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Risen 2: Dark Waters

Recensione - Risen 2: Dark Waters

di TheFury87 P 19 ago 2012
Dopo il non felicissimo esordio su console del primo Risen, i tedeschi di Piranha Bytes (già acclamati per la serie Gothic per PC) tornano sulla scena con Risen 2: Dark Waters, nel tentativo di risollevare le sorti di una serie partita decisamente con il piede sbagliato. Ambientata a distanza di qualche anno dalla fine del primo capitolo, la nuova creazione di Piranha Bytes promette di farci vivere un’avventura indimenticabile tra isole caraibiche, pirati e magiche creature. Le premesse sono sicuramente interessanti, ma sarà la realizzazione all’altezza delle aspettative?

Il Gioco

Seguito di un primo capitolo non troppo apprezzato da critica e pubblico, Risen 2: Dark Waters ci mette nuovamente nei panni dell’eroe senza nome già protagonista del primo episodio, nel tentativo di sconfiggere una volta per tutte i terribili Titani che stanno devastando l’intero pianeta. In questo secondo capitolo ci troviamo però ad affrontare anche la temibile strega Mara, che controlla i mari tramite l’utilizzo di mostruose creature: l’unica speranza di fermarla è recuperare una mitica arma di cui solo pochi pirati conoscono la posizione, con la speranza che sia abbastanza potente da riuscire a sconfiggere sia Mara che i Titani. Il nostro alter-ego si troverà così a dover abbandonare l’Inquisizione (un gruppo militare/religioso già visto nel primo capitolo) per infiltrarsi in incognito tra le fila dei pirati nel tentativo di ottenere informazioni su dove poter recuperare l’arma leggendaria.

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A livello di gameplay, Risen 2: Dark Waters è un classico gioco di ruolo open world, ambientato in un vasto mondo in pieno stile piratesco fatto di isole esotiche tutte da esplorare e popolato da pirati e soldati dell’Inquisizione, ma anche da animali di vario genere e creature dotate di poteri magici. Al comando del nostro eroe senza nome, potremo scegliere se affrontare direttamente tutte le missioni della trama principale oppure se vagare alla ricerca di missioni secondarie e di luoghi segreti da esplorare nel tentativo di recuperare tesori inestimabili. Come nei classici del genere, anche in Risen 2: Dark Waters è presente un sistema di crescita basato sui punti esperienza (nello specifico, sarà necessario aumentare la nostra Gloria) da usare per migliorare le proprie capacità in combattimento con le varie armi (sia da taglio che da fuoco) o per apprendere alcune Abilità particolari, come ad esempio il borseggio. Gli oggetti che si possono raccogliere e trasportare sono davvero tantissimi: armi, munizioni, vesti di vario genere, bevande, alimenti, ma anche rifornimenti vari che si possono ottenere cucinando o mescolando le piante che crescono nel mondo di gioco e la carne che si può ricavare dagli animali che popolano le isole esplorabili. Altro elemento classico del genere videoludico che ritroviamo anche in Risen 2: Dark Waters sono i dialoghi a risposta multipla, con la possibilità di ottenere reazioni e risultati diversi a seconda della frase scelta e con la variante delle abilità di Intimidazione e Eloquenza, migliorabili tramite l’utilizzo della Gloria per ottenere migliori reazioni dai NPC. Insomma, l’intento di Piranha Bytes è chiaro: unire un genere videoludico molto apprezzato dal pubblico con un'ambientazione estremamente affascinante come quella piratesca.

Amore

Atmosfera

- Va dato merito agli sviluppatori di Piranha Bytes per essere riusciti a ricreare un mondo di gioco che in ogni suo aspetto ricorda da vicino le avventure dei pirati che siamo abituati a vedere nei film o a leggere nei romanzi, oltre ad essere ricco di citazioni tratte da avventure piratesche del passato come Monkey Island. Seguendo i più classici stereotipi, in Risen 2: Dark Waters ci sono pirati ubriachi dalla mattina alla sera, attaccabrighe sempre in cerca di una rissa, capitani con benda nera sull’occhio, pappagallo sulla spalla, gamba di legno e via dicendo. Anche le ambientazioni contribuiscono a far sentire il giocatore all’interno di un vera storia di pirati, grazie ad un vasto mondo di gioco fatto di spiagge tropicali disseminate di relitti portati dal mare, caverne in cui sono nascosti forzieri pieni di monete d’oro, navi caratterizzate dalle tipiche bandiere nere con l’immancabile teschio e bar in cui il “grog” scorre a fiumi. Insomma, a livello di design il lavoro degli sviluppatori di Piranha Bytes è stato davvero ottimo.

