. A rendere tutto ancora più complicato ci pensano l’impossibilità di mettere il gioco in pausa e gli zombi, che per una precisa scelta di design non sono solo carne da macello e non mancheranno di punire eventuali errori o momenti di “leggerezza” anche dopo molte ore di gioco. Perfezionando l’equipaggiamento ed acquisendo esperienza il giocatore può ovviamente semplificarsi la vita, ma data la complessità del sistema di gioco non si è mai completamente al sicuro.

Imprevedibilità

- Il genere open world, per sua stessa natura, basa molto del divertimento sulla possibilità di dare vita ad innumerevoli situazioni differenti, ma questo ad Undead Labs probabilmente non bastava. Gli sviluppatori hanno infatti deciso di infarcire il loro gioco con una componente gestionale estremamente approfondita, con un sistema di statistiche e variabili che genera costantemente nuovi equilibri all’interno della comunità e con una grande quantità di eventi più o meno casuali che possono far mutare rapidamente le sorti della partita. In State of Decay 2 ogni sessione può rivelare delle sorprese, belle o brutte, e possono bastare pochi secondi per passare dalla calma piatta ad una situazione disperata. Un assalto inaspettato della base può mettere in difficoltà la comunità, un incontro fortuito con un venditore misterioso di ritorno da una missione può garantire una scorta extra di risorse, un litigio tra i membri della comunità causato dalla troppa stanchezza mentre il giocatore è impegnato a rinsaldare i rapporti con le altre Enclavi può far si che uno dei membri abbandoni il gruppo, e così via. In State of Decay 2 niente è certo e nessuno è completamente al sicuro, mai. La cosa più apprezzabile è che il giocatore tutto questo lo percepisce distintamente in ogni momento, sentendo aleggiare su di sé una sensazione di costante incertezza che rende l’intera esperienza di gioco ancora più emozionante.

Coerenza

- Una delle caratteristiche più apprezzabili di State of Decay 2 è che, pur partendo da presupposti estremamente fantasiosi, gli sviluppatori hanno cercato per quanto possibile di rimanere vicini alla realtà e di dare il giusto peso ad ogni elemento. Per rendersene conto basta spulciare le opzioni di personalizzazione disponibili per la base, tutte perfettamente contestualizzate e legate tra loro in maniera sensata, ragionare sullo spawn delle risorse nei vari edifici, che segue sempre una sua logica,o analizzare la fitta rete di rapporti interpersonali e le conseguenze generate da ogni scelta. Oppure si può riflettere sul fatto che la stanchezza del giocatore aumenta in proporzione al carico trasportato o che il suono attira gli zombi ed ogni azione, anche la più piccola, crea rumore. E non parlo solo delle azioni compiute dal giocatore, ma anche di quelle eseguite da altri o del rumore necessario per svolgere delle particolari attività all’interno della base. Ovviamente questi sono solo degli esempi necessari per dimostrare l’attenzione riposta dalla software house in ogni singolo aspetto del gioco al fine di creare un universo vivo e, per quanto possibile, credibile. Una caratteristica che aumenta esponenzialmente la profondità delle struttura di gioco creata da Undead Labs.

I dettagli che fanno la differenza

- Se è vero che i modelli dei vari personaggi presenti in State of Decay 2 non fanno gridare al miracolo, è altrettanto vero che il livello di cura riposto dagli sviluppatori nel riprodurre alcuni elementi come i sacchi di risorse primarie, i capi di vestiario e le numerose armi riesce rapidamente a farci dimenticare questo aspetto, restituendo un colpo d’occhio notevole capace di accontentare, almeno da questo punto di vista, anche i giocatori più esigenti. In più di un’occasione mi sono ritrovato a ruotare la visuale attorno ai personaggi solo per ammirare meglio il loro aspetto ed apprezzare come il nuovo silenziatore improvvisato della pistola si intonasse alla perfezione con il colore del sangue sparso nella zona. Vale inoltre la pena di sottolineare la bontà del lavoro svolto nel rendere le notti nel gioco quanto più possibile vicine alla realtà, limitando la visibilità a pochi metri dal giocatore e dando risalto alle poche fonti di luci presenti, tra cui gli inquietanti occhi iniettati di sangue del non morto che si accinge ad azzannarvi la giugulare mentre voi ispezionate ignari l’ennesima cassa di materiali.

Longevità

- State of Decay 2, grazie alla sua natura di open world dinamico, alla presenza di 3 differenti ambientazioni e all’introduzione di 4 possibili specializzazioni da leader, ognuna delle quali porta ad un’impresa diversa, è un titolo capace di regalare tantissime ore di sano divertimento. Come se non bastasse, questo secondo capitolo permette al giocatore di proseguire la sua avventura anche dopo aver ripulito completamente una delle zone portando con sé i personaggi a cui è più affezionato ed i bonus ottenuti nel corso della prima avventura. Un plus che aumenta notevolmente il coinvolgimento del giocatore e che sono sicuro farà felici tutti gli appassionati.

Multiplayer ben integrato...

