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Alpha Protocol

Recensione - Alpha Protocol

Il mondo dello spionaggio internazionale ha da sempre ispirato romazi, film ed ovviamente videogiochi, con titoli ricchi di azione o dalle meccaniche più riflessive, tipicamente stealth. Ma cosa succede se si prova a inserire anche gli elementi classici dei giochi di ruolo per donare maggiore spessore alla storia? Obsidian Entertainment prova a darci una risposta con Alpha Protocol, il nuovo action-RPG prodotto da Sega e ambientato appunto nel mondo dello spionaggio moderno. Vediamo allora se questo mix di elementi funziona, analizzando insieme il gioco per scoprirne pregi e difetti.

Il Gioco

Alpha Protocol inizia mostrandoci un attentato in piena regola contro un aereo civile di linea americano: dei missili terra-aria colpiscono il veicolo che inevitabilmente esplode provocando morte e panico mentre i media diffondono subito la notizia. E' il caos. Bisogna al più presto dare alla nazione delle risposte, catturare e punire i colpevoli e per questo entriamo in gioco noi, nei panni dell’agente speciale Michael "Mike" Thorton al servizio di Alpha Protocol, un’agenzia simile all’FBI e intenta a risolvere casi delicati con mezzi più o meno leciti. Il nostro primo incarico si svolge in Arabia Saudita alla ricerca del mandante dell’attentato, un ricco sceicco con intenti rivoluzionari e anti-americani, che scopriamo essere solo la punta dell’iceberg di una organizzazione ben più grande, formata da fedelissimi sparsi ai quattro lati del globo e pronti a tutto per ottenere il potere. E' ora di stanarli e farli pagare uno per uno.

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Prima di entrare nel vivo del gioco, tre agenti illustrano in un tutorial le meccaniche principali del gioco: stealth, combattimenti corpo a corpo e con armi da fuoco, sabotaggio tecnologico e scasso. Al termine del tutorial, ci viene chiesto come distribuire i punti esperienza accumulati aumentando alcuni parametri di Mike e personalizzandone aspetto guardaroba. Alpha Protocol è infatti caratterizzato dallo sviluppo e crescita del personaggio in un modo molto simile a quanto visto in Mass Effect; le nostre azioni, ma soprattutto le nostre scelte durante i dialoghi, ci permetteranno di guadagnare dei punti bonus da spendere per potenziare le varie abilità e caratteristiche. Ad ogni missione è poi collegato uno dei tre agenti dell’Alpha Protocol che ci hanno istruito durante il tutorial e con i quali dovremo discutere il briefing dell’operazione in questione; le risposte che daremo aumenteranno o diminuiranno la loro stima nei nostri confronti e di conseguenza il loro supporto durante le missioni.

Anche le scelte che effettueremo direttamente sul campo avranno delle ripercussioni tangibili; ad esempio, eliminare subito un terrorista piuttosto che lasciarlo vivo per ottenere preziose informazioni ci precluderà o meno ulteriori missioni che potrebbero approfondire la fitta trama di Alpha Protocol. Questo si traduce in un discreto aumento del fattore rigiocabilità, permettendoci di approfondire la storia in ogni sua sfumatura e sommando quindi ulteriore tempo di gioco alle 8-10 ore necessarie a terminare il titolo la prima volta.

Come in ogni spy-story degna di questo nome, non mancheranno i colpi di scena, i doppiogiochisti e qualche femme-fatale con la quale scambiare tenere effusioni o battute piccanti tra una informazione top-secret e l’altra. Per il resto la struttura di gioco è molto simile a quella di un qualsiasi Splinter Cell: scontri a fuoco con coperture, uccisioni silenziose e qualche minigioco per aprire porte, violare dei terminali o disattivare gli allarmi.

Amore

Decisioni e conseguenze

- La cosa più riuscita del lavoro di Obsidian Entertainment è sicuramente il sistema di dialoghi a risposta multipla che, abbinato ad una trama discretamente profonda e articolata, ci permette di interagire in vari modi con gli altri personaggi; in pratica ad ogni tasto del pad corrisponde un atteggiamento diverso, che varia contestualmente alla discussione. Non troviamo quindi delle risposte vere e proprie ma degli atteggiamenti tra i quali scegliere, come professionale, cinico, sbrigativo, pratico, ecc.: una volta scelto quello più opportuno, Michael darà la risposta relativa modificando l’andamento della discussione, facendoci guadagnare o perdere punti bonus e modificando l'atteggiamento del nostro interlocutore nei nostri confronti. In base a come indirizzeremo le conversazioni, poi, potremo sbloccare nuovi oggetti, dossier sui personaggi del gioco o anche nuove missioni che saranno accessibili solo se avremo agito in un determinato modo. Tutto questo si traduce in un alto livello di rigiocabilità, indispensabile per riuscire a capire completamente l’intreccio narrativo del gioco.

