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Impact Winter

Recensione - Impact Winter

Brandon, Canada. Un enorme asteroide ha da poco colpito la Terra, gettando il pianeta in un gelido ed interminabile inverno: la sopravvivenza della razza umana è appesa a un filo. Impact Winter ci immerge in un'esperienza survival che sfrutta le ambientazioni dei grandi disaster movie hollywoodiani: vediamo con quali risultati.

Il Gioco

Terra, futuro prossimo: un asteroide si è da qualche mese abbattuto al suolo, alzando un'enorme quantità di pulviscolo che ha oscurato i cieli creando stravolgimenti climatici e gettando il pianeta in un lungo inverno. Il pianeta è diventato un luogo freddo e sepolto dalla neve. In questo scenario ci troviamo nei panni di Jacob, il barbuto protagonista del gioco che ha trovato un rifugio a Brandon, Canada, in una vecchia chiesa abbandonata. Improvvisamente il drone di supporto del gruppo, chiamato AKO-Light, capta una trasmissione che annuncia l’arrivo dei soccorsi entro 30 giorni. Un mese intero, durante il quale dovremo fare del nostro meglio per sopravvivere ad un ambiente ormai ostile.

Una volta lanciato il gioco abbiamo la possibilità di avviare una partita scegliendo se farla precedere da un tutorial (sicuramente consigliato, visto che è molto breve ed aiuta a capire al meglio le meccaniche di gioco) oppure gettarci in una partita nell'Expert Mode, una variante che introduce il permadeath e quindi non ci permette di ricaricare le partite dopo la morte, per veri appassionati di survival.

Il gioco si svolge, interamente con visuale isometrica, principalmente all’interno della chiesa, in cui Jacob si è rifugiato insieme a quattro altri sopravvissuti di cui dobbiamo prenderci cura, ma che possono anche darci una mano a portare a termine la missione di sopravvivere per 30 giorni fino all'arrivo dei soccorsi. Tutti i personaggi possono morire, Jacob compreso, ma il game over è causato solo dalla morte di quest'ultimo. I fattori che dobbiamo considerare per sopravvivere a questa situazione estrema sono tantissimi, ma è comunque prioritario mantenere elevati i parametri vitali di tutti i personaggi. Al centro della chiesa c’è un falò che serve a scaldarci e che dobbiamo tenere vivo raccogliendo risorse da bruciare. Dobbiamo inoltre procurarci cibo e acqua, oltre a componenti vari che possono aiutarci a creare attrezzatura e potenziamenti. Gli altri sopravvissuti, poi, hanno bisogno di mantenere alto il morale e possono anche ammalarsi, necessitando quindi di cure per evitare che peggiorino.

MX Video - Impact Winter

E' inoltre possibile svolgere determinate missioni per sviluppare ulteriormente il drone AKO-Light e renderci più velocemente raggiungibili dai soccorsi, riducendo così il tempo complessivo in cui dovremo sopravvivere, e non è solo il drone a poter essere potenziato: raccogliendo i Rescue Points, una sorta di punti esperienza d'ispirazione RPG, possiamo infatti aumentare di livello e sbloccare i Role, particolari abilità che possono essere assegnate a ognuno dei quattro personaggi per conferirgli assegnano dei bonus e malus. Ogni personaggio può equipaggiare un solo Role per volta.

Fondamentale è poi il crafting di oggetti, cibi e potenziamenti: questo è legato ai quattro compagni che costituiscono il team a disposizione di Jacob. Ognuno dei quattro ha le sue caratteristiche specifiche e peculiari: Wendy è la cuoca del gruppo, i suoi piatti riescono a fornire bonus maggiori rispetto al cibo in scatola che troviamo abbondante in giro per il Void (il nome che i sopravvissuti danno al deserto innevato che troviamo fuori dalla chiesa), a patto però di trovarne ricette e i giusti ingredienti. Cristophe è il creatore nonché addetto agli upgrade tecnologici per il AKO-Light. Il robottino ci segue come un’ombra nelle nostre esplorazioni del Void, per cui è fondamentale tenerlo in ottimo stato, con la batteria sempre carica e aggiornato con tool sempre più potenti. Blane ci può fornire potenziamenti e aiuti per l’attrezzatura che possiamo portarci dietro durante le scampagnate alla ricerca di cibo e oggetti. L’esterno è estremamente inospitale. Occorre tenere d’occhio spessissimo le variazioni meteorologiche e climatiche. Le missioni, soprattutto all’inizio, devono essere molto brevi proprio per questi fattori di rischio, oltre per la capienza limitata dell’inventario. Per fronteggiare questi problemi, Blane ci aiuta craftando tende da campeggio e tool vari che servono per creare campi base lontano dalla chiesa. L'ultimo personaggio, Maggie, è il tuttofare del gruppo e crea tool che agevolano l’estrazione di beni primari indispensabili per la vita all’interno della chiesa: dai depuratori d’acqua, alle caldaie e così via.