Odio

Realizzazione tecnica

- A livello tecnico, Risen 2: Dark Waters è davvero uno dei titoli peggiori che mi sia capitato tra le mani negli ultimi anni. Le ambientazioni sono costituite da textures di bassa qualità, per di più ripetute all’infinito al punto che può capitare di passare per un luogo mai esplorato pensando invece di averlo già visitato. I personaggi sono a loro volta mal definiti e animati rozzamente, legnosi in ogni movimento ed estremamente propensi ad incastrarsi in ogni angolo sporgente dell’ambiente circostante. Il protagonista stesso è lento ed impacciato nei movimenti, risponde ai nostri comandi con eccessivo ritardo e capita persino di dover premere 2 o 3 volte lo stesso tasto perché il nostro alter ego si rifiuta senza motivo di compiere l’azione richiesta. Per essere un gioco del 2012, è davvero frustrante vedere come Risen 2: Dark Waters sia così ricco di imperfezioni e difetti sia grafici che di gameplay, al punto che ci si chiede per quale motivo la versione per console sia stata posticipata di tre mesi rispetto al gioco per PC, visto che in questo lasso di tempo non è stato risolto nemmeno uno dei problemi che affliggevano la prima versione rilasciata sul mercato.

Bilanciamento della difficoltà

- Risen 2: Dark Waters soffre di qualche problema relativo ad una curva di difficoltà troppo ripida. Infatti, nelle fasi iniziali il gioco è decisamente impegnativo a causa delle scarse abilità del protagonista nei combattimenti, che migliorano solo con il passare del tempo man mano che si utilizzano i punti esperienza guadagnati. Il problema è che il livello degli avversari non è commisurato allo sviluppo del proprio alter-ego, per cui si passa dalla fase iniziale del gioco in cui i nemici sono quasi imbattibili alla parte centrale e finale dell’avventura quando la maggior parte degli avversari non offrono la minima sfida. In un gioco in cui la crescita del personaggio occupa una parte fondamentale, sarebbe ovviamente importante che il livello di difficoltà sia sempre commisurato al livello di abilità raggiunto in un determinato momento dell’avventura, ma purtroppo in Risen 2: Dark Waters non è così.

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- Risen 2: Dark Waters è letteralmente infarcito di caricamenti. Il gioco si blocca ogni volta che si entra o esce da un edificio, che si avvia un dialogo con un personaggio (alcune volte addirittura è necessario un nuovo caricamento nel bel mezzo della conversazione), che si apre il menu o che si supera un determinato punto sulla mappa. Il problema principale non è tanto la durata dei caricamenti (di solito durano pochi istanti), quanto più la loro frequenza: gironzolare per un qualsiasi centro abitato pieno di edifici in cui entrare e personaggi con cui parlare significa incontrare decine e decine di mini-caricamenti nel giro di qualche minuto di gioco.

Ma dove sono?

- Capire dove ci si trova e dove andare in Risen 2: Dark Waters è davvero una sfida: nelle fasi in-game l’unico metodo per orientarsi è una bussola, che però nella maggior parte dei casi è insufficiente per capire quale strada intraprendere. Aprendo invece il menu è possibile visualizzare una mappa sia dell’intero mondo di gioco che dell’isola in cui ci si trova, e seppur le cose migliorino rispetto alla bussola anche in questo caso l’orientamento non è semplice: il livello di zoom della mappa non è sufficiente per riconoscere i singoli sentieri e i punti di riferimento geografici, per cui anche utilizzandola si fa decisamente fatica a muoversi per il mondo di gioco. In un titolo in cui l’esplorazione gioca un ruolo fondamentale sarebbe stato utile avere quanto meno un radar in-game o almeno la possibilità di sistemare un segnale sull’obiettivo da raggiungere, in modo da potersi orientare senza dover faticare le proverbiali sette camicie solo per capire dove ci si trova.

Tiriamo le somme

Buone idee, cattiva esecuzione: Risen 2: Dark Waters si può riassumere così. Il binomio composto da pirati e giocabilità aperta sembrava promettere bene, ma tutte le buone intenzioni sono state soffocate da una realizzazione tecnica disastrosa e da problemi di vario genere nel gameplay. Se siete grandi appassionati di tutto ciò che riguarda i pirati e siete disposti a chiudere un occhio su tutte le imperfezioni che caratterizzano l’ultima produzione Piranha Bytes, allora potreste anche trovarci qualcosa di buono. In caso contrario, rivolgete le vostre attenzioni verso altri titoli: Risen 2: Dark Waters sarà difficilmente in grado di soddisfarvi. 5.5

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L'autore

Nato con il joypad in mano e cresciuto a pane e Final Fantasy, nel 2006 entra a far parte dello staff di MX. Alla costante ricerca di gemme nascoste del mercato videoludico, con il tempo si specializza soprattutto nella recensione di tutti quei titoli che ogni giocatore sano di mente lascerebbe a marcire sugli scaffali dei negozi.

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Commenti

i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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