Che tipo di spia sei?

- Un’altra caratteristica molto ben sviluppata di Alpha Protocol è il sistema di crescita del nostro agente. Attraverso un menù radiale è infatti possibile scegliere tra i vari power-up sbloccati, assegnarli ad RB ed usarli in qualsiasi momento consumando però una barra di energia dedicata che si ricaricherà automaticamente dopo un po’ di tempo. Tra i più interessanti troviamo una specie di scudo che rende Mike momentaneamente invulnerabile a tutto, proiettili compresi, un altro che ci permette di sparare colpi infiniti con qualsiasi arma senza nemmeno bisogno di ricaricare, un altro invece che attiva il mirino automatico agganciando ogni nemico presente su schermo. Un altro potenziamento, più tattico, attiva un radar che rivela la presenza anche di nemici nascosti, l’ideale per le fasi stealth. Troviamo poi, come in ogni RPG, il classico sviluppo delle principali abilità del personaggio (forza, mira, abilità di hacker, di recupero salute, ecc.) ed è inoltre possibile spendere i soldi guadagnati per comprare e potenziare armi e attrezzatura. Insomma ce n’è per tutti i gusti: creare una spia in stile Rambo oppure un Sam Fisher dipende solo dal vostro stile di gioco e dall’approccio che sceglierete di missione in missione.

Odio

Unreal Engine ai minimi storici

- Purtroppo la prima cosa che salta all’occhio di Alpha Protocol è il comparto visivo mediocre e del tutto inaccettabile, nonostante sfrutti il glorioso motore grafico Unreal Engine di Epic. Le texture, in bassa risoluzione e poco dettagliate, soffrono del problema del caricamento in ritardo, una cosa che affligeva il motore Epic nelle sue prime apparizioni, risolto definitivamente da anni ma qui di nuovo presente. Le cose non vanno meglio per quel che riguarda le animazioni; Michael Thorton si muove in modo goffo e impacciato, spesso troppo legnoso e rigido e quando ci si abbassa per camminare di soppiatto sembra una scimmia che sculetta, davvero ridicolo, vedere per credere!

L’interazione con l’ambiente è praticamente nulla, niente si distrugge e i pochi effetti presenti come esplosioni, fumo o simili sembrano presi direttamente dalla passata generazioni di console. Ogni tanto la gestione della telecamera provoca qualche intoppo, mentre spesso si notano assurde compenetrazioni tra poligoni (come il braccio di un un soldato che esce da una porta chiusa) con altri bug grafici come sporadici pop-up e qualche calo di frame-rate. Nota di demerito infine per le skin facciali e le espressioni, soprattutto del nostro agente che appare del tutto inespressivo, apatico e privo di personalità.

Tante idee applicate male

- Un altro aspetto negativo è la giocabilità vera e propria. Prima ho elencato i molti potenziamenti e le opzioni del sistema di dialogo, ma purtroppo allo stato pratico tutto si rivela bilanciato davvero male. Dopo poche ore di gioco i potenziamenti ci rendono talmente forti che non avremo più la necessità di riparaci e affrontare gli scontri con cautela ma risulterà molto più pratico aggredire i nemici frontalmente, spesso usando solo il corpo a corpo, più sbrigativo e potente perfino delle armi da fuoco. Mi sono ritrovato spesso ad attivare la barriera e incominciare a prendere a calci e pugni chiunque mi si parasse contro, senza considerare se in mano avesse un mitra o un lanciamissili, avendo sempre io la meglio; divertente per un po’ ma davvero distruttivo per l'esperienza di gioco, abbattendo il livello di sfida ed eliminando la necessità di qualsiasi approccio stealth.

Anche il sistema di mira e copertura, rispettivamente impreciso e poco reattivo, non stimolanp di certo gli scontri a fuoco tattici ma incentivano piuttosto a sparare raffiche approssimative a tutto ciò che si muove sullo schermo. Purtroppo anche i dialoghi sono penalizzati dal vincolo assurdo del breve tempo che ci è concesso per scegliere la risposta. In pratica mentre il nostro interlocutore sta finendo la sua domanda appare una barra del tempo che incomincia a regredire e ci obbliga a scegliere una risposta in pochi secondi, e spesso non si riesce nemmeno a finire di leggere il testo su schermo (il gioco è solo sottotitolato in italiano) e si finisce per premere un po’ a caso il tono della risposta da dare; davvero inconcepibile in un titolo che fà dei dialoghi a risposta multipla il suo cavallo di battaglia!