Pad alla mano i comandi da memorizzare sono pochi e ben congegnati, con una curva di apprendimento praticamente piatta. Ho trovato un po’ confusi i menu di gioco e particolarmente “pasticciato” l’inventario: la gestione è simile a quanto già visto nei primi Resident Evil, con un inventario suddiviso in caselle con i vari oggetti che ne occupano un determinato numero. Il gioco è infine completamente in inglese.

Amore

Meccaniche survival mai frustranti

- L'aspetto di Impact Winter che mi ha maggiormente impressionato positivamente è il fatto che il gioco non diventa mai frustrante. I quattro compagni controllati dall'IA hanno un certo grado di autonomia e sono capaci a provvedere a sé stessi senza che dobbiamo micro-gestirli in maniera noiosa e ripetitiva: basta dargli una giusta riserva di viveri e provvederanno autonomamente alle loro routine quotidiane. Forse questo potrebbe non piacere ai puristi del genere survival, ma per loro è stata concepito l'Expert Mode, modalità che aggiunge il permadeath e costringe il giocatore a ricominciare da capo in caso di morte.

Ambientazione superba

- Ho trovato bellissima la scelta di quest’ambientazione post-apocalittica invernale (Impact Winter è proprio il termine col quale gli scienziati si riferiscono al periodo glaciale che seguirebbe un ipotetico impatto con un corpo celeste) . Le ambientazioni completamente bianche, con questi tetti che spuntano da altissime montagne di neve, il vento che sferza le dune ghiacciate e la musica d’atmosfera hanno saputo darmi la sensazione di essere realmente in questo deserto innevato. A mio parere ottima anche la scelta di non creare aberrazioni, mostri o qualsiasi altro elemento innaturale che avrebbe potuto intaccare l’atmosfera realistica che permea Impact Winter.

Buona varietà di situazioni e missioni

- Impact Winter, da buon survival game qual è, concentra il suo gameplay sulla ricerca di risorse e potenziamenti per il campo base, in modo da riuscire ad accorciare quanto più possibile il tempo di arrivo dei soccorsi. Nel fare ciò però, gli sviluppatori hanno trovato un buon equilibrio fra vari aspetti: la durata delle missioni, gli intoppi che possono accadere e la varietà delle stesse. Il tempo scorre abbastanza velocemente e ho trovato raramente momenti di noia.

Odio

Qualche forzatura di troppo nel gameplay

- In un mondo in rovina, la difficoltà di sopravvivenza dovrebbe essere rapportata alla scarsità di risorse disponibili. Invece Impact Winter è letteralmente pieno di cibo, acqua (perché poi l’acqua, se l’intero mondo è sommerso nella neve?) e risorse spendibili. Il problema è che i membri del nostro gruppo ne consumano letteralmente a tonnellate, riducendo in modo estremamente veloce i propri parametri vitali. I ragazzi di Mojo Bones avrebbero forse potuto scegliere un approccio più orientato alla scarsità piuttosto che all’ultra-consumo.

Menu un po’ caotici

- Sebbene in generale la disposizione dei comandi sia ben fatta, l’organizzazione dei menu un po’ caotica è forse la caratteristica peggiore di Impact Winter. Per passare da una zona all’altra spesso occorrono numerosi clic e di tasti diversi, e mi sono trovato praticamente sempre a dover perdere un sacco di tempo per incastrare i vari oggetti nell’inventario, visto che vengono inseriti automaticamente senza nessun senso logico. Intendiamoci, niente che non si possa superare con un po’ di pratica, però l’impatto iniziale mi ha lasciato parecchio stranito.

Tiriamo le somme

Impact Winter è un gioco adatto a chi ama il genere survival ma che non cerca un livello di sfida troppo elevato o una complessità troppo elevata degli elementi da gestire. Può regalare diverse ore di divertimento risultando difficilmente tedioso. Consigliato a chi si approccia per la prima volta al genere e ai fan dei disaster movie alla “The Day After Tomorrow”. Il prezzo budget, poi, è un ulteriore incentivo all’acquisto. Attenzione però alla lingua: non è presente infatti alcuna localizzazione in italiano.
8.5

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L'autore

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Quando gli hanno chiesto di comporre una Bio, ha pensato subito alla natura e all’ambiente. Una volta rinsavito, ci ha raccontato di essere un appassionato di Basket e Calcio, videogiocatore accanito, predilige RPG, FPS e TPS. In generale però non si tira indietro di fronte a nulla. A tempo perso è anche speaker in una Web Radio.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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