- Una delle pecche principali dei primo capitolo era la mancanza di una modalità per più giocatori, inizialmente prevista dagli sviluppatori tramite update e poi cancellata. State of Decay 2 colma finalmente questa lacuna mettendo in mostra una modalità cooperativa che, come prevedibile, trova facilmente spazio in un gioco di questo tipo. Collaborare con altri giocatori in carne ed ossa per recuperare le risorse e guidare verso la salvezza la propria comunità, il tutto mentre si cerca di estirpare la minaccia zombi dalla faccia della terra, è un’esperienza coinvolgente e dannatamente divertente, che aumenta a dismisura la longevità, già elevatissima, di questo secondo capitolo.

Odio

...ma con qualche limitazione

- La modalità multigiocatore di State of Decay 2, come ho appena detto, è un’aggiunta di tutto rispetto ma questo non vuol dire che sia esente da difetti, primo fra tutti la presenza di una distanza massima tra i partecipanti. Onestamente trovo davvero poco sensata la scelta di inserire un paletto di questo tipo in un gioco open world. Ovviamente il gameplay spinge i giocatori a stare sempre molto vicini ed a collaborare, ma questo non vuol dire che, per un motivo o per un altro, non ci si possa trovare nella condizione di dover separare il gruppo per risolvere una situazione. Ecco. E’ proprio in questi casi che si rischia di sbattere letteralmente la faccia contro i muri virtuali che delimitano la distanza tra i giocatori, vedendo di fatto svanire la tanto decantata libertà di movimento. Discutibile anche la scelta di non permettere gli scambi diretti di risorse tra i vari giocatori, o di non considerare l’ipotesi di permettere a più comunità di portare avanti un’unica partita.

Un po’ grezzo

- Nonostante per questo sequel gli sviluppatori abbiano deciso di affidarsi ad un motore grafico al passo coi tempi, State of Decay 2 mette purtroppo in mostra un comparto tecnico non particolarmente rifinito. Il livello di dettaglio globale di alcune aree esterne non è elevatissimo (quello degli interni invece è ottimo), non è presente nessun ciclo meteo, qualche animazione lascia ancora a desiderare, il pop-in fa capolino con una certa regolarità quando si utilizzano i mezzi a quattro ruote ed il frame-rate ha qualche incertezza (anche su One X). Ad aggravare la situazione ci pensano poi tutta una serie di bug più o meno fastidiosi che affliggono il gioco. Si va da “semplici” compenetrazioni a fenomeni ben più fastidiosi, come quelli che vedono i nemici comparire letteralmente a mezz’aria, quelli che causano la scomparsa inspiegabile dei seguaci nonostante siano ancora attivi (e la loro icona sia ancora presente nella mini-mappa) o l’errata visualizzazione delle porte, che appaiono aperte sullo schermo ma che in realtà sono chiuse. Fortunatamente nessuno di questi difetti, per quanto fastidiosi, rende il titolo ingiocabile ma personalmente speravo che Undead Labs avesse imparato dai suoi errori di gioventù … e invece non è così. La speranza, anche in questo caso, è che gli sviluppatori rilascino al più presto una o più patch per risolvere i bug maggiori ed ottimizzare l’engine grafico così da non penalizzare troppo il titolo.

E quindi?

- Quando si crea un titolo di questo tipo il rischio di dover sacrificare almeno in parte la narrazione c’è sempre e State of Decay 2, ahinoi, non fa eccezione. La trama che fa da sfondo alle nostre vicende, raccontata tramite documenti e comunicazioni radio di vario tipo, è abbastanza evanescente e anche le varie imprese, per quanto rappresentino una piacevole variazione sul tema, non riescono purtroppo ad evitare che il giocatore rimanga comunque insoddisfatto da questo punto di vista a causa di una generale superficialità.

Tiriamo le somme

State of Decay 2 rappresenta la naturale evoluzione di un titolo indie che, cinque anni or sono, ha saputo portare una ventata di aria fresca nel panorama del genere miscelando con dovizia gli elementi survival con le meccaniche dei titoli gestionali. Il secondo capitolo della saga sviluppata da Undead Labs prende quanto di buono fatto finora e lo integra con una maggiore varietà di ambienti, una progressione davvero dinamica, un’interfaccia grafica più matura, una modalità multigiocatore di buona fattura ed un comparto grafico all’altezza degli standard moderni. Non è perfetto e potrebbe non soddisfare i giocatori che cercano a tutti i costi le storie con la S maiuscola, ma rappresenta sicuramente il miglior esempio di survival open world attualmente in circolazione, venduto tra l’altro ad un prezzo estremamente accessibile. Un titolo capace di regalare infinite ore di divertimento e che tutti gli amanti del genere dovrebbero assolutamente aggiungere alla loro collezione.
8.5

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L'autore

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Classe 1985 e cresciuto a pane, Commodore e Amiga, nel 1991 riceve il suo primo NES e da allora niente è più lo stesso. Attraversa tutte le generazioni di console tra platform, GDR, giochi di guida e FPS fino al 2004, quando approda su Xbox. Ancora oggi, a distanza di anni, vive consumato da questo sentimento dividendosi tra famiglia, lavoro, videogiochi, corsa, cinema e serie TV, nell’attesa che qualcuno scopra come rallentare il tempo per permettergli di dormire almeno un paio d’ore per notte.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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