Non va meglio per quel che riguarda i minigiochi presenti che sono fondamentalmente di tre tipi e si basano sul trovare i giusti circuiti di allarmi e simili da tagliare, disporre in modo corretto i cilindri delle serrature o individuare delle sequenze alfanumeriche in mezzo a decine di lettere e numeri in movimento continuo. Il tempo per eseguirli è pochissimo, l’interfaccia grafica poco chiara e le meccaniche in una manciata di tentativi sono diventate la cosa più frustrante che io abbia mai provato in un gioco.

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Quattro città piene di stereotipi

- Alpha Protocol si svolge tra quattro località principali: Arabia Saudita, Roma, Taipei e Mosca. In ognuna di queste città abbiamo una safe-house in cui stazionare per poi scegliere la prossima missione, consultare i dossier sbloccati o potenziare Mike. L’esplorazione delle città è però limitata a poche location, spesso ville, uffici e altri locali o raramente vicoli e strade che poco hanno a che fare con lo stile della città in questione. Roma ad esempio è un campionario di cliché imbarazzanti; c’è una villa in stile coloniale piena di statue in marmo bianco oppure una gelateria gestita da dei mafiosi con il petto villoso, la catenina d’oro in bella vista e la maglietta “gelati” indossata… mancava solo la pizza col mandolino! Insomma niente libera esplorazione, solo livelli molto piccoli e lineari, poco esplorabili, poveri di poligoni e dettagli e decisamente poco ispirati che sanno tanto di già visto.

Nemici poco svegli

- L’intelligenza artificiale dei nemici che popolano gli scenari è altrettanto deprimente; ho assistito in più di un occasione a scene davvero esilaranti con soldati che sparavano al muro o rimanevano inermi incastrati in un angolo mentre io gli arrivavo indisturbato alle spalle o peggio ancora mi è capitato di imbattermi in sentinelle armate fino ai denti che puntavano i loro lanciarazzi verso il vuoto mentre mi avvicinavo frontalmente senza essere notato! Anche gli scontri con i boss offrono un livello di sfida basso e si risolvono rapidamente attivando qualche power-up e attaccandoli direttamente senza nessuna tattica, bastano infatti pochi calci e cadono inesorabilmente sconfitti.

Tiriamo le somme

Alpha Protocol è il migliore esempio di come tante buone idee non bastino a salvare un gioco quando comparto tecnico e gameplay sono realizzati in maniera mediocre. Unire gli elementi tipici dei giochi di ruolo con i dialoghi interattivi ad una buona storia di spionaggio ricca di azione è un tentativo lodevole, seppur non troppo originale perché il titolo attinge palesemente da Mass Effect; purtroppo le similitudini tra il capolavoro Bioware e il gioco di Obsidian finiscono qui, nonostante i vari posticipi decisi da Sega per ritoccare e migliorare il gioco. Il look old generation, il sistema di mira approssimativo e la ridicola IA possono far desistere anche il giocatore più appassionato di titoli spionistici, al quale consiglio, se proprio vuole provare a dare una chance a Alpha Protocol, di prenderlo eventualmente usato. 5.0

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L'autore

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Videogiocatore incallito, quasi maniacale, ha iniziato a 4 anni e sulla soglia dei 40 ancora non accenna a smettere, anzi è sempre più preso da tutto quello su cui appare "premi start!". La stessa passione la nutre per il cinema, la musica e la tecnologia in generale. MX è stato quindi uno step naturale nella sua evoluzione da giocatore a redattore e spera di poter condividere ancora per molto tempo le sue esperienze con gli altri appassionati, almeno fino al calare della cataratta.

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i Le recensioni di MX esprimono il punto di vista degli autori sui titoli provati: nelle sezioni "Amore" ed "Odio" sono elencati gli aspetti positivi e negativi più rilevanti riscontrati nella prova del gioco, mentre il voto ed il commento conclusivo rispecchiano il giudizio complessivo del redattore sul titolo. Sono benvenuti i commenti e le discussioni tra chi è d'accordo o in disaccordo con tali giudizi, ma vi chiediamo di prendere atto del fatto che si tratta di valutazioni che non hanno pretesa di obiettività nè vogliono risultare vere per qualsiasi giocatore. La giusta chiave di lettura per le nostre recensioni sta nel comprendere le motivazioni alla base dei singoli giudizi e capire se possano essere applicate anche ai vostri gusti personali.
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